{"id":3087,"date":"2024-05-01T10:04:59","date_gmt":"2024-05-01T08:04:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=3087"},"modified":"2024-05-01T10:04:59","modified_gmt":"2024-05-01T08:04:59","slug":"intelligenza-artificiale-come-risorsa-o-come-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2024\/05\/01\/intelligenza-artificiale-come-risorsa-o-come-paura\/","title":{"rendered":"Intelligenza artificiale come risorsa o come paura?"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000\"><em>Luca Peyron &#8211; Universit\u00e0 Cattolica<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Quando un oggetto diventa soggetto delle prime pagine dei quotidiani generalmente significa che \u00e8 diventato parte della nostra realt\u00e0 quotidiana. Cos\u00ec \u00e8 dell\u2019intelligenza artificiale<a href=\"#_edn1\" name=\"_ednref1\">[1]<\/a>. Per poterne dare una qualche valutazione dal punto di vista pastorale e teologico, specialmente in relazione alla questione del limite, \u00e8 necessario indagare anche solo brevemente alcuni dei suoi fondamenti per averne un sufficiente quadro condiviso<a href=\"#_edn2\" name=\"_ednref2\">[2]<\/a>. L\u2019intelligenza artificiale (IA) \u00e8 un tipo di tecnologia che in letteratura viene definita <em>general pourpose<\/em> (a scopo generale)<a href=\"#_edn3\" name=\"_ednref3\">[3]<\/a>. Questa locuzione si riferisce a tecnologie o sistemi che sono progettati per essere utilizzati in una vasta gamma di applicazioni, piuttosto che per uno scopo specifico. Esse sono flessibili e versatili, in grado di adattarsi a vari contesti e soddisfare diverse esigenze; tendono ad avere un\u2019ampia base di utenti e sono adottate in molti settori differenti. La remunerabilit\u00e0 di queste tecnologie fa s\u00ec che siano oggetto di permanente e continua innovazione per il miglioramento di prestazioni, efficienza ed efficacia, ed ampliamento dello spettro di utilizzo. Alcune delle grandi tecnologie <em>general purpose<\/em> sono la ruota, la stampa, la macchina a vapore, l\u2019elettricit\u00e0 sino a giungere al computer, Internet ed il telefono cellulare. Le caratteristiche sociologiche di questo tipo di tecnologie ed il senso che esse incorporano, proprio perch\u00e9 a carattere generale, si riverberano generalmente sulla cultura del tempo in cui esse nascono e si diffondono, cos\u00ec da segnare un\u2019era. Esiste una societ\u00e0 della macchina a vapore, una societ\u00e0 elettrica, una societ\u00e0 del telefono e via dicendo. Possiamo affermare che oggi esiste una societ\u00e0 dell\u2019intelligenza artificiale, una societ\u00e0 e quindi una visione antropologica ed economica legati a filo doppio con questo tipo di macchina, in un rapporto biunivoco molto stringente ed immediato. La genesi storica dell\u2019intelligenza artificiale ci aiuta ad aggiungere ulteriori elementi. I primordi dell\u2019IA si possono far risalire alla met\u00e0 del XX secolo, un periodo in cui scienziati, matematici e filosofi iniziarono a teorizzare e a costruire i primi modelli che potessero simulare aspetti dell\u2019intelligenza umana. La nascita formale viene generalmente attribuita alla conferenza di Dartmouth del 1956, un evento che riun\u00ec eminenti ricercatori interessati a scoprire se le macchine potevano imparare e risolvere problemi autonomamente. Prima di Dartmouth, c\u2019erano gi\u00e0 stati importanti sviluppi che avevano posto le basi per l\u2019IA. Ad esempio, Alan Turing, con la sua macchina di Turing, un modello astratto di computer, ha fornito una base fondamentale per la teoria della computazione. Nel 1950, con la pubblicazione di \u201c<em>Computing Machinery and Intelligence<\/em>\u201d<a href=\"#_edn4\" name=\"_ednref4\">[4]<\/a>, propose