{"id":4484,"date":"2026-09-30T12:30:46","date_gmt":"2026-09-30T10:30:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=4484"},"modified":"2026-09-30T12:30:46","modified_gmt":"2026-09-30T10:30:46","slug":"la-liturgia-nella-dinamica-della-storia-della-salvezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2026\/09\/30\/la-liturgia-nella-dinamica-della-storia-della-salvezza\/","title":{"rendered":"La liturgia nella dinamica della storia della salvezza"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000;\">Andrea Grillo *\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">&#8211; Per comprendere bene la visione della liturgia nella dinamica della storia della salvezza occorre proiettarla sullo sfondo della comprensione \u201cclassica\u201d della liturgia, che la intendeva come esercizio della \u201cvirt\u00f9 di giustizia e di religione\u201d. In questa comprensione, la liturgia \u00e8 in qualche modo orientata soltanto dalla \u201crisposta\u201d che l\u2019uomo d\u00e0 alla grazia di Dio. Pur essendo nata nella grande stagione scolastica, con l\u2019intento di garantire la tradizione cristiana e integrare culto e santificazione, tale teoria, con i secoli, era divenuta sempre pi\u00f9 unilaterale, fino a sbilanciare totalmente la teoria e perci\u00f2 anche l\u2019esperienza dell\u2019atto di culto stesso, trasformando la <em>distinzione<\/em> teorica in <em>separazione <\/em>e <em>opposizione<\/em> pratica. Per imparare bene che cosa significa il recupero della liturgia come momento della storia della salvezza, come \u201ccontinuit\u00e0 con l\u2019opera della redenzione\u201d, <em>bisogna recuperare pi\u00f9 che la nozione teologica di liturgia, le condizioni antropo-teologiche della sua verit\u00e0<\/em>. Per questo possiamo indagare brevemente quattro affermazioni fondamentali circa la nuova comprensione della liturgia, che ci servono ad evidenziare quattro coppie di parallele negazioni, utilissime a dar corpo concreto alla novit\u00e0 acquisita. Troppo spesso, infatti, la teologia vive di \u201cnuove astrazioni\u201d che non riescono a dar corpo a una esperienza diversa della \u201ccosa\u201d. Non basta elaborare \u201cnuovi lessici\u201d, dobbiamo scoprire e avvalorare \u201cnuovi canoni\u201d della esperienza rituale cristiana. Ecco dunque le 4 affermazioni, corrispondenti a quattro coppie di negazioni:<\/span><\/p>\n<ol>\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Cose da non dimenticare e cose da dimenticare<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Per entrare meglio nella nostra tematica dobbiamo esaminare che cosa comporta \u201cricordare\u201d e \u201cdimenticare\u201d. Se vi sono cose \u201cda non dimenticare\u201d, cose che \u00e8 bene ricordare, ci\u00f2 significa che \u00e8 molto facile non ricordare ed \u00e8 molto difficile tener viva la memoria. <\/span><span style=\"color: #000000;\">D\u2019altra parte, il dimenticare non \u00e8 solo caduta e perdita: \u00e8 anche virt\u00f9 e dolcezza. La tradizione ebraico-cristiana benedice l\u2019uomo che dimentica s\u00e9 stesso nel sonno, e anche Ges\u00f9 poteva dormire, a poppa, mentre la tempesta scuoteva la barca e spaventava i discepoli. La liturgia \u00e8 uno di questi luoghi dolci, in mezzo alla tempesta, in cui, finalmente, qualcosa pu\u00f2 essere dimenticato, perch\u00e9 qualcos\u2019altro possa essere ricordato: riconosciuto nel cuore, rivissuto nel corpo e ripensato nella mente. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Vorrei cominciare proprio cos\u00ec: se ci sono quattro cose da &#8220;non dimenticare&#8221; \u00e8 invitabile che ve ne siano almeno altrettante che devono essere dimenticate. Mantenere alcune cose al primo posto nella memoria, non dimenticarle, significa aver ben chiaro che per certe altre cose c\u2019\u00e8 posto solo dal secondo gradino in gi\u00f9. D\u2019altra parte, l\u2019uomo \u00e8 fatto cos\u00ec: ogni qual volta perde una priorit\u00e0 preziosa, guadagna sempre una priorit\u00e0 rischiosa. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Con tale avvertenza potremo cogliere meglio la grande novit\u00e0 del discorso con cui il Vaticano II ci insegna a \u201cmutare avviso\u201d, a \u201cconvertire il cuore e la mente\u201d, a cambiare mentalit\u00e0 e corporeit\u00e0. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Ad ogni cosa da non dimenticare, corrisponderanno due cose da dimenticare. D\u2019altra parte, gi\u00e0 Aristotele diceva che si comprende bene una cosa solo quando si pu\u00f2 comprendere il suo contrario.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>1.1 La liturgia \u00e8 azione rituale, non solo esercizio di un diritto o di un dovere<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019acquisizione di questa evidenza \u2013 apparentemente semplice \u2013 implica tuttavia di superare sia le categorie classiche di riduzione della liturgia a dovere (anzi, al dovere per eccellenza) sia le nuove categorie che la pensano come esercizio di un diritto. La elaborazione della coscienza che la liturgia \u00e8 \u201cazione rituale\u201d ci costringe a mettere in discussione tutti quegli automatismi in base ai quali scattano per noi dei riflessi condizionati, che ci portano a interpretare l\u2019esperienza liturgica come una grande \u201cmacchina\u201d dei doveri e dei diritti, che deve essere accuratamente controllata, per evitare di cadere in \u201cabusi\u201d, assolutamente da evitare. Ma in realt\u00e0 la liturgia non ha come priorit\u00e0 la assenza di abusi, ma la presenza di \u201cusi\u201d, che vengono decisi a monte rispetto a tutte le norme e a tutte le pretese. Insomma, possiamo restituire un ruolo storico alla \u201cazione rituale\u201d solo se facciamo tacere l\u2019assordante frastuono delle nostre preoccupazioni di carattere giuridico e morale, che si sovrappongono e si sostituiscono alla esperienza rituale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>1.2. La liturgia \u00e8 esperienza di comunione, non solo esperienza pubblica o privata<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Strettamente legata al primo punto si colloca la giusta esigenza di recuperare il terreno di una liturgia intesa come \u201cesperienza di comunione\u201d. Quando facciamo questa affermazione dobbiamo tenere bene a mente le due negazioni che sono implicite in questa affermazione. Da un lato il fatto \u2013 ovvio \u2013 per cui una esperienza comunitaria non \u00e8 una esperienza privata. Il superamento della \u201cdevozione privata\u201d come registro prevalente della liturgia non \u00e8 per\u00f2 sufficiente. Bisogna tenersi alla larga anche dal vizio opposto, ossia dalla \u201cderiva pubblicistica\u201d della liturgia. Quando oggi diciamo che la liturgia ha forma \u201ccomunitaria\u201d dobbiamo evitare di confonderla con la forma \u201cpubblica\u201d. La comunit\u00e0 \u00e8 diversa sia dallo spazio privato, sia dallo spazio pubblico. La liturgia, istituendo autorevolmente uno spazio comunitario che unica Cristo e Chiesa, mostra i limiti di ogni cattura privatistica e pubblicistica della fede, che \u00e8 strutturalmente incapace di riconoscimento.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>1.3. La liturgia \u00e8 tempo festivo\/donato, non solo tempo libero o tempo lavorativo<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Alle due caratteristiche appena illustrate segue una terza, sul piano della esperienza del tempo. L\u2019affermazione per cui la liturgia \u00e8 tempo festivo \u2013 di per s\u00e9 apparentemente banale \u2013 introduce una critica pesante e un forte ridimensionamento alle due forme di esperienza temporale che oggi tendono a monopolizzare il campo vitale degli uomini e delle donne: ossia quel tempo libero e quel tempo del lavoro che corrispondono allo spazio privato e allo spazio pubblico e, proporzionalmente, utilizzano il linguaggio del diritto e del dovere. Quando la liturgia si colloca costitutivamente in un \u201ctempo festivo\u201d riconosce immediatamente i limiti di tutte quelle forme degradate del celebrare che si identificano sia con il moralismo del dovere di ufficio, sia con la conformit\u00e0 ad una regola di comportamento pubblico. Il tempo festivo \u00e8 trasgressione del tempo omogeneo e irreversibile \u2013 che l\u2019orologio esalta in modo sospetto \u2013 e ripresentazione dell\u2019origine graziosa e gratuita del tempo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>1.4. La liturgia \u00e8 \u201cfons et culmen\u201d, non solo medium o funzione<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Infine, la riscoperta della liturgia