{"id":3173,"date":"2024-05-31T17:21:19","date_gmt":"2024-05-31T15:21:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=3173"},"modified":"2024-05-31T20:31:40","modified_gmt":"2024-05-31T18:31:40","slug":"lo-scandalo-del-dolore-la-sfida-della-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2024\/05\/31\/lo-scandalo-del-dolore-la-sfida-della-speranza\/","title":{"rendered":"Lo scandalo del dolore, la sfida della speranza"},"content":{"rendered":"<p><em><span style=\"color: #000000\">Giancarlo Tettamanti &#8211; giornalista pubblicista, socio fondatore AGESC<\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><em>Dolore <\/em>e<em> speranza: <\/em>una riflessione ricca di proposizioni e di prospettive. Con il dolore ciascuno di noi, almeno una volta nella sua vita, ha avuto occasione di fare i conti. E i conti hanno finito per mettere \u00abin crisi l\u2019immagine che noi abbiano di noi stessi\u00bb<em>.\u00a0<\/em><\/span><span style=\"color: #000000\">Il dolore \u00e8 una realt\u00e0 che agisce nella totalit\u00e0 delle persone, ed \u00e8 una realt\u00e0 personale che spacca tra ci\u00f2 che ciascuno \u00e8 e ci\u00f2 che vorrebbe essere. Con esso l\u2019uomo impara a sue spese, e di colpo, a dover dipendere. E impara anche che di fronte al dolore egli \u00e8 solo con s\u00e9 stesso.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">La societ\u00e0, infatti, di fronte al dolore \u00e8 muta, perch\u00e9 la sua cultura, la cultura, cio\u00e8, che esprime, \u00e8 solo cultura del successo e della felicit\u00e0, in cui ovviamente il dolore non trova posto. Per la societ\u00e0 il tempo trascorso nella sofferenza non ha senso, \u00e8 tempo perduto, non ha valore: per questa ragione il dolore \u00e8 \u201cscandalo\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Ma quali sono le spiegazioni del dolore che la nostra cultura ci propone?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Noi cerchiamo sempre di identificare il dolore con una parte precisa del nostro corpo. Perci\u00f2 cerchiamo di spiegare sempre il dolore attraverso il tentativo di renderlo fatto fisico. Mai il dolore \u00e8 visto come metafora. Se il dolore viene isolato e messo da parte, conseguentemente viene anche negato che \u00e8 tutta la persona che soffre. In questo modo, viene per\u00f2 negato il valore del dolore: si soffre per il bene del tutto.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Se infatti la sofferenza diventa la strada tortuosa che conduce a qualche meta pi\u00f9 grande, allora il dolore ha un senso, ha un significato, ha un suo valore: la negazione del dolore invece si pone in un\u2019ottica idolatra con la quale si tenta sempre di spiegare e di ordinare la realt\u00e0 su motivi parziali, rompendo la tensione unitaria dell\u2019armonia totale ed innegabilmente scontrandosi con tentativi idolatri altrui. In questo senso si pu\u00f2 dire che il dolore non \u00e8 mai riconducibile ad una ideologia: \u00abl\u2019idolo non corrisponde mai esaurientemente alle domande umane cui pretende essere risposta\u00bb (L. Giussani, <em>Il senso religioso<\/em>)<em>.\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Da qui la domanda del perch\u00e9 si soffre. Ma la spiegazione del dolore non si radica nell\u2019arco dell\u2019esperienza umana, ma richiede una prospettiva pi\u00f9 ampia: Giobbe chiama Dio non altri a dialogare con lui sul suo dolore! Da qui la prospettiva della fede: \u00abIl dolore, infatti, \u00e8 una condizione particolare che permette di giungere alle questioni ultime dell\u2019esistenza, andare cio\u00e8 al fondo della vita\u00bb<em> (non \u00e8, perci\u00f2, come si vorrebbe far credere dalla attuale cultura dominante, obiezione alla vita).