{"id":3034,"date":"2024-03-01T16:06:15","date_gmt":"2024-03-01T15:06:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=3034"},"modified":"2024-03-01T16:06:46","modified_gmt":"2024-03-01T15:06:46","slug":"il-logos-come-orizzonte-di-una-pastorale-comunicativa-e-missionaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2024\/03\/01\/il-logos-come-orizzonte-di-una-pastorale-comunicativa-e-missionaria\/","title":{"rendered":"Il Logos come orizzonte di una pastorale comunicativa e missionaria"},"content":{"rendered":"<p><em> Giuseppe Savagnone &#8211; responsabile del sito della pastorale della cultura dell\u2019arcidiocesi di Palermo, www.tuttavia.eu. Scrittore e editorialista<\/em><\/p>\n<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 evidenti della crisi che indubbiamente la chiesa oggi attraversa, in questa delicata transizione dal secondo al terzo millennio, \u00e8 la frammentazione che la caratterizza sia al livello dottrinale che a quello pastorale \u2013 anche per una comprensibile reazione alla unilaterale accentuazione dell\u2019unit\u00e0 dopo il concilio di Trento. Dall\u2019esigenza di identificarsi, di fronte alla Riforma, era venuta, allora, la tendenza a imprimere alla teologia, alle strutture ecclesiastiche e alla pratica spirituale una fisionomia monolitica, sicuramente funzionale a quella situazione storica che per\u00f2, col tempo, \u00e8 risultata sempre pi\u00f9 rigida e talora soffocante. \u00c8 accaduto cos\u00ec, che il legittimo pluralismo teologico \u2013 e perfino quello filosofico \u2013 siano stati sacrificati in nome di una \u00abortodossia\u00bb che per\u00f2 spesso confondeva la fedelt\u00e0 alla sacra Scrittura e alla Tradizione con gli schemi imposti dal magistero. Emblematico l\u2019esito della riscoperta del pensiero di san Tommaso, alla fine dell\u2019Ottocento, risoltasi alla fine nella imposizione di tesi precostituite, a cui istituti di ricerca e seminari dovevano conformarsi senza poterle discutere. Tradendo in questo modo anche lo spirito dell\u2019aquinate, ispirato alla pi\u00f9 grande apertura verso tutte le posizioni tanto da essere, al suo tempo, profondamente anticonformista e perfino rivoluzionario. Non meno rigoroso era il controllo sulla liturgia e sulla pratica pastorale. Quasi tutte le varianti che fin dalle origini avevano diversificato e arricchito i riti della chiesa sono state nel corso dei secoli appiattite sul modello \u00abromano\u00bb, salvo rarissime eccezioni (come quelle del rito ambrosiano e delle comunit\u00e0 greco-cattoliche). E la pastorale \u00e8 stata nella grande maggioranza dei casi svolta in base a modelli univoci che tenevano poco conto della variet\u00e0 degli ambienti culturali e umani a cui si rivolgeva. I tentativi \u2013 fioriti per lo pi\u00f9 in ambito missionario, soprattutto a opera dei gesuiti \u2013 di adottare formule alternative, hanno dato luogo a sospetti e spesso addirittura a censure. Il concilio Vaticano II ha segnato l\u2019inversione di tendenza che tanti si attendevano, rimettendo coraggiosamente in discussione i modelli del passato e aprendo le porte a una concezione della comunit\u00e0 ecclesiale in cui la comunione nello Spirito, e non le strutture giuridiche, costituisce l\u2019elemento unificante dei credenti. E lo Spirito \u00e8 libert\u00e0. Ne \u00e8 scaturita una fioritura variegata di prospettive teologiche \u2013 in parte a confermare tendenze gi\u00e0 maturate in precedenza, in parte del tutto nuove \u2013, ma anche una visione diversificata della cattolicit\u00e0, affidata non all\u2019uniforme sottomissione a un potere centrale, bens\u00ec alla profonda sintonia delle diverse chiese