Giacomo Ruggeri*

Gare di Milano-Cortina 2026: nemmeno il tempo di riflettere sull’esercizio svolto dall’atleta in pista (su ghiaccio e su neve) che subito entra-scende un altro atleta, uno dietro l’altro. Segue la premiazione e avanti con un’altra disciplina. Tale modus non è solo delle Olimpiadi, ma lo è del procedere, a salti rapidissimi, dell’evoluzione tecnocratica: dal visore sugli occhi per la cura dell’Alzheimer agli occhiali con le lenti che fanno da schermo scorrendo le pagine di internet con il battito delle ciglia, dall’intelligenza artificiale all’orologio al polso che effettua l’ECG registrando ritmo e battito cardiaco, con SOS emergenze via satellite per essere rintracciato ovunque tu sia in tempo reale anche senza campo (Apple Watch Hermès Ultra 3 costo 1.589 €, quello base 459 €). Questi, solo alcuni esempi.

Il pensiero, per sua natura, richiede vari passaggi, ovvero di essere: elaborato, argomentato, decantato, corretto, cancellato, soppesato, modificato, confrontato e, infine, condiviso. Tutti questi passaggi sono stati contratti da quello che, da tempo, definisco pensiero digitale delle 3 P: pervasivo, performativo, persuasivo. Internet ha smesso di essere uno strumento, per divenire una forma di pensiero che prende forma all’interno del nostro pensare e si alimenta con il nostro agire sui social.

Lo spirito Olimpico, da questo punto di vista, insegna alla Chiesa la necessità di fare squadra. Dietro ogni atleta vi è un gruppo di preparatori, allenatori, massaggiatori, nutrizionisti, personal trainer. La vittoria e la sconfitta sono di squadra. La Chiesa è, per sua identità, segno della comunione tra Dio e l’uomo. Il senso di comunità e di fraternità maturano in un lavoro di squadra.

Così è per il pensiero digitale: la Chiesa sceglie di abitare ogni dinamica, specie il pensiero digitale dell’infosfera. L’annuncio del Vangelo alla donna e all’uomo di oggi è, allo stesso tempo, presa di coscienza di come si sta modificando il cervello (sostanza grigia) all’esposizione del digitale. Più l’esposizione agli schermi digitali è intensiva, maggiore è la modificazione del cervello. L’uso intensivo e prolungato degli schermi può essere associato a alterazioni di alcune aree cerebrali, come la corteccia prefrontale o alcune regioni coinvolte nell’attenzione e nelle connessioni neurali. In alcuni casi queste variazioni sono state interpretate come modificazioni nella maturazione o nella connettività neurale, soprattutto nei bambini, dove il cervello è in rapido sviluppo.

La Chiesa ha la capacità, assieme ad altre, di saper creare legami, farli crescere, nutrirli, metterli al servizio del bene comune a fare squadra (cf. Sinodo). Il pensiero digitale è nella vita di tutti: dal vescovo al catechista, dal parroco alla monaca di clausura. A motivo di ciò, la Chiesa è chiamata a porre in atto cammini formativi su quell’humus che tutti respiriamo e che, in una parola, chiamiamo internet. Ma è tanto-molto di più.

 

* Diocesi di Fano, pastoralista

Di prossima pubblicazione su Orientamenti Pastorali 4(2026). EDB. Tutti i diritti riservati.