La questione del sociale è da intendersi in termini di luogo di evangelizzazione e come elemento da cui partire per incontrare i vissuti. L’incontro con l’altro, dell’alterità, è fondamentale per capire l’evangelizzazione. Le ultime encicliche sono tutte sociali: il vissuto parla e le esperienza dell’umano sono fondamentali per essere illuminati dal Vangelo.
Tornare alle origini della comunità cristiana. Un’icona bilica interessante è al cap. 3 degli Atti. Pietro e Giovanni alla porta Bella del Tempio incontrano lo storpio: è l’uscita della comunità cristiana. Il segno messianico non è solo di Cristo, ma di una comunità che comprende la parola e la vive nella alterità, e scommette in un oltre della persona. Il tema sociale è parte integrante dell’esperienza: la Chiesa abilita ad una vita sociale piena. Riammettere nella pienezza di vita, questo è il compito della Chiesa. Quando il cristianesimo rimane associato alla “forma” della Liturgia, perde la sua essenza, e la comunità cristiana perde la sua fisionomia. Dalla Liturgia alla vita, e dalla vita alla Liturgia, in un reticolo di possibilità da presidiare. La centralità del povero dai Padri ad oggi, alla Magnifica Humanitas di Leone XIV, è il nocciolo della fede cristiana. La Fratelli tutti, al n. 67, ci dice che l’unica via di uscita è essere come il buon Samaritano. Rifare la comunità, quindi, attraverso l’incontro, a partire da uomini e donne che fanno propria la fragilità degli altri, per accogliere e rialzare.
Fratelli tutti, al n. 54, ci ricorda che nessuno si salva da solo. Pensiamo a come nella pandemia categorie che vivono il lavoro quotidiano di “soccorso”, con dedizione, hanno fatto parlare il Vangelo. Il problema è una società che premia “l’estetica”, non “l’etica relazionale”.
L’attenzione verso i poveri va strutturata “politicamente”, e questo deve essere un perorare della Chiesa. Oltre l’assistenzialismo, quindi. Il sociale e politico sono il caso serio del cristianesimo oggi. Qui c’è tutta la questione della Dottrina sociale della Chiesa.
Abbiamo bisogno di una visione: essere come padri e madri generativi nelle crisi. Non abbiamo ricette. Le possiamo trovare mettendoci in dialogo con gli altri.
Giochiamo tra la Magnifica Humanitas e una pessima servitus (nuove schiavitù). La questione del lavoro è predominante da Rerum Novarum a Magnifica Humanitas. In un intreccio di tecnologie (IA, robotica…) il rischio è quello di una “macchinizzazione” dell’umano, con le logiche di controllo… . Dietro la tecnologia, senza tralasciare le opportunità, c’è sempre una massa di cui ci dimentichiamo ovvero chi lavora a costo ridotto, lavoro che non ripaga… “terre rare” sfruttate. Occorre necessità di trasparenza, contro la tentazione dell’opacità.
Il problema dell’abitabilità è radicale nel nostro, paese. Rimanere in un paese, è funzionale al riconoscimento del proprio lavoro. Abitare è il primo modo di esprimere esperienze di comunità. Non scindere mai la comunità da tutto il resto.
Il tema della Pace fa emergere una questione sociale: occorre abitare i conflitti, perché non si incancrenizzino i rapporti.
Il sociale, quindi, come presenza dello Spirito, e come luogo per interpellare la vocazione di ciascuno in termini di ricaduta nel vissuto personale e sociale.