{"id":4103,"date":"2025-12-30T12:48:02","date_gmt":"2025-12-30T11:48:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=4103"},"modified":"2025-12-30T14:39:18","modified_gmt":"2025-12-30T13:39:18","slug":"il-conflitto-personale-e-sociale-nellepoca-dei-legami-liquidi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2025\/12\/30\/il-conflitto-personale-e-sociale-nellepoca-dei-legami-liquidi\/","title":{"rendered":"Il conflitto personale e sociale nell\u2019epoca dei legami liquidi"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000;\"><em>Elena Marta *\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">&#8211; Il conflitto \u00e8 un\u2019esperienza ineliminabile nella vita individuale e sociale. Nessuno pu\u00f2 dire di non aver mai incontrato il conflitto: esso entra in tutti gli ambiti dell\u2019avventura umana. Fino alla met\u00e0 del secolo scorso, il conflitto veniva connotato in maniera negativa e lo sforzo profuso da numerosi studiosi e operatori era indirizzato all\u2019eliminazione del conflitto e alla costruzione di contesti caratterizzati dalla presenza di consenso e armonia. Nell\u2019universo armonico desiderato, i legami sociali e i luoghi in cui essi venivano costruiti, dovevano essere tessuti all\u2019insegna dell\u2019equilibrio e dell\u2019accordo: il conflitto era sempre considerato come un costrutto individuale, esito di uno squilibrio, segno di un\u2019anomalia o, peggio ancora, di una patologia e pertanto da reprimere o da allontanare. In questo modo i conflitti intrapersonali, interpersonali, inter-gruppali non venivano affrontati e gestiti, ma valutati negativamente \u2013 e cos\u00ec venivano valutati anche coloro che in qualche modo li sollevavano \u2013 nascosti \u00absotto il tappeto\u00bb come la polvere, finch\u00e9 non esplodevano in atti violenti o davano luogo a situazioni non pi\u00f9 gestibili e alla rottura di relazioni difficilmente recuperabili.\u00a0Dalla fine degli anni Sessanta in poi, invece, si \u00e8 diffusa una rivalutazione del conflitto: pur non negando l\u2019importanza della costruzione di consenso e armonia, le nuove teorie sul tema nate in quegli anni vedevano il problema non tanto nell\u2019insorgenza del conflitto, quanto in un\u2019incapacit\u00e0 di trattarlo. In queste riflessioni il conflitto viene considerato come un processo relazionale e motore di cambiamento personale e sociale: affrontando le tensioni interne, le persone e i gruppi crescono, maturano, hanno la possibilit\u00e0 di vedere il mondo e le relazioni da un altro punto di vista. Le divergenze promuovo lo sviluppo di nuove forme di pensiero e di azione, consentono di ridefinire legami e l\u2019ampliamento della rete dei legami.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La rivalutazione del conflitto vede quest\u2019ultimo come elemento essenziale per la composizione della trama strutturante della dinamica sociale; tale approccio, tuttavia, non nasconde gli aspetti negativi delle dinamiche conflittuali, n\u00e9 cela la quota di sofferenza che esso porta con s\u00e9. Un conflitto \u2013 se ben gestito &#8211; \u00e8 sempre agente di mutamento, promuove le relazioni e le rinforza, ma anche in questo caso pu\u00f2 altres\u00ec indebolirle e portare con s\u00e9 sempre anche difficolt\u00e0, timore, dolore. Ci sono stati anni in cui i teorici del conflitto distinguevano tra conflitto costruttivo e conflitto distruttivo. Se \u00e8 vero che un conflitto mal gestito diviene certamente distruttivo e porta con s\u00e9 dolore e sofferenza, non dobbiamo dimenticare che anche il conflitto bene gestito, che aiuta a crescere e cambiare, porta con s\u00e9 un\u2019inevitabile quota di disagio e dispiacere.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Conflitto e riconoscimento<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Come sostiene Moscovici,<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> il vero incontro con le altre persone presuppone l\u2019incontro con l\u2019Alterit\u00e0, il diverso da s\u00e9, il che comporta inevitabilmente, strutturalmente e proficuamente il sorgere di conflitti. Viceversa, laddove l\u2019incontro non avviene con l\u2019Altro autentico ma con la sua reificazione, non si verifica alcun conflitto perch\u00e9, in realt\u00e0, non avviene alcun incontro, non si verifica alcun confronto, non si costruisce alcun legame. Questo vale per le persone come per i gruppi.