{"id":3278,"date":"2024-06-26T10:10:45","date_gmt":"2024-06-26T08:10:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=3278"},"modified":"2024-06-26T18:24:27","modified_gmt":"2024-06-26T16:24:27","slug":"sigalini-prospettive-pastorali-come-puzzle-tessuto-dallo-spirito-con-luomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2024\/06\/26\/sigalini-prospettive-pastorali-come-puzzle-tessuto-dallo-spirito-con-luomo\/","title":{"rendered":"Sigalini: Prospettive pastorali come \u201cpuzzle\u201d tessuto dallo Spirito con l&#8217;uomo"},"content":{"rendered":"<p><strong>PER UNA PARROCCHIA SINODALE,\u00a0<\/strong><strong>MISSIONARIA E SEMPRE VICINA ALLA GENTE.<\/strong><\/p>\n<p><strong>NELLA CREATIVIT\u00c0 DELLO SPIRITO<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Abbiamo sempre chiamato settimana del COP questo nostro incontrarci ogni anno\u00a0 a riflettere sulla pastorale italiana e quest\u2019anno non potevano non partire dalla sinodalit\u00e0, come esperienza che ha caratterizzato tutte le diocesi italiane, per acquisire il lavoro fatto e per fare un passo ulteriore: declinare la categoria sinodalit\u00e0 dentro le nuove comunit\u00e0 parrocchiali che si stanno formando in molte regioni italiane, perch\u00e9 il termine \u201csinodalit\u00e0\u201d non risuoni come un vuoto refrain, ma apra a ricadute concrete, attraverso una profonda conversione. L\u2019altro elemento che abbiamo voluto approfondire \u00e8 la missione: una comunit\u00e0 vera non pu\u00f2 non essere comunit\u00e0 missionaria, con un movimento \u201cin uscita\u201d, quindi. Abbiamo privilegiato lo studio sulle citt\u00e0, sui grandi agglomerati, sulle parrocchie di questi centri per lasciarci ispirare dallo Spirito che ci invita ad essere comunit\u00e0 cristiane di comunione ad intra e ad extra, assumendo \u201cplasticit\u00e0\u201d, nella creativit\u00e0 che ci spinge\u00a0 ad avere\u00a0 coraggio e\u00a0 voglia di \u201cmetterci in gioco\u201d. Negli spazi di vita c\u2019\u00e8 un \u201cfuoco sotto la cenere\u201d che va intercettato e accolto, elaborato con esperienze aperte a parole nuove, strade intentate: questo esige condivisione\u00bb (Mastantuono)<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong> Intercettare spazi di trasfigurazione e darvi \u201creferenza\u201d<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>\u00abLa preoccupazione e l\u2019obbligo di abitare le trasformazioni che stiamo conoscendo come Chiesa: ci fa porre qualche domanda: Cosa fare? Cosa stiamo diventando? \u00abMissionari dentro una citt\u00e0 che non abbiamo generato, anzi che ci genera, allo stesso tempo capaci di ritrovare le tracce dello Spirito, che ci rende protagonisti in questa storia di piena trasformazione. Milano come Ninive \u00e8 una grande metafora. Per chi \u00e8 ambrosiano, si rif\u00e0 ad una lettera pastorale che il cardinal Martini rivolse alla citt\u00e0 di Milano agli inizi degli anni \u201990. \u00c8 una metafora d\u2019invito ad imparare a guardare la citt\u00e0 come Giona guardava Ninive, ovvero una citt\u00e0 che ci pu\u00f2 sembrare estranea ma che \u00e8 gi\u00e0 abitata da Dio. Vogliamo ritrovare le tracce di Dio che abita in questa citt\u00e0, in un momento in cui abbiamo la sensazione che la trasformazione invece ci \u201cespella\u201d dalla citt\u00e0. Lo possiamo fare accettando un metodo, che \u00e8 il rovesciamento di prospettiva, ovvero non guardare sempre a chi siamo noi dentro la citt\u00e0 ma a guardare a chi \u00e8 la citt\u00e0, e come ci guarda. Un metodo che possiamo eseguire in tre tappe.<\/p>\n<p>Anzitutto aiutarci a capire perch\u00e9 la citt\u00e0 \u00e8 cos\u00ec importante nella storia degli uomini. Abbiamo imparato che la citt\u00e0 \u00e8 un grande laboratorio: riesce a fare incrociare le libert\u00e0 delle persone e a generare effettivamente un soggetto collettivo in noi che \u00e8 capace di permettere alle persone che la abitano di scoprire il senso della storia e di accedere al senso spirituale. La citt\u00e0, quindi, \u00e8 un produttore di strumenti, spazi \u2013 eterotopie \u2013 che permette alla citt\u00e0 di interrogarsi sulle dinamiche profonde della propria esistenza, e di cogliere dove stiamo andando, chi siamo, come leggere la memoria che ci ha generato, qual \u00e8 il futuro che stiamo costruendo. In questo modo possiamo leggere che le citt\u00e0 sono effettivamente luoghi di trasformazione non necessariamente sempre positiva, anche metafora dell\u2019alienazione (si pensi alle grandi periferie). Possono essere anche metafore positive, metafore di trasfigurazione: molti dei nostri edifici, molte delle nostre azioni pastorali sono metafore di