come \u201cculmen\u201d e come \u201cfons\u201d, nella evidenza che questo principio continuamente ripetuto ha ottenuto da parte della opinione ecclesiale, rischia di diventare il ritornello di una retorica insopportabile, se non \u00e8 chiaramente percepito come la negazione radicale di ogni forma di \u201cstrumentalizzazione\u201d e di \u201cfunzionalizzazione\u201d della liturgia. Diciamolo altrimenti: dire che la liturgia \u00e8 culmen et fons di tutta l\u2019azione della Chiesa significa che la liturgia non \u00e8 un \u201cmass media\u201d! Che le ragioni della sua simbolica e della sua ritualit\u00e0 non stanno \u201cal servizio di altro\u201d, ma sono la cosa stessa della comunione con Dio, non nella sua totalit\u00e0 storica ed escatologica, ma nella sua anticipazione e nel suo compimento, nel suo inizio e nella sua fine.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">A queste quattro evidenze sofferte abbiamo consegnato la chiave per interpretare il senso della liturgia come \u201cstoria della salvezza\u201d, ossia come dono (non diritto o dovere) comunitario (non privato o pubblico) in un tempo festivo (non nel tempo libero o lavorativo) che rinnova continuamente la Chiesa nel suo inizio e alla sua fine (da non considerare mai un medium).<\/span><\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Una piccola verifica eucaristica<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Da quanto abbiamo appena considerato, possiamo desumere un modello di esperienza credente che si mette alla prova sul piano della celebrazione eucaristica. Se proviamo ad applicare alla messa quanto abbiamo scoperto della liturgia in generale, possiamo dire che:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #000000;\">Nella messa tutti partecipano ad un\u2019unica azione di Cristo e della Chiesa, i veri soggetti non sono titolari di diritti\/doveri, ma destinatari di azioni, parole, canti, silenzi&#8230;La considerazione della messa come una serie di posizioni di diritto e di dovere \u2013 di volta in volta proiettata sui chierici e sui laici \u2013 non riesce a cogliere la logica \u201cistitutiva\u201d del rito, che edifica in origine la identit\u00e0 ecclesiale, piuttosto che discuterne la qualit\u00e0 o le prerogative.<\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\">Nella messa non si \u00e8 n\u00e9 in privato di fronte a Dio n\u00e9 in pubblico di fronte ad altri, ma ci si riconosce riconosciuti, sotto lo sguardo accogliente e nello sguardo riconoscente del Padre e dei fratelli. Configurare celebrativamente e architettonicamente una certa clausura senza chiusura su di s\u00e9 e una grande apertura che salvaguardi la relazione intima con il Signore e tra i fratelli: il magistero architettonico dei credenti\/teologi, ma anche il magistero teologico degli architetti!<\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\">Nella messa il tempo \u00e8 reversibile e disomogeneo, perdona il passato e promette il futuro, nell\u2019attesa dell\u2019origine e nel ricordo della fine (in Avvento celebrare la fine, a Pasqua, nella veglia, muovere incontro al Risorto che ritorna facendo memoria della fede con Abramo, della liberazione con Mos\u00e8&#8230;). Solo questo ripresentarsi della \u201cfesta\u201d pu\u00f2 aprire la storia alla novit\u00e0. Anzi, vi \u00e8 storia, propriamente, solo quando non ci si ripete. Anche la ripetizione rituale \u00e8 al servizio di questa irruzione gratuita del dono del tempo.<\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\">Nella messa l\u2019azione mi fa scoprire chi sono non solo esprimendo ci\u00f2 che gi\u00e0 so, pro-testando all\u2019esterno ci\u00f2 che vivo interiormente (<em>protestatio fidei<\/em>): \u00e8 esperienza di fede, non solo espressione di essa. In questo senso la autorit\u00e0 di SC \u00e8 stata quella di rinnovare l\u2019esperienza ecclesiale a partire da quella \u201cactio sacra\u201d che aveva perduto il suo legame strutturale con la \u201cstoria sacra\u201d, isolandosi e stilizzandosi in una sorta di autoreferenzialit\u00e0. La liturgia eucaristica \u00e8 una esperienza prima e ultima del Vangelo. Lo pone senza imporlo, lo compone senza posporlo.