{"id":372,"date":"2017-06-29T09:59:50","date_gmt":"2017-06-29T07:59:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=372"},"modified":"2017-11-01T15:54:03","modified_gmt":"2017-11-01T14:54:03","slug":"cammino-percorso-e-conclusioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2017\/06\/29\/cammino-percorso-e-conclusioni\/","title":{"rendered":"Cammino percorso e \u201cconclusioni\u201d"},"content":{"rendered":"<p><em>Si pubblica un estratto\/bozza delle conclusioni alla 67.ma Settimana di aggiornamento pastorale del COP. La versione integrale e definitiva fa parte degli Atti, pubblicati\u00a0 dalle EDB nella rivista del COP &#8220;Orientamenti Pastorali&#8221; n. 10\/2017.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Siamo partiti con un bel titolo, con grinta e entrando subito nel vivo del tema. La periferia \u00e8 stata la parola pi\u00f9 usata immediatamente, con l\u2019attenzione a non farla diventare uno slogan, ma un principio da cui definire tutto il nostro impegno cristiano, ecclesiale e civile. In gergo classico si dice periferia come principio ermeneutico della nostra vita cristiana, cio\u00e8 un punto di vista illuminante e decisivo da cui guardare tutta la realt\u00e0 e ce l\u2019hanno messa tutta i relatori, dal sociologo, al teologo, a coloro che ci hanno illustrato le periferie e si sono posti da questo punto di vista per aiutarci a guardare la realt\u00e0 e l\u2019impegno credente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le periferie secondo papa Francesco e secondo le scienze umane<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 non sia un facile slogan occorre avere uno sguardo a 360 gradi sull\u2019esperienza della periferia cui ci invita da tempo papa Francesco: dalla posizione geografica, rispetto ai centri delle citt\u00e0, dagli stessi centri in cui si emarginano i residenti, dalle periferie esistenziali, fatte di bisogni decisivi, mai ascoltati, dalle disperazioni interiori da cui non riesci pi\u00f9 a emergere, alle periferie delle povert\u00e0 materiali e spirituali, che non si possono mai separare definitivamente; papa Francesco le descrive cosi: \u00ab<em>P<\/em><em>eriferie esistenziali: dove alberga il mistero del peccato, il dolore, l\u2019ingiustizia, l\u2019ignoranza, dove c\u2019\u00e8 il disprezzo dei religiosi, del pensiero, e dove vi sono tutte le miserie\u00bb; <\/em> <em>per lui<\/em> il centro \u00e8 esso stesso uno spazio segnato da tratti di morte.<\/p>\n<p>Si configurano in modi pi\u00f9 globali le periferie delle nostre citt\u00e0, dove la rete urbana e umana \u00e8 fatta di atomi che sono costretti a creare mondi e persone, staccate dalla realt\u00e0, separate interiormente e fisicamente dagli altri. Il cellulare ne d\u00e0 l\u2019immagine pi\u00f9 evidente, ottiene soprattutto di isolare non solo i giovani, ma permette fughe dalla realt\u00e0 anche agli adulti, in un individualismo che \u00e8 causa ed effetto di questi mondi astratti. La risposta data dal creare mondi di relazione, che \u00e8 pure meglio dell\u2019atomizzazione, non \u00e8 sufficiente, perch\u00e9 le relazioni non possono essere qualunque, ma devono essere soltanto buone altrimenti diventano patologiche. Esistono anche le periferie geografiche, senza centro antropologico, ma solo ammasso di case, di vie, di spazi, che non sono quelle geografiche o di povert\u00e0 materiali. Si sta costruendo una societ\u00e0 che taglia a pezzi l\u2019uomo, rendendolo meno di un individuo, senza unit\u00e0 interiore e senza possibilit\u00e0 di emergere da una disarticolazione programmata dai poteri forti, funzionale allo sfruttamento e all\u2019annichilamento delle persone, dove allora la prima e destabilizzante periferia \u00e8 la persona stessa di ciascuno di noi. Non si pu\u00f2 pensare alle periferie dove l\u2019individuo va a fare carit\u00e0 o solidariet\u00e0, se non parte da se stesso per ricuperare il centro della sua esistenza, una unit\u00e0 complessa, ma vera e sperimentabile.