Piero Sigalini nasce a Dello, comune di Brescia, il 27 maggio 1908. Fa parte di una famiglia numerosa composta da padre, madre e sette fratelli.

Il suo principale impiego è quello dell’imbianchino, che lo occupa da marzo a ottobre, mentre durante l’inverno si adopera in mestieri legati a una piccola agricoltura da sopravvivenza.

A venti anni svolge il servizio di leva a Roma e ha modo di frequentare l’Accademia S. Luca, che gli permette di conseguire un diploma di pittura e di dare all’estro utili supporti di riflessione, tecnica e studio. Acquisisce un altro diploma di decoratore presso la scuola di decorazione S. Marcello.

Con tre suoi fratelli imbianchini, pittori e decoratori, fa l’esperienza di base: imbianca case, restaura palazzi e chiese, affresca pareti e decora soffitti. Si esercita a dipingere paesaggi sulle pareti sotto i portici delle case coloniche, esegue pezzi di bravura ovunque ci sia un muro da abbellire.

Vive una vita spensierata, impara a suonare la chitarra e il mandolino, canta pezzi di musica operistica, romanze e canti sacri.

Nel 1943 viene richiamato alle armi nel Genio militare e partecipa alle operazioni di guerra.

Viene fatto prigioniero dagli americani e deportato in Algeria. Il tempo della prigionia gli è utile per affinare l’arte della ritrattistica: esegue ritratti per i capitani e i loro familiari e ciò gli permette di ritagliarsi spazi di autonomia e condizioni di prigionia meno dure.

Alla fine della guerra, poco dopo il suo ritorno, il 9 agosto del 1945 sposa Cesira Ratti, la vedova del fratello, prendendo in carico i quattro figli. Dal matrimonio nascono altri sei figli.

Il duro lavoro e le grandi responsabilità non lo distolgono dalla sua passione per la pittura; è alunno del pittore bresciano Adolfo Mutti, un maestro appassionato che lo spinge a proporre la sua arte al più vasto pubblico bresciano.

Piero inizia così una serie di mostre che lo porteranno all’apprezzamento del mondo bresciano.

Quando va in pensione si dedica solo all’arte, intensifica la sua attività e allestisce mostre, per poco però: a 67 anni muore infatti a Dello, il 5 marzo 1975.

L’opera del pittore è sempre stata tenuta viva attraverso varie iniziative, di luoghi, di incontri, di mostre, di attività che  hanno permesso di tener vivo il ricordo della sua persona e della sua arte. Sempre a partire dai primi anniversari della morte o in alcune date particolari si sono tenute mostre sia a Dello, che a Brescia e provincia. in Italia e all’estero soprattutto in Polonia. Sappiamo anche che in qualche museo negli Stati Uniti d’America esistono alcuni quadri e ritratti che il pittore durante la prigionia in Algeria aveva fatto per alcuni ufficiali e loro familiari americani.

Non si possono non contemplare i suoi quadri di impressionista e macchiaiolo, con le sue variazioni di colori, costruiti sempre da lui stesso mescolando varie tinte, polveri, terre. Non ha mai usato un colore da cartello, già definito. Si può dire che è stato un pittore nato, oltre che dalle scuole di pittura cui ha partecipato e dai maestri con cui ha collaborato, dalla bravura dell’imbianchino che faceva scegliere alle massaie o ai proprietari delle case signorili il tipo di colore che loro garbava e che lui trasfigurava nel suo gusto estetico Un bianco o un nero o un rosso di incendi dei suoi quadri non esiste definito prima nelle varie proposte di colori standardizzati nei pastelli di mercato. E’ interessante anche la “teologia”, la religiosità, che sta nei suoi quadri e sulla quale ogni tanto si facevano dialoghi, da lui puntualmente definita. L’Assunzione di Maria al cielo è sempre fatta da Maria con in braccio il bambino e noi a dire: papà quando Maria è Assunta al cielo Gesù era già stato grande, non era un bambino .. e lui diceva la Madonna senza il suo figlio che madonna è ?! Una crocifissione di Gesù dipinta anche con le tre croci sotto il portico di una aia contadina… Ma gli dicevamo, noi un poco saputelli: Papà le croci erano sul Calvario … e lui: il nostro calvario dove è se non nei nostri luoghi di lavoro?!  E ancora, il gruppo degli apostoli con Gesù l’aveva già rappresentato da uomini e donne. Interessantissime poi le chiese che ha dipinto in ogni paesaggio. Era la fede popolare, semplice, ma profonda,  motivata e messa in arte. Non era certo una fede astratta, come lui dimostrava anche con tanti quadri di incendi di case nei nostri paesi, perché il momento dell’incendio era una disgrazia, ma mobilitava tutto il paese a portare ciascuno qualche secchio di acqua, mancando del tutto acqua incanalata e forzata. Era il cristianesimo popolare, semplice spontaneo dell’aiuto reciproco.