{"id":4464,"date":"2026-08-31T16:46:25","date_gmt":"2026-08-31T14:46:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=4464"},"modified":"2026-08-31T17:01:35","modified_gmt":"2026-08-31T15:01:35","slug":"davvero-magnifica-humanitas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2026\/08\/31\/davvero-magnifica-humanitas\/","title":{"rendered":"Davvero \u00abMagnifica humanitas\u00bb?"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000;\">Ferruccio Ceragioli *<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>&#8211; Magnifica humanitas<\/em> (d\u2019ora in avanti <em>MH <\/em>o con il solo numero di paragrafo tra parentesi): magnifica umanit\u00e0. Sono queste le prime parole e, dunque, il tiolo della prima enciclica di papa Leone XIV. Un titolo niente affatto scontato e, per certi aspetti, sorprendente. Chi di noi, in questo momento storico, direbbe cos\u00ec tranquillamente che l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 davvero magnifica? Le guerre che devastano molti paesi, le disuguaglianze che aumentano, le discriminazioni che non cessano, le violenze che esplodono spesso in modo immotivato, lo sfruttamento sconsiderato della creazione (e l\u2019elenco potrebbe continuare), non incoraggiano certo a una visione positiva dell\u2019umanit\u00e0. Telmo Pievani, noto evoluzionista italiano, ha intitolato significativamente uno dei suoi libri <em>Homo sapiens e altre catastrofi<\/em> (Meltemi, 2018) e qualche volta ci \u00e8 capitato di sentire qualcuno che auspicava la scomparsa della specie umana.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Eppure, nonostante tutto questo, e in modo non certo ingenuo, papa Leone inizia proprio cos\u00ec la sua enciclica: \u00abLa magnifica umanit\u00e0 creata da Dio\u00bb (1). E nel testo, a pi\u00f9 riprese, ritorna la medesima espressione. Infatti, quasi alla sua met\u00e0: \u00abMentre lo sviluppo tecnologico cambia rapidamente linguaggi, relazioni, istituzioni e forme di potere, noi credenti dobbiamo e possiamo scegliere a quale progetto lavorare e con quale stile, per custodire e valorizzare la magnifica umanit\u00e0 che ci \u00e8 data in dono\u00bb (90). E, ancora, \u00abper questo l\u2019umanit\u00e0 \u2013 magnifica e ferita \u2013 non deve essere sostituita n\u00e9 superata: pu\u00f2 accogliere i progressi della tecnica per alleviare le sofferenze e aprire possibilit\u00e0 nuove, purch\u00e9 non rinneghi ci\u00f2 che la rende s\u00e9 stessa, cio\u00e8 la capacit\u00e0 di relazione e di amore\u00bb (126). Infine, a fare inclusione con l\u2019inizio, si ritrova ancora la medesima espressione nell\u2019ultimo numero dell\u2019enciclica: \u00abAffido questo desiderio alla Madre di Cristo, alla donna del Magnificat, perch\u00e9 accompagni i nostri passi nel presente che cambia e custodisca in ciascuno di noi la fiducia nel Vangelo, cos\u00ec che possiamo testimoniare la bellezza di una magnifica umanit\u00e0 abitata da Dio\u00bb (245).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Si tratta dunque di un\u2019affermazione di fede, a nostro avviso assolutamente centrale per interpretare il testo. Perch\u00e9 questa umanit\u00e0 \u00e8 magnifica? Prima di tutto perch\u00e9 \u00e8 stata creata da Dio e Dio, facendo l\u2019uomo a sua immagine e somiglianza, non poteva che fare qualcosa di molto bello e molto buono (cf. Gen 1,31). Ma, ancora di pi\u00f9, l\u2019umanit\u00e0 non pu\u00f2 che essere magnifica perch\u00e9 \u00e8 quella stessa umanit\u00e0 che \u00e8 stata assunta dal Figlio di Dio nella sua incarnazione: \u00abPer questo, come credente tra i credenti, invito a contemplare nel volto del Figlio una magnifica umanit\u00e0 che illumina anche il tempo dell\u2019IA\u00bb (233). Ed \u00e8 proprio l\u2019umanit\u00e0 del Figlio che apre a tutti impensabili orizzonti di vita: \u00abQuesta magnifica umanit\u00e0 in Ges\u00f9 Cristo diventa la via, la verit\u00e0 e la vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza\u00bb (1). E, con parole simili al celebre testo di <em>Gaudium et spes<\/em> 10 (La Chiesa \u00abcrede anche di trovare nel suo signore e maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana\u00bb), papa Leone afferma: \u00abAnche quando le macchine eccellono nell\u2019efficienza, il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato. Questo volto umano \u00e8 la pienezza verso cui cammina la storia. \u00c8 il mistero della ricapitolazione, la certezza che il Padre ha stabilito di ricondurre a Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra (cf. Ef 1,10). In questo disegno, nulla di ci\u00f2 che \u00e8 autenticamente umano andr\u00e0 perduto, ma tutto verr\u00e0 purificato e riunito in colui che raccoglie ogni frammento di vita, ogni lacrima e ogni autentica conquista umana per sottrarle al nulla e consegnarle, redente, al Padre\u00bb (233).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Se Dio stesso ha voluto essere uomo e unire per sempre a s\u00e9 la nostra umanit\u00e0, questo significa che, al di l\u00e0 di tutto, essere uomini pu\u00f2 e deve essere bello, anzi magnifico. E pu\u00f2 e deve esserlo anche nel tempo dell\u2019intelligenza artificiale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Al tema della magnifica umanit\u00e0 si collegano nel testo di papa Leone, intrecciandosi con i temi classici della dottrina sociale della Chiesa, altri temi antropologici di fondamentale importanza: quelli della dignit\u00e0 e del limite, della fragilit\u00e0 e della cura, della libert\u00e0 e della responsabilit\u00e0, del potere e della verit\u00e0.<\/span><\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>La dignit\u00e0 infinita dell\u2019uomo<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Ne prendiamo in considerazione alcuni, a partire da quello della dignit\u00e0. Papa Leone riconosce (cf. <em>M<\/em> 52) che esistono diverse dimensioni della dignit\u00e0 umana: da quella morale (che dipende dalle scelte e dall\u2019agire dell\u2019uomo) alla dignit\u00e0 sociale (legata alle condizioni di vita della persona e al suo riconoscimento nella societ\u00e0) fino alla dignit\u00e0 esistenziale (radicata nel modo in cui la persona percepisce il proprio valore). Ma subito sottolinea che: \u00aboltre a questi significati, per\u00f2, vi \u00e8 un livello pi\u00f9 profondo, il pi\u00f9 importante, che consiste nella dignit\u00e0 ontologica. \u00c8 la dignit\u00e0 che appartiene a ogni essere umano semplicemente per il fatto di esistere, di essere stato voluto, creato e amato da Dio: nessun peccato, nessun fallimento, nessuna umiliazione, nessuna esclusione pu\u00f2 intaccare il valore profondo di una vita umana che Lui ha voluto e chiamato all\u2019essere\u00bb (52).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Nel tempo del dominino del paradigma tecnocratico e del potere digitale, con le possibili derive del transumanesimo e del postumanesimo, si impongono come valori, quasi assoluti, quelli dell\u2019efficienza e della prestazione che riducono la persona umana \u00aba mezzo per ottenere risultati, a risorsa da usare e sfruttare, e non viene pi\u00f9 riconosciuta come fine in s\u00e9, mai strumentalizzabile\u00bb (<em>M<\/em> 51), come se ognuno dovesse guadagnare da s\u00e9 il proprio valore o giustificarlo davanti agli altri sulla base delle proprie capacit\u00e0, realizzazioni, ricchezze, ruoli sociali, performance. Ma questa mentalit\u00e0, che viene ampiamente diffusa e incrementata dalla competizione per il primato tecnologico, militare e politico, \u00e8 esattamente il contrario dello spirito evangelico, e proprio per questo \u00e8 particolarmente insidiosa. A questa deriva il papa oppone la convinzione certa della fede cristiana che \u00abla dignit\u00e0 fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, n\u00e9 ha bisogno di essere dimostrata. [\u2026] Questa dignit\u00e0 di ogni essere umano pu\u00f2 essere detta infinita, come ha fatto san Giovanni Paolo II, per due ragioni: perch\u00e9 \u00e8 infinito l\u2019amore di Dio che lo chiama all\u2019amicizia con lui, e perch\u00e9 \u00e8 assolutamente incondizionata, nel senso che, anche cercando all\u2019infinito, non si trover\u00e0 mai nulla che possa cancellarla o smentirla\u00bb (53).