{"id":3117,"date":"2024-05-01T10:34:03","date_gmt":"2024-05-01T08:34:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=3117"},"modified":"2024-05-01T10:35:49","modified_gmt":"2024-05-01T08:35:49","slug":"egli-infatti-e-la-nostra-pace-ef-214-la-pace-tema-biblico-in-orizzonte-cristologico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2024\/05\/01\/egli-infatti-e-la-nostra-pace-ef-214-la-pace-tema-biblico-in-orizzonte-cristologico\/","title":{"rendered":"\u00abEgli infatti \u00e8 la nostra pace\u00bb (Ef 2,14). La pace, tema biblico, in orizzonte cristologico"},"content":{"rendered":"<p><em>Brunetto Salvarani &#8211;\u00a0docente di teologia della missione e del dialogo presso la Facolt\u00e0 teologica dell\u2019Emilia-Romagna di Bologna<\/em><\/p>\n<p>Cristo e la pace, tema persino desueto, in questo nostro tempo incerto.<a href=\"#_edn1\" name=\"_ednref1\">[1]<\/a> C\u2019\u00e8 \u00abun tempo per la guerra e un tempo per la pace\u00bb, dice Qo\u00e8let (Qo 3,8b): e questo sembra proprio un tempo di guerra, purtroppo. Un tempo in cui il senso di Dio \u2013 inteso come percezione diffusa di una rilevanza vitale della sua presenza o assenza \u2013 si presenta, con rare eccezioni, del tutto esterno all\u2019attuale paesaggio culturale occidentale, certamente a quello europeo.<a href=\"#_edn2\" name=\"_ednref2\">[2]<\/a> Un tempo in cui, peraltro, di Dio si straparla, intervenendo a suo nome nei contesti pi\u00f9 improbabili (e non di rado blasfemi). Ma di <em>quale Dio<\/em> si tratta? Il Dio bendisposto a giustificare guerre sante e l\u2019uccisione dei nemici, che compare a pi\u00f9 riprese in libri biblici quali Giosu\u00e8 e Giudici, o il Dio che si esprime per bocca del profeta Isaia, assicurando che \u2013 in un futuro imprecisato \u2013 gli uomini \u00abspezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzer\u00e0 pi\u00f9 la spada contro un\u2019altra nazione, non impareranno pi\u00f9 l\u2019arte della guerra\u00bb (Is 2,4b)? La domanda \u00e8 cruciale, nell\u2019odierna congiuntura storica: quale Dio si starebbe prendendo la <em>rivincita<\/em> (secondo la fortunata metafora ideata da Gilles Kepel<a href=\"#_edn3\" name=\"_ednref3\">[3]<\/a>) oggi? Quello utilizzato come tappabuchi per la conclamata crisi della politica mondiale nel post-1989, ambiguamente invocato dal <em>cristiano reborn<\/em> Bush jr. per giustificare al mondo benestante la sua <em>guerra preventiva <\/em>e <em>infinita<\/em>, o dal <em>musulmano risvegliato<\/em> Bin Laden per chiamare le plebi della terra a uno <em>jihad<\/em> assassino? Quello svenduto a basso prezzo dai trafficanti del supermarket del sacro che sfruttano l\u2019ansia postmoderna come occasione insperata per incamerare facili guadagni e intercettare depressioni, angosce e bisogni diffusi? Quello radiografato dalla sociologia, che scorge nuovi e sorprendenti protagonisti del religioso quali <em>nomadi dello spirito<\/em>, <em>pellegrini<\/em> e <em>convertiti<\/em>, cogliendovi nel contempo la decadenza di chiese e comunit\u00e0 tradizionali? Quello nel cui nome Giovanni Paolo II e i leader religiosi mondiali hanno pregato il 27 ottobre 1986, ospiti del <em>Povero d\u2019Assisi<\/em>, invocando pace su un pianeta diviso e dilaniato, parallelo a quello richiamato a quattro mani nel <a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/events\/event.dir.html\/content\/vaticanevents\/it\/2019\/2\/4\/fratellanza-umana.html\"><em>Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune<\/em><\/a> da papa Francesco e dal grande imam del Cairo al-Tayyeb, che uniscono le loro voci \u00abin nome dell\u2019innocente anima umana che Dio ha proibito di uccidere, affermando che chiunque uccide una persona \u00e8 come se avesse ucciso tutta l\u2019umanit\u00e0 e chiunque ne salva una \u00e8 come se avesse salvato l\u2019umanit\u00e0 intera\u00bb?