il test che poi prese il suo nome come criterio per giudicare se una macchina sia o meno intelligente, aprendo di fatto il dibattito sulla possibilit\u00e0 che le macchine possano pensare. Ma gi\u00e0 in precedenza negli anni \u201840 e \u201850, Norbert Wiener formul\u00f2 i primi principi della cibernetica, studiando i sistemi di controllo e di comunicazione negli esseri viventi e nelle macchine, che influenz\u00f2 significativamente lo sviluppo iniziale dell\u2019IA<a href=\"#_edn5\" name=\"_ednref5\">[5]<\/a>. Questi primi passi erano fortemente caratterizzati dall\u2019ottimismo e dalla convinzione che la comprensione dell\u2019intelligenza e la sua replicazione in macchine fossero imminenti. Tuttavia, le sfide erano enormi, e la complessit\u00e0 dell\u2019intelligenza umana si rivel\u00f2 molto pi\u00f9 grande di quanto inizialmente si pensasse. Questo port\u00f2 a periodi alternati di entusiasmo e scetticismo, noti come \u201cinverni dell\u2019IA\u201d, durante i quali il finanziamento e l\u2019interesse subirono significative fluttuazioni. Il punto di partenza di tutto questi studi gravitava, ed ancora oggi gravita, sull\u2019idea che l\u2019essere umano \u00e8 una macchina e, dunque, sia ontologicamente possibile costruire macchine che gli sono simili se non uguali, o addirittura capaci di migliorarlo, di superarne i limiti. In questa visione l\u2019unico problema che si pone \u00e8 il tempo e con esso complessit\u00e0 e scoperte ancora da fare. Non si tratta di decidere se sia possibile, ma solo quando questo avverr\u00e0<a href=\"#_edn6\" name=\"_ednref6\">[6]<\/a>. Un terzo aspetto da tenere a mente riguarda la natura umana in s\u00e9 considerata. Il successo di una tecnologia non dipende solo dalla sua capacit\u00e0 di risolvere efficacemente un problema tecnico o di essere un fattore di sviluppo e di progresso. Il successo di una tecnologia e la sua diffusione dipendono anche da quanto essa sia capace di incorporare vere o presunte risposte ai bisogni di senso dell\u2019essere umano, della sua indole propria, della sua paura intrinseca del limite e della sua natura che lo porta a voler trascendere i limiti<a href=\"#_edn7\" name=\"_ednref7\">[7]<\/a>. La tecnologia che ci ha portato sulla Luna pu\u00f2 essere un buon esempio e, per venire all\u2019oggi, possiamo guardare al successo dei social media anche come conseguenza della natura relazionale dell\u2019umano spiegata nel lessico delle funzioni che ne hanno fatto la fortuna. Condividi e mi piace sono due \u201cbottoni\u201d che accendono il nostro profondo, prima di un circuito virtuale. Anche per questo ci piace pensare che una macchina possa essere intelligente, ci lasciamo volentieri ingannare da una locuzione che \u00e8 del tutto imperfetta e per molti aspetti non esatta, perch\u00e9 la macchina intelligente non lo \u00e8 e, verosimilmente, mai lo sar\u00e0. Ma dirlo ci consola, ci rende padri e madri fieri della propria prole intellettuale, pronti a delegare fatiche e responsabilit\u00e0 alla creatura. Tutto questo che impatto sta avendo nella societ\u00e0 e nel pensiero occidentale? Reazioni ambivalenti. Da un lato un entusiasmo a tratti ingenuo, dall\u2019altra paure anche piuttosto irrazionali. Si passa da deliri cyborg non scevri da afflati messianici, secondo cui l\u2019intelligenza artificiale \u00e8 dono dello Spirito Santo concesso per andare oltre tratti significativi della finitezza umana a chi, sull\u2019altro versante, teme un\u2019apocalisse robotica che sterminer\u00e0 il genere umano non ritenuto pi\u00f9 efficiente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Come interpretare dunque in modo equilibrato questo cambiamento d\u2019epoca? Sono possibili due ordini