{"id":4313,"date":"2026-05-30T21:49:11","date_gmt":"2026-05-30T19:49:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=4313"},"modified":"2026-06-01T11:01:30","modified_gmt":"2026-06-01T09:01:30","slug":"compleanno-autonomia-siciliana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2026\/05\/30\/compleanno-autonomia-siciliana\/","title":{"rendered":"Il compleanno senza candeline dell\u2019Autonomia siciliana"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000;\"><em>Giuseppe Savagnone *<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">&#8211; Il 15 maggio scorso ha compiuto ottant\u2019anni la Regione Siciliana. Pochi se ne sono accorti, nessuno l\u2019ha festeggiata. Il giudizio drasticamente negativo sull\u2019Autonomia regionale siciliana costituisce, in un panorama politico in cui \u00e8 difficile trovare due posizioni convergenti, un rarissimo caso di piena unanimit\u00e0. Il sostantivo pi\u00f9 usato, nelle riflessioni in proposito, \u00e8 \u00abfallimento\u00bb. Ma, prima di chiedercene le ragioni, \u00e8 forse opportuno fornire qualche notizia su un argomento di cui gli stessi siciliani sanno poco e gli altri italiani ancora meno.<\/span><\/p>\n<div class=\"container article-body\">\n<div class=\"row justify-content-md-center\">\n<div class=\"col-lg-8 main-content\">\n<div class=\"post-content entry-content\">\n<p><span style=\"color: #000000;\">Pochi, per esempio, ricordano che quello della Sicilia \u00e8 l\u2019unico Statuto che precede la nascita della Repubblica e la Costituzione (anche se fu poi da essa confermato nell\u2019art. 116). Fu promulgato il 15 maggio 1946, quando ancora c\u2019era la monarchia, da re Umberto II di Savoia tramite un regio decreto, pochi giorni prima del referendum del 2 giugno che segn\u00f2 l\u2019avvento del regime repubblicano e delle votazioni che, lo stesso giorno, elessero l\u2019Assemblea costituente (notiamo di passaggio che in Sicilia la monarchia ebbe la schiacciante maggioranza del 64,7% dei voti, in linea del resto con la tendenza del Meridione).Le motivazioni storiche di questa precedenza, rispetto alle altre regioni a statuto speciale, nonch\u00e9 a tutte quelle ordinarie che, molto pi\u00f9 tardi, sono state istituite, risalgono alle spinte autonomistiche operanti in Sicilia gi\u00e0 a partire dall\u2019Ottocento ed esplose, dopo lo sbarco nell\u2019Isola degli Alleati, nel luglio del 1943. A rappresentarle fu il Movimento per l\u2019indipendenza della Sicilia (Mis), che chiedeva la separazione della Sicilia dall\u2019Italia (per un momento aleggi\u00f2 perfino l\u2019ipotesi di un suo ingresso negli Stati Uniti) e che diede vita anche a un\u2019organizzazione paramilitare, l\u2019<a style=\"color: #000000;\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Esercito_volontario_per_l'indipendenza_della_Sicilia\">Esercito Volontario per l\u2019Indipendenza della Sicilia<\/a> (Evis), di cui entr\u00f2 a far parte anche il famoso bandito Salvatore Giuliano, le cui clamorose gesta criminali, compiute sotto l\u2019etichetta dell\u2019Evis, riempirono le cronache.Si comprende come, per cercare di spegnere questo incendio, sia stato ritenuto necessario concedere alla Sicilia un\u2019autonomia amplissima, che effettivamente svuotava di forza la spinta separatista, pur mantenendo l\u2019Isola nel contesto dello Stato italiano. Lo Statuto, infatti, configura un regime che, secondo molti, faceva della Sicilia uno Stato nello Stato. Simbolico il fatto che l\u2019organo legislativo assumesse il nome di Assemblea Regionale (ARS), ai cui membri veniva riconosciuto il titolo e il trattamento economico dei deputati del Parlamento nazionale, mentre in tutte le altre regioni, a statuto speciale come a statuto ordinario, si parla di Consigli Regionali e i membri che ne fanno parte si chiamano consiglieri. L\u2019Assemblea regionale siciliana aveva potest\u00e0 esclusiva (cio\u00e8 poteva legiferare come uno Stato sovrano, con il solo limite di rispettare le norme di rango costituzionale) in materie come beni culturali, agricoltura, ambiente, pesca, enti locali, territorio, turismo, polizia forestale. Su altre, di carattere prevalentemente sociale o di maggiore interesse pubblico (sanit\u00e0, lavoro, banche, ad esempio), aveva potest\u00e0 concorrente, dovendo rispettare anche i principi generali dell\u2019ordinamento italiano. Sulle restanti ancora (le pochissime materie riservate allo Stato come le leggi di rango costituzionale, la difesa, i trattati internazionali, l\u2019ordinamento civile, penale e processuale), soltanto potere di iniziativa, potendo comunque formulare delle \u201cleggi-voto\u201d che tuttavia poi sarebbero dovute essere sottoposte al Parlamento italiano.