<a href=\"#_edn4\" name=\"_ednref4\">[4]<\/a> Difficile rispondere. In ogni caso, il quadro che ne deriva \u00e8 evidente: se le chiese e il loro assetto istituzionale arrancano e battono in testa, il sacro sta bucando lo schermo, e non \u00e8 sempre agevole distinguere fra messaggi sinceri, provocazioni e penose strumentalizzazioni.<a href=\"#_edn5\" name=\"_ednref5\">[5]<\/a> E guardare alla storia delle chiese o ai loro testi santi ci aiuta, ma fino a un certo punto: vi abbondano le contraddizioni, e a ogni frammento di narrazione incentrato sull\u2019esaltazione della pace se ne potrebbe contrapporre un altro, votato alla violenza. Al Dio della mitezza si pu\u00f2 accostare, in un impressionante corto circuito, il Dio degli eserciti e dello <em>cherem<\/em>, lo <em>sterminio sacro<\/em>, la caccia alle streghe, il rogo degli eretici e l\u2019antigiudaismo eretto a sistema; al sollievo della <em>tregua di Dio<\/em> e a voci profetiche come quelle di Francesco d\u2019Assisi o Erasmo da Rotterdam, le guerre infracristiane che hanno insanguinato per decenni l\u2019Europa.<a href=\"#_edn6\" name=\"_ednref6\">[6]<\/a> Ecco perch\u00e9 \u00e8 necessario interrogare al meglio la Bibbia, per cogliere la valenza squisitamente cristologica di una <em>teologia per la pace<\/em>, di cui abbiamo estremo bisogno. Nella consapevolezza che siamo di fronte a un argomento s\u00ec delicato e controverso, ma anche decisivo in vista di una qualsiasi credibile testimonianza cristiana al mondo attuale, nonch\u00e9 \u2013 appunto \u2013 di un\u2019efficace teologia per la pace.<\/p>\n<ol>\n<li><strong> Nel segno della violenza<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>\u00a0<\/em>Si pu\u00f2 affermare, senza esagerazioni, che tutto, nella Bibbia, \u00e8 nel segno della violenza: di volta in volta inscritta nell\u2019ordine imposto al mondo creato, consegnata alla natura creaturale dell\u2019uomo, comandata e permessa da Dio, attesa e sperata come liberazione e redenzione\u2026<a href=\"#_edn7\" name=\"_ednref7\">[7]<\/a> In effetti, nessun altro tema antropologico o esperienza umana sono menzionati quanto la violenza: vi si possono contare oltre seicento passi riferiti a popoli, sovrani o singoli individui che hanno attaccato o ucciso; un migliaio in cui divampa l\u2019ira di Dio; e oltre cento in cui YHWH ordina <em>tout court <\/em>di uccidere qualcuno. Certo, la testimonianza delle Scritture non risulta uniforme: non esiste, infatti, a dispetto delle frequenti letture in tal senso, un\u2019unica linea, magari ascensionale, di evoluzione progressiva, che partendo dalle voci pi\u00f9 antiche d\u2019Israele giunge, come al suo vertice, a Ges\u00f9 e alle prime comunit\u00e0 cristiane. Mentre le differenze fra libro e libro, corrente e corrente, autore e autore, e persino all\u2019interno dello stesso libro, sono rilevanti. Ecco perch\u00e9 il criterio evoluzionistico, cui appunto spesso si ricorre, non appare adeguato a cogliere, nella sua globalit\u00e0, la testimonianza biblica, tutt\u2019altro che priva di posizioni contrastanti: ed \u00ab\u00e8 lo scontro tra diversi punti di vista e diverse prassi che emerge a uno sguardo spassionato, non velato da preoccupazioni apologetiche o giustificazionistiche\u00bb.