<\/p>\n<p>La Chiesa qui ha un compito delicato, ma che pu\u00f2 egregiamente fare: essere riferimento spirituale di un oltre sentito, sperimentato e condiviso, gratuito e libero, costante e riconoscibile. Rendere praticabile una soglia che apre al mistero, un luogo aperto a tutti, una finestra riconoscibile aperta sull\u2019eternit\u00e0<\/p>\n<p>Nello stesso tempo mettere al centro la concretezza, come spazio necessario per dare unit\u00e0 allo spezzettamento umano che dilaga, facendosi misurare da una vera periferia, quella delle povert\u00e0 materiali e spirituali, delle fragilit\u00e0 che creano emarginazione. Spendersi per le varie povert\u00e0 \u00e8 un contributo necessario, visibile, concreto, d\u00e0 unit\u00e0 alle persone.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La parola di Dio e la parrocchia per le periferie<\/strong><\/p>\n<p>La periferia, i poveri, gli emarginati di ogni tipo sono sempre stati al centro della preoccupazione di Ges\u00f9. La sua Parola, le sue parabole non ci permettono di glissare o di ritenere secondario qualsiasi periferia dell\u2019umanit\u00e0 che esprima ferite e sofferenza, disagio e solitudine, disperazione e rabbia. Si tratta di seguire il maestro quando va in cerca della pecorella perduta. Se lui decide di andare, se rif\u00e0 la strada di ogni suo accompagnarsi a tutti, se nella sua ricerca visita gli anfratti delle rocce, i dirupi scivolosi, l\u00ec dobbiamo esserci anche noi; noi vogliamo seguire il maestro, non andiamo per farci belli e per farci dire che siamo bravi, ma anche perch\u00e9 noi stessi possiamo essere quella pecorella che si \u00e8 smarrita o che ha voluto allontanarsi, oggi che le 99 sono fuori e soltanto una pu\u00f2 essere rimasta dentro e non siamo certamente noi.<\/p>\n<p>La parrocchia \u00e8 proprio una istituzione della comunit\u00e0 cristiana che \u00e8 nata appunto per porre la sua tenda nelle periferie; \u00e8 la comunit\u00e0 credente presso le case; ha scritto nel suo DNA la tensione missionaria, paradigmatica non solo programmatica, cio\u00e8 che esige una scelta di base che la pone in missione, fuori, nelle periferie (la <em>Evangelii gaudium<\/em> fa scuola al riguardo), come chiave interpretativa della scelta di fondo; in seguito solo verranno i progetti. Si deve cambiare lo sguardo prima di fare programmi, I confini allora diventano luoghi privilegiati, le soglie sono luoghi dell\u2019incontro, dove stare ad accogliere, vedere, a imparare, per condividere, per appassionarsi. Ma l\u2019idea madre che ci viene suggerita direttamente da papa Francesco \u00e8 che la periferia \u00e8 il punto da cui guardare sempre il centro; come Magellano che guardando l\u2019Europa dal nuovo mondo ha capito meglio la sua Spagna, gli angusti orizzonti, per quanto ben delineati, ma incapaci di aprire al nuovo. Occorre vedere la realt\u00e0 dalla periferia; questo \u00e8 far diventare la periferia principio ermeneutico della conoscenza del reale. Non \u00e8 una categoria, ma una chiave di lettura, una prospettiva e questa ce la d\u00e0 la storia concreta delle nostre esperienze, per cui \u00e8 vero quello che dice papa Francesco nella <em>EG<\/em> la storia \u00e8 pi\u00f9 grande dell\u2019idea. La nostra Conferenza episcopale italiana, modestamente, aveva gi\u00e0 avuto queste intuizioni e papa Francesco ce le ridice in maniera ancora pi\u00f9 convincente e concreta, pi\u00f9 insistente e convinta. Che aspettiamo a mettere in pratica la visione bella di Chiesa e di parrocchie della <em>EG<\/em>, anticipata in esperienza popolare nelle parrocchie italiane con il documento <em>Il volto della parrocchia in un mondo che cambia<\/em> (2004)?