trasformazione. Occorre, dunque, prendere queste metafore, capire come funzionano, per poi interpretarle e vedere che strumenti ci possono dare per abitare il cambiamento. Come metafora di trasfigurazione pensiamo al sacramento cristiano e come esso si traduce nello spazio sociale. I sacramenti sono dei grandi processi di ordinazione simbolica dentro uno spazio disorganizzato, che crea ad esempio conflittualit\u00e0. L\u2019esperienza cristiana si colloca come una realt\u00e0 che sa mettere ordine, che permette alle persone di capire dov\u2019\u00e8 il fine, come ci si aggrega, dov\u2019\u00e8 il bene e come lo si riconosce. Le metafore di trasfigurazione sono luoghi in cui impariamo a dare carne alla fede, a comprendere che la fede diventa esperienza significativa se effettivamente permette alle persone di riconoscere come Ges\u00f9 ci ha cambiato, riconoscere che tutti abbiamo una traccia dentro di noi di questo Dio che ci ha cercato e ci ama. Per poi arrivare a capire come possiamo dare referenza. far vedere che la nostra esperienza cambia il quotidiano \u2013 che \u00e8 l\u2019esperienza della domenica \u2013. Il cristianesimo ha cambiato la storia introducendo un argomento nuovo, quello della resurrezione. Come torniamo oggi a quello che una volta chiamavamo \u201cprecetto festivo\u201d? \u00c8 tramontato perch\u00e9 lo abbiamo ridotto alla sua sola dimensione morale, facendo venir meno dimensioni fondamentali come l\u2019aggregazione, la costruzione di dinamiche simboliche, riconoscersi come comunit\u00e0, capire il senso della storia, generare un noi; solo alla fine \u00e8 diventato un principio etico. Oggi dobbiamo rifare tutto questo in modo nuovo, ed \u00e8 quello che ci viene consegnato, per scoprire che in realt\u00e0 ne abbiamo gi\u00e0 tanti di spazi rigeneratori del precetto festivo. Per rigenerare un cristianesimo anche nel XXI secolo\u00bb. (<em>Luca Bressan, vicario episcopale per la cultura, la carit\u00e0, la missione e l\u2019azione sociale, diocesi di Milano<\/em>)<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong> Il contesto urbano \u00e8 un punto vincente, ci rimanda a ci\u00f2 che \u00e8 naturale nella missione della Chiesa<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Per descrivere la trasformazione delle citt\u00e0 in occidente si usa il temine <em>post metropoli<\/em>. Il prefisso <em>post<\/em>vuole marcare un cambiamento nella metropoli. Metropoli \u00e8 pi\u00f9 di una grande citt\u00e0, \u00e8 \u201cregione\u201d che esercita una forte influenza sul territorio circostante. Riconoscendo due intenzioni fondamentali:<\/p>\n<p>1) <em>un territorio che subisce meno la metropoli<\/em>;<\/p>\n<p>2) <em>la glo-localit\u00e0<\/em>. C\u2019\u00e8 una nuova ristrutturazione dello spazio e nuove marginalit\u00e0. La metropoli ha bisogno dei canali di flussi con il territorio, poli che assumono interesse: \u00e8 ci\u00f2 che caratterizza la post metropoli. L\u2019unit\u00e0 di misura basata sulla densit\u00e0 \u00e8 superata, occorre trovare una nuova (pi\u00f9) unit\u00e0 di misura che consideri la complessit\u00e0.<\/p>\n<p>All\u2019interno di questa trasformazione geografica, antropologica, sociale si colloca anche la vita di fede, sottoposta ad alcune torsioni:<\/p>\n<p>1) <em>La centralit\u00e0 del tempo<\/em>. Il fine settimana perde il suo carattere festivo, e si crea un\u2019ambivalenza rispetto al tempo: il tempo che manca, il tempo che viene consumato. Il tempo ha una valenza di strutturazione dell\u2019agenda. Uno scollamento dal passato e con difficolt\u00e0 di immaginare il futuro.<\/p>\n<p>2) <em>Le tensioni a livello spaziale<\/em>: uno spazio pi\u00f9 attraversato che abitato.<\/p>\n<p>3) <em>Una societ\u00e0 irrinunciabile:<\/em> un bisogno di legami.<\/p>\n<p>4) <em>A misura d\u2019individuo<\/em>: in contrasto a ad una \u201csolitudine\u201d dovuta ad un pluralismo che genera frammentazione piuttosto che sintesi.<\/p>\n<p>Ne abbiamo tratto alcune indicazioni. Questo contesto come interpella la parrocchia urbana (che \u00e8 nella regione post metropolitana)? Occorre collocarsi nella lettura del contesto, piuttosto che applicare modelli. Quali sono le trasformazioni da mettere a tema? Ecco alcune provocazioni:<\/p>\n<p>1) <em>Ri-strutturare<\/em>, dare una nuova struttura alla fede rispetto al tempo. Come la parrocchia pu\u00f2 garantire una certa comodit\u00e0 temporale specie per ristrutturare il \u201cprecetto\u201d festivo? La sola pratica sacramentale \u2013 insuperabile \u2013 non diventa l\u2019assoluto dell\u2019analisi.