particolari in comunione tra loro sotto la presidenza del vescovo di Roma. Anche all\u2019interno delle singole diocesi, peraltro, si sono aperti nuovi spazi di creativit\u00e0 e di originalit\u00e0. I vincoli disciplinari che legavano il clero a moduli di comportamento rigorosamente definiti sono venuti meno. E il nuovo protagonismo dei laici ha ulteriormente contribuito a moltiplicare i soggetti attivi della pastorale, valorizzando gli apporti dei singoli e dei gruppi ecclesiali, che non a caso in questo clima hanno potuto emergere e far valere il proprio carisma. Tutto ci\u00f2 non \u00e8 avvenuto, per\u00f2, senza un prezzo, che talora \u00e8 stato molto alto. Da molti il messaggio del concilio non \u00e8 stato adeguatamente compreso ed \u00e8 stato scambiato per una indiscriminata liberalizzazione sia sul piano dottrinale che su quello etico e pastorale. In teologia, non sono mancate \u00abfughe in avanti\u00bb che hanno finito per mettere in discussione anche il cuore del messaggio cristiano, discostandosi non solo dalla neoscolastica, ma dalla grande tradizione maturata con i padri e nei concili celebrati dalla chiesa indivisa nei primi secoli. Nell\u2019ambito della pastorale alcuni singoli pastori hanno interpretato i riti e la morale da proporre praticamente al popolo di Dio secondo criteri troppo personali, dando luogo in qualche caso a palesi abusi nelle celebrazioni e avallando talvolta scelte etiche in deciso contrasto con l\u2019insegnamento del magistero.\u00a0Per contrasto a queste derive \u00abprogressiste\u00bb \u2013 ma lo sono davvero? \u2013, si \u00e8 consolidato all\u2019interno della chiesa un fronte \u00abconservatore\u00bb, che pretende di salvaguardare la \u00absana dottrina\u00bb e i \u00absani costumi\u00bb bloccandosi sulle posizioni anteriori al concilio, come se la tradizione si identificasse col passato e non fosse, invece, il dinamismo che lo rilegge creativamente \u2013 sotto la guida dello Spirito \u2013 per tradurlo nelle nuove situazioni del presente e progettare l\u2019avvenire. Da dove una vivace contestazione, all\u2019interno della stessa chiesa, nei confronti di papa Francesco, attaccato spesso, per le sue aperture a posizioni dottrinali e stili nuovi, con toni mai usati da cattolici nei confronti di un pontefice. Ma anche prescindendo dallo scontro frontale fra chi vorrebbe andare oltre il Vaticano II e chi lo vorrebbe azzerare, si assiste oggi a una grande frammentazione all\u2019intro della chiesa attuale. I presbit\u00e8ri si sono dissolti in una molteplicit\u00e0 di soggetti che non si curano minimamente di conservare l\u2019originaria dimensione comunitaria del loro ministero. Da dove la tentazione di tanti parroci a considerarsi \u00abvescovi\u00bb della propria parrocchia e, pi\u00f9 in generale, una scarsa propensione dei presbiteri a cooperare a iniziative comuni. Da parte loro, molti laici sono sempre meno coinvolti nella vita delle rispettive comunit\u00e0 parrocchiali, di cui sono, pi\u00f9 che membri, frequentatori e praticano una religiosit\u00e0 \u00abfai da te\u00bb in cui la dimensione comunitaria \u00e8 assente o almeno molto marginale. Ci si accosta ancora ai sacramenti \u2013 battesimi, prime comunioni, matrimoni, la messa domenicale \u2013 ma spesso lo si fa con lo stesso spirito con cui si va al supermercato per acquistare un prodotto. Una forte coesione si trova nei gruppi e nei movimenti ecclesiali, che per\u00f2 operano per lo pi\u00f9 in una logica autoreferenziale, senza curarsi troppo di interfacciarsi tra di loro e con gli organismi e le iniziative delle diocesi in cui operano.