Pier Giuseppe Accornero *

Nicaragua, eliminati gli oppositori politici, il dittatore comunista-leninista-maoista Daniel Ortega se la prende con la Chiesa cattolica, unica voce libera e liberante in una società soggiogata. Il dittatore si crede coerente perché perseguita la Chiesa e continua a dichiararsi «profondamente cattolico». Caccia il rappresentante del Papa e dichiara che la Chiesa di Roma è «una dittatura perfetta, corrotta e cattiva» e incarcera preti e vescovi, li manda in esilio o li minaccia e, come tutti i dittatori, incamera i suoi beni e non lascia neppure le briciole a un popolo povero, affamato e privo di libertà: accusato di violare quotidianamente i diritti umani risolve il problema rimuovendolo alla radice, cioè cancellando i diritti umani. Ben coadiuvato dalla «padrona» del Nicaragua, Rosario Murillo, sua moglie, elevata al ruolo di co-presidente senza un voto, ma per volontà del tiranno.

Ha vietato le ordinazioni sacerdotali e diaconali nelle quattro diocesi di Jinotega, Siuna, Matagalpa ed Estelì, che sono senza vescovi perché cacciati o imprigionati: Carlos Herrera (Jinotega) è stato espulso per aver criticato l’interruzione della Messa da parte di funzionari governativi; Rolando Álvarez (Matagalpa) è stato arrestato e detenuto e poi cacciato, e si trova a Roma, come mons. Isidoro Mora. La decisione mette ancora più in difficoltà la Chiesa tanto che molte parrocchie non possono celebrare regolarmente l’Eucaristia. Ma alcuni seminaristi si fanno ordinare, molto discretamente, all’estero. Da tempo la Santa Sede non ha diplomatici a Managua perché è stato espulso il nunzio Waldemir Sommertag – che oggi rappresenta il Papa in Senegal e Guinea Bissau – e poi tutto il personale diplomatico.

Dal febbraio 2025 il Nicaragua è fuori dal Consiglio Onu per i diritti umani perché le Nazioni Unite accusano Managua di averli cancellato e di «aver trasformato il Paese in uno Stato autoritario in cui non rimangono istituzioni libere e indipendenti». Rosario, la «primera dama», definisce il rapporto «falsità e calunnia». Invece, le Nazioni Unite parlano apertamente di «crimini contro l’umanità». Già in passato Ortega ha ignorato i rapporti dell’Onu e dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa). Il Consiglio Onu dei diritti umani ha dettagliato le accuse per Ortega e la moglie, principali istigatori dell’odio contro la Chiesa. Hanno incitato a «discriminazione, ostilità e violenza» contro le istituzioni religiose e i loro membri con minacce, molestie, aggressioni fisiche, detenzione arbitraria e violazioni del diritto al processo equo: decine di sacerdoti, religiosi e suore, dopo la prigione, sono stati arbitrariamente privati della nazionalità e sono stati espulsi e così i beni sono finiti allo Stato e diecimila celebrazioni e processioni sono state annullate.

Proteste antigovernative di massa ci furono nel 2018: la repressione provocò oltre 350 morti e scatenò la protesta internazionale: decine e decine di manifestanti sono stati arrestati e oltre 5 mila organizzazioni non governative sono state chiuse. Ora i cattolici subiscono la persecuzione più dura. L’altezzoso regime di Daniel-Rosario non si ferma neppure davanti alla clausura. Ha fatto prelevare da tre monasteri (Managua, Matagalpa e Chinandega) oltre 30 clarisse e ha espulso diverse congregazioni – tra cui le Missionarie di Madre Teresa di Calcutta – dopo aver cancellato lo status giuridico anche di 6 mila organizzazioni non governative. Alle religiose è stato intimato senza troppi preamboli di lasciare i luoghi di residenza. «È stato permesso loro – raccontano i testimoni – di portare via solo pochi effetti personali, quanto bastava a malapena nelle loro mani». Ha fatto occupare il Seminario e allontanare i seminaristi di Metagalpa; ha ordinato l’esproprio del centro pastorale «La Cartuja» di Matagalpa: i paramilitari hanno fatto irruzione e portato via con la forza decine di persone impegnate in un ritiro spirituale. Ha anche riformato il Codice penale: punisce severamente i reati contro lo Stato e la pubblica amministrazione; aggiunge i reati di finanziamento del terrorismo e i reati informatici; ha messo delle tasse sulle elemosine e le donazioni alla Chiesa

Non c’è limite al peggio del despota che da quasi cinquant’anni tiranneggia il Paese centro-americano. Nulla di nuovo sotto il sole per i dittatori nazifascisti e comunisti: oltre 60 anni fa arrivava a Roma, grazie a Giovanni XXIII, mons. Josyf Ivanovic Slipyj, metropolita di Leopoli degli Ucraini e capo della Chiesa greco-cattolica, ferocemente perseguitato dai comunisti sovietici.

Il Paese centroamericano da oltre mezzo secolo vive una situazione drammatica e alla dittatura imperialista è succeduta quella comunista. Il «Frente sandinista de liberación nacional» (Fronte sandinista di liberazione nazionale) – in omaggio ad Augusto Sandino, capo della guerriglia antimperialista degli anni Trenta – è fondato nel 1961 e lotta con un forte sostegno popolare fino ad abbattere nel 1979 il dittatore fascista Anastasio Somoza, sostenuto dagli spioni dell’americana Cia. E Daniel José Ortega Saavedra è presidente del Nicaragua dal 1985 al 1990, quando è sconfitto dalla democratica Violeta Chamorro. Ortega torna al potere nel 2006 ed è confermato nel 2011 e 2018. Ha imparato da Fidel Castro a fingersi moderato per prendere il potere. Come il «lìder maximo» de L’Avana e come tutti i dittatori – il russo Putin, il turco Erdogan, il cinese Xi Jinping, il coreano del Nord Kim Jong-un – ha cambiato la Costituzione per ripresentarsi «all’infinito».

Sono passati 43 anni dal 6 marzo 1983 quando a Managua atterrò Giovanni Paolo II.  Visibilmente alterato, è costretto ad ascoltare la «tiritela» di Ortega che elogia la rivoluzione sandinista-castrista. Il regime orchestra un’indegna gazzarra durante la Messa nello stracolmo stadio di Managua: gli accoliti si dotano di microfoni collegati clandestinamente al sistema di amplificazione, si abbassa il volume del Papa e si aumenta quello dei manifestanti. Addirittura, un militare sandinista minacciò con una pistola un tecnico della «Radio Vaticana». Alla elevazione il Papa grida «silenzio!» ai giovinastri rumoreggianti. Il regime è terreno fertile per la Teologia della liberazione e del governo di fanno parte alcuni sacerdoti, apertamente rimproverati da Papa Wojtyla che nel marzo 1983 visita otto Paesi del Centroamerica «per condividere il dolore dei popoli e comprenderli più da vicino, per il trionfo dell’amore, della misericordia, della pace». L’economia è una delle più disastrate dell’America Latina e un terzo della gente vive sotto la soglia della povertà.  La Chiesa coraggiosa, nonostante i colpi ricevuti, resiste ed è l’unica voce libera.

* Sacerdote, giornalista, scrittore