Giacomo Ruggeri *
– Sono in crescendo nelle grandi e medie città le case funerarie. La camera mortuaria adiacente all’ospedale è il luogo dove potersi accostare alla bara del proprio caro. Tale luogo, solitamente, fa parte della struttura ospedaliera, con un arredamento spoglio, essenziale, neutro. In alcuni casi, non sempre, una croce è posta sul muro. Lo spazio è ristretto e, in occasione di più bare presenti, lo è ancora di più. La camera mortuaria rievoca dolore, pianto, tristezza. Dalla camera alla casa, dalla morte alla torcia-corda (funalia-fūnis).
Diversamente, invece, è la mentalità che sta alla base dell’ideazione della casa funeraria. Ubicata fuori dal centro, con ampi parcheggi, dove la struttura edile non ha nulla a che fare con la camera mortuaria, ma come una vera casa accogliente. Per chi arriva alla casa funeraria per la prima volta il suo occhio è rapito dalla bellezza della struttura esterna e, ancor più, quella interna (con un alto investimento economico). Il dettaglio è curato alla perfezione: luci chiare e calde, soffuse, ampie stanze e corridoi disseminati di divani, comode poltrone, stanze più piccole per un contatto più riservato, aromi e profumi che si spandono ovunque sin dall’ingresso e per tutta la casa funeraria. I simboli religiosi, quando se ne trovano, sono stilizzati.
Il sentirsi dire alla reception “Benvenuto” ti fa dimenticare, per un attimo, che non sei in hotel, ma a dare l’ultimo saluto a un caro congiunto defunto. Emblematica è la scelta delle espressioni riportare nella brochure e nel sito della casa funeraria. Ne riporto alcune: «tra le stanze sobrie e intime della nostra casa funeraria, il silenzio si fa complice dell’elaborazione della perdita di una persona cara. Un ambiente dove ognuno può trovare il suo spazio durante questo momento così delicato. Le nostre stanze sono concepite per consentire alle persone di riappropriarsi di un momento doloroso ma importante. Uno spazio caratterizzato dal calore e dalla tranquillità di un’abitazione privata e dove la presenza discreta del nostro personale sarà d’aiuto per aiutare le famiglie ad onorare serenamente la persona cara».
E ancora: «inserita con equilibrio nel tessuto urbano, la casa funeraria propone una nuova modalità di vivere il commiato. Sin dall’ingresso, gli ambienti colpiscono per luminosità, misure ed armonia, distanziandosi dall’immaginario tradizionalmente associato al lutto. Qui il dolore trova accoglienza senza essere accentuato, accompagnato da un clima di rispetto, silenzio e profondo raccoglimento. Ogni elemento è stato ideato con attenzione sensibilità, ponendo al centro le persone e le loro emozioni. La casa funeraria favorisce l’intimità familiare, la condivisione del ricordo e l’incontro con amici e conoscenti in un contesto sereno, dignitoso e riservato. Uno spazio che sostiene una maggiore consapevolezza dell’addio trasformando il commiato in un gesto di cura, presenza e vicinanza. La struttura interpreta le esigenze di una società in continua evoluzione, sempre più attenta al valore umano dei riti di passaggio e alla qualità degli ambienti dedicati al cordoglio. Distante dai contesti sanitari tradizionali, la casa funeraria restituisce centralità alla persona, offrendo luoghi pensati per accompagnare il dolore con discrezione, rispetto. Realizzata secondo elevati standard tecnico-architettonici la casa funeraria assicura sicurezza, comfort e funzionalità, esprimendo al contempo un linguaggio sobrio ed elegante. Un progetto destinato a rappresentare un punto di riferimento per l’intero territorio nei momenti della perdita».
La morte e il morire non si vivono più nella propria casa dove si è nati, cresciuti. Morte e morire sono stati catalogati alla voce del verbo relegare. Portati fuori dall’umano, rendendoci meno umani. La morte è congedo, distacco, fine. La casa funeraria muta interiormente il congedo in un eterno presente. La casa funeraria, nel suo essere pensata come luogo bello e accogliente, tende nell’intenzione a sopire la causa della morte (tumore, suicidio, incidente). Qui tutto è bello! La vita eterna è un concetto opacizzato dal maxischermo che sovrasta la bara, dove scorrono foto, video del defunto, quasi a voler dire-dare il meglio di chi è nella bara. Ora, chi illumina (funalia) alle giovani generazioni che la vita è un tutto senza edulcorazioni? Che tesse la corda (fūnis) che la morte non è la fine, ma il passaggio alla vita eterna in Cristo? Testimoniare che si nasce e si muore, congedandosi da esse e rendendole vive con scelte di dono, servizio, impegno sociale.
* Diocesi di Fano, pastoralista
Di prossima pubblicazione su Orientamenti Pastorali 3(2026). EDB. Tutti i diritti riservati.