{"id":3431,"date":"2024-10-01T14:00:51","date_gmt":"2024-10-01T12:00:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=3431"},"modified":"2024-10-01T17:31:48","modified_gmt":"2024-10-01T15:31:48","slug":"portare-la-teologia-nella-vita-pastorale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2024\/10\/01\/portare-la-teologia-nella-vita-pastorale\/","title":{"rendered":"Portare la teologia nella vita. &#8220;Pastorale&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Giacomo Ruggeri &#8211; pastoralista<\/em><\/p>\n<p>Perch\u00e9 il termine <em>pastorale<\/em> ha perso di significato?\u00a0I motivi sono pi\u00f9 di uno. Ne sottolineo tre.<\/p>\n<p><em>Il primo<\/em>: per decenni il termine pastorale \u00e8 stato solo sinonimo di pastore, una sola cosa identificata con il parroco, alpha e omega della propria parrocchia. \u00abNon si muove foglia che il parroco non voglia\u00bb: frasi come queste erano il mantra di ogni parrocchia, soprattutto di quelle che lo hanno visto al comando per 40-50 anni. Pastorale e pastore erano una sola cosa perch\u00e9 tutto discendeva dal parroco e tutto a lui faceva capo (come progettazione e come condizione). La figura del pastore, in perfetta cornice ovina, era sempre davanti e tutto-tutti dietro. A confermarlo in tale postura era il sentire comune, ci\u00f2 che rappresentava come istituzione assieme ad altre istituzioni, la forgiatura ricevuta negli anni del seminario, l\u2019esempio di parroci del passato, la richiesta dalla gente del bisogno di una guida forte, sicura e che non deve chiedere mai.<\/p>\n<p><em>Il secondo<\/em>: la Chiesa italiana ha costruito il concetto di pastorale facendola coincidere con la progettazione, per numerosi decenni. Termini come: piani pastorali, progetti pastorali, orientamenti pastorali erano verticalizzati dal centro alla periferia, dall\u2019alto al basso. Una forma mentis pastorali e, di conseguenza, una prassi attuativa nelle parrocchie da parte dei parroci che ha avuto il suo lento declino, sino a estinguersi, con l\u2019inizio del pontificato del gesuita Bergoglio, il papa che ha avviato la metamorfosi del paradigma vedere-giudicare-agire: non pi\u00f9 monolite indiscusso e diffuso in tutte le salse nella stessa teologia. Questo paradigma ha impattato con la storia e da essa ha visto ricevere un nuovo paradigma: riconoscere-interpretare-discernere. Si dir\u00e0: cambia le parole ma la sostanza \u00e8 la stessa. No, non \u00e8 cos\u00ec. Il primo decennio di Francesco (2013-2023) \u00e8 eloquente da s\u00e9.<\/p>\n<p><em>Il terzo<\/em>: pastorale uguale attivit\u00e0 parrocchiali. Sino a ieri (ovvero qualche anno fa) una parrocchia riceveva l\u2019appellativo bella, forte, attiva, attraente perch\u00e9 era capace di organizzare un poliedro di attivit\u00e0 da far invidia a qualsiasi amministratore delegato di azienda. Il passa parola tra genitori era: \u00abporto i miei figli in quella parrocchia perch\u00e9 organizza tante attivit\u00e0\u00bb. Va da s\u00e9 che si attivavano cortocircuiti a pi\u00f9 livelli: al cambio del parroco la gente chiedeva uno simile o pi\u00f9 bravo, e il vescovo, da parte sua, verificava dallo scacchiere chi inviare in quella parrocchia, uno capace di mantenere l\u2019affastellato mondo delle aspettative molteplici (del sindaco, del consiglio pastorale, ecc.).