* Pier Giuseppe Accornero

– «Il mondo è devastato da una manciata di tiranni ed è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali». Questo tagliente giudizio, espresso in aprile da Papa Leone nel viaggio in Africa, ben si applica all’enciclica Magnifica humanitas sull’Intelligenza Artificiale: «Serva l’umanità, non sia il potere di pochi; no a logiche di esclusione e dominio», cioè sia disarmata e disarmante. Nel 135° anniversario della Rerum novarum, pubblicata da Leone XIII l’11 maggio 1891, il Pontefice americano riflette sulla dottrina sociale della Chiesa e chiede di custodire «una magnifica umanità abitata da Dio», promuovendo verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace: occorre disarmare l’IA e superare la teoria della «guerra giusta», rilanciando dialogo e multilateralismo.

«Magnifica humanitas» la verità è un bene comune

«La verità è un bene comune, non una proprietà di chi ha potere e visibilità». Divisa in cinque capitoli con una introduzione e una conclusione, rivede – nei primi due capitoli – la dottrina sociale della Chiesa ma soprattutto chiede che l’IA «serva l’umanità e non il potere di pochi». Tre capitoli definiscono i grandi temi: «Tecnica e dominio. La grandezza della persona umana e le promesse dell’IA»; «Custodire l’umano nella trasformazione: verità, lavoro e libertà»; «La cultura della potenza e la civiltà dell’amore». L’intento è costruire una civiltà cristiana dell’amore, con l’esempio dei martiri e dei santi e alla luce de «La città di Dio» di Sant’Agostino. Grande importanza all’«alleanza educativa per l’era digitale», superano gli attuali parametri di misurazione, anche perché l’IA crea nuovi squilibri mondiali, nuove oligarchie dove pochi detengono il potere della conoscenza, dei dati, della gestione, un colonialismo che «si appropria dei dati. La rivoluzione digitale cambia la grammatica dei conflitti».

Banco di prova decisivo per la giustizia sociale è la condizione dei migranti, dei rifugiati e di quanti sono costretti a spostarsi a causa della povertà, della violenza, dei cambiamenti climatici e dei disastri ambientali. Già il paradigma tecnocratico fu denunciato da Francesco nella «Laudato si’» e da Benedetto XVI nella «Caritas in veritate». Aggiunge Papa Prevost: «In molti casi nel contesto digitale, il controllo delle piattaforme, delle infrastrutture, dei dati e della capacità di calcolo non è appannaggio degli Stati, ma di grandi attori economici e tecnologici che fissano le condizioni di accesso, le regole e le possibilità di partecipazione». Non basta «la moralizzare le macchine perché quelli che controllano l’IA impongono la loro visione morale». All’alba delle nuove tecnologie occorre individuare «nuove strade per il bene comune e la promozione di una vita dignitosa per tutti». «Ma ogni progresso mostra anche il volto ambiguo di strumenti capaci di arrecare danno se non orientati al bene».

E il popolo di Dio davanti alle «res novae?»

Servono strumenti adeguati, capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico. Oggi i principali motori dello sviluppo «sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. Il potere tecnologico assume così un volto “privato” ed è più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune». Utilizza due icone bibliche: la torre di Babele e le mura di Gerusalemme: «La scelta non è tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna».

I capitolo: «Un pensiero dinamico fedele al Vangelo»

La verità del Vangelo non si impone dall’alto ma cresce nel tempo «nell’intreccio delle vite, delle comunità e delle culture». L’espressione «dottrina sociale della Chiesa» è usata per la prima volta da Pio XII nel 1950, ma il contenuto comincia a delinearsi con la Rerum novarum di Leone XIII (1891). Nella Quadragesimo anno (1931) Pio XI, nel pieno della grande crisi economica mondiale, «denuncia la concentrazione del potere economico nelle mani di pochi; critica la concorrenza senza limiti e i progetti collettivistici che annullano la libertà e la responsabilità delle persone». Aggiunge: «Per il nostro tempo restano tre intuizioni: la consapevolezza che le ingiustizie non riguardano solo i comportamenti individuali ma anche le strutture economiche e istituzionali; il valore del principio di sussidiarietà; il legame tra dignità del lavoro, giusta retribuzione e possibilità per le famiglie di condurre una vita decorosa».

