Il dibattito sulla presenza della chiesa si sta spostando da una posizione difensiva e rassegnata, a una “presenza critica” in una società che non è più cristiana, ma che cerca un senso.

Davanti alle molteplici sfide di una società profondamente cambiata, che non si riconosce più nella tradizione cristiana, si chiede alla parrocchia di avviare un profondo rinnovamento.

Il fenomeno urbano ha avviato un processo di frammentazione nel rapporto delle persone con i propri luoghi d’origine, nei criteri di appartenenza e di identità che prima sostenevano la “civiltà parrocchiale” quando il villaggio coincideva con il campanile.

Il connubio delle due realtà aveva dato origine a un’identità collettiva capace di sostenere fortemente il tessuto di quel mondo e dei suoi abitanti, dove tutti si riconoscevano cristiani. La perdita di rilevanza della parrocchia e la sua crisi nella società moderna vanno ricercati attorno ad alcuni nuclei, passando dal concetto di crisi a quello di sfida: a) sfida di significato; b) sfida d’identità; c) sfida di autorevolezza; d) sfida missionaria; e) sfida generativa.

 

  1. Sfida di significato. Ha ancora senso parlare di parrocchia? Esisterà ancora la parrocchia?

Perché continuare a designare con il termine ‘parrocchia’ (para-oikia) una istituzione che si sta trasformando nel suo funzionamento, nella sua struttura istituzionale, nel modo di immaginare la sua presenza dentro la società?

SINODO UNIVERSALE n. 117. La comunità parrocchiale, che si incontra nella celebrazione dell’Eucaristia, è luogo privilegiato di relazioni, accoglienza, discernimento e missione. I cambiamenti nella concezione e nel modo di vivere il rapporto con il territorio chiedono di ricomprenderne la configurazione. Ciò che la caratterizza è essere una proposta di comunità su base non elettiva.

Obiettivo: mantenere il valore di una presenza sul territorio; l’apertura a tutti e non il circolo di iniziati, di eletti. Non chiede nessuna tessera di adesione. È una soglia che apre al divino…

 

  1. Sfida di identità. Cosa è oggi la parrocchia? Chi è oggi la parrocchia? Sia di fronte alle trasformazioni che alla missione/ruolo…

Si tratta di ritrovare l’identità sia strutturale che di missio per affrontare la sfida sul significato del proprio esistere, sul senso del proprio esistere.

SINODO UNIVERSALE n. 111: «I tradizionali legami territoriali cambiano significato, rendendo i confini di Parrocchie e Diocesi meno definiti. La Chiesa è chiamata a vivere in questi contesti, ricostruendo la vita comunitaria, donando un volto a realtà anonime e intrecciando relazioni fraterne».

Obiettivo. Mantenere l’identità comunitaria: essere comunità, fare assemblea, popolo di Dio in un luogo. La ristrutturazione è funzionale alla sua identità comunitaria.

 

  1. Sfida di autorevolezza

La Chiesa attraverso le parrocchie (dal Concilio di Trento) aveva un controllo attivo sul territorio e sulle persone (pastorale di “inquadramento”). Questo pilastro del cattolicesimo è venuto meno sia per la pluralità di soggetti influenti sia per la minor presenza del prete.

C’è una perdita del valore e del ruolo simbolico della chiesa sul territorio. L’accorpamento di più parrocchie non garantisce la persistenza del ruolo della Chiesa in quel territorio. Rischia di essere entità tra le altre, specialmente nei centri urbani, dove sparisce anche visivamente.

Tra le attività che maggiormente richiedono una dose di autorevolezza troviamo i percorsi di iniziazione cristiana. La domanda è: quanto incidono? Iniziano alla vita di fede? I sacramenti sono punti di partenza o di arrivo?

SINODO ITALIANO n. 20: Quando la Chiesa annuncia in modo credibile diventa spazio di profezia, casa di salvezza e luogo di conversione, mentre realizza se stessa in dialogo con la società (cfr. GS).

Obiettivo: custodire la qualità della istituzione e delle prassi a servizio della vita quotidiana, della crescita personale, più che la quantità delle strutture e dei progetti, incentivando la dimensione della cura. Autorevole nel dare valore alla persona… (cf. Magnifica humanitas).

 

  1. Sfida missionaria

Non si è mai pensata come missionaria. Non è mai stata missionaria in senso proprio.

Solo dal Vaticano II l’annuncio del Vangelo non è solo compito dei missionari o degli istituti religiosi, ma responsabilità di tutti i battezzati.

Le modifiche, i cambiamenti strutturali e organizzativi sono finalizzati all’annuncio del Vangelo: non sono solo strumentali ma rivelativi delle Parole del vangelo, del volto di Chiesa.

Un ambito rilevante è quello dei “cristiani della soglia”: il credere non si misura solo sulla partecipazione alla Messa domenicale. Ci sono soglie diverse di credenza.

Obiettivo: È necessario far crescere la “corresponsabilità” ecclesiale di tutti (empowerment) valorizzando doni e carismi. È necessario sviluppare la ministerialità dei battezzati prendendo sul serio i nuovi ministeri non solo per la comunità ma per la società.

 

  1. Sfida generativa

L’emergenza oggi è conservare l’esistente, salvare quello che è rimasto, rifugiandosi in prassi consolidate e stili tradizionali.

Il Regno è già presente, è già all’opera nelle pieghe della storia umana.

Va valorizzato il bene che c’è, comunità rabdomanti (Theobald): ricercatrici del bene, ponendo attenzione ai luoghi ecclesiali tradizionali, integrandoli con altri luoghi simbolici (eteropici), come “luogo altro” del Regno.

Le strutture ecclesiali non sono mai state pensate solamente come “spazi” funzionali ma come “luoghi” che ispirano, che si configurano come spazio di ospitalità evangelica per “chiunque”.

Obiettivo: mantenere la presenza di un cattolicesimo popolare: «per tutti» anche se non «di tutti». Mantenere l’autorevolezza dentro la cultura italiana per contrastare l’esculturazione.