Frate Masseo chiese a Francesco: «Perchè a te tutto il mondo viene dietro? Tu non sei bello, non sei di grande scienza, non sei nobile» (cfr. FF 1838). Una domanda che nel tempo continua a essere attuale. Dentro una realtà che mette in discussione tutto, questo uomo è ancora pro-vocazione (a favore della “tua” vocazione): restare umani. Francesco era uomo libero dall’esito dei risultati. Questo tempo è il riflesso dell’uomo d’oggi, ma meravigliosamente imperfetto, tempo dentro il quale riversare tutto l’amore che abbiamo. Leone XIV sulla complessità, invita a passare dalle sterili semplificazioni all’apprezzamento fecondo della complessità. Non negarla, quindi, ma abitarla come una benedizione. Vivere, posizionarci, da persone benedette, in questo tempo. Francesco è forza umile capace di contraddire la mentalità del mondo, l’agitazione inoperosa e la stanca inquietudine. L’inquietudine è la nostalgia di Dio. Franceso fa una proposta centrale: vivere secondo la forma del Vangelo. Questo è quanto Francesco ci direbbe oggi: vivere il Vangelo “sine glossa”.
Andando oltre le strumentalizzazioni su Francesco operate nel tempo, occorre guardare Francesco come “figura di frontiera”: è una sorta di ponte tra medioevo e modernità, tra Chiesa e mondo, tra istituzione e l’inedito della profezia, egli è una cerniera, “il conciatore” (del “cucire insieme”). Le figure di profezia non si lasciano mai possedere; Francesco è un grande disturbatore della quiete pubblica.
Ubertino da Casale, frate della seconda metà del 200, ci dà una immagine di Francesco non inquinata dai nostri riduzionismi. Due obiettivi (pastorali) in Francesco 1.) Rinnovare in se stesso e negli altri le orme di Cristo coperte e dimenticate. 2.) Donare alla Chiesa la vita di Gesù nella forma comunitaria.
1. Rinnovare: è una parola chiave del Vaticano II. L’apertura richiesta è in funzione del radicamento nell’essenziale. Rinnovamento è in funzione della fedeltà. Per Francesco l’essenziale è desiderare lo Spirito Santo e la santa operazione dello Spirito: l’agire è il luogo dello Spirito Santo; è facendo che si trova l’azione dello Spirito Santo. E’ la prassi che modifica il pensiero e l’agire stesso. Oggi siamo tempo degli esploratori (cf. Numeri). Il nuovo è ancora da scoprire. Per Francesco l’essenziale è piacere al Signore e seguire le sue orme: questo è il discepolato ordinario, non straordinario. Piacere al Signore al di là di quello che verrà. Far diventare la propria vita dimora di Dio. Riparare la casa è riparare la sua coscienza anzitutto. (Lc 11,24-26). Un rinnovamento accade se si riparte dal “piacere a Dio”. Vigilare sul proprio cuore perché da esso sgorga la vita. Le riforme di struttura non sono il movimento primario: ma il movimento è anzitutto interiore: diseppellire Dio dal proprio cuore e dal cuore degli agli altri. Dio è già nel cuore… ma occorre tirare fuori dal “blocco di marmo” l’opera che già c’è ma in esso è ingabbiata.
2. La forma comunitaria, è anzitutto riprendere il Vangelo nella forma comunitaria. Cinque verbi, consegnatici di papa Francesco in EG, che rimandano anche all’esperienza francescana: prendere l’iniziativa, coinvolgere, accompagnare, fruttificare, festeggiare.
Prendere l’iniziativa. Il debito che la Chiesa ha nei confronti del mondo è l’evangelizzazione; è questo il tempo dell’iniziare, dell’osare. Ricominciare a credere nella risurrezione di Cristo. C’è rischio di fare le cose di Dio, senza Dio. Occorre partire dal mistero pasquale. La parola annuncia ciò che il sacramento realizza. Pochi, poveri, e insignificanti, andando oltre l’ottica della minoranza, nella logica del Vangelo siamo perfetti, se ci vestiamo di coraggio. Occorre andare oltre il miracolismo, la mediocrità…
Coinvolgersi. Il problema è mostrare la vita di Dio in noi. Francesco manda i frati in mezzo agli “infedeli” con la raccomandazione di essere segno di relazioni gioiose. La vocazione della Chiesa è epifanica, oltre l’amministrazione e organizzazione. Non essere ripetitori, ma mostrare la vita di Dio in noi… un coinvolgersi sporcandosi le mani di umanità.
Accompagnare. Come icona biblica, Filippo e l’eunuco (cfr. Atti). Filippo segue lo Spirito, e a quell’uno che passa salta sul carro, facendo le domande giuste. La domanda va evangelizzata.
Fruttificare. Toglierci dall’ansia dei risultati. La Chiesa in questo momento deve seminare tra la gente perché sotto le stratificazioni, le ferite, dica a ciascun uomo: “tu hai un Padre, hai una casa (luoghi belli), c’è cibo in abbondanza”. Essere generativi perché siamo chiamati a rispondere all’invito: “Siate fecondi, moltiplicativi e crescete” (cfr. Genesi).
Festeggiare: Mistica del vivere insieme (EG 87). La gioia del Vangelo è per te e per questo mondo che cerca ma non sa sempre dove andare.