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I focus<\/strong><\/p>\n<p>Dopo tali indicazioni generali e di ampie prospettive, siamo in grado di guardare alcune realt\u00e0 che abbiamo voluto privilegiare: i giovani, le carceri, le migrazioni, la strada. Li abbiamo chiamati focus su cui addensare fotografie e riflessioni, esperienze raccontate e ragionate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li><strong> Giovani: generazione oltre il recinto?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Date per sapute, ma non scontate, alcune fotografie del mondo giovanile, mettiamo in risalto alcune situazioni:<\/p>\n<ul>\n<li>la bassissima natalit\u00e0 aumenta in Italia in maniera preoccupante: il numero dei vecchi \u00e8 altamente superiore ai giovani;<\/li>\n<li>l\u2019orientamento dalla scuola al lavoro \u00e8 appena agli inizi e tenta di superare una inefficienza cronica;<\/li>\n<li>la presenza sempre in aumento dei giovani immigrati che condividono la grande assenza di futuro;<\/li>\n<li>la famiglia \u00e8 ancora molto delle regole e poco degli affetti ed \u00e8 recepita senza dialettica costruttiva;<\/li>\n<li>l\u2019intervento formativo educativo trova nella scuola il suo habitat principale che va presidiato;<\/li>\n<li>la centralit\u00e0 della dimensione locale dei servizi;<\/li>\n<li>la forza delle attivit\u00e0 credibili e con ricadute concrete.<\/li>\n<li>Esigenza di sostenere con concretezza politiche famigliari per dare ai giovani la possibilit\u00e0 di sposarsi e avere figli<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong>Il carcere: il dentro diventa fuori<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il dentro e fuori non fa tanta differenza; sono i pregiudizi che la inoculano. Questa \u00e8 una periferia che esige:<\/p>\n<ul>\n<li>grande fiducia nei ragazzi;<\/li>\n<li>capacit\u00e0 di starci a lungo;<\/li>\n<li>considerare i ragazzi importanti;<\/li>\n<li>si lavora per progetti che migliorano la qualit\u00e0 della vita dentro, per rispettarli da cittadini e non da reclusi, aiutarli a fare esperienze di lavoro esterni;<\/li>\n<li>ascoltarli e dare risposte vere, non ingannevoli;<\/li>\n<li>esigere molto, ritenerli soggetti della pastorale giovanile, non persone da andare a trovare per fare una buona azione;<\/li>\n<li>sognare e lavorare per avere chiaro un oltre la pena. Il carcere non \u00e8 soprattutto punitivo, ma riabilitativo. Il detenuto non \u00e8 il suo reato: ha un nome, una storia, dei sogni e dei progetti;<\/li>\n<li>essere presenti per aiutare a interpretare la vita, per esercizi di rinascita, di nuovo avvio di esperienze nella comunit\u00e0 cristiana;<\/li>\n<li>pedagogia della presenza.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong>Gli immigrati: lo straniero che \u00e8 in noi<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Lampedusa \u00e8 da alcuni anni il laboratorio pi\u00f9 impegnativo, la periferia che ci apre a un\u2019altra grande sofferenza, ferita, che ci obbliga a restituire il minimo di dignit\u00e0 e di possibilit\u00e0 di vita a tante persone, nello stesso tempo ci aiuta a stanare tante banali visioni mediatiche per avere un contatto il pi\u00f9 onesto e vero possibile con la realt\u00e0 dei fatti. Ci sono purtroppo leggi di contrasto sulla immigrazione, crudeli rimpatri in nazioni che si ritengono contro ogni evidenza rispettose dei diritti umani e si pu\u00f2 provare che i diritti umani non sono invece rispettati. I volti, le esperienze anche limitate delle comunit\u00e0 cristiane di Lampedusa ci danno l\u2019idea della difficolt\u00e0 della accoglienza e nello stesso tempo della necessit\u00e0 di un altro punto di vista da cui guardare il fenomeno dell\u2019immigrazione: i loro