Domenico SIGALINI

Siamo entrati nella cosiddetta «fase 2»; non è più quella dello «state a casa», ma della «responsabilità». Mi vengono in mente però tutte le affermazioni che facevamo durante la crisi nera del contagio impazzito e del suono delle campane da morto tutti i giorni, alternate all’urlo delle sirene delle ambulanze. In un paese della campagna bresciana piena di campi seminati a granoturco, per ogni morto suonavano le 8 campane, e a tutti è stato dato questo saluto. Nel portarlo al cimitero il suono grave e lugubre del campanone, il più grande delle 8 campane, ne scandiva il trasporto quasi solitario. Potevo dare una benedizione dal marciapiede della strada al passaggio del feretro.

Si diceva spesso: questa epidemia ci ha fatto capire tante cose, innanzitutto che non potremo più tornare come prima. La vita ha altri significati. Abbiamo dato importanza a cose che oggi capiamo essere di nessun valore. Avevo osato nel tempo pasquale, su questa newsletter, fare gli auguri per un passaggio (pasqua) dalla cattiveria alla bontà (dal peccato alla grazia) e dal covid-19 alla salute piena e alla saggezza sognata durante la malattia.

Oggi, che ci sembra di esserne quasi fuori, abbiamo già dimenticato tutto, stiamo tornando esattamente come prima, forse peggio. Non c’è che da guardare le prime pagine dei nostri giornali che mi leggo tutti i giorni. Resto ammutolito per quanto odio, fake news, giudizi senza alcun dubbio su persone e vicende, egoismi, rancori, dispetti, vetrine da battaglia elettorale, condanne senza appello pure contro il papa, anche fatte da personaggi di cultura, social impazziti, speculazioni sulle difese dal virus… i 12 e più femminicidi, nuove organizzazioni e penetrazioni latrocini delle mafie, latrocini di uomini cui lo stato si affida… Potrei continuare. Non è cambiato niente, la prima che ha ceduto è la pasqua del cuore e dello spirito, e la seconda è quella che  doveva provocare la livella del covid-19.

Dal 18 maggio, centenario della nascita di san Giovanni Paolo II, si è tornati in chiesa a celebrare eucaristie col popolo, a fare la comunione al corpo di Cristo, in un massimo di sicurezza: non vogliamo farci rubare la speranza.  Dobbiamo però supplicare lo Spirito Santo che ci sommerga dei suoi sette santi doni, e non solo per dare una calmata alla nostra rinata cattiveria contro tutti e tutto –forse anche più pericolosa di prima dell’epidemia –, ma per avere un altro cuore pieno di sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timor di Dio, altrimenti non ci sarà salvezza.

La Chiesa senza lo Spirito Santo è una fila di camion carico di bare destinate al cimitero!

Domenico Sigalini, presidente del COP