di considerazioni, un primo ordine <em>ad intra<\/em> ed un secondo <em>ad extra<\/em> che vivono in una dinamica circolare di rispettiva influenza. Nel primo ordine possiamo collocare le attenzioni pastorali rispetto alla vita della Chiesa ed il suo governo, a cominciare dallo stesso fatto credente, per andare all\u2019annuncio del Vangelo e la sua testimonianza concreta. Nel secondo ordine collochiamo il dialogo Chiesa &#8211; mondo rispetto all\u2019orientamento da dare a questa metamorfosi, le questioni sociali che suscita, il modello economico e lavorativo che suggerisce sino al portato di sapienza che Scrittura e Tradizione possono guadagnare alla riflessione di ordine filosofico ed antropologico che l\u2019intelligenza artificiale richiede. Proviamo a delineare alcuni elementi di intersezione che possono dare qualche criterio di discernimento e motivo di ulteriori considerazioni da parte del lettore.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Il primo snodo \u00e8 l\u2019intreccio tra desiderio e vocazione. L\u2019umanit\u00e0 ha sempre cercato di superare i propri limiti fisici ed intellettuali, spinta da un desiderio di esplorazione, espressione di s\u00e9 e realizzazione. Questi desideri non sono statici; si evolvono con la societ\u00e0 e con l\u2019individuo, spingendo continuamente in avanti o altrove i confini di ci\u00f2 che consideriamo possibile o desiderabile. Dall\u2019altro lato, c\u2019\u00e8 la vocazione umana: il nostro impulso intrinseco verso la crescita, l\u2019apprendimento, l\u2019empatia, la collaborazione e soprattutto l\u2019anelito tipicamente figliale di compimento nel Padre, nella pienezza del divino che ci \u00e8 partecipato. La vocazione umana ci orienta verso la ricerca di significato, l\u2019autorealizzazione e la relazione con gli altri, sino alla ricerca dell\u2019Altro. Questa dimensione umana va ben oltre il puro calcolo o la logica, abbracciando la complessit\u00e0 delle emozioni, delle generativit\u00e0, del significato e del senso sino a compiersi nell\u2019anelito alla trascendenza. Al centro di questo crocevia c\u2019\u00e8 oggi il \u201crisultato tecnico\u201d, ovvero le macchine che creiamo, le intelligenze artificiali che sviluppiamo e le tecnologie che perfezioniamo. Queste non sono entit\u00e0 isolate; sono profondamente intrecciate con i nostri desideri e la nostra vocazione. Le macchine sono progettate da umani, per umani, e riflettono le nostre aspirazioni, i nostri valori e i nostri limiti. I nostri peccati ed il bisogno che tutto sia redento. Il rapporto umano-macchina a livello pratico pone la questione di come le macchine possano soddisfare i nostri desideri di efficienza e produttivit\u00e0, aiutandoci a superare i limiti fisici e intellettuali. Come questo pu\u00f2 avvenire custodendo il nostro proprio umano, salvaguardando la dignit\u00e0 della persona, l\u2019equilibrio sociale e quello delle risorse? Il rapporto pone poi un livello pi\u00f9 profondo e sfumato, dove esploriamo come le macchine possono risuonare con la nostra vocazione, influenzando il nostro modo di imparare, di connetterci con gli altri e di esplorare il mondo. Anche di credere e sperare. In questo orizzonte preziosa \u00e8 la lezione di Benedetto XVI la cui riflessione ci permette di illuminare una relazione che deve essere dinamica e non di antagonismo. Il rapporto umano-macchina, umano &#8211; intelligenza artificiale, diventa un terreno fertile per esplorare la nostra umanit\u00e0, per riflettere sui nostri desideri pi\u00f9 profondi e sulla nostra vocazione ultima. Le macchine, strumenti delle nostre mani e menti, devono quindi essere viste non come rivali, ma come compagni in questo viaggio, aiutandoci a realizzare il nostro