<a href=\"#_edn8\" name=\"_ednref8\">[8]<\/a><\/p>\n<p>L\u2019estrema frequenza degli appelli alla violenza nel Primo Testamento, del resto, non \u00e8 scoperta recente. Si veda il caso del vescovo e teologo Marcione (85-160), che proclam\u00f2 la radicale diversit\u00e0 fra il Dio del mondo ebraico e quello conosciuto attraverso la predicazione di Ges\u00f9 e i vangeli. Il primo avrebbe richiesto s\u00ec la giustizia, ma manifestandosi come despota incostante, eccitato, selvaggio e bellicoso; il secondo sarebbe stato dunque un Dio nuovo, prima sconosciuto, amorevole e misericordioso. Per questo, egli aveva escluso dal suo canone il Primo Testamento, selezionando dal Nuovo solo gli scritti nella direzione da lui sostenuta. Di Marcione, in realt\u00e0, conosciamo le posizioni tramite le confutazioni dei suoi avversari, come Tertulliano, che nel 207 scriveva: \u00abMarcione stabilisce due entit\u00e0 diverse tra loro, l\u2019una giudaica, feroce, guerriera, l\u2019altra mite, placida e solamente buona e ottima\u00bb.<a href=\"#_edn9\" name=\"_ednref9\">[9]<\/a> La chiesa, a partire dal concilio di Nicea (325), non accolse le opinioni di Marcione.<\/p>\n<p>Eppure, il tema della violenza, fino a pochi anni fa, non era quasi presente negli studi biblici scientifici. Intuitivamente, giocavano al riguardo \u00abcerti meccanismi inconsci, che rimuovono dalla ricerca tutto ci\u00f2 che ha a che fare con la violenza\u00bb;<a href=\"#_edn10\" name=\"_ednref10\">[10]<\/a> tanto che spesso gli esegeti vi si sono accostati soltanto in modo indiretto: \u00abma evitarlo veramente non possiamo in alcun modo\u00bb.<a href=\"#_edn11\" name=\"_ednref11\">[11]<\/a> Tanto pi\u00f9 dopo l\u2019uscita, nel 1972, del fondamentale volume dell\u2019antropologo Ren\u00e9 Girard <em>La violence et le sacr\u00e9<\/em><a href=\"#_edn12\" name=\"_ednref12\">[12]<\/a> e la sua conferenza, edita nel \u201975, su <em>Les mal\u00e9dictions contre les pharisiens et la r\u00e9v\u00e9lation \u00e9vang\u00e9lique<\/em>, che apportarono stimoli decisivi al dibattito relativo, a proposito \u2013 in particolare \u2013 del sacrificio rituale e del capro espiatorio.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong> Monoteismi violenti?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>\u00a0<\/em>La storia, si accennava, racconta che l\u2019esperienza religiosa ha portato spesso, lungo i secoli, a comportamenti individuali e di massa contrassegnati da violenza e sopraffazione, non di rado a vere e proprie guerre, dette appunto \u00abdi religione\u00bb.<a href=\"#_edn13\" name=\"_ednref13\">[13]<\/a> Dovremmo pertanto concludere che le religioni \u2013 in particolare quelle monoteistiche \u2013 sono necessariamente fonti d\u2019intolleranza e di violenze? Va notato che, di fatto, fra il Cinquecento e il Seicento si comincer\u00e0 a discutere di tolleranza e intolleranza proprio in riferimento alla credenza religiosa. Sul banco degli imputati, ebraismo, cristianesimo e islam. Perch\u00e9 questi effetti del monoteismo? Si tratta di una loro caratteristica intrinseca e ineliminabile, o di un effetto indotto in cui altre cause sono in realt\u00e0 decisive?<\/p>\n<p>Certo, il monoteismo manifesta una comprensione della sfera del divino in chiave di totalit\u00e0 ed esclusivismo; e l\u2019esclusivismo monoteistico si \u00e8 spesso tradotto in un vocabolario espressivo di rigida intolleranza mentale verso altre divinit\u00e0 e credenze (si pensi, per esempio, alla polemica anti-idolatrica, frequente nella Bibbia). A ben vedere, peraltro, l\u2019intolleranza religiosa e le conseguenti violenze nascono esattamente laddove avviene un processo, pi\u00f9 o meno conscio, di identificazione tra soggettivit\u00e0 del credente e oggettivit\u00e0 del Dio creduto. Quello si appropria