<\/p>\n<p>In sintesi: per decenni la teologia ha coniato significati plurimi al concetto di pastorale osservando ci\u00f2 che proveniva dal vissuto della Chiesa italiana e delle parrocchie. Aver iniziato da tempo uno sguardo a ci\u00f2 che accedeva in Europa, pastoralmente parlando, avrebbe favorito, e avviato, un ossigenante pensiero. Ma cos\u00ec non \u00e8 stato, almeno sino ad oggi. Ogni qual volta teologi pastoralisti, e la teologia stessa, hanno cercato di aprire, ed offrire, nuove vie di riflessione per ridefinire e ripensare oggetto e soggetto della pastorale in Italia nella cornice del processo di metamorfosi avviato da Bergoglio, essi sono impattati sul respingente proveniente dai parroci stupiti: \u00abperch\u00e9 cambiare? Cosa ci guadagniamo a lasciare percorsi consolidati con risultati certi per iniziative nuove con esiti ignoti?\u00bb.<\/p>\n<p>Domanda: andiamo allora verso una metamorfosi del termine <em>pastorale<\/em> e del servizio dei <em>pastoralisti<\/em>? Come pastoralista mi interrogo innanzitutto con me stesso e mi domando: se il termine pastorale \u00e8 legato e relegato a una epoca storico-antropologica di un cristianesimo che si \u00e8 concluso, che \u00e8 ininfluente sull\u2019agire quotidiano delle persone, e di conseguenza si \u00e8 sospinti dalla storia ad andare verso una metamorfosi sia di contenuto e sia in ottica terminologica di <em>pastorale<\/em>, allora anche il mio servizio di riflessione teologica (e di altri colleghi) \u00e8 chiamato attivamente dentro tale mutazione non subita ma partecipata? Ritengo di s\u00ec. E ancora mi chiedo: se i termini significano qualcosa (per questo sono usati) ha senso continuare ad usare il termine <em>pastorale<\/em> (centrato sul pastore e sulle attivit\u00e0 della parrocchia) reiterando di fatto una prassi che non impatta pi\u00f9 nella societ\u00e0, o non sia il caso, invece, di accogliere e recepire le molteplici vie aperte da Francesco in questi primi dieci anni, cos\u00ec da tracciare una teologia che vada oltre i recinti della parrocchia e i confini dettati dal parroco?<\/p>\n<p>La fede cristiana abita dove c\u2019\u00e8 la persona esprimendola con inedite forme; Dio \u00e8 in ciascuna persona. La dicotomia \u00abdentro-fuori la Chiesa\u00bb che ha segnato non pochi lustri, e che \u00e8 sottotraccia nel pensare e nell\u2019agire di un certo stile di essere parrocchia (poco incline al sinodale), ha \u2013 di fatto \u2013 nutrito un pensare e un agire pastorale in linea con il monito di Ges\u00f9: \u00abGuai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l\u2019avete impedito\u00bb (Luca 11,52). Francesco sta invertendo questo monito in invito, richiesta, necessit\u00e0, come a dire: fatevi prossimi al vissuto e alla vita della persona e in ciascuna troverete Dio Padre che sta gi\u00e0 abitando in essa con una prossimit\u00e0, un linguaggio, uno stile, un agire personalizzato. \u00abNon una pastorale in cui siamo noi al centro, ma una pastorale che genera figlie e figli alla vita nuova, che porta l\u2019acqua viva del vangelo nel terreno del cuore umano e del tempo presente\u00bb (Francesco, 8 febbraio 2024).<\/p>\n<p>L\u2019interrogativo posto all\u2019inizio di questo paragrafo mi fa consapevole, ovviamente, che la teologia non \u00e8 solo una questione di quali termini usare, perch\u00e9 posso cambiare parola e continuare nell\u2019agire del \u00absi \u00e8 fatto sempre cos\u00ec\u00bb. Per\u00f2 \u00e8 indubbio che i termini hanno il loro peso, il loro spessore, la loro incisivit\u00e0. Domanda: quale termine, allora, al posto di <em>pastorale<\/em>? Alcune ipotesi: teologia di comunit\u00e0; teologia d\u2019ambiente; oppure&#8230;<\/p>\n<p>La rubrica si conclude con questo numero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giacomo Ruggeri &#8211; pastoralista Perch\u00e9 il termine pastorale ha perso di significato?\u00a0I motivi sono pi\u00f9 di uno. Ne sottolineo tre. 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