<\/span><\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Il limite e la fragilit\u00e0<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Ma come parlare della dignit\u00e0 infinita dell\u2019uomo di fronte ai suoi evidenti limiti e fragilit\u00e0? \u00c8 questo un altro tema cardine del testo. Come bisogna intendere la finitudine creata dell\u2019uomo inevitabilmente limitata e fragile? Una certa visione che prende spunto dalla tecnica, pur non potendo affatto identificarsi con essa (che \u00e8 in s\u00e9 \u00e8 cosa buona perch\u00e9 capacit\u00e0 donata da Dio all\u2019uomo), vorrebbe superare i limiti della specie umana. Ma: \u00abse l\u2019essere umano \u00e8 trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare, allora diventa pi\u00f9 facile accettare che alcuni vengano considerati meno utili, meno desiderabili, meno degni. In nome del progresso si pu\u00f2 arrivare a immaginare \u201csacrifici necessari\u201d, e a far pagare ai pi\u00f9 fragili il prezzo di una presunta ottimizzazione della specie\u00bb (117).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">In concezioni di questo genere il limite costitutivo dell\u2019umano \u00e8 considerato come qualcosa di negativo che si vorrebbe e dovrebbe eliminare. \u00abTutto ci\u00f2 che appare come \u201climite\u201d \u2013 incapacit\u00e0, malattia, vecchiaia, sofferenza, vulnerabilit\u00e0 \u2013 tende a essere letto anzitutto come difetto da correggere, pi\u00f9 che come luogo in cui l\u2019umano matura e si apre alla relazione. Invece dobbiamo ricordare che l\u2019umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite\u00bb (118). Quest\u2019ultima affermazione appare fondamentale nel contesto dell\u2019enciclica, ma anche decisiva per una corretta e fedele lettura dell\u2019essere umano. Il limite definisce l\u2019uomo e, pertanto, non bisogna n\u00e9 rimuoverlo n\u00e9 sopprimerlo, anzi, al contrario, riconoscere in esso il luogo che apre le porte a ci\u00f2 che vi \u00e8 di pi\u00f9 autentico nella nostra umanit\u00e0: la compassione, la solidariet\u00e0, la generosit\u00e0, la cura, il rispetto, la fraternit\u00e0. Ma in esso si radica anche la nostra relazione con Dio: non siamo all\u2019origine di noi stessi e, nonostante i progressi tecnologici, non siamo in grado di \u00abaggiungere un\u2019ora sola alla nostra vita\u00bb (Mt 6,27). Non siamo autosufficienti, ma, soprattutto, non siamo capaci di rispondere a quella sete di vita e di gioia, di giustizia e di pace, in ultima analisi d\u2019amore infinito che ci abita.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Non bisogna ovviamente confondere il limite con la sofferenza: e se certamente bisogna prendersi cura della sofferenza in tutte le sue forme, bisogna imparare ad accogliere il limite come realt\u00e0 naturale e positiva: essere illimitati snaturerebbe il nostro essere umani e la sua bellezza. \u00abRinunciare a questa avventura, insieme drammatica e splendida, in nome di un presunto superamento di ogni limite potrebbe significare qualsiasi cosa, ma non pi\u00f9 essere umani\u00bb (<em>M<\/em> 120). D\u2019altra parte, l\u2019assunzione del limite umano \u00e8 stata la via scelta dallo stesso Figlio di Dio come afferma papa Leone nello splendido numero 232: \u00abIl Dio vivente scende nella nostra storia per liberarci da ogni schiavit\u00f9, prende su di s\u00e9 la nostra debolezza e la trasforma in luogo di salvezza. Non c\u2019\u00e8 un momento o una condizione dell\u2019umano che non sia degno di Dio. [&#8230;]. Ci\u00f2 che salva l\u2019uomo \u00e8 l\u2019amore divino che scende fino al punto pi\u00f9 fragile della sua storia e la rigenera dal profondo\u00bb (232).