\u00a0Dal momento in cui due persone interagiscono si presentano l\u2019uno all\u2019altro nelle loro differenze. Sembra poco probabile, per non dire impossibile, che i loro pensieri, desideri, gusti, interessi e progetti personali coincidano in toto. Ciascuna persona \u00e8 portatrice di desideri e di sogni unici e ha in s\u00e9 anche l\u2019auspicio che i suoi desideri vengano riconosciuti e accolti dagli altri.\u00a0Il conflitto comporta sempre dei rischi: se una situazione di conflitto implica sempre necessariamente un certo riconoscimento dell\u2019altro (bisogna essere in due per confliggere) e l\u2019accettazione di un minimo di regole comuni (conflitto civilizzato), ogni conflitto contiene e mantiene anche una parte irriducibile e radicale che tende all\u2019annullamento o all\u2019annientamento dell\u2019altro (odio, desiderio di morte, egoismo).<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Si tratta per\u00f2 di riconoscere ci\u00f2 che il conflitto \u00e8, ossia di accettarne l\u2019ambivalenza: esso si configura come esperienza positiva in quanto motore di crescita e cambiamento, ma anche come esperienza negativa in quanto portatrice di dolore e di sentimenti mortiferi. I conflitti indicano che le persone sono insoddisfatte della propria vita e\/o delle relazioni che vivono. A livello personale, molte persone oggi vivono il conflitto tra un\u2019istanza narcisista e individualista e una spinta verso gli altri, per costruire relazioni significative e solidali. La cifra del vivere contemporaneo sembra essere la paura diffusa tra le persone, l\u2019insoddisfazione permanente, la domanda di sicurezza che nasce dalla percezione di solitudine che molti sperimentano. L\u2019alternativa a questo individualismo sembra essere la costruzione di legami sociali strumentali, all\u2019insegna dell\u2019interesse, dello scambio di natura mercantile che porta alla distruzione capillare e radicale del legame sociale, del vivere-con.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La tensione lacerante che deriva dal vivere in una cultura individualista e dalla necessit\u00e0 di stringere e vivere relazioni significative, le uniche in grado di dare un senso del vivere, generano un conflitto interiore nelle persone ma anche un conflitto tra le persone. Questo a sua volta genera una drastica riduzione dello spazio dell\u2019incontro con l\u2019altro, che viene spesso percepito come una minaccia da cui difendersi &#8211; e quindi da espellere rapidamente dal proprio spazio di vita \u2013 o qualcuno di cui appropriarsi e omologare a s\u00e9 per evitare di divenire, a propria volta, oggetto di una strategia fagica e fagocitante. Questa situazione ha risvolti sia sul piano personale sia sul piano sociale. Dal punto di vista personale, la centratura su di s\u00e9, sui propri bisogni e la necessit\u00e0 di esser iper-performante rendono difficile accettare le sfide del vivere e soprattutto i propri limiti, perch\u00e9 questo significherebbe accettare la propria fragilit\u00e0 in una societ\u00e0 in cui ammettere la propria vulnerabilit\u00e0 non \u00e8 possibile e genera un senso di vergogna insopportabile. Dal punto di vista sociale gli esiti sono due: una difficolt\u00e0 a valorizzare e accettare il conflitto come agente di cambiamento in nome dell\u2019armonia \u2013 come succede nelle famiglie con adolescenti e giovani adulti \u2013 oppure una esasperazione degli elementi divergenti che si trasformano in aggressivit\u00e0 fisica e\/o verbale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">In riferimento al primo caso, \u00e8 orami noto che nelle famiglie italiane con adolescenti e giovani adulti il conflitto sia quasi del tutto scomparso: le relazioni familiari in questa fase della vita, un tempo contrassegnata da un inevitabile conflitto determinato dal desiderio dei figli di individuarsi e differenziarsi e dalla necessit\u00e0 per i genitori di regolare le distanze intergenerazionali e far rispettare le regole, si sviluppano ora all\u2019insegna del supporto e della comunicazione. Sicuramente la presenza di supporto