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<ol start=\"3\">\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Conseguenze vitali per la Chiesa<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Questa breve riconsiderazione della comprensione \u201cstorico-salvifica\u201d della liturgia rilancia una domanda decisiva: che cosa \u00e8 la Chiesa? proviamo a rispondere a questa domanda sulla base di quanto abbiamo ascoltato fin qui: e lo facciamo ragionando sulla frequenza della azione simbolico-rituale, che istituendo comunione nel tempo donato, trova il proprio principio e fine nel Dio di misericordia e di amore. Se proviamo a tradurre questa visione nelle categorie della &#8220;accoglienza&#8221; e della &#8220;sequela&#8221; possiamo dire della Chiesa prima che cosa non \u00e8, e poi che cos\u2019\u00e8:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #000000;\">non \u00e8 una agenzia di servizi sacri, dove vige solo la accoglienza senza sequela (modello clericale: unici formati sono i membri del clero. Nella Chiesa non c\u2019\u00e8 un servizio di qualcuno a qualcun altro, ma una serie di ministeri diversi e articolati, perch\u00e9 il soggetto della storia sia Cristo in rapporto alla sua Chiesa, perch\u00e9 l\u2019avvento del Regno innervi di s\u00e9 la trama della storia)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\">non \u00e8 neppure una setta integralista, dove vige solo la sequela senza accoglienza (modello oppositivo: tutti i membri sono di fatto separati dal mondo e sottoposti ad una omologazione forte. In questo caso il Regno si identifica con una Chiesa strutturalmente in conflitto col mondo, che pretende di costruire una storia alternativa e separata)<\/span><\/li>\n<li><span style=\"color: #000000;\">ma \u00e8 un luogo &#8211; il luogo per eccellenza &#8211; del discepolato accogliente e della accoglienza per il discepolato. (modello di comunione: esso scaturisce da quattro [anche qui quattro] azioni elementari fondamentali, quattro accessi al mistero di Dio in Cristo: la celebrazione della liturgia, l\u2019ascolto della parola, la relazione testimoniale ecclesiale, la relazione profetica col mondo, corrispondenti alle quattro Conc. Vat. II)<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"color: #000000;\">All\u2019origine e alla fine della Chiesa non c\u2019\u00e8 una dottrina, n\u00e9 una norma, ma un rito e una persona, che permette alle generazioni di incontrare il mistero di Dio, rivelato nel Figlio e comunicato nello Spirito. Solo il rito, con il suo agire simbolico, sa tenere insieme Dio e l\u2019uomo, Cristo e la Chiesa, l\u2019eterno e il tempo, la memoria e l\u2019oblio, &#8220;ci\u00f2 che non muore e ci\u00f2 che pu\u00f2 morire&#8221; (Dante).<\/span><\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Il compito della Iniziazione, dopo quello della Riforma e grazie ad esso<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Anche da questo punto di vista, la acquisizione della \u201cliturgia nella dinamica della storia della salvezza\u201d deve essere in grado di non essere subordinata ad un concetto di storia troppo lineare, ma deve far spazio ad una lettura\u201d multidimensionale\u201d della storia, nella quale esperienza ed espressione si intrecciano in modo strutturale. Mi spiego meglio: la liturgia \u00e8 momento \u201csimbolico-rituale\u201d poich\u00e9 assume la storia, ma la ristruttura nella dinamica di parola e di sacramento. L\u2019espressione scritturistica e sacramentale diventa vita. In questo modo non solo essa deve maturare la coscienza della propria peculiarit\u00e0, ma deve anche suggerire stili ecclesiali sorprendentemente nuovi. Questo deve e pu\u00f2 farlo soltanto \u201ca suo modo\u201d, ossia secondo un primato del \u201ctatto\u201d, del \u201cgusto\u201d, della \u201csensibilit\u00e0\u201d sull\u2019intelletto. Alla storia della salvezza si accede, nella liturgia, mediante il \u201cfare\u201d prima che mediante lo spiegare. La norma decisiva \u00e8 espressa da SC 48 quando dice \u201cper ritus et preces id bene intelligentes\u201d. \u00c8 la \u201crituum forma\u201d (forma rituale) a mediare la comprensione del mistero eucaristico. Ad esso si accede per la mediazione di riti e di preghiere. E questo riguarda \u201ctutti\u201d, non solo perch\u00e9 titolari di diritti e doveri, ma perch\u00e9 destinatari, tutti insieme, in comunione, del dono della salvezza per Cristo nello Spirito Santo.