{"id":3409,"date":"2024-10-01T17:05:46","date_gmt":"2024-10-01T15:05:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=3409"},"modified":"2024-10-01T17:06:50","modified_gmt":"2024-10-01T15:06:50","slug":"la-nostra-vita-e-un-camminare-un-viaggio-forse-un-pellegrinare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2024\/10\/01\/la-nostra-vita-e-un-camminare-un-viaggio-forse-un-pellegrinare\/","title":{"rendered":"La nostra vita \u00e8 un camminare, un viaggio, forse un pellegrinare"},"content":{"rendered":"<p><em>Domenico Sigalini &#8211; presidente del COP<\/em><\/p>\n<p>Viaggiare \u00e8 una delle metafore pi\u00f9 pregnanti della vita dell\u2019uomo. La dimensione spazio-temporale del nostro vivere viene pienamente coinvolta e rappresentata dal viaggiare. Il pellegrinaggio del nostro essere nel mondo \u00e8 capace di esprimere la transizione e la trasformazione: la morte, la vita, i momenti della vita sociale: il trapasso, la vita quotidiana, i riti di passaggio. Vivere \u00e8 camminare sempre verso una meta. Meta ha connessioni linguistiche con il termine limite. C\u2019\u00e8 un limite al nostro viaggio? O c\u2019\u00e8 alla fine uno sfondamento? Si va linearmente verso la meta, oppure ci si smarrisce tra le onde del mare o le dune del deserto o negli intrighi della selva? Si procede circolarmente fino a tornare sugli stessi passi o si arriva a un capolinea, inteso come <em>capolimite<\/em>? E\u2019 importante allora indagare circa la meta. Insomma si tratta della nostra vita, non di un trekking qualsiasi.<\/p>\n<p><em>Il viaggio \u00e8 sofferenza e punizione <\/em>Gli antichi vedevano il viaggio come sofferenza o addirittura come punizione. Il viaggio \u00e8 un mutamento che spoglia, riduce e logora chi lo compie.. E\u2019 troppo intrigante vedere nelle stesse parole che dicono viaggio anche il termine fatica:\u00a0 <em>travel e travail, to fare e to fear<\/em> (il timore del rischio)<\/p>\n<p><em>Il viaggio \u00e8 penitenza<\/em>: Adamo ed Eva sono cacciati dall\u2019Eden; a loro viene ingiunto di viaggiare e faticare; la loro partenza spezza i legami tra il peccatore, il luogo e le occasioni del peccato ed \u00e8 una maniera per lasciarsi la colpa alle spalle.<\/p>\n<p><em>Il viaggio \u00e8 conquista di libert\u00e0.<\/em> Nel medio evo chi voleva liberare un suo servo lo doveva dotare di una arma, portarlo a un crocevia e mostrargli che tutte le strade erano aperte davanti a lui. Il divieto di viaggiare era segno di schiavit\u00f9. Allora quelle fatiche e sofferenze, rischi e pene che comporta il viaggio diventano elementi necessari per conquistare libert\u00e0.<\/p>\n<p>Camminare \u00e8 sempre verso una meta? Ma quale \u00e8 la meta del nostro viaggiare?<\/p>\n<p><strong>Il viaggio di Ulisse<\/strong><\/p>\n<p>Il poema epico di Ulisse \u00e8 una rappresentazione di un modo molto comune di affrontare il viaggio; l\u00ec il viaggio \u00e8 un ritorno a casa: le peripezie che affronta si susseguono solo per essere superate fino al completo ritorno: tutto si chiude tornando al punto di partenza. Di Ulisse si dice che seduto sulla riva del mare: i suoi occhi non erano mai asciutti di lacrime. Gli si consumava la dolce vita cos\u00ec, sospirando il ritorno\u2026 Non altro male \u00e8 maggiore ai mortali dell\u2019andar vagabondo, dir\u00e0 al suo giungere in porto. E\u2019 questa la meta del viaggio della nostra vita? E\u2019 tipico di un viaggio la triste esperienza del dimenticare la meta, sperimentare che il ritorno non si avvera perch\u00e9 si \u00e8 rimasti irretiti, smarriti, accalappiati da distrazioni e si dimentica da dove siamo partiti. Chi siamo? da dove veniamo? Si domandavano gi\u00e0 i primi filosofi.