Il discorso del Santo Padre Leone XIV pronunciato il 20 novembre 2025 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi rappresenta un momento di riflessione e di incoraggiamento rivolto ai vescovi italiani, al termine dell’81ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana. Con parole di grande umanità e profondità, il Papa sottolinea l’importanza di tornare alle radici della fede cristiana, guardando a Gesù Cristo come centro della vita e dell’evangelizzazione. Ricorda come San Francesco ricevette la chiamata a vivere secondo il Vangelo, scegliendo la povertà e la fraternità, esempi di un’autentica fede che ispira anche oggi la vita della Chiesa. Guardando all’orizzonte della missione della Chiesa in Italia, occorre fare memoria della strada percorsa dopo il Concilio vaticano II, scandita dai Convegni ecclesiali nazionali. È bene che le comunità, diocesane e parrocchiali, non ne perdano la memoria, ma la mantengano viva.
Papa Leone invita i vescovi a promuovere una Chiesa sinodale, che cammina insieme con Cristo e tra la gente, valorizzando la comunione e l’ascolto attento delle istanze del popolo di Dio. Evidenzia la necessità di unire le forze, anche attraverso accorpamenti di diocesi, per rispondere alle sfide demografiche e culturali, mantenendo viva la memoria del cammino fatto e promuovendo un umanesimo integrale. Sottolinea l’importanza di un’effettiva collegialità e di un discernimento condiviso nelle nomine episcopali, auspicando un rinnovamento continuo e rispettoso dei limiti anagrafici. Ciò che conta è che, in questo stile sinodale, si impari a lavorare insieme e che nelle Chiese particolari ci si impegni tutti a edificare comunità cristiane aperte, ospitali e accoglienti, nelle quali le relazioni si traducono in mutua corresponsabilità a favore dell’annuncio del Vangelo. La Parola e lo Spirito esortano ad essere artigiani di amicizia, di fraternità, di relazioni autentiche nelle comunità, dove, senza reticenze e timori, si ascoltino e si armonizzino le tensioni, sviluppando una cultura dell’incontro e diventando, così, profezia di pace per il mondo.
Il Santo Padre richiama inoltre l’attenzione all’impegno sociale e civile della Chiesa in Italia, chiamata a promuovere un’umanità che valorizza la vita, la legalità e la solidarietà. Ricorda che la cura delle persone vulnerabili, in particolare dei minori e delle vittime di abuso, deve essere al centro dell’azione ecclesiale, con atteggiamenti di ascolto e di speranza. L’accoglienza e l’ascolto delle vittime sono il tratto autentico di una Chiesa che, nella conversione comunitaria, sa riconoscere le ferite e si impegna per lenirle, perché «dove profondo è il dolore, ancora più forte deve essere la speranza che nasce dalla comunione». Camminare insieme significa anche essere una Chiesa che vive tra la gente, ne accoglie le domande, ne lenisce le sofferenze, ne condivide le speranze. Essere quindi vicini alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi vive nella solitudine, agli immigrati, ancora relegati ai margini di una società che fa difficoltà ad accoglierli e sostenerli. Spendersi nella cura dei poveri: le comunità cristiane radicate in modo capillare nel territorio, i tanti operatori pastorali e volontari, le Caritas diocesane e parrocchiali fanno già un grande lavoro in questo senso.
Non si dimentichi in tale contesto la sfida posta dall’universo digitale e dalla nuova visione antropologica. La pastorale non può limitarsi a usare i media, ma deve educare ad abitare il digitale in modo umano, senza che la verità si perda dietro la moltiplicazione delle connessioni, perché la rete possa essere davvero uno spazio di libertà, di responsabilità e di fraternità.
Con queste parole, il Pontefice incoraggia i vescovi a continuare nel loro servizio con coraggio, condividendo la strada del Vangelo e della misericordia.
In questo numero contributi di Erio Castellucci, Francesco Zaccaria, Giuseppe Savagnone, Giancarlo Perego, Chiara Griffini, Fortunato Ammendolia