<\/p>\n<p>In questo contesto, si comprende come sia arduo per i vescovi coordinare questa complessit\u00e0. I piani pastorali rischiano di restare sulla carta, gli uffici preposti alla loro attuazione si scontrano con la scarsa collaborazione prestata dai loro potenziali interlocutori.<\/p>\n<p><strong> L\u2019eredit\u00e0 dell\u2019individualismo e l\u2019avvento del singolarismo<\/strong><\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che la comunit\u00e0 ecclesiale risente pesantemente di un clima culturale che, in Occidente, ha ormai da tempo decretato il trionfo di un individualismo possessivo in base a cui ognuno pensa e opera, all\u2019interno della sua sfera, senza porsi il problema del bene comune del tutto entro cui \u00e8 situato. Basta guardare alla sorte di quella comunit\u00e0 primordiale che \u00e8 la famiglia, in pochi decenni passata rapidamente dal modello patriarcale, che soffocava il singolo sottomettendolo al dispotismo di un padre-padrone, a quello della famiglia mononucleare, a quello, sempre pi\u00f9 diffuso, della famiglia unipersonale. Secondo il rapporto Istat del luglio 2022, per la prima volta in Italia le famiglie formate da una sola persona (33,2%) sono pi\u00f9 numerose di quelle costituite da una coppia con figli (31,2%). Nel 2000 erano ancora solo il 24,0%. Il fenomeno \u00e8 dilagante peraltro, anzi in forma pi\u00f9 accentuata, in tutti i paesi europei, dove la media delle famiglie unipersonali nel 2021 era del 35,9%, e in singoli Stati, come la Germania e la Francia, raggiungeva il 41%, o addirittura, come in Svezia, il 50,1%. Ormai anche nelle relazioni affettive a predominare \u00e8 la figura del <em>single<\/em>, che concepisce i suoi rapporti con un partner come strutturalmente non definitivi \u2013 \u00abstiamo insieme finch\u00e9 stiamo bene insieme\u00bb \u2013 perfino nel matrimonio (tanto pi\u00f9 dopo l\u2019introduzione del \u00abdivorzio breve\u00bb) e a maggior ragione nelle convivenze. \u00c8 l\u2019eredit\u00e0 della tradizione liberale, che ha messo in primo piano l\u2019individuo, sottolineandone i diritti, primo fra tutti quello di propriet\u00e0 (individualismo possessivo), su cui era modellato anche il concetto di libert\u00e0, concepito secondo una logica spaziale e insulare (come la propriet\u00e0 terriera), che giustifica lo slogan per cui \u00abla libert\u00e0 di ciascuno finisce dove comincia quella dell\u2019altro\u00bb. Fissando un immaginario confine entro il quale l\u2019individuo non deve rispondere a nessuno delle proprie azioni, purch\u00e9 non lo superi invadendo la sfera di un altro. Come se ciascuno, anche con le sue scelte esistenziali pi\u00f9 personali, non influisse inevitabilmente \u2013 e a volte in modo decisivo \u2013 sulla vita dei membri della sua famiglia, sui destinatari delle proprie attivit\u00e0 professionali, sugli altri membri della societ\u00e0 politica a cui appartiene. Questa logica domina ormai da tempo la societ\u00e0 occidentale, centrata sulla cultura dei diritti e dimentica di quella della responsabilit\u00e0. Ne abbiamo avuto e ne abbiamo continuamente un esempio in certe battaglie bioetiche, come quella per l\u2019aborto indiscriminato (diverso da quello voluto per seri motivi di salute della madre o del figlio) \u2013 \u00abl\u2019utero \u00e8 mio e lo gestisco io\u00bb \u2013, per l\u2019eutanasia (\u00abla vita \u00e8 mia e decido io su di essa\u00bb) e per la maternit\u00e0 surrogata (dove il corpo della donna diventa un oggetto che si pu\u00f2 dare in uso ad altri). Nella post-modernit\u00e0, davanti alla minaccia della massificazione, di cui l\u2019individualismo si \u00e8 rivelato solo l\u2019altra faccia, si \u00e8 sempre pi\u00f9 affermata una sua