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Al limite si connette immediatamente il discorso sulla fragilit\u00e0. Anche questa parola e l\u2019aggettivo corrispondente ritornano molte volte nel testo dell\u2019enciclica. Non siamo solo limitati, ma anche fragili e nessun progresso tecnologico, intelligenza artificiale compresa, potr\u00e0 sottrarci a questa condizione. Anzi, sarebbe cedere alla tentazione ritenere \u00abgiusta e normale una visione antiumana, secondo cui la pienezza della vita consisterebbe nell\u2019avere di pi\u00f9, nel ridurre la fragilit\u00e0, eliminare l\u2019imprevisto, controllare ogni cosa\u00bb (112). La nostra fragilit\u00e0 ci ricorda che non possiamo salvarci da soli e che la salvezza \u00e8 sempre e solo dono di Dio: \u00abCi\u00f2 che salva l\u2019umano non \u00e8 l\u2019autosufficienza potenziata, ma una relazione che libera, una comunione che trasforma\u00bb (128).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019autentico \u00abpi\u00f9 che umano\u00bb \u00abnon deriva da una divinizzazione tecnologica, ma da quella operata dalla grazia di Dio ricevuta in Cristo\u00bb (126). E, al riguardo, papa Leone cita il n. 8 di <em>Evangelii gaudium<\/em> di papa Francesco: \u00abGiungiamo ad essere pienamente umani quando siamo pi\u00f9 che umani, quando permettiamo a Dio di condurci al di l\u00e0 di noi stessi perch\u00e9 raggiungiamo il nostro essere pi\u00f9 vero\u00bb (128).<\/span><\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>La necessit\u00e0 della cura<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La fragilit\u00e0 dell\u2019umano \u00e8 una fragilit\u00e0 che ha bisogno della cura. E la cura diventa il criterio di misura della qualit\u00e0 di una civilt\u00e0, perch\u00e9 tale qualit\u00e0 \u00absi misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacit\u00e0 di riconoscere l\u2019altro come volto e non come funzione. La capacit\u00e0 di saperci prendere cura gli uni degli altri \u00e8 una dimensione importante del nostro essere umani\u00bb (114). E sono molto semplici e belli gli esempi che papa Leone ci offre: \u00ableggere le fiabe a un bambino, fare compagnia a una persona anziana, rendere accogliente uno spazio\u00bb (114), ma anche \u00abla tavola condivisa, la comunit\u00e0 cristiana che si raduna, la visita a chi \u00e8 solo, il servizio ai poveri\u00bb (239). Senza questi gesti di cura, nessuna civilt\u00e0 tecnologica potr\u00e0 mai essere la \u00abcivilt\u00e0 dell\u2019amore\u00bb auspicata da Paolo VI e ripresa con vigore da Leone XIV. Da qui l\u2019accorato appello del papa: \u00abCuriamo le relazioni! In un\u2019epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone. La cultura digitale moltiplica le connessioni e offre nuove possibilit\u00e0 di incontro; tuttavia, il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimit\u00e0\u00bb (239).<\/span><\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>La libert\u00e0: nessuno \u00e8 senza responsabilit\u00e0<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Ma se la cura \u00e8 decisiva per \u00abcustodire l\u2019umano\u00bb (112) e per \u00abrestare profondamente umani\u00bb (15), tutto questo \u00e8 affidato alla libert\u00e0 e alla responsabilit\u00e0 dell\u2019uomo, di ogni uomo. Perch\u00e9 \u00abnessuno \u00e8 senza responsabilit\u00e0. Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e l\u00ec \u2013 non altrove \u2013 \u00e8 chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza (anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio), oppure custodire la logica della pace (con verit\u00e0, sobriet\u00e0, prossimit\u00e0, cura)\u00bb (212). Certo il papa \u00e8 consapevole che le possibilit\u00e0 di incidere sulla realt\u00e0 per trasformarla nella direzione del bene non sono uguali per tutti, ma questo non deve comportare una rinuncia al proprio compito, per quanto piccolo possa essere: infatti, \u00abla civilt\u00e0 dell\u2019amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedelt\u00e0 piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione\u00bb (213).