potenziale e a rispondere alla nostra chiamata a una pienezza di vita che trascende il materiale e il tecnologico. La \u201cpartita\u201d nel rapporto umano-macchina, secondo il pensiero di Benedetto XVI, si gioca su un campo che va ben oltre la mera efficienza tecnica: si tratta di una partita che interroga il cuore stesso dell\u2019esistenza umana, invitandoci a considerare come la tecnologia possa servire non solo i nostri desideri immediati, ma anche la nostra vocazione pi\u00f9 profonda verso il bene, la verit\u00e0 e la bellezza<a href=\"#_edn8\" name=\"_ednref8\">[8]<\/a>. In sintesi possiamo dire che vi sar\u00e0 sviluppo autentico nella misura in cui la macchina \u00e8 a servizio del desiderio umano di umanizzarsi, \u00e8 a servizio della vocazione umana in quanto tale, strumento di discernimento fondativo rispetto ai diversi possibili desideri umani<a href=\"#_edn9\" name=\"_ednref9\">[9]<\/a>. Dal punto di vista pastorale tutto ci\u00f2 significa la bellezza e l\u2019onore di assumere alcune responsabilit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">La prima responsabilit\u00e0 \u00e8 di carattere educativo e formativo che si armonizza con una corrispondente responsabilit\u00e0 di carattere teologico e speculativo. \u00c8 necessario uno studio approfondito di questi temi sia dal punto di vista della teologia fondamentale cos\u00ec come dell\u2019antropologia teologica a cui deve accompagnarsi una decisa riscoperta della metafisica. Si deve mettere al riparo tanto l\u2019essere umano quanto, non sembri un paradosso, la macchina. Il valore potenziale di umanizzazione e di assistenza che l\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 dare allo sviluppo umano \u00e8 enorme. Superare tutti quei limiti che \u00e8 vero, buono e giusto superare, \u00e8 una specifica missione dell\u2019essere umano, chiamato a dare il nome alle cose ed amministrare il creato nel modo migliore possibile. Il potere computazionale pu\u00f2 essere molto validamente messo a servizio di tutto ci\u00f2, con una capacit\u00e0 trasformativa in positivo grande, perch\u00e9 una tecnologia generale pu\u00f2 essere un vettore generale di maggiore giustizia, verit\u00e0, solidariet\u00e0 e sviluppo. Una robusta teologia pu\u00f2 restituirci una altrettanto robusta teleologia che ci consegni un orizzonte chiaro e netto che permetta di sfruttare al massimo l\u2019intelligenza artificiale restando in equilibrio saggio e dinamico tra conservazione ed innovazione. Il rischio che corriamo, nella polarizzazione, \u00e8 quello di tarpare le ali all\u2019AI o al contrario lasciare campo libero a chi se ne potrebbe servire per azioni ingiuste ed antiumane. Basti qui ricordare l\u2019incipit di un decreto conciliare ancora oggi significativo rispetto a questi temi: <em>Inter mirifica<\/em>. <em>Tra le meravigliose invenzioni tecniche<\/em> annunciava il Concilio. Le attenzioni rischiano sempre di far venire meno la meraviglia, la gratitudine, il discernimento offuscato da un ottuso immobilismo che non conserva, ma uccide. Se saremo in grado di mettere al primo posto il desiderio di umanizzare la nostra condizione per offrirla al suo compimento, questo render\u00e0 possibile maneggiare l\u2019intelligenza artificiale in modo proprio e consono, curioso ma attento, propositivo e prudente. Gioverebbe recuperare del Concilio non solo le parole, ma soprattutto lo spirito, non solo le spinte innovative, ma anche la saggia consapevolezza di come custodire il tesoro dal <em>vetera<\/em>. La seconda responsabilit\u00e0 \u00e8 valutare le forme con cui attuare tutto questo. Il tempo che viviamo sembra riporre molta fiducia nell\u2019idea che strumenti di tipo regolatorio possano essere la soluzione