barconi di morte, i loro viaggi disperati e di torture per essere collocati su bare naviganti. Grande rispetto per tutti coloro che sono dedicati all\u2019accoglienza ordinata, ma anche lucidit\u00e0 per la difesa dei diritti umani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong>La strada: covo di illegalit\u00e0 e di ingiustizie, luogo di povert\u00e0 e di abbandono<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La, strada come ce l\u2019ha illustrata don Ciotti, \u00e8 per noi un altro focus, cio\u00e8 un altro luogo che ci mette davanti alle nostre responsabilit\u00e0 e ci fa riflettere su un\u2019altra periferia.<\/p>\n<p>La strada \u00e8 da ascoltare, \u00e8 da vivere, da abitare e ritenere come un altro principio ermeneutico, che ci aiuta a capire la vita e le contraddizioni di essa, sia vita di citt\u00e0 che di campagna. Sulla strada ti metti sullo stesso piano di chi vi trovi, anzi spesso ancora meno consapevole della situazione di sofferenza. La strada presenta tutte le ferite umane messe assieme: la violenza, il sopruso, la prostituzione, gli inganni\u2026 Occorre aiutare a costruire relazioni buone, a non privare di tutto quello che il cuore umano non pu\u00f2 cancellare da s\u00e9 e offrire la speranza che c\u2019\u00e8 in noi. Qui dalla strada ci nasce la possibilit\u00e0 di aiutare gli stessi fratelli carcerati per favorire un vero inserimento di vite che hanno ricuperato la dignit\u00e0 persa. Si apre sempre un grande spazio di libert\u00e0 e di verit\u00e0, quando la richiesta ha il coraggio di guardare oltre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><strong>Una grande esperienza di accoglienza: il Sermig, nell\u2019arsenale della pace di Ernesto Olivero<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>\u00c8 la storia di alcune idee e decisioni che hanno avuto il coraggio di interrogarsi sempre e di riorientare le tante energie fatte esplodere in prospettive di accoglienza, formazione, solidariet\u00e0, laboratori di cultura che stando dentro periferie, quasi senza sbocco, hanno potuto ridare speranza e far crescere nuove generazioni di giovani e nuove solidariet\u00e0 di tutti. Tutto legato a una grande fiducia nella Provvidenza che a Torino \u00e8 sempre stata di casa per la tenacia di santi che hanno trasformato e ricostruito letteralmente una parte importante della citt\u00e0 e l\u2019hanno ridisegnata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li><strong> Le nostre parrocchie nelle loro periferie<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La presentazione del lavoro delle parrocchie nelle loro periferie realizza al meglio le attese rilevate dalla lettura della situazione sociologica da cui siamo partiti. Per queste periferie era richiesto un riferimento che va oltre con segni di speranza: concretezza, relazioni qualificate, delocalizzazione delle strutture parrocchiali nelle periferie e attenzione esplicita ai pi\u00f9 poveri ed emarginati. Tutto ci\u00f2 viene realizzato in modi diversi a seconda delle periferie: il terremoto, un quartiere periferico, una citt\u00e0 con periferia geografica concentrata nelle case e nelle molteplici fragilit\u00e0.<\/p>\n<p>Emerge ancora di pi\u00f9, per tutti, che la famiglia \u00e8 forse la periferia pi\u00f9 difficile nella ricerca di quelle relazioni positive che ogni intervento in questo campo deve prevedere e promuovere.<\/p>\n<p>Su tutto \u00e8 importante non lavorare da soli, avere un laicato formato, corresponsabile e generoso.<\/p>\n<p>Le periferie evolvono e ogni intervento deve essere calibrato sui cambiamenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si pubblica un estratto\/bozza delle conclusioni alla 67.ma Settimana di aggiornamento pastorale del COP. 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