<\/span><\/p>\n<p class=\"wp-block-heading\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Dopo ottant\u2019anni\u2026<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Si trattava di poteri molto ampi \u2013 anche se in seguito in parte ridimensionati \u2013 che per\u00f2 da soli non potevano garantire il loro corretto uso. E gi\u00e0 al momento del varo dello Statuto don Luigi Sturzo metteva in guardia chi fideisticamente immaginava che l\u2019Autonomia, da sola, fosse sufficiente per far \u201ccompiere il prodigio di salvare l\u2019avvenire della Sicilia\u201d; il futuro per Sturzo stava, invece, tutto nella qualit\u00e0 e nella responsabilit\u00e0 delle classi dirigenti che la Sicilia si sarebbe data.Che questa condizione non si sia realizzata lo dimostra, con dolorosa evidenza, la situazione in cui la Sicilia si trova dopo ottant\u2019anni di governo autonomo. Un dato emblematico \u00e8 la fuga dei giovani pi\u00f9 qualificati. Ogni anno, secondo il rapporto Censis, 40.000 studenti \u2013 futuri laureati \u2013 scelgono di andare a studiare in atenei del Centro-Nord. E non con la prospettiva di tornare, finiti gli studi, ma proprio perch\u00e9 attratti da opportunit\u00e0 di inserimento nel mercato del lavoro, dopo la laurea, che in Sicilia non potrebbero mai avere.Un disastro umano, che evidentemente impoverisce, anno dopo anno, il patrimonio umano dell\u2019Isola, privandolo degli elementi pi\u00f9 giovani e intraprendenti. Ma anche un disastro finanziario, che \u00e8 stato calcolato in 4,1 miliardi: il valore dei cervelli che ogni anno il Sud forma\u2026e il Nord accoglie, valorizzandoli e impiegandoli nel suo processo di sviluppo.E poi ci sono quelli che partono dopo la laurea. Negli ultimi dieci anni oltre 56.000 laureati siciliani hanno abbandonato l\u2019Isola. Una diaspora silenziosa, fatta di talenti che non trovano lavoro adeguato o stipendi dignitosi. Restano gli altri. In Sicilia solo 2 giovani su 10 sotto i 40 anni sono laureati. Al Centro-Nord sono il doppio. \u00c8 la cartina di tornasole di una storia in cui la classe politica \u00e8 stata incapace di utilizzare le ampie possibilit\u00e0 createsi con l\u2019Autonomia per promuovere lo sviluppo. Non sono mancati i soldi, che sono affluiti, soprattutto in passato, abbondanti. Ma sono stati in gran parte sprecati da una logica clientelare che a pioggia li ha distribuiti agli \u201camici\u201d, invece di impiegarli per produrre effettiva ricchezza. Oppure \u2013 in particolare i fondi europei \u2013 sono stati persi per l\u2019incapacit\u00e0 di elaborare i relativi progetti o anche semplicemente di spenderli nei termini tassativamente previsti. In compenso, la macchina dell\u2019Autonomia ha finanziato se stessa attraverso la moltiplicazione dei \u201cposti\u201d. Anche qui un caso emblematico pu\u00f2 servire. In Lombardia i lavoratori forestali sono 350. In Veneto 277. In Canada, che ha un\u2019estensione di foreste di oltre 400mila km quadrati, il corpo forestale conta 4.200 ranger. In Sicilia \u2013 dove appena l\u20198% del territorio \u00e8 effettivamente boscato, contro una media nazionale del 38% \u2013 sono circa 20.000, compresi quelli stagionali (trimestrali o semestrali).Alla base, una classe politica inadeguata e autoreferenziale, dedita alle lotte interne per il potere e al mantenimento dei propri privilegi piuttosto che alla soluzione dei problemi dell\u2019Isola.