* Pergiuseppe Accornero
Nell’auditorium della prestigiosissima sede «Ara pacis» di Roma i rappresentati di 14 religioni, operanti in Italia, il 25 giugno 2026, hanno firmato il «Patto delle religioni» «per dare continuità e prospettiva al lavoro compiuto, rendendo al contempo ufficiale l’esperienza chiamata “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”». Per la Cei, promotrice dell’iniziativa, «rappresenta una tappa fondamentale del percorso nell’ambito del Cammino sinodale delle Chiese in Italia». Dal 2023 i capi religiosi si incontrano annualmente avviando una riflessione comune sulla necessità di essere, nello spazio pubblico, una risorsa di dialogo, comunione e pace.
Ecco i firmatari del “Patto”
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai; Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia; Sikhi Sewa Society; Istituto Tevere; Confederazione Islamica Italiana; Comunità Religiosa Islamica Italiana; Assemblea dei Rabbini d’Italia; Arcidiocesi Ortodossa d’Italia; Centro Islamico culturale d’Italia; Unione delle Comunità Islamiche d’Italia; Unione Induista Italiana; Unione delle Comunità Ebraiche Italiane; Conferenza Episcopale Italiana; Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia; Unione Buddhista Italiana. «La firma è il frutto maturo di un percorso in cui l’ascolto dell’altro e la conoscenza reciproca, spogliata da pregiudizi e luoghi comuni, valorizza il patrimonio umano e spirituale che ogni tradizione porta. Consegnare il “Patto” al presidente Mattarella ha un valore inestimabile nel complesso contesto geopolitico»: lo dice il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. La «via italiana del dialogo» è «un contributo serio e sperimentato, offerto a una società troppo esposta a polarizzazioni ed estremismi che spingono a vedere nell’altro – diverso per fede o cultura – un nemico. Desideriamo riflettere sui valori comuni per edificare una comunità civile che riconosca il senso di un impegno corale per una società più giusta, accogliente e inclusiva».
Per Livia Ottolenghi, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche «è un passo importante nel percorso di dialogo e collaborazione tra le comunità religiose. Il suo valore risiede soprattutto nell’impegno condiviso a continuare a incontrarsi, confrontarsi e lavorare insieme, senza procedere ciascuno per proprio conto. Vogliamo rafforzare una collaborazione stabile che favorisca la conoscenza reciproca e promuova iniziative comuni capaci di far conoscere e comprendere ai cittadini le diverse tradizioni religiose. Insieme possiamo offrire un contributo alla coesione sociale, al rispetto reciproco e alla costruzione di una società sempre più inclusiva e consapevole della ricchezza del pluralismo religioso». Zuppi contesta l’uso della religione «per giustificare la violenza. Non si può utilizzare la religione per benedire, per giustificare le mani alzate contro il proprio fratello». Il dialogo tra le fedi è una risposta concreta a conflitti, incomprensioni e divisioni. «Le religioni non devono mai essere utilizzate per giustificare odio, pregiudizio, violenza».
La firma del «Patto» è avvenuta 40 anni dopo la preghiera per la pace indetta da Giovanni Paolo II ad Assisi (27 ottobre 1986). Spiega Zuppi: «È un’altra tappa che va nella direzione giusta». Infatti, il «Patto» offre alla società valori contrari a odio, polarizzazioni, volgarità. Il presidente Cei indica come primo contributo concreto delle religioni alla costruzione della pace, la condanna unanime e senza ambiguità della violenza: «Se le religioni condannassero la violenza, e non giustificassero mai l’uso della violenza, già questo sarebbe un segnale importantissimo. Non si può utilizzare la religione per giustificare le mani alzate contro il proprio fratello».
Zuppi richiama l’eredità dell’enciclica «Fratelli tutti» (2020) di Papa Francesco, «una grande grammatica che raccoglie questi 40 anni di cammino dello spirito di Assisi». Il cardinale chiarisce che il dialogo interreligioso non punta a creare una nuova religione comune: «Non è una super religione, è parlare insieme, è rispettarsi. L’obiettivo è costruire un metodo condiviso per affrontare le sfide della convivenza: questo porterà a trovare le risposte alle sfide che la convivenza e le religioni si troveranno a vivere. Chi ascolta Dio ascolta l’altro» sottolineando la gioia dell’episcopato per questo obiettivo raggiunto: «È proprio il dialogo a renderci tutti più forti e più noi stessi. Il lavoro non si esaurisce con la firma del “Patto”, ma prosegue nel tempo affinché si affermi sempre più una cultura dell’ascolto». La scelta dell’«Ara pacis» assume un forte valore simbolico. «Siamo in un luogo dove si celebrava la pace ottenuta con la forza, ma su cui è stato fondato il diritto, il primo diritto, il diritto romano che nasce per risolvere i conflitti non con le armi ma con il diritto. Di questi tempi ho paura che, tra forza e diritto, si siano invertiti i termini: è diventato il diritto della forza e non la forza del diritto».
* sacerdote, giornalista, scrittore