Pier Giuseppe Accornero *
– È «una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante» quella che Papa Leone implora per questo mondo in cui «si considera una colpa il fatto che non ci si prepari a reagire agli attacchi e a rispondere alle violenze», in cui le spese militari sono aumentate del 9,4% in un anno, in cui il rapporto tra i popoli è basato su paura e dominio, in cui si benedice il nazionalismo e «si giustifica religiosamente la violenza e la lotta armata». È un’analisi cruda e realistica quella del messaggio per la 59ª Giornata mondiale della pace del 1° gennaio 2026 «La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante» che sono le prime parole pronunciate dal Pontefice statunitense dopo l’elezione la sera dell’8 maggio scorso: «Questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio che ci ama tutti incondizionatamente».
«No al crescente tentativo di trasformare in armi i pensieri e le parole»
«Le grandi tradizioni spirituali e il retto uso della ragione ci fanno andare oltre i legami di sangue o etnici, oltre quelle fratellanze che riconoscono solo chi è simile e respingono chi è diverso. I credenti devono smentire queste forme di blasfemia che oscurano il nome Santo di Dio e devono coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture». Il vescovo di Roma interpella quanti sono chiamati a responsabilità pubbliche «perché considerino il problema della ricomposizione pacifica dei rapporti tra le comunità politiche sul piano mondiale, ricomposizione fondata sulla mutua fiducia, sulla sincerità nelle trattative, sulla fedeltà agli impegni assunti. È la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe invece il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali».
Andare oltre il principio della legittima difesa
Con molto acume Leone XIV osserva: «Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. È la logica “contrappositiva” che va molto al di là del principio di legittima difesa» e alimenta la destabilizzazione planetaria: «Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui. La forza dissuasiva della potenza e la deterrenza nucleare incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sulla forza» Nella «Pacem in terris» (11 aprile 1963) 62 anni fa Giovanni XXIII ammoniva: «Gli esseri umani vivono sotto l’incubo di un uragano che potrebbe scatenarsi a ogni istante con una travolgenza inimmaginabile».
Le armi segnano un aumento del 9,4 per cento a 2.718 miliardi di dollari, il 2,5% del PIL mondiale. «Alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative». Critica le campagne di comunicazione e i programmi educativi, in scuole, università e media che diffondono «la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza. Si delinea una deresponsabilizzazione dei capi politici e militari che delegano alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte delle persone. È una spirale distruttiva, senza precedenti. Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che sospingono gli Stati in questa direzione». Il Papa agostiniano cita Sant’Agostino secondo il quale «Chi ama veramente la pace ama anche i nemici della pace».
Operatori di pace e sentinelle della notte nella Terza guerra mondiale a pezzi
Elogia gli operatori e di pace che resistono alla contaminazione delle tenebre: «Apriamoci alla pace, accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, è una presenza e un cammino. Anche nei luoghi in cui rimangono solo macerie e dove la disperazione è inevitabile, troviamo chi non ha dimenticato la pace». Interpella i cristiani perché «memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici, si facciano testimoni della pace di Cristo risorto che è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali». Nella presentazione alla stampa
Maria Agnese Moro, giornalista e figlia di Aldo Moro, assassinato dalle BR nel 1978, afferma che «la giustizia riparativa, richiamata dal Papa, può riportare umanità laddove hanno regnato la disumanizzazione e le sue conseguenze. Non si colpisce né si distrugge un corpo se prima non lo si considera non-umano, non come me». E aggiunge: «Pensavo che il dolore fosse il mio, non avevo mai pensato al loro», riferendosi agli incontri con gli ex terroristi negli anni Settanta-Ottanta, alcuni dei quali hanno ammazzato il padre. «Il nostro comune compagno di strada è l’irreparabile. I fantasmi possono essere odiati, ma le persone no: siamo impastati di questo cercarci quando tutto ci allontana. Sì, caro Papa Leone, la pace c’è e silenziosamente lavora».
* Sacerdote, giornalista, scrittore