migliore e pi\u00f9 efficace<a href=\"#_edn10\" name=\"_ednref10\">[10]<\/a>. Dissento da questa posizione perch\u00e9 \u00e8 storicamente piuttosto evidente che la regola da sola non forma la societ\u00e0 e non la dirige verso i fini per i quali essa si costituisce come tale. Anche la narrazione biblica va nella stessa direzione. Possiamo in qualche modo leggere in questa forma la continua polemica tra Ges\u00f9 e il mondo farisaico. La formazione della coscienza e delle coscienze mi pare, invece, via pi\u00f9 promettente, in un dialogo molto pi\u00f9 serrato e generativo tra le generazioni e, piuttosto, con una visione globale non pi\u00f9 improntata esclusivamente alla massimizzazione del profitto ed all\u2019efficientismo di cui il paradigma tecnocratico \u00e8 sempre latore<a href=\"#_edn11\" name=\"_ednref11\">[11]<\/a>. Un buon punto di partenza sarebbe quello di ripensare il sistema economico troppo orientato al breve termine ed all\u2019immediata remunerazione del capitale. L\u2019intelligenza artificiale \u00e8 un investimento efficace se accompagnata con una visione che custodisca il vero capitale, quello umano, senza il quale, a lungo termine, l\u2019efficacia immediata della macchina si spegne e si distorce. Dal punto di vista intraecclesiale significa una maggiore cognizione di causa degli operatori pastorali e dei pastori, una conoscenza non superficiale delle questioni in gioco da parte dell\u2019episcopato ed una risposta, anche nell\u2019organizzazione degli ambiti pastorali, che tenga conto di questa rivoluzione per sostituzione. Il Magistero lo ha chiaramente chiesto con lungimirante capacit\u00e0 profetica e prima che tutto questo assumesse le proporzioni odierne<a href=\"#_edn12\" name=\"_ednref12\">[12]<\/a>. Occorrono nuove alleanze pastorali che svecchino schemi ormai davvero troppo datati per cui ai giovani si chiede solo e sempre di farsi presenti nella compagine ecclesiale con ruoli raramente centrati sulle loro effettive competenze o conoscenze e sulla loro capacit\u00e0 di pensare. Per dirla con una battuta oltre al cortile \u00e8 venuto il momento di farli salire nella stanza dei bottoni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Il secondo snodo decisivo riguarda la natura stessa della macchina e quella dell\u2019essere umano. L\u2019intelligenza artificiale ci sta restituendo molti interrogativi che per decenni la societ\u00e0 ha smesso di porsi. Chi siamo? Che cosa \u00e8 l\u2019essere umano? Il fatto di aver ascritto ad un artefatto capacit\u00e0 di esclusivo dominio umano, quali l\u2019intelligenza prima e la creativit\u00e0 poi, pone questioni di carattere filosofico ed etico classiche, ma del tutto inedite rispetto a questa stagione della storia<a href=\"#_edn13\" name=\"_ednref13\">[13]<\/a>. Questioni che di contro la tradizione ecclesiale non ha smesso di custodire ed analizzare. Che l\u2019essere umano non sia una macchina e che la sua differenza con la macchina sia ontologica e non fenomenica ci \u00e8 ben chiaro sin dal libro della Genesi. Ma chiaro non lo \u00e8 stato per i nostri contemporanei convinti che la questione fosse poco pi\u00f9 di un divertimento intellettuale. Oggi, invece, la questione si pone di continuo e pu\u00f2 rappresentare un kair\u00f2s non banale. Un servizio al mondo, oggi atteso ed importante. L\u2019essere umano crea macchine a sua immagine e somiglianza facendogli vivere l\u2019ubris creatrice di Dio<a href=\"#_edn14\" name=\"_ednref14\">[14]<\/a> e cos\u00ec esponendolo ai rischi propri dell\u2019idolatria, rinvigorendo i tratti disumanizzanti del peccato originale. L\u2019intelligenza artificiale non \u00e8 pi\u00f9 un idolo muto, ma parla ed anche molto bene, e promette faville se