\u00a0<\/em><\/span><span style=\"color: #000000\">Il dolore ovviamente non \u00e8 una garanzia, ma una possibilit\u00e0. Il dolore coinvolge direttamente Dio . Infatti: \u201cperch\u00e9 Dio permette questo?\u201d, si chiede Giobbe. \u00c8 chiamata in causa l\u2019onnipotenza di Dio, non in quanto \u201cpotere\u201d ma in quanto \u201camore\u201d. \u00abDio \u00e8 profondamente presente nella nostra vita e nella nostra realt\u00e0. Non possiamo pensare a un Dio fuori dal mondo e che non c\u2019entra nulla con la nostra vita\u00bb. Non a caso, il mondo dell\u2019uomo radicale \u00e8 un mondo privo di Dio e privo anche di una qualche provvidenzialit\u00e0 immanente: \u00e8 il mondo del frammento. Non esiste una storia con un passato e un futuro nel mondo dell\u2019uomo radicale, ma solo una successione fortuita di accadimenti. Non esistono finalit\u00e0 ultime che trascendano la parabola dell\u2019esistenza (nascere, crescere, morire), ma obiettivi limitati, concreti, ben definiti, a portata di mano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Ma \u00abse Dio non c\u2019\u00e8, ci\u00f2 che \u00e8 permesso \u00e8 anzitutto di essere disperati\u00bb<em> (F. Muriac). <\/em>Ed \u00e8 qui che si affaccia, ed emerge prepotentemente, la possibilit\u00e0 della speranza: \u00abDolore come luogo privilegiato di singolare approfondimento della propria umanit\u00e0\u00bb<em>.\u00a0<\/em><\/span><span style=\"color: #000000\">Peguy affermava che: \u00abla mia piccola speranza \u00e8 quella che tutte le mattine ci d\u00e0 il buongiorno\u00bb<em>.<\/em> E ci\u00f2 \u00e8 molto significativo in un mondo che tenta in ogni modo di esorcizzare il pensiero della morte e del dolore.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Per questo il mondo dell\u2019uomo radicale \u00e8 un mondo che non ha pi\u00f9 il senso della speranza cristiana, quella speranza che pone le sue radici nella fiducia, cio\u00e8 nella fede, fede in una salvezza totale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">I credenti hanno una grande responsabilit\u00e0: sono comandati a sperare, sono chiamati a essere uomini di speranza. Detto in altre parole:\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">\u00abIo credo che Dio \u00e8 amore; credo che il creatore non si prende gioco delle creature; credo che la morte nel Cristo \u00e8 gi\u00e0 resurrezione; credo che l\u2019intera creazione geme nei dolori del parto, nella speranza di essere anch\u2019essa liberata dalla servit\u00f9 e dalla corruzione per entrare nella libert\u00e0 della gloria dei figli di Dio; credo che in quel giorno Dio asciugher\u00e0 tutte le lacrime dei nostri occhi: non ci sar\u00e0 pi\u00f9 morte; non ci sar\u00e0 pi\u00f9 pianto e pena; credo che saremo simili a Lui\u00bb<em> (Pedro Maria Casaldaliga, vescovo di Sao Felix in Amazzonia).<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">La fede, perci\u00f2, prende il volto della speranza. Il nostro essere cristiani si misura non solo sulla domanda: <em>che cosa credi<\/em>? ma anche su quella: <em>che cosa speri<\/em>? E in un mondo che ha smarrito il senso della speranza, possiamo essere significativi e comunicativi soltanto se ci facciamo \u2013 come ebbe a dire Giorgio La Pira di s\u00e9 stesso \u2013 \u00abvenditori di speranza\u00bb<em>.<\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giancarlo Tettamanti &#8211; giornalista pubblicista, socio fondatore AGESC Dolore e speranza: una riflessione ricca di proposizioni e di prospettive. 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