<\/p>\n<p>2) <em>Accogliere una logica affinitaria, senza canonizzarla<\/em>. La gente sempre di pi\u00f9 sceglie oltre il criterio di appartenenza territoriale, ad esempio con il criterio del tempo. Nonostante questa dimensione affinitaria-elettiva occorre vigilare perch\u00e9 non si passi da una forma popolare ad una forma di scelta.<\/p>\n<p>3) <em>Formare a scelte consapevoli<\/em>. Pur non vivendo all\u2019ombra del campanile ogni battezzato \u00e8 discepolo missionario. In parrocchie sempre pi\u00f9 \u201cattraversate\u201d piuttosto che abitate, occorre rendere proficue esperienze pastorali.<\/p>\n<p>4) <em>Superare una logica di \u201cspecializzazione<\/em>\u201d. Non esiste una evangelizzazione da effettuarsi con logiche pure. Il contesto urbano ricorda alla Chiesa la complessit\u00e0 dell\u2019azione pastorale, un\u2019azione che ha peso simbolico specie nella citt\u00e0. <em>(Mattia Colombo)<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>A queste riflessioni abbiamo accostate tre Focus per rendere ancora pi\u00f9 concreto l\u2019impegno nel cambiamento<\/em><\/strong><\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> Primo Focus (Gianni Borsa)<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>Incontrare le \u201ccitt\u00e0\u201d diverse nella medesima citt\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Intendiamo la citt\u00e0 come luogo dove ciascuno \u2013 non tutti per la verit\u00e0 \u2013 trova un tetto, un riparo, scuola o lavoro, affetti, momenti di vita, relazioni, hobby, opportunit\u00e0 (La Pira). Citt\u00e0 come luogo-emblema della convivenza segnata per\u00f2 \u2013 soprattutto per i grandi agglomerati metropolitani \u2013 da generale anonimato. Diverso parlare di piccoli paesi, dove la memoria collettiva e le trame delle relazioni hanno ancora un valore identitario. Ci riferiamo peraltro alla citt\u00e0 riconoscendo di essere sempre meno radicati in un luogo fisico: la citt\u00e0, appunto. Tra pendolarismo per studio o lavoro, delocalizzazioni, mobilit\u00e0 e viaggi, internet e social media, tra reale e virtuale\u2026 diventiamo sempre pi\u00f9 RESIDENTI NON ABITANTI di infiniti non-luoghi. I <em>nonluoghi<\/em> descritti da Marc Aug\u00e8 (antropologo francese, cf. I nonluoghi, 2024), spazi dell&#8217;anonimato ogni giorno pi\u00f9 numerosi e frequentati da individui simili ma soli (treni e metropolitane, supermercati, parcheggi, stadi). Le piazze oggi sono virtuali, gli incontri avvengono spesso on line e sui social, le chiacchiere azzoppate\u2026 Siamo al contempo, qui e altrove grazie al digitale. Siamo vicini \u2013 in metropolitana \u2013 eppure distanti. Cos\u00ec gli spazi fisici tendono a perdere o dilatare i confini: pensiamo solo al profilo della parrocchia, che non a caso \u00e8 stata definita \u201cliquida\u201d. Per capire davvero le citt\u00e0, per capire dalla citt\u00e0, occorre \u201cperdersi\u201d nella citt\u00e0. Viverla intensamente, uscire da casa, uscire dalla chiesa, andare oltre il sagrato. Charles Dickens, cantore della Londra vittoriana, racconta di essersi smarrito da piccolo nella City londinese: cos\u00ec comincia ad apprezzare e amare la citt\u00e0. Il Renzo dei Promessi sposi apprende grandi lezioni di vita dopo essersi immerso, fra tante peripezie, nella Milano della peste, per lui citt\u00e0 \u201cstraniera\u201d. La stessa Milano \u00e8 oggi segnata, sul piano urbanistico, da nuovi quartieri pensati e costruiti per essere frequentati solo alcune ore al giorno (quartieri degli orari \u201cferiali\u201d), per il resto svuotati di gente, di vita. Diventando periferie silenziose, \u201ca tempo\u201d, \u201cdi lusso\u201d.<\/p>\n<p>Peraltro, dentro la citt\u00e0 ritroviamo \u2013 se non siamo totalmente distratti \u2013 biografie, anziani e giovani, famiglie italiane e d\u2019origine straniera, povert\u00e0 e poveri&#8230; Consumi e ricchezze. Storie, volti, ciascuno diverso dall\u2019altro, <em>ABITANTI DI CITT\u00c0 DIVERSE DENTRO LA MEDESIMA CITT\u00c0<\/em>. In questa direzione si comprende anche che la citt\u00e0 \u2013 la convivenza forzosa \u2013 pu\u00f2 generare sospetto, persino paura (si invocano \u2013 magari sollecitati da chi vuol trarre vantaggio dai timori diffusi \u2013 maggior sicurezza, forze dell\u2019ordine, telecamere). \u00c8 quello che Alessandro Zaccuri, trattando della citt\u00e0, ha definito \u201cil rischio dell\u2019altro\u201d (con la minuscola). Il senso della socialit\u00e0.