<\/span><\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Alcune provocazioni pastorali <\/strong><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Assumendo questo particolare orizzonte della \u201cstoria della salvezza\u201d come criterio di comprensione della liturgia cristiana, \u00e8 inevitabile che ci\u00f2 comporti un profondo ripensamento della soggettivit\u00e0 del cristiano. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Ci\u00f2 riguarda in effetti la nostra quotidianit\u00e0 rituale, per come sappiamo o non sappiamo viverla, affidando o meno ai riti una mediazione essenziale. Consideriamo una serie di \u201ccasi esemplari\u201d:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">a) <em>La veste bianca nel cassetto<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il primo punto ha un titolo molto ambiguo: \u201cla veste bianca nel cassetto\u201d: che cosa vorr\u00e0 dire? \u00c8 autobiografia mia personale, anzi di mia figlia. Quando \u00e8 nata mia figlia Margherita, primogenita, a giugno, abbiamo deciso che sarebbe stata battezzata a settembre. A me capita di girare l\u2019Italia per conferenze e di fare lezioni anche in monasteri di clausura. Cos\u00ec due monasteri di clausura, avendo saputo che avevo avuto una figlia che ancora doveva essere battezzata, mi hanno spedito in dono la veste bianca per il battesimo. Gi\u00e0 la cosa era imbarazzante, perch\u00e9 una sola poteva essere usata, ma due erano i monasteri che ci avevano pensato. La cosa curiosa, tuttavia, \u00e8 che di due vesti bianche ricevute, nessuna delle due passava per la testa della bambina! E vi posso assicurare che mia figlia era ed \u00e8 tuttora normale, non ha una testa fuori norma. Allora alla veste abbiamo fatto un taglio, per fargliela indossare \u2013 ma questo era il segnale che la veste bianca non \u00e8 fatta per essere vestita, ma per essere appoggiata! Ma non basta, perch\u00e9 la cosa non finisce qui. Parlando con alcuni parroci della mia citt\u00e0, scopro con imbarazzo che le vesti bianche sono normalmente riposte nel cassetto della sagrestia, per cui arriva il bambino, non ha la veste bianca, gli si appoggia sul corpo quella della sagrestia, si dice la formula di rito, si recupera la veste e la si rimette nel cassetto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Tutte queste pratiche dicono che il rito della veste bianca ci appare come un rito senza senso: sta scritto che bisogna farlo e lo facciamo, ma non abbiamo nessuna capacit\u00e0 di capire che essere rivestiti formalmente di una veste bianca \u00e8 uno dei linguaggi pi\u00f9 antichi per dire \u201cessere rivestiti di Cristo\u201d, rivestirsi di Cristo, cambiare abito non solo nel senso dell\u2019abito, ma come abiti, abitudini, virt\u00f9, orientamenti, opzioni. \u00c8 ovvio, un neonato \u00e8 un neonato, ma quando sentiamo l\u2019espressione \u201cdomenica <em>in albis (depositis)<\/em>\u201d, vuol dire che quelli che erano vestiti di bianco per una settimana, smettevano la veste bianca; \u00e8 chiaro che questo \u00e8 un altro mondo ma, sia pure in modo simbolico, della potenza del vestito lasciamo che oggi parlino Valentino o Ferr\u00e9, ma nella Chiesa preferiamo metterle nel cassetto. Anche il grande linguaggio del vestire, dell\u2019indossare, fa parte del rito del battesimo, ma noi facciamo di tutto per non accorgercene.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">b)<em> Contenuti teologici \u201csenza senso\u201d<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Quanto abbiamo detto fin qui della veste bianca indica che siamo tutti abituati a \u201ccontenuti teologici senza senso\u201d. Molto spesso noi fraintendiamo gravemente questa espressione. In una lezione di catechesi si pu\u00f2 dire \u201cqui parliamo di liturgia per capire il significato, il senso, non il rito come tale\u201d. \u00c8 giusto! Noi siamo abituati per\u00f2 ad avere concetti teologici senza senso, ossia che non poggiano su esperienze sensoriali: noi diciamo di esserci rivestiti di Cristo, ma poi pretendiamo che il vestire non c\u2019entri; siamo stati unti dallo Spirito, ma teniamo l\u2019olio a distanza; siamo nutriti da Cristo, ma non mangiamo. No, il vestire ha a che fare anzitutto con il tatto: ti \u201csenti addosso\u201d