variante: il singolarismo, che considera il <em>single<\/em> non un semplice atomo irrelato, ma ne valorizza l\u2019unicit\u00e0 in un contesto relazionale e ne rivendica il diritto di essere riconosciuto dagli altri secondo la percezione che egli ha di se stesso. Su questo sfondo, le cosiddette \u00abteorie del gender\u00bb enfatizzano unilateralmente questa percezione, a prescindere dal sesso biologico. Resta una profonda continuit\u00e0 del singolarismo con l\u2019individualismo. In entrambi i casi, i legami sono, se non negati, fortemente relativizzati. Dall\u2019individualista, perch\u00e9 per lui sono dei potenziali ostacoli alla sua libert\u00e0, e dal singolarista, perch\u00e9 per lui sono importanti, ma solo in funzione della sua persona, fino a ridurre la realt\u00e0 alla esperienza soggettiva che ne ha. Solo che, inseguendo la propria autenticit\u00e0 e gli stati d\u2019animo che la esprimono, il singolo rischia continuamente di disperdersi nella variet\u00e0 sincronica e diacronica delle sue esperienze e di non avere pi\u00f9 alcuna unit\u00e0. Cos\u00ec, alla fine, i suoi rapporti con gli altri sono mutevoli e precari perch\u00e9 lo \u00e8 il suo stesso io, il quale non a caso, secondo un noto filosofo contemporaneo, Daniel Dennett, altro non sarebbe che una societ\u00e0 per azioni a maggioranza variabile.<\/p>\n<p><strong>La sfida del <em>Logos<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Davanti a questo quadro appare in tutta la sua problematicit\u00e0 l\u2019impresa del sinodo, in corso di svolgimento volta a recuperare un cammino comune, almeno a livello ecclesiale. Si tratta, in realt\u00e0, di elaborare e proporre una nuova prospettiva culturale, radicalmente alternativa a quella dominante dentro e fuori la chiesa. Non \u00e8 una questione che riguardi solo i credenti. \u00c8 evidente che, se la comunit\u00e0 cristiana non riuscir\u00e0 ad affrontare e sconfiggere la frammentazione al suo interno, non potr\u00e0 neppure essere credibile nell\u2019indicare alla societ\u00e0 circostante una via in questa direzione. E verr\u00e0 confermata l\u2019idea, sempre pi\u00f9 diffusa, che il messaggio di cui la chiesa \u00e8 portatrice, vero o falso che sia, non ha pi\u00f9 molto di interessante da dire agli uomini e alle donne di oggi. Non \u00e8 questa la sede, ovviamente, per fare una rassegna dei diversi contributi teologici che, proprio in riferimento alla crisi di unit\u00e0, potrebbero smentire questa convinzione. Qui ci limiteremo a prendere in considerazione un concetto \u2013 quello di <em>Logos<\/em> \u2013 che si situa al cuore del messaggio evangelico e che potrebbe rivelarsi estremamente fecondo per superare quella crisi, prima di tutto all\u2019interno della comunit\u00e0 cristiana e, dietro suo impulso, in tutta la nostra societ\u00e0. \u00abIl principio era il <em>Logos<\/em>, il <em>Logos<\/em> era presso Dio e il <em>Logos<\/em> era Dio\u00bb, scrive Giovanni all\u2019inizio del suo vangelo (Gv 1,1). Questo <em>Logos<\/em> \u2013 nella traduzione della CEI troviamo \u00abVerbo\u00bb \u2013 \u00e8 il Figlio, eternamente uno col Padre. Stando al significato che il termine <em>logos<\/em> ha in greco, egli ne \u00e8 la \u00abParola\u00bb, ma anche il \u00abPensiero\u00bb. Dio pensa eternamente se stesso e il mondo. Il Verbo \u2013 scrive Tommaso d\u2019Aquino \u2013 \u00e8 la Parola \u00abin cui il Padre dice se stesso e ogni creatura\u00bb.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Tutto ci\u00f2 che esiste ha un senso, una intima intelligibilit\u00e0, perch\u00e9 porta in s\u00e9 l\u2019impronta del <em>Logos<\/em> creatore. E gli esseri umani, creati a immagine di Dio, hanno in s\u00e9 \u2013 come gi\u00e0 alla met\u00e0 del II secolo scriveva san Giustino (che poi avrebbe testimoniato col sangue la sua fede) \u2013 i \u00absemi del <em>Logos<\/em>\u00bb.