Giacomo Ruggeri –
Barbara, Sara, Alessandra, Saula, Paola, Rita, Catia. Sette donne istituite come lettrici, accolite, catechiste nella diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola. Sabato 11 ottobre 2025 il Vescovo Andrea Andreozzi ha presieduto, presso la parrocchia S. Famiglia in Fano, il rito di istituzione sulla base del motu proprio “Spiritus Domini” pubblicato e stabilito da papa Francesco l’11 gennaio 2021. Con una Lettera al cardinal Ladaria, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il pontefice gesuita modificava l’accesso delle donne ai ministeri del Lettorato e dell’Accolitato: «La scelta – scriveva Bergoglio – di conferire anche alle donne questi uffici, che comportano una stabilità, un riconoscimento pubblico e il mandato da parte del vescovo, rende più effettiva nella Chiesa la partecipazione di tutti all’opera dell’evangelizzazione. “Questo fa anche sì che le donne abbiano un’incidenza reale ed effettiva nell’organizzazione, nelle decisioni più importanti e nella guida delle comunità ma senza smettere di farlo con lo stile proprio della loro impronta femminile” (Francesco, Esortazione Apostolica Querida Amazonia, n. 103). Il “sacerdozio battesimale” e il “servizio alla comunità” rappresentano, così, i due pilastri su cui si fonda l’istituzione dei ministeri».
Casa Nazaret 4.0: dalle povertà alle ministerialità laicali istituite
Ero giovane prete quando nel 1996 veniva inaugurata Casa Nazaret sulle fondamenta di una baracca in legno che, l’allora parroco don Vincenzo Solazzi, andò a prendere in Friuli perché la chiesa e la casa parrocchiale erano in costruzione. A distanza di 30 anni la vocazione di Casa Nazaret vede oggi rigenerarsi anche nel volto di queste sette donne. In passato, come anche oggi ovviamente, le povertà avevano bisogno di una casa per restituire alle persone la propria dignità. Oggi, si aggiunge la povertà di un cristianesimo sempre meno incidente nella vita delle persone e sempre più periferizzato nelle celebrazioni all’interno delle chiese. Queste sette donne, assieme a Giovanna istituita lettrice nelle scorse settimane, e altre che arriveranno nella diocesi, rappresentano pastoralmente tre punti:
- Presenza e testimonianza diffusa. Riconoscere, far crescere vocazioni laicali ministeriali là dove queste sette donne vivono, lavorano, si spendono, gioiscono e soffrono da mattina a sera. Sono presenti capillarmente, sia per lavoro sia per volontariato, in luoghi nei quali possono cogliere, con il loro proprium femminile, quell’intuizione che può contribuire a un cammino di Casa Nazaret 4.0 che si apre alla diocesi, alla Metropolia di Pesaro-Urbino-Fano. Il discernimento di uno sguardo femminile è capace di profondità, gentilezza, amorevolezza che le sono proprie.
- Formazione esperienziale. La formazione delle vocazioni ai ministeri laicali oggi necessita di una pluralità di voci femminili, di donne che si sono formate in teologia, nel sociale, culturalmente preparate. Lo specifico della maternità spirituale, vocazionale, ministeriale può essere uno dei criteri che potranno attivare una formazione vissuta da donne, famiglie, suore, religiose a Casa Nazaret, sia per le vocazioni al ministero ordinato, sia per le vocazioni ai ministeri laicali istituiti di lettore, accolito, catechista, sia per nuovi percorsi al matrimonio e soprattutto all’accompagnare chi vede in cocci la propria famiglia, la propria storia di vita nata propria in parrocchia e poi allontanati per pudore, discrezione, delicatezza. Sono ferite che
chiedono cura, compagnia, ascolto, ripartenza, perché la vita deve andare avanti. - Storytelling narrante di Dio nelle persone. Le povertà oggi sono cambiate; oggi ve ne sono di nuove. Le sette donne istituite sono chiamate a raccogliere storie di vita di persone che incontrano nella quotidianità; saper riconoscere quei passaggi di Dio in donne e uomini feriti dalla vita, ma segnati dalla Grazia. Pensare a un cammino formativo-spirituale teologico-pastorale a partire dalle storie di vita che si incontrano, arrivano, bussano, cercano per varie vie; Casa Nazaret 4.0 può diventare un incrocio inedito per incontrarsi, – diverso e integrante dalla formazione teologica di base, che è importante – e che possa avere il respiro di madre, di moglie, di sposa, di figlia, di sorella, di cristiana, di cercatrice foriera dalle storie di vita. Direi uno storytelling fidelium, dove ogni persona è aiutata a raccontare il “suo Dio” così come lo ha incontrato, come lo ha rifiutato, come si è sentita accolta a distanza di tanti anni. «C’è oggi un bisogno diffuso di giustizia, una domanda di paternità e di maternità, un profondo desiderio di spiritualità, soprattutto da parte dei giovani e degli emarginati, che non sempre trovano canali efficaci per esprimersi», papa Leone XIV, 17 maggio 2025.
Giacomo Ruggeri – pastoralista, Diocesi di Fano