la cosa, e, proprio per questo sentire, ti riconosci stabilmente in un certo modo. Questo, per l\u2019uomo, pur non essendo mai un assoluto, non \u00e8 mai del tutto superabile. Per questo i grandi riti di iniziazione hanno tutti a che fare con il tatto. Anche san Tommaso diceva che tipico dell\u2019uomo \u00e8 di avere non solo la ragione, ma <em>anche le mani<\/em>; tipico dell\u2019uomo \u00e8 essere quell\u2019animale che ha la <em>ragione<\/em> e le <em>mani<\/em>. E le mani sono gli organi del tatto: le nostre liturgie devono ricominciare dal tatto. Sono \u201cluoghi\u201d di con-<em>tatto<\/em> tra Cristo e la Chiesa e la prima cosa (non l\u2019ultima!) di cui occuparsi \u00e8 proprio il tatto: noi spesso pensiamo al contrario: \u201cci abbiamo messo tutti i concetti, ci abbiamo messo tutte le preghiere \u2013 quelle giuste \u2013, le rubriche sono tutte a posto, e poi cerchiamo un po\u2019 di guardarci in faccia\u201d. Perch\u00e9 tutto poi si pu\u00f2 fare guardando soltanto sul libro, non alzando mai gli occhi dal testo. Il tatto\/contatto sta all\u2019inizio e educa originariamente, non \u00e8 mai un accessorio, che lo si voglia o no.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">c) <em>La penitenza senza penitenza<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Se la prima cosa \u00e8 istituire il contatto, molti sacramenti sono vittime delle nostre astrazioni ad oltranza; <em>senza senso<\/em> non vuol dire che non ha significato, ma che non parte dai sensi, da un impatto umano significativo, per cui, ad es., la penitenza senza spazio-tempo \u00e8 la negazione della tradizione penitenziale. La tradizione penitenziale della Chiesa non \u00e8 fatta di atti istantanei, ma \u00e8 fatta di lunghi percorsi di cambiamento: un solo sacramento, la confessione, mette in moto per settimane, per mesi, per anni. Uno solo! Ora noi abbiamo il sacramento della penitenza, ma spesso, nel nostro sacramento della penitenza, la penitenza non c\u2019\u00e8 pi\u00f9; \u00e8 talmente stilizzata, contratta, ridotta in pillole, che non riusciamo pi\u00f9 a prenderla sul serio, mentre \u00e8 il \u201ccaso serio\u201d del sacramento che, certo, ha l\u2019elemento decisivo nel perdono di Dio, ma il perdono di Dio \u00e8 in comune col battesimo, con la cresima, con l\u2019Eucaristia\u2026 anche quelli sono luoghi di perdono, anzi sono i luoghi naturali e primari della liturgia del perdono. Nel sacramento della penitenza il perdono ti \u00e8 donato nuovamente, ma la Chiesa ti accompagna perch\u00e9 tu possa rispondere, e questo si presenta come parola da dire in confessione, come dolore da provare nel cuore (contrizione), come opere da fare nel proprio corpo (penitenza). Nel fare penitenza noi dobbiamo fare i conti con i nostri sensi, che sono diversi, e ognuno li ha diversi; per questo non ci sono penitenze preconfezionate, anche se in realt\u00e0 sono le uniche rimaste. Non dovrebbero essere mai cos\u00ec: ogni penitenza deve essere stabilita rispetto ad un soggetto penitente particolare. Solo questo ha senso, perch\u00e9 rispetta i sensi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">d) <em>Contatto o contagio?<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019ultimo degli esempi \u00e8 che questo contatto di cui ho parlato, il fatto che si cominci dal tatto, forse nella nostra Tradizione cattolica non \u00e8 mai cos\u00ec imbarazzato e involuto come quando parliamo della cosiddetta \u201ccomunione sotto le due specie\u201d, perch\u00e9 non si capisce bene se nella comunione sotto le due specie la cosa fondamentale sia di <em>cercare il contatto o di evitare il contagio<\/em>. Le nostre pratiche non accettano che la comunione \u201csotto le due specie\u201d sia un unico pane dato per tutti e un unico calice condiviso da tutti, perch\u00e9 la logica \u201csensata\u201d \u00e8 che con la frazione del pane, un unico pane, nei suoi frammenti, permetta ai frammenti che noi siamo di essere un solo corpo. La Tradizione ha trattato tutto questo con un progressivo primato del significato concettuale sui sensi che lo sperimentavano: le particole le chiamiamo giustamente <em>particole<\/em>, ma per la forma che hanno sono dei piccoli interi, tondi, compiuti, perfettamente lisci. Questa \u00e8 una cosa curiosa: noi usiamo \u201cparticole\u201d che per\u00f2 sono degli <em>interi<\/em>; si potrebbe dire che nella forma della particola noi abbiamo scritto la storia della nostra spiritualit\u00e0 eucaristica secondo cui ognuno, in qualche modo, ha in pienezza il rapporto con Cristo, mentre nel rapporto con Cristo che tu hai in pienezza si mostra \u2013 sensibiliter \u2013 la ferita del rapporto con il fratello. La pienezza del corpo di Cristo \u00e8 il rapporto che ho con lui, ma mediato dal rapporto con gli altri, l\u2019unico pane si \u201ccompie\u201d passando non per la <em>rotaia<\/em> diretta verso Cristo, ma nel cuore di un grande scambio che porta tutti ad essere un solo corpo; e la simbolica del pane e anche quella del calice \u2013 <em>un solo calice<\/em> al quale tutti bevono \u2013 \u00e8 in fondo, in modo ancora pi\u00f9 forte, un\u2019esperienza di familiarit\u00e0 tra \u201cstranieri\u201d non pi\u00f9 estranei l\u2019uno all\u2019altro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019unico calice condiviso \u00e8 il simbolo antropologico e culturale dell\u2019essere in famiglia, ma non nella famiglia naturale, bens\u00ec nella famiglia ecclesiale: la simbolica di base \u00e8 <em>un solo bicchiere per tutti<\/em>. Tutte le tradizioni della Chiesa cattolica sono sostanzialmente basate sulla \u201csola specie\u201d, ma le tradizioni protestanti spesso \u2013 anche se non sempre \u2013 impiegano come calice un bicchierino di plastica, uno per uno: il diritto del calice ai laici \u00e8 ribadito, ma, sia chiaro, si trasforma in un calice per uno. Dal punto di vista teologico, sento gi\u00e0 la obiezione di chi ragionevolmente potrebbe dirmi: \u201cma questi sono solo segni, andiamo al significato\u2026\u201d. Ebbene, il significato del corpo di Cristo \u00e8 mediato anche \u2013 oserei dire anzitutto &#8211; dal modo, dal come: non a caso il Concilio Vaticano II su questo insiste, dicendo \u201crecuperiamo il segno nella sua pienezza\u201d. La dottrina ha \u2013 e deve avere &#8211; gli strumenti per scavalcare tutte queste cose, perch\u00e9 gi\u00e0 al Concilio di Firenze la dottrina dice \u201csotto ognuna delle specie \u00e8 presente tutto il corpo di Cristo\u201d, quindi dottrinalmente possiamo scavalcare i sensi. Ma l\u2019atto di Ges\u00f9, l\u2019atto scandaloso di comunione con i peccatori, \u00e8 proprio quello, in tutta la sua complessa e scandalosa articolazione materiale e sensoriale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Con tutti questi esempi mi pare di aver identificato il punto pi\u00f9 delicato del mio percorso: la liturgia \u00e8 \u201cstoria della salvezza\u201d se riesce a restare fedele alla sua \u201cbenedetta contingenza\u201d. Se accetta che l\u2019invisibile possa farsi visibile, che lo spirituale si mostri nel corporeo, che Dio continui a farsi uomo. Solo cos\u00ec pu\u00f2 trasfigurare la storia e assumerla, orientandola alla sua destinazione di misericordia e di amore, per Cristo nostro Signore.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">* <em>docente di teologia dei sacramenti e filosofia al Pontificio Ateneo Sant Anselmo di Roma e all\u2019Istituto di Liturgia Pastorale Santa Giustina di Padova<\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Grillo *\u00a0 &#8211; Per comprendere bene la visione della liturgia nella dinamica della storia della salvezza occorre proiettarla sullo sfondo della comprensione \u201cclassica\u201d della &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":4488,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[29],"tags":[432,433],"class_list":["post-4484","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli-schede","tag-liturgia","tag-storia-della-salvezza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4484","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4484"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4484\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4490,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4484\/revisions\/4490"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4488"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4484"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4484"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4484"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}