\u00a0 Un episodio che ha suscitato forti polemiche \u00e8 stato, nel febbraio del 2023, il voto con cui i 70 deputati regionali si sono aumentati lo stipendio di 890 euro mensili, passando da una retribuzione di 11.000 euro al mese a una di 12.000, malgrado le pressioni in senso contrario da parte delle segreterie nazionali, prime fra tutte quelle di FdI e di Fi, che nell\u2019Assemblea regionale hanno la maggioranza.Per non parlare della presenza pervasiva della mafia nella vita politica siciliana, come del resto in tutto il tessuto sociale ed economico dell\u2019Isola. Una presenza emblematicamente rappresentata da figure emergenti, come quelle di Salvo Lima o di Marcello Dell\u2019Utri \u2013 mediatori tra Cosa Nostra e i poteri romani \u2013 e confermata dalla condanna di Tot\u00f2 Cuffaro, presidente della Regione siciliana dal luglio 2001 al gennaio 2008, per favoreggiamento verso Cosa Nostra. Ben lungi dall\u2019eliminare il fenomeno mafioso, l\u2019Autonomia \u00e8 convissuta con esso. Come del resto hanno denunciato, anche recentemente, i vertici della magistratura siciliana, che hanno messo in guardia dall\u2019illusione che, dopo i duri colpi inflitti a Cosa Nostra, l\u2019organizzazione mafiosa abbia cessato di essere un pericolo. Al contrario, \u00e8 stato segnalato dai giudici, essa si \u00e8 dimostrata capace di reinventarsi e di trovare nuovi spazi di azione, sfruttando le occasioni offerte da fondi del PNRR e infiltrandosi ancora pi\u00f9 profondamente nei gangli vitali del tessuto economico e politico della Sicilia.<\/span><\/p>\n<p class=\"wp-block-heading\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Tornare alla partecipazione politica<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Davanti a questo quadro, non c\u2019\u00e8 da stupirsi che si sia posta la domanda se l\u2019Autonomia non sia stata per la Sicilia una disgrazia, piuttosto che un\u2019opportunit\u00e0, e se non sia auspicabile la sua fine. Situazione paradossale, in un momento in cui alcune regioni del Nord spingono per ottenere maggiore autonomia, nella fiducia che essa consentirebbe loro di accelerare ancora la loro crescita.Non \u00e8 andata, per\u00f2, sempre cos\u00ec. Ci sono stati alcuni momenti in cui la classe politica ha saputo gestire l\u2019Autonomia in funzione di una reale crescita sociale ed economica. Si pensi alla votazione del 21 novembre 1950, con cui l\u2019Assemblea regionale \u2013 dopo settimane di tensioni, emendamenti, opposizioni e speranze \u2013 approv\u00f2 la legge di riforma agraria, aprendo la strada al passaggio di migliaia di ettari dalle mani dei latifondisti a quelle dei contadini. Un provvedimento che, malgrado alcuni gravi limiti, andava nel senso della giustizia e della crescita economica e civile. Cos\u00ec pure, tra le manifestazioni positive della creativit\u00e0 consentita dall\u2019Autonomia, va ricordato che la Sicilia \u00e8 stata la prima a introdurre, con una legge regionale del 1993, l\u2019elezione diretta dei sindaci. E non sono mancate figure coraggiose di uomini politici siciliani, come Piersanti Mattarella, eletto presidente della Regione nel febbraio del 1978, che ha dato un chiaro impulso alla lotta contro la corruzione e la mafia, pagando con la vita nel tragico attentato del 6 gennaio 1980.Questi esempi virtuosi \u2013 e ce ne sono altri \u2013 dimostrano che il problema non \u00e8 l\u2019Autonomia, ma l\u2019inadeguatezza di una classe politica che in troppi casi non ha avuto la capacit\u00e0 e l\u2019onest\u00e0 per gestirla correttamente. E, forse, andando ancora pi\u00f9 alla radice, la responsabilit\u00e0 \u00e8 di una societ\u00e0 civile che non ha saputo impegnarsi nella vita pubblica, esprimendo le proprie migliori energie nella partecipazione alla gestione del bene comune, invece di limitarsi a curare quello privato. Alla Sicilia \u2013 come del resto, forse, a tutta l\u2019Italia \u2013 serve un ritorno delle persone alla politica. Nel caso dell\u2019Isola, \u00e8 in gioco il senso dell\u2019Autonomia, la possibilit\u00e0 che essa, da alibi per il mantenimento del degrado e dell\u2019ingiustizia, svolga la sua vera funzione di stimolo alla crescita civile ed economica. Allora forse, in qualche suo prossimo compleanno, potremo aver voglia di accendere le candeline della torta.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>* responsabile del sito &#8220;Tuttavia&#8221; dell\u2019Ufficio per la Pastorale della cultura dell\u2019Arcidiocesi di Palermo<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">www.tuttavia.eu\/il-compleanno-senza-candeline-dellautonomia-siciliana\/<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Savagnone * &#8211; Il 15 maggio scorso ha compiuto ottant\u2019anni la Regione Siciliana. Pochi se ne sono accorti, nessuno l\u2019ha festeggiata. 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