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Vi \u00e8, allora, una profonda co-appartenenza di tutti gli uomini e le donne, di qualunque popolo, di qualunque epoca, di qualunque cultura, se fedeli alla loro umanit\u00e0 profonda, a Cristo: \u00abColoro che hanno vissuto secondo il <em>Logos<\/em> sono cristiani, pur essendo passati per atei, come presso i greci Socrate, Eraclito e i loro simili\u00bb.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]\u00a0<\/sup><\/a>Ma non sono solo le persone, sono anche le loro scoperte, le loro convinzioni, ad avere una relazione intima con il <em>Logos<\/em> che le ispira. Perci\u00f2, dice Giustino, \u00abtutto ci\u00f2 che \u00e8 stato detto di vero appartiene a noi cristiani; giacch\u00e9, oltre Dio, noi adoriamo e amiamo il <em>Logos<\/em> del Dio ingenito e ineffabile, il quale si fece uomo per noi, divenendo partecipe delle nostre sofferenze, per guarirci da esse\u00bb.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup>[4]\u00a0<\/sup><\/a>\u00c8 questa profonda affinit\u00e0 che rende possibile ai credenti di andare oltre i limiti della loro cultura e di valorizzare gli apporti provenienti da ogni direzione, \u00ablieti \u2013 come dice il concilio \u2013 di scoprire e pronti a rispettare quei germi del Verbo che in essi si nascondono\u00bb.<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]\u00a0<\/sup><\/a>E qui poggia anche la fiducia della chiesa di oggi \u2013 espressa da Giovanni Paolo II &#8211; di potere rinnovare questa operazione con le categorie della cultura contemporanea: \u00abSe, nella storia biblica, le culture sono gi\u00e0 state giudicate capaci di essere i veicoli della parola di Dio, \u00e8 perch\u00e9 c\u2019\u00e8 inserito in esse qualcosa di molto positivo, che \u00e8 gi\u00e0 una presenza in germe del <em>Logos<\/em> divino. Allo stesso modo, oggi, l\u2019annuncio della chiesa non teme di servirsi delle espressioni culturali contemporanee: cos\u00ec esse sono, per una certa analogia con l\u2019umanit\u00e0 del Cristo, chiamate per cos\u00ec dire a partecipare alla dignit\u00e0 del Verbo divino stesso\u00bb.<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup>[6]\u00a0<\/sup><\/a>Vi \u00e8 una comunanza profonda che unisce \u2013 anche se inconsapevolmente \u2013 nel <em>Logos<\/em> divino, e dunque in Cristo, tutti gli esseri umani. A maggior ragione, i cristiani non possono non avvertire questo legame che, nel loro caso, diventa una esplicita comunione nel <em>Logos<\/em> fatto carne di cui la chiesa \u00e8 il prolungamento nella storia.<\/p>\n<p><strong> Il Logos per una comunicazione conviviale<\/strong><\/p>\n<p>La conseguenza operativa di questa verit\u00e0 teologica, per\u00f2 emerge solo se scaviamo ulteriormente nel significato del termine <em>logos<\/em>. Perch\u00e9 in realt\u00e0 il verbo greco da cui questo sostantivo deriva \u2013 <em>legein <\/em>\u2013 ha due significati. Uno \u00e8 quello che abbiamo finora preso in considerazione: \u00abdire\u00bb, \u00abpensare\u00bb. Ma ce n\u2019\u00e8 un altro, apparentemente abbastanza diverso, per cui esso significa \u00abmettere insieme\u00bb, \u00abraccogliere\u00bb, \u00abcollegare cose diverse\u00bb. In questo senso, il <em>logos<\/em> \u00e8 unione dei diversi, perfino degli opposti, articolazione del molteplice in una totalit\u00e0 che non \u00e8 monolitica, ma contiene le differenze e le valorizza. In realt\u00e0, c\u2019\u00e8 una intima relazione tra le