della ricchezza di questo: se Dio \u00e8 verit\u00e0, verit\u00e0 \u00e8 ritenuta e vissuta la propria credenza religiosa. Si tratta tuttavia di un\u2019appropriazione indebita: se Dio \u00e8 per definizione la Verit\u00e0, altra \u00e8 la sua percezione soggettiva da parte dell\u2019uomo; se quello esclude di diritto altri d\u00e8i, non ne consegue che una credenza debba forzatamente escludere altre credenze, proprio a causa della sua storicit\u00e0 e parzialit\u00e0. Il cammino verso l\u2019Oggetto immenso ammette per s\u00e9 stesso pluralit\u00e0 e diversit\u00e0 di strade, di approcci e comprensioni. L\u2019attuale teologia del pluralismo religioso sta lavorando in questa direzione.<a href=\"#_edn14\" name=\"_ednref14\">[14]<\/a><\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> Guerra, pace e violenza nella Bibbia ebraica<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>\u00c8 il cardinal Ravasi ad ammonirci che \u00able pagine dell\u2019Antico Testamento sono spesso striate del sangue delle battaglie e si affacciano su rovine e devastazioni causate da eventi bellici\u00bb, e che anche il Nuovo Testamento, \u00abche pure inalbera il vessillo dell\u2019amore ed eredita l\u2019aspirazione messianica biblica allo shalom <em>pace<\/em>, non ignora questa realt\u00e0 aspra che costella la vita dei popoli\u00bb.<a href=\"#_edn15\" name=\"_ednref15\">[15]<\/a>\u00a0Nella Bibbia, dunque, si parla continuamente di violenza. Il dato, pi\u00f9 che scandalizzare, spinge a riflettere: se la Scrittura, che descrive ogni aspetto della relazione fra Dio e l\u2019umanit\u00e0, trascurasse quell\u2019aspetto fondamentale della storia che \u00e8 la violenza, non finirebbe per nascondere un dato che attraversa da sempre le vicende umane? In fondo, la violenza non \u00e8 mai tanto pericolosa come quando la si nasconde: presentandola nelle sue pi\u00f9 varie espressioni, la Scrittura costringe il lettore a guardarla in faccia, a considerarla nei minimi dettagli e nelle modalit\u00e0 pi\u00f9 subdole.<a href=\"#_edn16\" name=\"_ednref16\">[16]<\/a> In tal modo, essa gli svela le sue radici nascoste, mostrandogli i moventi personali o collettivi, ed esponendogli senza falsi pudori gli aspetti letali; consentendo cos\u00ec di comprendere sia la violenza che lo circonda sia quella che subisce, ma anche quella che avverte in s\u00e9 o causa agli altri. In questo scenario, non c\u2019\u00e8 dubbio che l\u2019orizzonte della pace rappresenti costantemente l\u2019obiettivo e la speranza degli uomini (e delle donne) della Bibbia. Si discute molto attorno al termine ebraico per pace, <em>shalom<\/em>: la sua radice \u00e8 <em>\u0161hlm<\/em>, che sta per <em>restituire<\/em>, <em>rendere<\/em>, <em>pagare<\/em>, <em>retribuire<\/em>, <em>vendicare<\/em>, e si utilizza anche per <em>adempiere un voto<\/em>. Da questo punto di vista, <em>shalom<\/em> sarebbe lo stato risultante da un equilibrio restituito, caratteristico di chi \u00e8 soddisfatto, appagato, pieno, integrato. Del resto, \u00ab\u00e8 difficile trovare nell\u2019Antico Testamento un termine cos\u00ec trito e comune nella vita quotidiana, e tuttavia non di rado carico di pregnante contenuto religioso e capace di elevarsi al di sopra del piano delle immagini comuni, come <em>shalom<\/em>\u00bb.