<\/p>\n<p>Dir\u00e0 Kafka che del viaggio interpreta soprattutto lo smarrimento: Io sono qui, non so altro, non posso fare altro. Il mio battello \u00e8 senza timone, va con il vento che spira nelle regioni pi\u00f9 basse della morte. Sono sempre in movimento, ma quando prendo il massimo slancio e gi\u00e0 si illumina la porta di lass\u00f9, mi sveglio nel mio vecchio battello, tristemente finito in chiss\u00e0 quali acque terrene.<\/p>\n<p>Il viaggio privato della possibilit\u00e0 di finire diventa un eterno vagare. Allora diventa un caso serio; viaggiare s\u00ec, ma verso dove? Il destino \u00e8 un eterno ritorno? il viaggio sar\u00e0 senza qualit\u00e0, senza meta un errare continuo in un labirinto mortale o peggio ancora immortale?<\/p>\n<p><strong>Il viaggio del popolo ebreo<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 un viaggio senza ritorno, verso la terra promessa. E\u2019 sostanzialmente un esodo: la nostra vita \u00e8 andare verso, uscire da ci\u00f2 che \u00e8 proprio, dalla terra; \u00e8 una uscita radicale. In qualsiasi momento bisogna essere pronti a mettersi in cammino, perch\u00e9 uscire \u00e8 una esigenza alla quale non ci si pu\u00f2 sottrarre. Abramo, felicemente proprietario a un certo punto rompe e rinuncia. Gli ebrei a un certo punto intraprenderanno l\u2019esodo e questo far\u00e0 di loro un popolo: un camminare oltre, fuori, lontano, senza possibilit\u00e0 di ritorno. Il deserto \u00e8 un mare di sabbia sulla cui superficie, increspata dal vento, si disegnano le onde. Nel deserto come nel mare tutte le vie si aprono, solo per richiudersi alle spalle, tutte le strade si confondono, Ogni volta lo trasforma e non lo restituisce uguale, non c\u2019\u00e8 mappa che lo pu\u00f2 descrivere. E\u2019 un camminare senza meta nella certezza della meta senza cammino.<\/p>\n<p>L\u2019ebreo non conosce ritorno. E\u2019 sempre orientato a una terra promessa e da questa promessa senza fine nasce una attesa assoluta, sciolta dalla meta. L\u2019esodo poi diventer\u00e0 un esilio che far\u00e0 nascere ansia, insicurezza, infelicit\u00e0, ma soprattutto speranza e sar\u00e0 questa a definire il futuro del popolo.<\/p>\n<p><strong>Il viaggio del cristiano<\/strong><\/p>\n<p>Per un cristiano per\u00f2 la promessa che sta all\u2019orizzonte c\u2019\u00e8. E\u2019 una novit\u00e0 imprevedibile, \u00e8 pronta a mostrarsi, \u00e8 all\u2019orizzonte, ma \u00e8. Non siamo su un battello ebbro che taglia gli ormeggi e salpa senza pilota per rotte indefinite, non siamo partiti per tornare, la nostra patria, al casa, la vera nascita non \u00e8 prima, ma dopo. Il nostro futuro non si inarca verso il passato, noi proiettiamo la nostra vita in avanti non abbiamo nostalgia (<em>nostos alg\u00eca<\/em>), passione, dolore perch\u00e9 siamo tesi a un ritorno, ma siamo fatti di desiderio. Noi non ci ri-voltiamo, ma ci ri-volgiamo. Allora il nostro viaggio diventa un pellegrinaggio. Il viaggio \u00e8 esplorare, muoversi sulla terra, restare in una superficie piana senza verticalit\u00e0, il pellegrinare invece \u00e8 scalare una montagna, porta alla scoperta, permette di accedere a qualcosa di nuovo, originale inatteso, apre alla libert\u00e0, va oltre le costrizioni contingenti per aprire a uno spazio senza confini, immagine di una spazio interiore.<\/p>\n<p>Essere pagani vuol dire fissarsi, insediarsi in virt\u00f9 di una conquista, di una abitazione, che ti fa consistere la vita nel possedere ci\u00f2 su cui abiti. Andare, viaggiare, camminare, essere pellegrini invece \u00e8 dire che il possesso non ci basta. Che vogliamo andare oltre, che aspiriamo a qualcosa di inedito, di sorprendente. E la nostra sorpresa \u00e8 Cristo, \u00e8 la vita oltre la morte, \u00e8 la bellezza di Dio, la sua grande bont\u00e0, la sua misericordia.<\/p>\n<p><em>Tratto da Orientamenti pastorali 10(2024), EDB. Tutti i diritti riservati.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Domenico Sigalini &#8211; presidente del COP Viaggiare \u00e8 una delle metafore pi\u00f9 pregnanti della vita dell\u2019uomo. 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