<\/p>\n<p>Due sottolineature:<\/p>\n<ul>\n<li>oggi attraversa i comportamenti sociali il definire chi fa parte \u2013 e chi \u00e8 escluso a prescindere \u2013 dalla comunit\u00e0, dalla citt\u00e0 (stranieri, poveri, anziani\u2026 e domani chi altri?);<\/li>\n<li>considerare la citt\u00e0 come l\u2019insieme di minoranze frammentate, la citt\u00e0 delle trib\u00f9 (dualismi: centro\/periferia; cittadini\/stranieri; giovani\/vecchi; destra\/sinistra\u2026). Citt\u00e0 \u2013 coi loro ritmi serrati [il fattore tempo], le nuove cattedrali del consumismo, gli spazi dell\u2019anonimato [mobilit\u00e0, sradicamento] rappresentano anche il progressivo affermarsi del secolarismo, \u201cl\u2019ipotesi di un modello di esistenza e di convivenza tessuto a prescindere da Dio\u201d [Caimi, Dio vive nella citt\u00e0, p. 82].<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ecco, dunque, che emerge \u2013 provando a imparare dalla citt\u00e0 \u2013 una triplice esigenza, pi\u00f9 forte oggi che in passato:<\/p>\n<ul>\n<li>riqualificare spazi, che siano anche simboli di identit\u00e0 (<em>Bressan<\/em>)<\/li>\n<li>rigenerare vite e relazioni nel segno della prossimit\u00e0<\/li>\n<li>rimodulare e rafforzare (ricostruire) le comunit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La vera sfida \u00e8 quella di RICOSTRUIRE IL SENSO DI COMUNIT\u00c1. Qui verifichiamo la necessit\u00e0 di compiere passi nella direzione comunitaria che chiamano in causa una pluralit\u00e0 di soggetti e di attivit\u00e0 e di linguaggi: la famiglia, la scuola, le imprese e il lavoro, la politica, le comunit\u00e0 di fede, l\u2019associazionismo, la cultura, l\u2019arte, lo sport.<\/p>\n<p>Andare incontro alla citt\u00e0 (e a coloro che vi vivono) \u00e8 anche l\u2019insegnamento che, con sottolineature differenti, attraversa parte del magistero degli arcivescovi di Milano. Card. Martini: \u201cAlzati e va a Ninive\u201d, \u201cBenedetta e maledetta citt\u00e0\u201d (cattedra dei non credenti 1995); \u201cDare un\u2019anima alla citt\u00e0\u201d; riflessioni sul passaggio dal contagio al meticciato del card. Scola; Mons. Delpini, \u201cTocca a noi tutti insieme\u201d (discorso alla citt\u00e0) e le Sette lettere dopo la visita pastorale al capoluogo ambrosiano (La citt\u00e0 dei flussi, quella delle ferite, la citt\u00e0 della ricchezza e quella della disperazione, la citt\u00e0 della solidariet\u00e0 e quella della solitudine, fino a quella del pensiero)<\/p>\n<p><strong>Per i cristiani.<\/strong> Sul piano del \u201cmetodo\u201d un insegnamento viene dalla <em>Lettera a Diogneto<\/em>, dove si legge che i cristiani \u201cnon abitano mai citt\u00e0 loro proprie. [\u2026] Sono sparpagliati nelle citt\u00e0 greche e barbare. [\u2026] Nella loro maniera di vivere manifestano il meraviglioso paradosso, riconosciuto da tutti, della loro societ\u00e0 spirituale\u201d. \u201cCi\u00f2 che l\u2019anima \u00e8 nel corpo, i cristiani lo sono del mondo\u201d, cio\u00e8 nella concreta trama della vita sociale e civile; ossia della citt\u00e0. Il senso della testimonianza cristiana: il vangelo per le strade delle citt\u00e0. Per rigenerare citt\u00e0 e ridare vita a quartieri e periferie, per ripartire dalle citt\u00e0 sembrano dunque dischiudersi nuove sfide e opportunit\u00e0: sociali, culturali, ma anche spirituali e pastorali:<\/p>\n<ul>\n<li>l\u2019impegno a interpretare il \u201ccambiamento d\u2019epoca\u201d che spesso si manifesta con anticipo nelle citt\u00e0 (osservare le citt\u00e0 di altri Paesi, che anticipano i nostri prossimi cambiamenti); per interpretare occorre prendere sul serio la forza oggi rivoluzionaria del pensare (conoscere, dialogare, discernere e decidere di conseguenza) la fatica di tessere le relazioni; si tratta di \u201cunire le differenze\u201d per realizzare una citt\u00e0 inclusiva e pacifica;<\/li>\n<li>la vocazione a coltivare forme generose ed esemplari di solidariet\u00e0 (l\u2019evangelico \u201cfarsi prossimo\u201d);<\/li>\n<li>la capacit\u00e0 di immaginare un orizzonte e dunque un progetto comune tra le diverse \u201canime\u201d che abitano la citt\u00e0 (il compito degli studiosi, dei media, della politica); la ricerca paziente e generativa di soluzioni concrete, mediate e condivise &#8211; per i credenti: mettere in campo una immaginazione creativa per intravvedere e poi contribuire a edificare la citt\u00e0 dell\u2019uomo a misura d\u2019uomo, secondo il disegno di Dio. [oasi di spiritualit\u00e0, oasi di pensiero \u2013 proposta di fede al di fuori dei tradizionali spazi del sacro; missione nel quotidiano; via crucis in Gae Aulenti; <em>Adoro il luned\u00ec<\/em> al Fatebenefratelli].