<a href=\"#_edn17\" name=\"_ednref17\">[17]<\/a> Ed \u00e8, ancora oggi, il saluto comune in lingua ebraica, la forma elementare di incontro. Una prospettiva che rende naturale la convinzione che lo <em>shalom<\/em>, nel suo senso profondo, sia opera del Signore, trova ripetute conferme nelle pagine bibliche e nelle preghiere d\u2019Israele. Nella benedizione sacerdotale del libro dei Numeri (6,24-26), ad esempio, cara a Francesco d\u2019Assisi, si guarda allo <em>shalom <\/em>come dono di Dio per il suo popolo: \u00abIl Signore ti benedica e ti protegga! Il Signore faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! Il Signore rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!\u00bb S\u00ec, la pace sta al centro della rivelazione biblica giudaico-cristiana, e lo <em>shalom<\/em> del Primo Testamento contiene e sintetizza in s\u00e9 tutti i beni messianici: non rimanda semplicemente a un\u2019assenza di guerra, ma a una pienezza di vita, ed \u00e8 possibilit\u00e0 storica concreta che Dio concede all\u2019umanit\u00e0 intera; e non un elemento accessorio, ma essenziale, dell\u2019alleanza con Dio, che \u00e8 <em>berit shalom<\/em> (Nm 25,12).<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong> Ges\u00f9 agnello mansueto in una societ\u00e0 violenta<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>\u00a0<\/em>Naturalmente, anche nel Nuovo Testamento c\u2019\u00e8 violenza. Ges\u00f9, che si proclama \u00abmite e umile di cuore\u00bb (Mt 11,29), non pu\u00f2 astrarsi dal suo mondo e dalla sua societ\u00e0, profondamente lacerati. Egli nasce in un contesto determinato in un paese schiacciato dal brutale giogo romano, in cui l\u2019ingiustizia \u00e8 realt\u00e0 radicata e quotidiana, tanto da accompagnare l\u2019intera sua esistenza, a partire dalla cosiddetta <em>strage degli innocenti<\/em> (Mt 2,16-18). Certo, Ges\u00f9 non predica la violenza, tutt\u2019altro, e tanto meno la pratica, ma con essa deve fare i conti ripetutamente. \u00c8 infatti a partire dalla sua venuta che il regno di Dio fa irruzione nel mondo, e una tale irruzione suscita una violenza che egli non intende affatto mascherare, cercando semmai di farla emergere. La sua pace, in effetti, non \u00e8 come la pace di questo mondo, e lui stesso non mancher\u00e0 di dichiararlo esplicitamente ai suoi amici la notte prima di essere inghiottito da una spirale di violenze: \u00abVi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la d\u00e0 il mondo, io la do a voi\u00bb (Gv 14,27). Evidenziando situazioni d\u2019ingiustizia e di violenza strutturale e istituzionale, tanto religiosa quanto civile, egli ne rende esplicita la radicale inconciliabilit\u00e0 con il regno. Nonostante non pochi insegnamenti successivi abbiano puntato ad attenuare tale dato cruciale, spingendosi a dichiarare che esiste una violenza necessaria, una <em>guerra giusta<\/em> (con Agostino di Ippona) e persino una <em>guerra santa <\/em>(con Bernardo di Chiaravalle), i cristiani sanno che da allora non esiste nessuna violenza che possa essere innocente.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 si distanzia dagli oppositori al regime politico romano, anche armati, dell\u2019epoca, temendo gli equivoci che potevano sorgere dal titolo di <em>Messia<\/em>, inteso spesso come sovvertimento di poteri temporali stabiliti, se si \u00e8 lasciato \u2013 sulla scia dell\u2019isaiano Servo di YHWH \u2013 condurre al macello con la mansuetudine di un agnello. Quando Pietro mozza l\u2019orecchio del servo del sommo sacerdote la notte del tradimento di Giuda, Ges\u00f9 condanna subito il suo gesto (Mt 26,52-53). Tuttavia, nei vangeli compaiono sia proclamazioni di una mitezza che rifiuta ogni violenza, ma anche episodi, affermazioni e atteggiamenti che si potrebbero classificare come violenti. Ad esempio, Ges\u00f9 dichiara che solo i violenti s\u2019impadroniranno del regno: \u00abLa Legge e i profeti fino a Giovanni: da allora in poi viene annunciato il regno