Se ci riferiamo alla sensibilità democratica e politica dei nostri ambienti, la prima cosa che possiamo rilevare è che si tratta di un interesse di nicchia. Molti cattolici, dai pastori ai fedeli, quando si parla di impegno politico o di politica in generale, hanno soltanto un’idea molto semplice: che la politica serve per il bene comune e, a partire da questo, spesso citando Pio XI e Paolo VI, affermano che la politica è la forma più alta di carità. Ma di fatto questa sensibilità manca di una formazione reale: pochi approfondiscono, studiano, conoscono le questioni di fondo, e la maggioranza dei cattolici italiani considera la politica un ambito distante dalla loro fede, la quale invece si riduce a liturgie e devozioni. Un incontro su fede e politica, infatti, raramente riempie una chiesa, mentre le processioni sì. Quindi, il quadro generale è che l’interesse è ristretto, anche se forse più qualificato rispetto al passato: ci sono persone motivate, che leggono, approfondiscono il magistero e anche la letteratura laica sui temi di democrazia e politica.
Altro punto importante è la percezione del rapporto tra fede e impegno civico. La fede cristiana si radica nell’ascolto della parola di Dio, la quale però ci parla anche attraverso i segni, le situazioni e i sussulti della storia che ci circonda. Una tale fede si concretizza nella storia come impegno etico e sociale. La politica diventa espressione della nostra testimonianza di fede. Un esempio che abbiamo avuto di questo rapporto è stato nella recente campagna referendaria. Quelli che si sono impegnati seriamente, studiando la Costituzione o il ruolo dei poteri, erano pochi, ma più motivati. Tuttavia, i nostri ambienti sono attraversati anche dal problema dell’infodemia, cioè della cattiva informazione sui social, influenza questa difficile da ignorare.
C’è poi il desiderio di riformare un «partito cattolico» o di tornare alla Democrazia Cristiana di una volta. Qui però emerge che spesso l’appartenenza conta più della coerenza: si vorrebbe un partito che rappresenti i valori cattolici, ma senza chiedersi se i politici che si ispirano alla fede siano realmente coerenti con il magistero. La questione non è più dove militi il politico, ma se il suo operato sia fedele ai principi cristiani. La Chiesa ha detto chiaramente, da Paolo VI in poi, che l’impegno politico dei cattolici è un dovere, e il magistero riconosce che la democrazia è il sistema più adatto per vivere i valori cristiani di dignità e solidarietà. La Chiesa propone valori di pace, giustizia e solidarietà, opponendosi a populismi e imperialismi che alimentano conflitti. È chiamata a essere voce di speranza e di dialogo tra i popoli. Tuttavia, molti cattolici oggi vedono la democrazia più come uno strumento da piegare ai propri interessi religiosi che come uno strumento per vivere insieme in modo condiviso. La democrazia dovrebbe servire per costruire comunità, non solo un’area dove imporre le proprie idee.
Un ruolo importante ha la parrocchia, che però non può restare isolata. Deve affrontare le sfide sociali e politiche, diventando un luogo di impegno civico, dialogo e promozione dei valori cristiani nella vita pubblica quotidiana.
Per il cristiano la democrazia è un valore da vivere quotidianamente, non solo un’opzione. I cristiani sono chiamati a promuovere giustizia, solidarietà e rispetto, rendendo attuale l’impegno per il bene comune. Se da una parte l’opera di Agostino analizza la dualità tra la Città terrena e quella celeste, offrendo una riflessione profonda e integrale sul ruolo della fede, della storia e della spiritualità nella costruzione della società, il magistero dichiara che la democrazia è un impegno doveroso per i cattolici perché permette di rispettare la dignità di ogni persona e di coinvolgere tutti nel processo decisionale.
Fede e democrazia necessitano di una lettura nell’ambito di un ecosistema dove le tecnologie digitali sono forze ambientali. In un cambiamento d’epoca mosso dalle tecnologie digitali – in modo particolare dall’IA –, il rischio del prevalere del paradigma tecnocratico interroga la fede per la realizzazione dell’umano, toccando vissuti comunicativi e più ampiamente culturali.
La Chiesa ha ormai superato le ambiguità di un tempo, fino a riconoscere che la democrazia è la forma più compatibile con i valori cristiani di libertà e uguaglianza. La vera sfida è capire se il cristianesimo si traduce in un impegno politico autentico o si limita a essere uno strumento di comodo, usato quando serve e ignorato quando non lo è.
In questo numero contributi di Rocco D’Ambrosio, Gianfranco Maglio, Raffaele Maiolini, Luigi Alici, Riccardo Cristiano, Cristiano Re, Fortunato Ammendolia, Fabio Pasqualetti