<\/li>\n<li>A partire da quel necessario passaggio, da tutti invocato, dall\u2019IO al NOI, che richiede per\u00f2, e dapprima, di RICONOSCERE IL TU della persona che sta davanti a me, la sua singolare dignit\u00e0, i suoi diritti, pari ai miei. \u00c8 il tentativo, generoso e umile, di contrastare l\u2019INDIVIDUALISMO, che \u00e8 il vero peccato originale, causa dei mali che riscontriamo all\u2019interno delle famiglie, delle realt\u00e0 sociali, della POLIS. Cos\u00ec si pu\u00f2 provare a dare volto e voce a quel \u201cFratelli tutti\u201d \u2013 nelle relazioni brevi di una citt\u00e0, negli spazi senza confini dell\u2019universalismo evangelico \u2013 cui ci richiama Papa Francesco.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Papa Francesco, <em>Dio nella citt\u00e0<\/em>: \u00abDio vive nella citt\u00e0 e la Chiesa vive nella citt\u00e0. La missione non si oppone al dover imparare dalla citt\u00e0 \u2013 dalle sue culture e dai suoi cambiamenti \u2013 proprio mentre usciamo a predicarle il Vangelo. Questo \u00e8 anzi frutto del Vangelo stesso, che interagisce con il campo in cui cade come semente. Non \u00e8 solo la citt\u00e0 moderna ad essere una sfida, ma lo sono state, lo sono e lo saranno ogni citt\u00e0, ogni cultura, ogni mentalit\u00e0 e ogni cuore umano\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong> Secondo Focus (Ezio Falavegna)<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>Reciprocit\u00e0 dell\u2019accoglienza, per rigenerarsi come comunit\u00e0. <\/strong><\/p>\n<p>Avere il coraggio di sconfinare, perch\u00e9 gli altri possano donarci realt\u00e0 \u201cnuova\u201d da abitare come Chiesa. \u00abFa rami cos\u00ec grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra\u00bb (Mc 4,32).<\/p>\n<p>Non grandi alberi, ma \u201crami grandi\u201d che possano accogliere. \u201cAccogliere\u201d \u00e8 un verbo che esprime bene ci\u00f2 che una comunit\u00e0 di fede, come la parrocchia, \u00e8 chiamata ad essere: un \u201craccogliere insieme verso\u201d. \u00c8 questo \u201cinsieme\u201d che fa della comunit\u00e0 un paniere che \u201craccoglie\u201d, si fa contenitore della dignit\u00e0 in cui tutti e ciascuno si ritrovano (cf. Gal 3,28). L\u2019accoglienza ha la forza di mostrare la bellezza umanizzante della fede.<\/p>\n<p><strong><em>4.1. L\u2019accoglienza, una pagina riconoscibile del Vangelo<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 lo stile accogliente uno dei tratti che raccontano la parrocchia quale comunit\u00e0 di cammini di fede. La fede ha necessit\u00e0 del sostegno di Ges\u00f9 e di quanti, con il loro stile di vita e con la loro azione accogliente, si fanno presenze che restituiscano lo stile accogliente di Ges\u00f9: uno stile caratterizzato dall\u2019ascolto; dall\u2019attenzione alla libert\u00e0 dell&#8217;altro; da una empatia di sguardo; da un approccio compassionevole e solidale (cf. Mc 9,24). Nell\u2019accoglienza c\u2019\u00e8 il racconto di come al cuore dell\u2019esperienza cristiana c\u2019\u00e8 una parola accogliente per ciascuno di noi, un luogo dove risuona il primo annuncio: \u00abGes\u00f9 Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso \u00e8 vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti\u00bb (EG 164), e su questo annuncio la comunit\u00e0 dei credenti \u00e8 chiamata a plasmarsi.<\/p>\n<p><strong><em>4.2. Una stagione della vita da accogliere<\/em><\/strong><\/p>\n<p>In questo impegno, sentiamo che la prima accoglienza da vivere \u00e8 nei confronti del tempo e dello spazio che ci sono offerti come luoghi in cui Dio opera salvezza (1). Un tempo, il nostro, non facile, ma non meno ricco di salvezza rispetto ad altri. Proprio qui sta la prima accoglienza che ci \u00e8 chiesta di vivere: la povert\u00e0 del nostro tempo.<\/p>\n<p><strong><em>4.3. L\u2019accoglienza, come \u201cscelta missionaria\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il tessuto della parrocchia \u00e8 uno spazio di accoglienza decisiva: incontrare le persone l\u00e0 dove si trovano e per quello che sono. L\u2019accoglienza a cui le nostre comunit\u00e0 sono chiamate, \u00e8 parte di quella \u00abconversione pastorale\u00bb fortemente declamata nella Evangelii gaudium. Un\u2019accoglienza che papa Francesco raccoglie in un \u201csogno\u201d, quello della \u00abscelta missionaria\u00bb.<\/p>\n<p><strong><em>4.3.1. L\u2019accoglienza, nella forma del sogno<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u00abSogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perch\u00e9 le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato all\u2019evangelizzazione del mondo attuale [&#8230;]. La parrocchia non \u00e8 una struttura caduca; proprio perch\u00e9 ha una grande plasticit\u00e0, pu\u00f2 assumere forme molto diverse che richiedono la docilit\u00e0 e la creativit\u00e0 missionaria del pastore e della comunit\u00e0\u00bb (EG 27.28).