Alberto Pellone *
– Papa Leone XIV, con il suo “primo” Messaggio per la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, “Custodire voci e volti umani”, affronta con estrema lucidità e chiarezza il fondamentale tema dell’identità umana, attraverso il volto e la voce, elementi unici e insostituibili che manifestano l’irripetibilità di ogni persona. Fin dall’antichità, il volto (prósōpon) ha rappresentato il luogo della presenza e della relazione, simbolo della dignità e dell’unicità di ciascuno. La voce, invece, come suggerisce il termine latino “persona”, include il suono inconfondibile di un individuo, un segno distintivo che rende ogni persona riconoscibile e irripetibile. Questi tratti sono considerati sacri, doni di Dio che ci ha creati a sua immagine, chiamandoci alla comunicazione autentica, alla relazione vera, che rispecchia l’amore divino e la nostra umanità.
Il testo sottolinea come questa sacralità del volto e della voce richieda una cura e una tutela, specialmente in un’epoca dominata dalla tecnologia digitale e dall’intelligenza artificiale. La modernità, infatti, rischia di alterare i pilastri della civiltà umana, simulando voci e volti, creando identità false e relazioni superficiali, che minano il rapporto autentico tra le persone. La sfida non è tecnologica in senso stretto, ma antropologica: si tratta di custodire la nostra stessa umanità, preservando la capacità di comunicare con autenticità, di pensare criticamente e di relazionarci in modo genuino.
Il Santo Padre mette in evidenza come gli algoritmi dei social media e delle piattaforme digitali premino emozioni rapide e superficiali, indebolendo la capacità di riflessione, di ascolto e di pensiero autonomo. L’affidamento eccessivo all’intelligenza artificiale come “amica” o fonte di verità rischia infatti di erodere le capacità cognitive, emotive e morali dell’individuo, riducendo il talento umano a mero consumo di prodotti creati dalle macchine. La creatività, l’originalità e l’amore per il sapere sono messi a rischio quando si rinuncia al processo di ricerca e si delega ai software il compito di generare contenuti, con il pericolo di perdere la nostra identità più profonda.
Un’altra grave minaccia indicata da Papa Leone deriva dalla simulazione delle relazioni umane attraverso chatbot e “virtual influencer”, che possono ingannare, manipolare le emozioni e sostituire le interazioni autentiche con entità artificiali. Questa antropomorfizzazione, sebbene possa sembrare innocua e persino divertente, si rivela spesse volte pericolosa, perché distorce la percezione della realtà e può portare alla perdita del senso dell’alterità, della diversità e della relazione vera. La manipolazione dei dati, i bias e le fake news favoriscono la diffusione di percezioni distorte, alimentando sfiducia, isolamento e disuguaglianze sociali.
Si rende necessaria una riflessione responsabile e a un’azione condivisa per governare questa rivoluzione digitale con trasparenza ed etica. È fondamentale che i soggetti coinvolti – aziende, legislatori, media, educatori, ma anche operatori pastorali – assumano un ruolo attivo nel tutelare la dignità umana, promuovendo una cultura dell’uso consapevole e critico delle nuove tecnologie. L’alfabetizzazione digitale e ai media diventa quindi un pilastro imprescindibile per formare cittadini capaci di discernere tra realtà e finzione, tra contenuti autentici e manipolati.
In conclusione, il richiamo più profondo del Messaggio pontificio è alla cura del volto e della voce come simboli dell’umanità autentica. La sfida è mantenere vivo il dialogo tra tecnologia e spiritualità, tra innovazione e responsabilità, affinché il progresso non schiacci la nostra identità, ma la rafforzi. Solo così potremo continuare a vivere relazioni vere, autentiche e piene di significato, custodendo il dono della comunicazione come la più profonda espressione della nostra dignità e della nostra vocazione umana.
Segreteria di redazione