Giovanni XXIII, Mater et magistra (1961) e Pacem in terris (1963),  collega la dignità della persona al riconoscimento di diritti e doveri e propone una convivenza fondata su «verità, giustizia, amore e libertà».

Octogesima adveniens (1971) Paolo VI: «Finché nel mondo vi saranno popoli esclusi da uno sviluppo degno, la comunità cristiana non potrà accontentarsi di proclamare la pace». Per Giovanni Paolo II nella Centesimus annus (1991): «L’affermazione del legame tra dignità del lavoro, solidarietà tra i popoli e valutazione critica di democrazia ed economia di mercato continua a offrire criteri per giudicare le nuove forme di sfruttamento, di esclusione e di crisi della rappresentanza politica». Nella Caritas in veritate (2009)Inizio modulo Benedetto XIV pone al centro la carità e e «mostra che sviluppo, giustizia, istituzioni e mercato non sono realtà neutre, ma luoghi in cui la carità nella verità deve prendere forma storica».

Di fronte alla disgregazione del tessuto sociale, alla «guerra mondiale a pezzi»”, alla globalizzazione individualista e alle conseguenze della pandemia, Francesco rilancia in Fratelli tutti (2020) il sogno di un’umanità che sappia scegliere l’amicizia sociale e la fraternità universale.

Papa Leone sottolinea l’uguale dignità degli esseri umani, l’altissimo valore dei diritti umani, il principio del bene comune, i principi di sussidiarietà, di solidarietà e di giustizia sociale. Sottolinea che «la dottrina sociale non è solo una parola rivolta alla società: è anche un esame di coscienza per la Chiesa, sempre chiamata a verificare che i principi siano vissuti anzitutto al suo interno. Il bene comune prende il volto di uno stile sinodale per la missione a servizio del Regno». E «con animo di pastore e di padre, chiedo a tutti di fermare il cantiere dell’ennesima Babele e di unire le forze per edificare nel bene, affinché l’umanità non perda mai la propria bellezza e il mondo possa riconoscere ancora una volta, nel cuore dell’essere umano, il luogo dove Dio desidera abitare». Chiede di «disarmare l’IA, cioè sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. Quando l’efficienza diventa misura del valore, l’essere umano è tentato di pensarsi come un progetto da ottimizzare più che come una creatura chiamata alla relazione e alla comunione».

Necessaria anche la promozione di un’«ecologia della comunicazione» per impedire il controllo sociale «reso possibile dalla raccolta massiva di dati e dall’uso di sistemi algoritmici» mentre il punto decisivo «è la lotta contro nuove forme di schiavitù perché non è lecito affidare a sistemi artificiali decisioni letali o irreversibili. Non esiste un algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile. L’IA non sottrae il conflitto alla sua intrinseca disumanità: può soltanto renderlo più rapido e impersonale, abbassando la soglia del ricorso alla violenza e trasformando la difesa in previsione operativa, con le vittime ridotte a dati». Il 25 maggio 2026 l’enciclica viene presentata dai cardinali Pietro Parolin, segretario di Stato; Michael Czerny, prefetto del dicastero per lo Sviluppo umano integrale; Víctor Manuel Fernández, prefetto della Dottrina della fede. Per Parolin nella «transizione digitale» convergono la dignità della persona, il lavoro, la libertà, la qualità dei legami sociali, la pace, la giustizia, la responsabilità verso la casa comune. Czerny si sofferma su tre parole: «Ingegno, coscienza, cura. L’IA è un cantiere e può sostenere la cura della nostra casa comune». Il card. Fernández parla di nuove forme di schiavitù, cinismo e crudeltà. E poi gli esperti autorevoli delle nuove tecnologie. E Leone XIV che confida Magnifica humanitas è nata dall’ascolto. L’intelligenza artificiale deve essere disarmata. Questa parola forte l’ho scelta deliberatamente. La Chiesa è chiamata decifrare le nuove cose alla luce del Vangelo e della dignità umana».

* sacerdote, giornalista, scrittore