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un forte invito a essere prossimi delle forme contemporanee di povert\u00e0 e fragilit\u00e0, sentendo viva anche per la comunit\u00e0 l\u2019esortazione \u00abad una generosa apertura, che invece di temere la distruzione dell\u2019identit\u00e0 locale sia capace di creare nuove sintesi culturali\u00bb. Proprio questa ospitalit\u00e0 \u00e8 capace di dare bellezza alle nostre comunit\u00e0: \u00abCome sono belle le citt\u00e0 che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti, e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Come sono belle le citt\u00e0 che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell\u2019altro!\u00bb (EG 210).<\/p>\n<p><strong><em>4.3.2. L\u2019accoglienza, nel vigore della nudit\u00e0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Un cambiamento narrato da una metafora dinamica, quella del \u201cdilemma dell\u2019aragosta\u201d (2): o rimaniamo in strutture che ci proteggono divenendo sempre di pi\u00f9 \u201cuna gabbia\u201d, oppure accettiamo il rischio di una esposizione culturale, accogliendo ci\u00f2 che avvertiamo possa dare una nuova forma a ci\u00f2 che siamo chiamati ad essere. Una crisi che pu\u00f2 essere una benedizione, in quanto permette di riscoprire ci\u00f2 che \u00e8 realmente essenziale alla vita della stessa comunit\u00e0 (3).<\/p>\n<p><strong><em>4.4. L\u2019accoglienza, come apprendimento<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>4.4.1. Accogliere&#8230; lasciandoci accogliere in una \u201cterra sacra\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Localizzarsi \u00e8 per la chiesa una necessit\u00e0 che le deriva dalla sua natura profonda. Essa, infatti, \u00e8 chiamata a seguire la via dell\u2019incarnazione per servire il radicarsi della novit\u00e0 evangelica dentro il concreto tessuto del vivere umano, grazie al soffio dello Spirito. Si tratta di rendere accessibile la vita secondo lo Spirito negli spazi della quotidianit\u00e0 e secondo la globalit\u00e0 degli aspetti che concorrono a costruire la trama della vita concreta. La parrocchia non coincide con un territorio: \u00e8 piuttosto la comunit\u00e0 cristiana che vive in quel territorio come attuazione della chiesa locale. Essa, dunque, si trova sollecitata a riconoscersi entro figure pi\u00f9 vaste del localizzarsi della chiesa, che le consentano di comprendere e farsi presente entro la trama complessa ed articolata (si pensi alla variet\u00e0 degli ambienti e degli stili di vita) della vita dei propri membri e degli interlocutori ai quali deve l\u2019annuncio del Vangelo e la cura della fede.<\/p>\n<p><strong><em>4.4.2. Accogliere un nuovo compito<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La sfida che ci \u00e8 consegnata \u00e8 quella di attivare correttamente il soggetto (la comunit\u00e0 cristiana), accogliendo che la figura di parrocchia oggi sia in grado di realizzare la finalit\u00e0 che le \u00e8 propria.<\/p>\n<ul>\n<li>Reinvestire nella qualit\u00e0 dinamica-missionaria della comunit\u00e0.<\/li>\n<li>Recuperare il primato dell\u2019annuncio come servizio al cammino della fede dentro la cultura.<\/li>\n<li>Comunione tramite lo sviluppo della partecipazione (sinodalit\u00e0) e il riconoscimento-formazione dei ministeri nella loro pluriformit\u00e0.<\/li>\n<li>Operare nella carit\u00e0 come ricentramento sul carattere di evento del Vangelo in quanto attuazione dell\u2019amore di Dio in Ges\u00f9 Cristo e come conseguente capacit\u00e0 di farsi prossimi.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong><em>4.5. Condizioni di possibilit\u00e0 per rigenerare comunit\u00e0 accoglienti<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il riferimento alla narrazione di Atti 10-11,18 pu\u00f2 aiutarci ad indicare alcune tappe nel compito di \u201crigenerare comunit\u00e0\u201d, attraverso il dinamismo evangelico dell\u2019accoglienza.<\/p>\n<p><strong><em>4.5.1. Lasciarci accogliere nello sconfinamento di Dio<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u00ab&#8230;un uomo di nome Cornelio, centurione della coorte detta Italica [&#8230;]. Un giorno, verso le tre del pomeriggio, vide chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro e chiamarlo: \u201cCornelio!\u201d\u00bb (At 10,1.3).<\/p>\n<p>\u00abvide il cielo aperto e un oggetto che scendeva, simile a una grande tovaglia, calata a terra per i quattro capi. [&#8230;] \u201cCi\u00f2 che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano\u201d\u00bb (At 10,11.15).<\/p>\n<p><strong><em>4.5.2. Accoglierci (riconoscerci) in ci\u00f2 che \u00e8 umano<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u00abCornelio gli and\u00f2 incontro e si gett\u00f2 ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialz\u00f2, dicendo: \u201cAlzati: anche io sono un uomo!