Nel corso di un intervento dedicato al rapporto tra Chiesa e nuove generazioni, don Riccardo Pincerato – direttore del servizio nazionale di pastorale giovanile della CEI – ha proposto una riflessione sul necessario “ripensamento” dell’azione ecclesiale a partire dall’incontro con i giovani. Non una Chiesa che opera semplicemente per i giovani, ma una Chiesa che si rilegge con loro, prendendo atto del cambiamento culturale in cui l’esperienza cristiana non è più garantita dal contesto sociale. Secondo il relatore, i giovani non possono essere considerati soltanto come destinatari delle iniziative pastorali o come categoria problematica, ma come interlocutori che contribuiscono a mettere in discussione e a rinnovare le forme della presenza ecclesiale. In questo senso, i giovani rappresentano il presente della Chiesa e non soltanto il suo futuro. Un primo passaggio riguarda il superamento dell’approccio che chiede “cosa fare per i giovani”. Tale impostazione, ha osservato, rischia di collocare adulti e giovani su piani distinti e di ridurre i giovani a oggetto di intervento pastorale. La proposta è invece quella di interrogarsi su “cosa diventare con loro”, riconoscendo che la relazione educativa e pastorale implica un cambiamento reciproco. Il secondo punto riguarda il passaggio dall’appartenenza alla testimonianza. In un contesto in cui la fede non è più trasmessa automaticamente, molti giovani si allontanano senza conflitti espliciti, perché non accompagnati verso una maturazione dell’esperienza cristiana. Ne deriva l’esigenza di una Chiesa meno centrata sui numeri e più capace di rendere visibile l’incontro con Cristo attraverso la testimonianza. Il terzo elemento riguarda la presenza di Dio nella vita dei giovani. Il relatore ha sottolineato come la ricerca di senso, le relazioni e le esperienze di profondità indichino una domanda spirituale reale, anche se espressa con linguaggi diversi. Il compito ecclesiale non sarebbe quindi quello di “portare Dio”, ma di riconoscerne la presenza già operante nella vita delle persone. Infine, è stato affrontato il tema della corresponsabilità ecclesiale. I giovani, in virtù del battesimo, sono già soggetti attivi della vita della Chiesa e non semplici destinatari di spazi loro concessi. La corresponsabilità, ha osservato, non può essere intesa come concessione, ma come dimensione strutturale della Chiesa. L’intervento si è concluso con il riferimento a san Francesco d’Assisi e a Carlo Acutis, indicati come figure che, in epoche diverse, hanno richiamato la Chiesa a un ritorno all’essenziale della fede e alla sua capacità di incarnarsi nel proprio tempo.In questa prospettiva, una Chiesa che si ripensa con i giovani non si limita a definire nuove strategie pastorali, ma si lascia interpellare dalle nuove generazioni nel suo stesso modo di comprendere e vivere la propria missione.