solo siamo disposti a adorarla, salvezza da qualunque pinnacolo noi si desideri lanciarci, metamorfosi in ben pi\u00f9 che pane del suo essere effettivamente pietra. Affinch\u00e9 la Chiesa possa partecipare attivamente a questo dialogo culturale, offrendo una visione che possa aiutare a governare questi processi, \u00e8 necessario recuperare alcuni aspetti riformulandoli in linguaggio corrente, e riguadagnare rispetto ad alcune precomprensioni in uno spazio pubblico consono. L\u2019intelligenza artificiale quale segno dei tempi ci chiede di avere il coraggio di fare alcuni passi decisivi e definitivi. Azzardo alcuni esempi. Non \u00e8 pi\u00f9 tollerabile che nei nostri ambienti si trasmetta la fede continuando a perpetuare visioni teologicamente fasulle, ma tradizionalmente resistenti e socialmente devastanti. Un esempio su tutti le posizioni creazioniste dure che fanno del libro della Genesi un manuale di astrofisica e biochimica ed apologeticamente contrappongono la Scrittura a qualunque visione che tenta di spiegare il come e non il perch\u00e9. Ogni volta che nelle nostre parrocchie qualcuno mette i sette giorni contro il big bang \u2013 ideato dal sacerdote Lamaitre peraltro \u2013 genera non un credente, ma un futuro ateo pronto ad essere divorato dall\u2019idolatria della macchina. Urge poi passare definitivamente da un devozionismo magico e superstizioso ad una devozione sana ed autentica<a href=\"#_edn15\" name=\"_ednref15\">[15]<\/a>, consapevoli che il potere che usa il sacro che oggi stiamo perdendo non \u00e8 affatto una perdita, ma un guadagno perch\u00e9 non ha nulla di santo. Abbiamo per secoli, in nome della lotta al modernismo ed allo scientismo, coltivato in casa un pensiero tanto magico quanto diabolico. Abbiamo trasformato la grazia di Cristo nel potere del genio della lampada, evocando segni superstiziosi e dimenticando quello di Giona. E cos\u00ec facendo ci siamo alienati intere generazioni, scavando un fossato tra fede, ragione, credo e scienza che i cui giacciono giovani e i giovani adulti, coloro che sono il futuro della Chiesa e, rispetto a questi temi, il futuro decisivo del mondo. Il pensiero scientifico, ed una teologia sana, ancorata ai padri che erano abituati a fronteggiare i miti magici del paganesimo, sono strumenti straordinari per affrontare le sfide tecnologiche di oggi e di domani ed un modo rinnovato di fare teologia. La scienza autentica, le verit\u00e0 della natura, ci possono aiutare a purificare la catechesi e la devozione, a non far dire alla Scrittura quanto la Scrittura mai potrebbe dire perch\u00e9 falso, mitico, magico. Il processo a Galileo era fondato non solo su di una cattiva scienza, ma anche su di una cattiva teologia. Mettere la terra al centro significa mettere al centro l\u2019essere umano. Ma al centro ci deve essere il Creatore, non la creatura. Cristo, non noi. Cristo sole di giustizia, Cristo sole che sorge dall\u2019alto. L\u2019eliocentrismo, vero per natura, \u00e8 vero anche per teologia, se la teologia si fa per bene, se la Scrittura si legge in modo appropriato. Questa digressione apparente ci serve a guadagnare un aspetto dirimente. Il tempo che viviamo \u00e8 ossessionato dal dimostrare. Noi siamo abituati a vedere perch\u00e9 l\u2019essenziale ci \u00e8 stato rivelato, mostrato. Noi viviamo la relazione con Cristo, siamo portati al massimo a rivelarla per trasfigurazione, l\u2019unico modo autentico per farlo. Noi vediamo e non siamo abituati, perch\u00e9 non ci serve, a dimostrare. Occorre fare uno sforzo per rendere ragione di quello che vediamo a coloro che non vendendo hanno bisogno di dimostrazioni. Occorre assumere e comprendere un linguaggio in cui tradurre quanto ci \u00e8 stato rivelato