\u201d\u00bb (At 10,25-26)<\/p>\n<p><strong><em>4.5.3. Accogliere i luoghi del Vangelo<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u00abPietro allora prese la parola e disse: In verit\u00e0 sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa \u00e8 la Parola che egli ha inviato ai figli d\u2019Israele, annunciando la pace per mezzo di Ges\u00f9 Cristo: questi \u00e8 il Signore di tutti\u00bb (At 10,34-36).<\/p>\n<p><strong><em>4.5.4. Accogliere nel lasciarci accogliere della comunit\u00e0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u00abquando Pietro sal\u00ec a Gerusalemme, i fedeli circoncisi lo rimproveravano [&#8230;]. All\u2019udire questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: \u201cDunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perch\u00e9 abbiano la vita!\u201d\u00bb (At 11,2.18).<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 chiede alle comunit\u00e0 di scommettere sulla possibilit\u00e0 di:<\/p>\n<ul>\n<li>assumere la missione dell\u2019annuncio rendendolo disponibile a tutti:<\/li>\n<li>qualificare il luogo della comunit\u00e0 nella forza della prossimit\u00e0, quale contributo per una umanit\u00e0 inclusiva, pi\u00f9 fraterna (4);<\/li>\n<li>prendersi cura delle narrazioni di fede (At 11,4: \u00abAllora Pietro cominci\u00f2 a raccontare loro, con ordine [&#8230;]\u00bb);<\/li>\n<li>nutrire la vita di fede attraverso l\u2019ascolto della Parola;<\/li>\n<li>vegliare sulla crescita della comunit\u00e0;<\/li>\n<li>operare per essere \u201csegno\u201d (LG 1)<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong><em>4.6. Verso una accoglienza generativa<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Recuperare la reciprocit\u00e0 della dimensione accogliente generativa di ogni comunit\u00e0 significa accompagnare i percorsi di fede che si attuano gradualmente, dentro un atto autenticamente generativo e cio\u00e8 attraverso la qualit\u00e0 della relazione.<\/p>\n<p>Questo avviene tramite:<\/p>\n<ul>\n<li>lo stile di vita;<\/li>\n<li>la capacit\u00e0 di ascoltare;<\/li>\n<li>lo sguardo amoroso ed elettivo<\/li>\n<li>il percepire quando nasce la fiducia e saperla alimentare favorendone il racconto<\/li>\n<li>un amore generativo, che ama quello che c\u2019\u00e8, ma anche quello che potrebbe essere in una persona<\/li>\n<li>l\u2019avere \u201ccuore per il misero\u201d (misericordia), per la fragilit\u00e0 umana<\/li>\n<li>il rispetto per la libert\u00e0 degli altri (\u201cse qualcuno vuole\u201d), dei loro tempi e dei loro cammini<\/li>\n<li>suscitare il desiderio, cogliere i veri bisogni che una persona porta dentro di s\u00e9.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><strong> Terzo Focus (Luigi Girardi)<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>Esclusione od inclusione, polarit\u00e0 che suppongono una mentalit\u00e0 di \u201csteccato\u201d. In linea con i sacramenti occorre essere \u201cpermeabili\u201d. <\/strong><strong>Una problematica nuova <\/strong><\/p>\n<p>Un problema \u201cnuovo\u201d, per diversi motivi: in particolare, il calo numerico dei presbiteri e dei fedeli, a fronte del permanere delle precedenti strutture.<\/p>\n<p>Una prospettiva \u201cmiope\u201d: venendo da una situazione pi\u00f9 \u201cricca\u201d ad una pi\u00f9 \u201cpovera\u201d, a volte guardiamo i problemi cercando di conservare il passato.<\/p>\n<p>Una trasformazione \u201cprofonda\u201d: non riguarda solo le percentuali dei fedeli frequentanti, ma il diverso modo di \u201csentire\u201d la vita di fede (a cosa \u201crispondono\u201d i sacramenti?), di abitare il territorio, una concezione di comunit\u00e0 pi\u00f9 dinamica che statica. Un riassetto, un riorganizzarsi della presenza della Chiesa in esso, ha un riflesso immediato sulla celebrazione, sull\u2019annuncio, sulla vita.<\/p>\n<p><strong><em>5.1. Qualche criterio per una lettura pi\u00f9 attenta e \u201csorprendente\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Criteri parziali e fuorvianti: il solo calcolo numerico; il precetto da garantire; l\u2019organizzazione meramente funzionale. Cos\u00ec si trascura proprio l\u2019elemento comunitario.<\/p>\n<p>Una sorpresa positiva: le difficolt\u00e0 ai cambiamenti ci dicono come il momento liturgico sia simbolicamente importante, come i fedeli si riconoscano in esso, come i luoghi abbiano una forza di attrazione per una \u201cqualche\u201d identificazione.<\/p>\n<p>Ci sono delle dinamiche di appartenenza che non corrispondono necessariamente o del tutto con quelle istituzionali o di una fede \u201cmilitante\u201d: queste sono una risorsa.