e comunicazione nelle famiglie \u00e8 molto importante e necessaria; il problema cui oggi assistiamo \u00e8 lo sbilanciamento sul registro affettivo a discapito di quello etico. Non va dimenticato che la relazione genitori\/figli \u00e8 di tipo <em>gerarchico<\/em>: tocca alle generazioni precedenti rispondere, assumendosi i relativi rischi, delle condizioni materiali, morali e psichiche in cui sono messe le successive, almeno finch\u00e9 le successive saranno in grado di rispondere di s\u00e9. Oggi \u00e8 invece molto diffusa la figura del genitore-amico, contento di avere una buona relazione con il proprio figlio, per mantenere la quale \u00e8 disposto a rinunciare ad assumersi la responsabilit\u00e0 di educare e quindi di offrire un orientamento etico.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> Ne \u00e8 prova l\u2019incertezza dei genitori ma anche degli educatori in genere quando si tratta di stabilire un confine tra bene e male, quando si tratta di prendere decisioni sul dare limiti e regole. Ci\u00f2 che \u00e8 in gioco, al di l\u00e0 della comprensibile difficolt\u00e0 dei genitori di trovare, in un modo cos\u00ec confuso, soluzioni e comportamenti appropriati per ogni singolo figlio, \u00e8 l\u2019idea stessa di una direzione della crescita. In assenza di un orientamento etico, di un modello con cui fare i conti non esistono motivi per confliggere. Non potendo sperimentare la possibilit\u00e0 di un conflitto \u2013 sia perch\u00e9 non se ne riscontrano le ragioni sia perch\u00e9 le generazioni adulte ne sono spaventate \u2013 adolescenti e giovani crescono senza aver sviluppato la capacit\u00e0 di confliggere in termini di valorizzazione delle differenze, confronto che decentra dal S\u00e9 per cogliere la prospettiva di un Altro. Cos\u00ec succede che dinnanzi a una situazione potenzialmente conflittuale adolescenti e giovani o se ne ritraggono, o si spaventano perch\u00e9 temono di esserne annientati, o reagiscono in maniera aggressiva e violenta.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">D\u2019altro canto, anche nella relazione di coppia oggi la diversit\u00e0 dell&#8217;altro \u00e8 sottovalutata, all&#8217;altro vengono attribuite enfaticamente caratteristiche tutte positive. La fase di innamoramento, a volte molto passionale e erotica, introduce all&#8217;incontro. Essa, nella dinamica del legame, \u00e8 destinata per\u00f2 ad affrontare il fenomeno della delusione, cio\u00e8 della caduta degli aspetti illusori attribuiti all&#8217;altro. La delusione \u00e8 particolarmente acuta oggi perch\u00e9, nella nostra cultura, il rapporto di coppia viene investito di alte quanto irrealistiche aspettative: dall\u2019altro ci si aspetta comprensione e sintonia su tutti gli aspetti della vita. La caduta degli aspetti illusori \u00e8 un grande momento di verit\u00e0 della relazione: apre alla possibilit\u00e0 che nasca il legame in senso pieno e maturo, come cio\u00e8 ci\u00f2 che lega, tiene insieme differenze oltre che somiglianze.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">In questo passaggio dall\u2019innamoramento all\u2019amore la coppia sperimenta colpa e aggressivit\u00e0 verso l&#8217;altro che non \u00e8 all&#8217;altezza delle proprie immaginate aspettative. La coppia, a questo punto, \u00e8 a un bivio: deve scegliere il legame a un altro livello, oppure pu\u00f2 non riconoscerlo e abbandonarlo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Per ri-scegliere effettivamente e non formalmente il legame occorre avere il coraggio di percorrere un lungo viaggio di conoscenza e di comprensione di s\u00e9 e dell\u2019altro, di tanti aspetti sconosciuti (nostri e altrui) che possono sorprenderci e sconcertarci. Occorre avere il coraggio di avventurarsi in processi di perdono di s\u00e9 e dell\u2019altro e potersi cos\u00ec riconciliare.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> \u00c8 importante che entrambi i coniugi o almeno uno dei due sia disponibile a quel lavoro psichico di comprensione che riesce a far emergere gli aspetti costruttivi e positivi della relazione, pur entro la consapevolezza realistica delle proprie e altrui debolezze, mancanze ed errori. Si pu\u00f2 riuscire in questo se si d\u00e0 valore al legame, se si riconosce che il legame merita impegno, dedizione, cura e persino sacrificio. In questi casi gli errori e i difetti altrui non vengono amplificati, si riesce a riflettere sui propri comportamenti e si tenta di modificarli.