in modo culturalmente accessibile, per alcuni tratti scientificamente dimostrato, consapevoli che la verit\u00e0 rende liberi e che cercare un orizzonte che contenga verit\u00e0 di provenienza diversa non \u00e8 tradire ma semplicemente tradurre. Senza concordismi beceri, ma con una sapienza che accompagni sulla soglia del mistero, soglia che non si valica con gli strumenti della scienza, ma soglia su cui \u00e8 possibile dare ragione di una antropologia, una ontologia ed una teleologia che possano essere condivise, possano essere considerate ed accolte come bene comune.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Una considerazione finale: l\u2019intelligenza artificiale ci conferisce grandi poteri e possibilit\u00e0 nell\u2019ordine dell\u2019estensione. Attraverso la macchina posso trattare enormi quantit\u00e0 di dati ed attraverso essi agire. Tuttavia, l\u2019intelligenza artificiale non conferir\u00e0 mai la profondit\u00e0 della conoscenza. Per dirla in altri termini, la possibilit\u00e0 della profezia. Non pu\u00f2 per le ragioni che le sono strutturali. Assenza di coscienza e dunque di possibilit\u00e0 di discernimento, capacit\u00e0 legate al senso comune, generosit\u00e0. La macchina \u00e8 esatta, l\u2019umano non lo \u00e8. Questo che sembra un limite \u00e8, invece, la sua pi\u00f9 grande risorsa. Perch\u00e9 lo costringe ad andare oltre anche quando non ne avrebbe la possibilit\u00e0, la cognizione, la conoscenza. Crediamo perch\u00e9 siamo strutturalmente incapaci di spiegare tutto e misurare tutto, perch\u00e9 decidiamo continuamente senza aver tutto chiaro e definito. Il nostro limite \u00e8 ci\u00f2 che ci differenzia, in positivo, proprio dalla macchina. Il limite \u00e8 il confine in cui scoprire la grandezza dell\u2019umano e la sua capacit\u00e0 di pensare oltre il dato, oltre il passato ed il presente. Il limite \u00e8 il luogo in cui incontrare la nostra divino umanit\u00e0, come \u00e8 accaduto sul Golgota ove la smania del controllo umano \u00e8 stata salvata dall\u2019amore impotente e inefficiente che consegna all\u2019attesa l\u2019incontro con il Salvatore autentico che fa risorgere.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><em>Tratto da Orientamenti Pastorali n. 4 (2024). Tutti i diritti riservati.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ednref1\" name=\"_edn1\">[1]<\/a> Accoto, Cosimo. \u201cIntelligenza Artificiale: Una Provocazione Di Senso Planetaria.\u201d FOR &#8211; Rivista per La Formazione, no. 3 (2024): 6\u20139<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ednref2\" name=\"_edn2\">[2]<\/a> Per una panoramica laica ampia si veda H. Trittin-Ulbrich, A.G. Scherer, I. Munro, G. Whelan Exploring the dark and unexpected sides of digitalization: Toward a critical agenda Organization, 28 (1) (2021), pp. 8-25<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ednref3\" name=\"_edn3\">[3]<\/a> Bresnahan, Timothy. &#8220;General purpose technologies.&#8221; Handbook of the Economics of Innovation 2 (2010): 761-791.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ednref4\" name=\"_edn4\">[4]<\/a> Turing, A. (1950). Computing machinery and intelligence. Mind, LIX(236), 433\u2013460<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ednref5\" name=\"_edn5\">[5]<\/a> Asprey, W. (1992) John von Neumann and the Origins of Modern Computing. Cambridge, MA: The MIT Press<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ednref6\" name=\"_edn6\">[6]<\/a> Cfr. M. Tegmark, Vita 3.0. Essere umani nell\u2019era dell\u2019intelligenza artificiale, tr.it. V.B. Sala, Raffaello Cortina, 2018, 47-51.