Giacomo Ruggeri – 

La virtù sta nel mezzo (In medio stat virtus). Così lo è anche per l’Intelligenza Artificiale (IA). Quando sei per la strada a piedi sovente ti capita di vedere camminare le persone con la testa ricurva sul cellulare. Il loro corpo è lì, la loro mente è altrove. I loro piedi avanzano, la loro falcata mentale è nell’infosfera. L’IA non è uno strumento. Pensarlo e vederlo così, non solo è riduttivo: non è corretto. L’IA è pensata da uno sviluppatore, una persona in carne ed ossa che sviluppa successivi passi perché l’IA agisca su determinate procedure indicate dallo sviluppatore stesso. Il poliedro dell’umano è il terreno dove sta crescendo – e crescerà sempre più – la radice dell’IA. Essa è nulla senza l’uomo. Mentre l’uomo è se stesso, anche senza l’IA. La virtù dell’essere nel mezzo non è quella di non prendere posizione. Anzi: è la virtù di non perdere la propria posizione come uomo e donna nel mondo, e del suo essere persona in questo mondo a tutto tondo. Paura ed entusiasmo sono suadenti sirene da lasciar andare, senza seguirle. Così è per l’IA, timori ed euforie sono la cifra esatta che la stessa IA desidera inocularti, come se dicesse: “se mi usi ti facilito la vita; se non mi usi ti isolo dalla vita”. Questo è quello che potrebbe pensare uno sviluppatore umano dell’IA seduto davanti al computer, utilizzando software ultra avanzati.

Quei passi della persona che cammina per strada, ricurva sullo schermo del telefono, sono i passi di ciascuno di noi, ovvero: abitare la vita di ogni giorno con sano equilibro, senza cedere alla paura di essere sostituiti dall’IA e né all’eccitazione di vederla risolutrice dei problemi. L’IA è, e sarà sempre più, una presenza costante nella vita di tutti noi. La questione di fondo è: quale postura scelgo di assumere dinnanzi ad ogni inedita scoperta della greca techne. Perché oggi c’è l’IA, domani ci sarà un altro acronimo e domani ancora un altro. Abitare con cosciente consapevolezza ogni inedita tecnologia, come l’IA oggi e domani un’altra, credo che sia il passo giusto da adottare, qui ed ora, anziché rincorrerla con affanno o con afflato incanto.

Per una diocesi, un seminario regionale, una parrocchia, la scuola, per i docenti, gli educatori, i catechisti, i genitori lo studio, la conoscenza, l’approfondimento sono le prime basilari forme di conoscenza iniziale sia dell’IA e di ciò che essa chiama in causa soprattutto per le implicanze etiche e affini. Continuare a ripetere nella vita quotidiana il binomio Intelligenza Artificiale ma senza sapere, realmente, di cosa si sta parlando, presta il fianco alla stessa IA, ovvero: non pensare, perché penso io per te; non decidere, perché decido io per te; non preoccuparti perché risolvo io i problemi per te. E invece no. La capacità di pensare e di pensiero è mia, e tale è bene che rimanga, non dell’IA. Il soggetto morale sono io come persona e, come tale, tale scelgo di esserlo. Questo è passaggio centrale. Perché il discernere è la cifra della persona nella sua capacità di volere, ragionare, amare, esercitate assieme in ogni azione rivolta al bene. L’IA non ama, computa. Lavorare perché vi siano sviluppatore umani che sviluppano, addestrano l’IA senza che essa divori il suo “creatore”. Rifiutare a priori e abbracciare a priori sono atti sui quali è bene rifletterci prima. Abitare è il verbo della giusta misura per ogni cosa.

Giacomo Ruggeri – Fano, pastoralista

Di prossima pubblicazione su Orientamenti Pastorali 12(2025). EDB. Tutti i diritti riservati.