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il papa propone diverse piste d\u2019azione che offre in primo luogo ai potenti della terra, ma che, in qualche modo, possono riguardare tutti, anche i pi\u00f9 piccoli tra noi: disarmare le parole, costruire la pace nella giustizia, assumere lo sguardo delle vittime, coltivare un sano realismo, rilanciare il dialogo, la diplomazia e il multilateralismo, pregare e sperare (cf. 214-228). E, nello stesso tempo, richiama la decisivit\u00e0 di \u00abci\u00f2 che chiamiamo <em>accountability<\/em>: la possibilit\u00e0 di identificare chi deve \u201crendere conto\u201d delle decisioni, motivarle, controllarle e, quando necessario, contestarle e rimediare ai danni che ne derivano\u00bb (105).<\/span><\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Il potere e la verit\u00e0<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019uomo non \u00e8 solo limite e fragilit\u00e0, libert\u00e0 e responsabilit\u00e0, l\u2019uomo \u00e8 anche potere. Un potere che gli \u00e8 stato affidato da Dio stesso: il potere di \u00abdare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignit\u00e0 di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternit\u00e0 resa possibile\u00bb (1). La concretezza della storia di ogni uomo e di tutta l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 il luogo \u00abin cui il Vangelo interpella e accompagna l\u2019esperienza umana\u00bb (2), nella certezza che, grazie all\u2019azione dello Spirito Santo, \u00abogni autentico sforzo umano di cooperare con lui per il bene sar\u00e0 benedetto dal Padre celeste, nel quale riponiamo la nostra speranza\u00bb (2).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">E, tuttavia, \u00absu ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e pi\u00f9 ingiusto\u00bb (1). Rischio che la nostra epoca manifesta in modo evidente, favorendo, a tutti i livelli, una pericolosissima semplificazione delle relazioni: \u00absemplificazione in schemi \u2013 \u201cprima io\u201d, \u201camico-nemico\u201d, \u201cnoi-voi\u201d \u2013\u00bb che minano la possibilit\u00e0 della comunione e della pace. Anzi, a livello dei rapporti tra le nazioni, \u00abla forza del diritto internazionale viene cos\u00ec sostituita dal preteso \u201cdiritto del pi\u00f9 forte\u201d, e i suoi strumenti \u2013 dai tribunali competenti sui crimini di guerra alle corti chiamate a dirimere le controversie tra stati \u2013 vengono spesso aggirati o indeboliti, con conseguenze devastanti sulla cultura politica e sulla convivenza\u00bb (202).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Ma un\u2019altra insidia di un potere che vuole diventare dominio caratterizza la nostra epoca tecnocratica. Le risorse tecniche ed economiche del digitale e, in particolare, dell\u2019intelligenza artificiale, possono infatti condurre a un \u00abpuro potere privo di verit\u00e0, che impone sottilmente o apertamente ci\u00f2 che vuole che gli altri considerino vero\u00bb (133). Il potere per il potere, separato dalla ricerca della verit\u00e0 e anzi disponibile a manipolarla in tutti i modi con le possibilit\u00e0 offerte dalla tecnica, mette a rischio la democrazia fino a condurla a scivolare verso il totalitarismo. E il disinteresse verso la verit\u00e0 e verso una verit\u00e0 universale colpisce e ferisce la stessa dignit\u00e0 dell\u2019uomo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Si tratta di riconoscere il potere immenso che ha oggi la comunicazione, potere di modificare l\u2019immaginario collettivo e proporre false visioni della realt\u00e0. Come