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">C\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 di riconciliazione e di perdono solo attraverso un effettivo riconoscimento, sia dal punto di vista cognitivo, ossia scoprendo nuovi aspetti dell\u2019altro, sia dal punto di vista affettivo, impegnandosi in un processo di apertura verso l\u2019altro che pu\u00f2 dar luogo alla gratitudine, alla sorpresa, alla riconoscenza. Conoscere di nuovo l\u2019altro significa vederlo nella sua unicit\u00e0, con i suoi limiti e i suoi pregi, implica rivisitare e comprendere la sua storia come non estranea come anche rivisitare la propria e farne una nuova e pi\u00f9 matura conoscenza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Conflitto, fiducia e impegno etico<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Gli aspetti positivi del conflitto non possono farci dimenticare che la sua insorgenza \u00e8 legata al venire meno della fiducia, il collante delle nostre societ\u00e0. Denise Rousseau e i suoi collaboratori hanno definito la fiducia come \u00abuno stato psicologico caratterizzato da aspettative positive nei confronti delle intenzioni e dei comportamenti di un altro, e in virt\u00f9 di esse include la propria intenzione di accettare di essere vulnerabile\u00bb.<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> Quest\u2019ultima caratteristica di apertura rischiosa \u00e8 inerente alla condizione di incertezza e di scommessa nei confronti dell\u2019altro, delle sue intenzioni (benevole o meno) nei miei confronti, ed \u00e8 tanto pi\u00f9 rilevante quanto pi\u00f9 si \u00e8 in situazioni di interdipendenza.\u00a0Come far fronte alle situazioni conflittuali? I conflitti non si risolvono con l\u2019evitamento della situazione o con la fuga. Gestire i conflitti significa porre in atto un investimento, anche di natura etica, nelle relazioni; sviluppare atteggiamenti e comportamenti cooperativi volti a mettere in salvo in legame che sta per essere messo alla prova da tensioni e criticit\u00e0.\u00a0Affrontare il conflitto significa riconoscere il valore della <em>differenza, <\/em>intesa come capacit\u00e0 di considerare gli altri, noti o estranei \u2013 persone, gruppi, organizzazioni \u2013 come risorsa umana e relazionale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>*<\/em> <em>professore ordinario di psicologa sociale e di comunit\u00e0 presso la Facolt\u00e0 di psicologia \u2013 Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore<\/em>, <em>e<\/em> <em>membro dell\u2019Osservatorio giovani \u2013 Istituto Toniolo<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Cf. S. Moscovici, <em><a href=\"http:\/\/classiques.uqac.ca\/contemporains\/moscovici_serge\/psycho_minorites_actives\/psycho_minorites_actives.html\">Psychologie des minorit\u00e9s actives<\/a><\/em>, PUF, Paris 1979.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Cf. J.N.G. de Ar\u00fajo \u2013 T.C. Carreitero, \u00abIl conflitto\u00bb, in J. Barus-Michel \u2013 E. Enriquez, \u2013 A. Levy (a cura di), <em>Dizionario di psicosociologia<\/em>, Cortina, Milano 2002.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Cf. E. Marta, <em>Le sfide della famiglia nella societ\u00e0 contemporanea<\/em>. <em>Relazione all\u2019istituto Piamarta<\/em>, Milano 2002.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Cf. E. Scabini, <em>Incrementare \u00abil famigliare\u00bb: il compito perenne della famiglia in un mondo che cambia<\/em>. Relazione tenuta al Convegno del Forum delle famiglie italiane, 2001.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> D.M. Rousseau \u2013 S.B. Sitkin \u2013 R.S. Burt \u2013 C. Camerer, <em>Not so different after all: a cross-discipline view of trust<\/em>, Academy of Management Review, 23(1998)3, 393-404.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Elena Marta *\u00a0 &#8211; Il conflitto \u00e8 un\u2019esperienza ineliminabile nella vita individuale e sociale. 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