di Dio e ognuno si sforza di entrarvi con la violenza\u00bb (Lc 16,16); \u00abDai giorni di Giovanni il Battista fino a ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono\u00bb (Mt 1,12). E ancora: \u00abNon crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada\u00bb (Mt 10,34): una spada che Luca interpreta come divisione (Lc 12,51), perch\u00e9 la parola di Dio obbliga tutti a prendere posizione. E c\u2019\u00e8 chi crede, e chi non crede\u2026 La sequela di Ges\u00f9 \u00e8 in effetti divisiva per la radicalit\u00e0 che impone, fino a vietare di recarsi a seppellire il proprio padre o di congedarsi dai familiari prima di andare con lui (Lc 9,57-62). Il vangelo, del resto, consiste nell\u2019annuncio della pace che si \u00e8 compiuta in Ges\u00f9 Cristo, resa possibile dalla sua presenza fra gli uomini. \u00c8 lui che, con la sua morte in croce, subendo la violenza che il mondo intero gli scarica addosso effonde il suo spirito che \u00e8 spirito di pace: \u00abEgli infatti \u00e8 la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cio\u00e8 l\u2019inimicizia, per mezzo della sua carne\u00bb (Ef 2,14).<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><strong> Il discorso della montagna, la rivoluzione di Dio<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>\u00a0<\/em>Il racconto evangelico ha il suo cuore bruciante nella parola e nell\u2019azione, la vita e la passione di Ges\u00f9: perseguitato e ucciso brutalmente non \u00e8 ricorso alla violenza per difendersi. Dio l\u2019ha risuscitato dai morti, si \u00e8 messo dalla sua parte e cos\u00ec, attraverso la comunit\u00e0 dei suoi discepoli, ha mostrato la possibilit\u00e0 di un inizio di vita comune priva di violenza, in un mondo dove le societ\u00e0 umane ne sono invece segnate. Non si pu\u00f2 sottrarre questo dato dal vangelo. Correttamente la tradizione cristiana ha considerato il discorso della montagna (Mt 5-7), che dedica ben due beatitudini alla celebrazione della mitezza, come la <em>magna charta<\/em> di questa rivoluzione di Dio: in esso ci viene offerta, secondo la concezione matteana, l\u2019interpretazione messianica definitiva della <em>Torah<\/em> sinaitica e della profezia, dove <em>definitiva<\/em> deve intendersi come suo <em>adempimento<\/em>, sua piena realizzazione, non come <em>abolizione<\/em> della <em>Torah<\/em> mosaica. Ges\u00f9 non porta una nuova <em>Torah<\/em> (magari diversa e contrapposta a quella di Israele); egli offre ai suoi discepoli la chiave per interpretarla <em>fino alla fine<\/em>. Purtroppo per\u00f2, in larga misura, la tradizione cristiana ha dimenticato le proprie origini giudaiche, e \u2013 in nome di una presunta superiorit\u00e0 e contrapposizione \u2013 ha spesso <em>interiorizzato<\/em> e <em>spiritualizzato<\/em> il messaggio evangelico, come se esso potesse essere vissuto solo dai singoli e, considerandolo come del tutto utopico, impossibile da vivere se considerato come messaggio sociale e comunitario.<\/p>\n<p>Sta di fatto che, come nota Timothy Radcliffe, se i cristiani sposassero la nonviolenza radicale di Ges\u00f9, il mondo ne sarebbe impressionato, anche perch\u00e9 \u00abil rifiuto di ogni violenza risultava per i contemporanei di Ges\u00f9 ancor pi\u00f9 incomprensibile di quanto non lo sia per noi\u00bb.