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ednref7\" name=\"_edn7\">[7]<\/a> Cfr. R. Bodei, Dominio e sottomissione. Schiavi, animali, macchine, intelligenza artificiale, Il Mulino, 2019 e R. Marchesini, Post- human. Verso nuovi modelli di esistenza, Bollati Boringhieri, 2002.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ednref8\" name=\"_edn8\">[8]<\/a> Si veda sul punto il capitolo sesto dell\u2019enciclica <em>Caritas in Veritate<\/em>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ednref9\" name=\"_edn9\">[9]<\/a> Tra i diversi spunti in ambito laico: Tarantino, Giovanni. &#8220;Riflessioni a partire dall'&#8221; impronta ecologica&#8221; dell&#8217;intelligenza artificiale: cambiamento climatico e intertemporalit\u00e0 dei diritti fondamentali.&#8221; Eunomia. Rivista di Studi su Pace e Diritti Umani 2 (2024): 75-92.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ednref10\" name=\"_edn10\">[10]<\/a> Cfr. Sul punto e le diverse posizioni sul tema a livello europeo: Pagallo, Ugo, Jacopo Ciani Sciolla, and Massimo Durante. &#8220;The environmental challenges of AI in EU law: lessons learned from the Artificial Intelligence Act (AIA) with its drawbacks.&#8221; Transforming Government: People, Process and Policy 16.3 (2022); Stradella, Elettra. &#8220;La regolazione della Robotica e dell&#8217;Intelligenza artificiale: il dibattito, le proposte, le prospettive. Alcuni spunti di riflessione.&#8221; Media Laws 1.1 (2019): 1-20 e Novelli, Claudio, et al. &#8220;Taking AI risks seriously: a new assessment model for the AI Act.&#8221; AI &amp; SOCIETY (2023): 1-5.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ednref11\" name=\"_edn11\">[11]<\/a> Malavasi, Pierluigi. Educare robot? Pedagogia dell&#8217;intelligenza artificiale. Vita e Pensiero, 2019.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ednref12\" name=\"_edn12\">[12]<\/a> Cfr. Francesco, Esortazione apostolica post sinodale <em>Cristus vivit<\/em>, 86-88.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ednref13\" name=\"_edn13\">[13]<\/a> Floridi, Luciano. Pensare l&#8217;infosfera: La filosofia come design concettuale. Raffaello Cortina Editore, 2020.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ednref14\" name=\"_edn14\">[14]<\/a> Julian Nida-R\u00fcmelin, Nathalie Weidenfeld, tr. It Giovanni Battista Demarta, Umanesimo digitale. Un&#8217;etica per l&#8217;epoca dell&#8217;intelligenza artificiale, Franco Angeli; 2019, 16.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ednref15\" name=\"_edn15\">[15]<\/a> CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI, Direttorio su piet\u00e0 popolare e liturgia. Principi e orientamenti, n. 8, Citt\u00e0 del Vaticano 2002, 20. n. 56, 60<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luca Peyron &#8211; Universit\u00e0 Cattolica Quando un oggetto diventa soggetto delle prime pagine dei quotidiani generalmente significa che \u00e8 diventato parte della nostra realt\u00e0 quotidiana. &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3089,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[29],"tags":[237],"class_list":["post-3087","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli-schede","tag-intelligenza-artificiale"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3087","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3087"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3087\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3094,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3087\/revisions\/3094"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3089"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3087"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3087"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3087"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}