<\/p>\n<p>Una tensione da riequilibrare: l\u2019essere comunit\u00e0 \u00e8 condizione per la celebrazione dei sacramenti, oppure la celebrazione dei sacramenti \u00e8 momento generativo di comunit\u00e0 (cf. SC 42)? Verso un nuovo modello di comunit\u00e0 territoriale e un investimento pastorale sulla liturgia.<\/p>\n<p><strong><em>5.2. Qualche attenzione per il futuro<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Coltivare e mantenere un senso di comunit\u00e0, certamente pi\u00f9 leggero e non rigido, ma ospitale e permeabile. Sviluppare nella liturgia una capacit\u00e0 di accoglienza, di far \u201csentire a casa\u201d tutti (anche gli \u201coccasionali\u201d), superando le mentalit\u00e0 campanilistiche.<\/p>\n<p>Coltivare <strong><em>\u00e9quipe<\/em> ministeriali<\/strong> che possano \u201cqualificare\u201d i momenti celebrativi; verificare e promuovere le condizioni per poter celebrare bene. Diversificare le celebrazioni liturgiche (non solo la \u201cmessa\u201d!) per allargare l\u2019esperienza della Grazia in condizioni diverse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>6. Napolioni: Dare forma al condiscepolato. D\u2019abbicco, Palmentura: meravigliarsi, davanti all\u2019uomo che la strada regala. Ascolto e discernimento, un continuum ermeneutico<\/strong><\/p>\n<p><strong>Antonio Napolioni<\/strong>, vescovo di Cremona, introduce alla corresponsabilit\u00e0, con narrazioni. Una corresponsabilit\u00e0 che \u00e8 gi\u00e0 viva nell\u2019episcopato della Chiesa di Cremona, tra il vescovo in mandato e il vescovo emerito. \u00a0Corresponsabilit\u00e0 nella lettura della realt\u00e0, nel discernimento (che \u00e8 fatto anche di preghiera), in un progetto insieme, che dice la diocesi impegnata in una pastorale che considera la Chiesa famiglie di famiglie, presente nel mondo dei giovani, capace di comunicazione e cultura. C\u2019\u00e8 da evidenziare l\u2019importanza della verifica, che necessita del suo tempo, e pu\u00f2 trovare forma nelle visite pastorali. Eperienze significative a livello di corresponsabilit\u00e0: 1) Quella del santuario di Caravaggio: corresponsabilit\u00e0 tra i preti, e religiosi e famiglie, per accogliere, ascoltare, accompagnare. 2)Una attenzione ai seminaristi aprendo alla loro presenza nelle parrocchie e all\u2019interazione con le famiglie. 3) Unit\u00e0 pastorali, nel quale la progettazione parte da una condivisione che mette insieme preti e laici. Preti e laici che si formano insieme, <em>con-discepoli<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Enrico D\u2019Abbicco<\/strong>, presbitero e vicario generale della Diocesi di Bari-Bitonto, porta insieme alla giovane <strong>Eleonora Palmentura\u00a0<\/strong>l\u2019esperienza del cammino sinodale, che \u00e8 andata oltre l\u2019intraeccessialit\u00e0, spingendosi quindi oltre i non battezzati (per richiesta del vescovo diocesano, Giuseppe Satriano). Carcere, persone con varie fragilit\u00e0, strada, sono stati luoghi accolti anzitutto, visitati, ascoltati. Si \u00e8 pensato anzitutto allo stile: \u00e8 stata necessaria una formazione per gli operatori strada. Ges\u00f9 \u00e8 il primo che nell\u2019annuncio del Regno, percorre strade; nella strada si forma la comunit\u00e0; un\u2019esperienza dinamica. Andando oltre ogni comodit\u00e0 di chi si fa solo cercare. Andare per strada per riequilibrare la relazione, spesso asimmetrica, davanti a richieste non preconfezionate. Accogliere non \u00e8 assimilazione (richiesta di diventare come il gruppo), bens\u00ec \u00e8 venire fuori dai loro territori per costruire una realt\u00e0 nuova rispetto a quella dell\u2019origine. L\u2019interazione con l\u2019associazione \u201cOfficine cittadine\u201d di promozione per la cittadinanza attiva (che nel suo stile ha proprio l\u2019uscire nella strade), \u00e8 stata feconda. Palmentura: dal rinnovamento delle strutture si \u00e8 saputo fondere il vecchio (la tradizione della Chiesa locale) con una naturale evoluzione, nella passione di aprirsi all\u2019altro e di aprire realmente il cammino mistagogico, che ha caratterizzato il cammino della diocesi sotto i vescovi Magrassi e Cacucci, alla vita. L\u2019esperienza del portatore della parola, dallo slogan \u201cLa tua storia conta!\u201d, \u00e8 laboratorio esperienzale e narrativo oltre le mura della Chiesa\u00a0(vedere la chiesa oltre i suoi confini visibili): il punto di forza \u00e8 nel dare ascolto alle differenze. L\u2019ascolto \u00e8 missione, che fa emergere delle priorit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PER UNA PARROCCHIA SINODALE,\u00a0MISSIONARIA E SEMPRE VICINA ALLA GENTE. 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