<a href=\"#_edn18\" name=\"_ednref18\">[18]<\/a> In ogni caso, egli non viene come il Cristo davidico, come Messia annunciato dai profeti e atteso dal popolo; n\u00e9 come re che ricostruir\u00e0 Gerusalemme. Viene come servo e sacrificato, ucciso e sepolto con ignominia fuori dalle mura della citt\u00e0 santa. \u00c8, per cos\u00ec dire, un <em>Messia fuori dal messianismo<\/em>: paradossalmente, Dio in lui \u00e8 vinto dagli uomini, e la sua guerra si conclude in una tomba. Tanto che la croce sembra riassumere in s\u00e9 il fallimento sia della guerra santa sia della guerra messianica. La risurrezione, infatti, non abolisce la croce, ma piuttosto la predica come la sola convincente forma di vittoria di Dio sul mondo, e per un mondo a venire, un <em>olam-ha-b\u00e0<\/em>, in cui il nuovo Adamo potr\u00e0 finalmente vivere in pace con Dio, con il creato e con s\u00e9 stesso.<\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li><strong> Una conclusione aperta<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>\u00a0<\/em>Potremmo dire che, considerata globalmente, la Bibbia invita i lettori a un attraversamento: attraversamento delle immagini di Dio suscettibili \u2013 a volte subdolamente \u2013 di alimentare la violenza, pur pretendendo di combatterla; attraversamento delle violenze umane dai molteplici volti, certo ripugnanti, ma a volte anche affascinanti e seducenti; attraversamento delle deformazioni del volto di Dio e degli esseri umani, quando la morte ha il sopravvento, ma anche delle loro trasfigurazioni, quando la violenza si trasforma in forma di vita e di vita condivisa.<a href=\"#_edn19\" name=\"_ednref19\">[19]<\/a> Emerge qui, evidentemente, una cruciale questione ermeneutica. Perch\u00e9 la Bibbia \u2013 e i suoi vari canoni \u2013 non rappresentano l\u2019affermazione di un\u2019unica idea, un\u2019unica concezione di Dio, del cosmo e dell\u2019uomo, ma un <em>campo di tensioni<\/em> non di rado lacerante, al cui interno diverse teologie e svariate antropologie si confrontano, talvolta si scontrano ed entrano in vicendevole relazione. Ci\u00f2 significa che la verit\u00e0 biblica, se bene intesa, ha carattere sinfonico e plurale. E solo in questo orizzonte assume finalmente un adeguato risalto la fede nella risurrezione di Ges\u00f9 Cristo, e della nostra, che ebraismo e cristianesimo annunciano, come intu\u00ec felicemente Dietrich Bonhoeffer: \u00abSolo quando si ama a tal punto la vita e la terra, che sembra che con esse tutto sia perduto e finito, si pu\u00f2 credere alla risurrezione dei morti e a un mondo nuovo\u00bb.<a href=\"#_edn20\" name=\"_ednref20\">[20]<\/a><\/p>\n<p><em>Tratto da Orientamenti Pastorali n. 3\/2024. EDB. Tutti i diritti riservati.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ednref1\" name=\"_edn1\">[1]<\/a> Rielaboro qui alcune tesi presenti nel mio contributo al volume R. Mancini \u2013 B. Salvarani, <em>Oltre la guerra<\/em>, Effat\u00e0, Cantalupa 2023.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref2\" name=\"_edn2\">[2]<\/a> Cf. R. Mancini, <em>La nonviolenza della fede<\/em>, Queriniana, Brescia 2015, pp. 5ss.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref3\" name=\"_edn3\">[3]<\/a> G. Kepel, <em>La rivincita di Dio<\/em>, Rizzoli, Milano 1991.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref4\" name=\"_edn4\">[4]<\/a> Papa Francesco \u2013 Ahmad Al-Tayyeb, <em>Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza<\/em> <em>comune<\/em>, Paoline, Milano 2019. Per una lettura del documento si veda A. Mokrani \u2013 B. Salvarani, <em>Dell\u2019umana<\/em> <em>fratellanza e altri dubbi<\/em>, Terra Santa, Milano 2021.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref5\" name=\"_edn5\">[5]<\/a> Per un\u2019analisi del quadro qui accennato, rinvio al mio <em>Senza Chiesa e senza Dio<\/em>, Laterza, Roma-Bari 2023.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref6\" name=\"_edn6\">[6]<\/a> Esemplare \u00e8 P. Naso, \u00ab<em>Le religioni sono vie di pace\u00bb. Falso!