purtroppo \u2013 riconosce con molta sincerit\u00e0 papa Leone \u2013 \u00e8 spesso avvenuto anche nella Chiesa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">\u00abAbbiamo assistito con vergogna alla faticosa scoperta di verit\u00e0 dolorose anche su membri della Chiesa e su realt\u00e0 ecclesiali. In particolare, alcuni giornalisti appassionati della verit\u00e0 hanno avuto un ruolo fondamentale nel portare alla luce ingiustizie e abusi. [\u2026] Tuttavia, la vigilanza e la trasparenza sono anzitutto una grave responsabilit\u00e0 della Chiesa stessa e non dobbiamo attendere che altri ci costringano ad affrontare verit\u00e0 scomode su noi stessi\u00bb (138).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il potere, e in particolare il potere della comunicazione, invece, \u00e8 \u00abun potere che chiede di essere continuamente illuminato dalla ricerca della verit\u00e0 e dal rispetto della dignit\u00e0 umana\u00bb (136).<\/span><\/p>\n<ol start=\"7\">\n<li><span style=\"color: #000000;\"><strong>Conclusione<\/strong><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La nostra umanit\u00e0, magnifica e ferita, e il nostro tempo, anch\u2019esso magnifico e ferito, ci mettono davanti a \u00abuna scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la citt\u00e0 dove Dio e l\u2019umanit\u00e0 abitano insieme\u00bb (1), perch\u00e9 l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 veramente magnifica e manifesta tutta la sua bellezza solo quando \u00e8 \u00ababitata da Dio\u00bb (245).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Compito dei cristiani \u00e8 assumersi la responsabilit\u00e0 di testimoniare, anche solo in piccoli gesti e parole, questa bellezza facendo argine alla disumanizzazione imperante. E a questo compito nessuno si deve sottrarre nell\u2019umile, ma serena consapevolezza espressa da una suggestiva citazione che papa Leone fa del <em>Signore degli anelli<\/em> di J.R.R. Tolkien: \u00abNon tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito \u00e8 di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare\u00bb (213).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">A questa citazione, potremmo affiancarne un\u2019altra, altrettanto suggestiva, vale a dire alcuni versi tratti da <em>I cori della Rocca<\/em> di T.S. Eliot:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">In luoghi abbandonati \/ noi costruiremo con mattoni nuovi \/ vi sono <a style=\"color: #000000;\" href=\"https:\/\/www.frasicelebri.it\/argomento\/mani\/\">mani<\/a> e <a style=\"color: #000000;\" href=\"https:\/\/www.frasicelebri.it\/argomento\/tecnologia\/\">macchine<\/a> \/ e argilla per nuovi mattoni \/ e calce per nuova calcina \/ dove i mattoni sono caduti \/ costruiremo con pietra nuova \/ dove le travi sono marcite \/ costruiremo con nuovo <a style=\"color: #000000;\" href=\"https:\/\/www.frasicelebri.it\/argomento\/legno\/\">legname<\/a> \/ dove le <a style=\"color: #000000;\" href=\"https:\/\/www.frasicelebri.it\/argomento\/parole\/\">parole<\/a> non sono pronunciate \/ costruiremo con nuovo linguaggio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>* presbitero della diocesi di Torino, direttore della sezione di Torino della Facolt\u00e0 teologica dell\u2019Italia settentrionale, dove insegna teologia fondamentale e filosofia della natura e della scienza<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>Tratto da Orientamenti pastorali n. 7-8 (2026). EDB. Tutti i diritti riservati<\/em><\/span><\/p>\n<p><em>L&#8217;immagine \u00e8 tratta dalla copertina dell&#8217;album &#8220;La Torre di Babele&#8221; di Edoardo Bennato, pubblico dalla Ricordi nel 1976.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ferruccio Ceragioli * &#8211; Magnifica humanitas (d\u2019ora in avanti MH o con il solo numero di paragrafo tra parentesi): magnifica umanit\u00e0. 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