<\/em>, Laterza, Roma-Bari 2019.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref7\" name=\"_edn7\">[7]<\/a> Si vedano le classiche considerazioni di N. Lohfink, <em>Il Dio della Bibbia e la violenza<\/em>, Morcelliana, Brescia 1985, in particolare le pp.15-17.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref8\" name=\"_edn8\">[8]<\/a> G. Barnaglio, <em>Pace e violenza nella Bibbia<\/em>, EDB, Bologna 2011, p.10.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref9\" name=\"_edn9\">[9]<\/a> Tertulliano, <em>Adversus Marcionem<\/em>, 1, 6, 1.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref10\" name=\"_edn10\">[10]<\/a> N. Lohfink, <em>cit.<\/em>, p. 16.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref11\" name=\"_edn11\">[11]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 17.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref12\" name=\"_edn12\">[12]<\/a> R. Girard, <em>La violenza e il sacro<\/em>, Adelphi, Milano 1980 e <em>Il capro espiatorio<\/em>, Adelphi, Milano 1987.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref13\" name=\"_edn13\">[13]<\/a> Seguo qui l\u2019analisi di G. Barbaglio, <em>op. cit.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ednref14\" name=\"_edn14\">[14]<\/a> Al riguardo rinvio a M. Dal Corso \u2013 B. Salvarani, <em>Molte volte e in diversi modi<\/em>, Cittadella, Assisi \u00b22018.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref15\" name=\"_edn15\">[15]<\/a> G. Ravasi, <em>La santa violenza<\/em>, Il Mulino, Bologna 2019, pp. 9-10.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref16\" name=\"_edn16\">[16]<\/a> Per un\u2019analisi originale del tema della nonviolenza nella Bibbia si pu\u00f2 vedere P. Lombardini, \u00abI fondamenti biblici della nonviolenza\u00bb, in B. Salvarani (a cura), <em>Violenza e nonviolenza nella tradizione ebraico-cristiana<\/em>, EDB, Bologna 2021, pp. 101-180.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref17\" name=\"_edn17\">[17]<\/a> G. Von Rad, \u00abShalom in AT\u00bb, in <em>Grande Lessico del Nuovo Testamento<\/em>, Paideia, Brescia 1965, p. 205.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref18\" name=\"_edn18\">[18]<\/a> T. Radcliffe, <em>Accendere l\u2019immaginazione<\/em>, EMI, Verona 2021, p. 228.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref19\" name=\"_edn19\">[19]<\/a> Per una valutazione complessiva sull\u2019argomento, si veda J.-D. Causse \u2013 \u00c9. Cuvillier \u2013 A. W\u00e9nin, <em>Violenza divina<\/em>, EDB, Bologna 2012.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref20\" name=\"_edn20\">[20]<\/a> D. Bonhoeffer, <em>Resistenza e resa<\/em>, \u00a0a cura di A. Gallas, Queriniana, Brescia 2002, p. 225.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Brunetto Salvarani &#8211;\u00a0docente di teologia della missione e del dialogo presso la Facolt\u00e0 teologica dell\u2019Emilia-Romagna di Bologna Cristo e la pace, tema persino desueto, in &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-3117","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3117","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3117"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3117\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3121,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3117\/revisions\/3121"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3117"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3117"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3117"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}