due accezioni del termine greco. Perch\u00e9 ci\u00f2 che caratterizza il linguaggio verbale e distingue la parola dal grido dell\u2019animale \u00e8 che essa articola i suoni in unit\u00e0 senza confonderli; unit\u00e0 del molteplice che si realizza ulteriormente nel discorso, in cui le parole a loro volta vengono collegate per far emergere, dalla loro diversit\u00e0, un senso unitario. E questo \u00e8 anche ci\u00f2 che \u00e8 proprio della ragione, la quale opera mettendo in relazione dei pensieri e, attraverso di essi, i diversi aspetti della realt\u00e0 che in essi trovano espressione. La propriet\u00e0 del <em>logos<\/em> umano \u2013 riflesso di quello divino \u2013 \u00e8 di raccogliere in unit\u00e0 la molteplicit\u00e0. Gi\u00e0 il <em>Logos<\/em> creatore raccoglie nel suo sguardo tutta l\u2019immensa variet\u00e0 delle creature. \u00abPoich\u00e9 per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili\u00bb (Col 1, 15). Fatto carne, egli \u00e8 diventato colui in cui tutto si riunifica, senza per questo essere mescolato e confuso. Infatti \u00abpiacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a s\u00e9 tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cio\u00e8 per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli\u00bb (Col 1,19-20). Il Padre ha voluto \u00abricapitolare in Cristo tutte le cose\u00bb (Ef 1,10), non per vanificarle in una massa informe, in una nebulosa indistinta, ma per accoglierle e valorizzarle nella loro variet\u00e0 e differenza. Troviamo qui il fondamento teologico di un tema che ha strettamente a che fare con il problema della frammentazione, da cui siamo partiti e che ne pu\u00f2 costituire la soluzione: la comunicazione. Nel mondo attuale essa ha un ruolo decisivo, ma non sempre positivo. Dovrebbe svolgere, infatti, la funzione di unire, ma spesso finisce per dare luogo a due esiti diversi e opposti tra loro, quello di dividere e quello di omologare. In entrambi i casi, si capisce perch\u00e9 mai come nella nostra epoca il mondo sia apparentemente unificato e, a tempo stesso, conflittuale. E perch\u00e9 in particolare la nostra societ\u00e0 e la nostra chiesa \u2013 dove computer, smartphone, tablet ci mettono in condizione di comunicare in ogni momento tutti con tutti \u2013 vivano in realt\u00e0 la crisi di incomunicabilit\u00e0 di cui si \u00e8 parlato pi\u00f9 sopra. Ripartire dal <em>Logos<\/em> divino e dal suo riflesso in quello umano pu\u00f2 essere, per i credenti, il modo di recuperare \u2013 e di offrire anche ai non credenti \u2013 una comunicazione che non sia solo quella funzionale \u2013 quella che si realizza in un\u2019azienda o in un ufficio, sulla base degli ordini di servizio, e neppure quella che oggi dilaga nella pubblicit\u00e0 e nei talk show televisivi \u2013 di cui constatiamo ogni giorno l\u2019incapacit\u00e0 di unire veramente, ma che venga valorizzata nel suo significato proprio, che non \u00e8 quello di un mezzo, ma di un fine in s\u00e9. Quelle forme di comunicazione \u2013 che Habermas chiama \u00abstrategiche\u00bb, funzionali, cio\u00e8, a un risultato estrinseco<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> \u2013 stanno a quella fondata su <em>logos<\/em> umano (e, in ultima istanza, su quello divino) che \u00e8 parola, discorso, come lo spartirsi il cibo per nutrirsi sta al banchetto, in cui i commensali godono innanzitutto della condivisione che si crea, sedendo alla stessa tavola, innanzitutto a livello spirituale. Dalle prime nasce l\u2019efficienza, ma spesso anche il conflitto o l\u2019omologazione; dalla seconda la comunione. Perch\u00e9 solo essa \u00e8 davvero un \u00abmettere insieme\u00bb i diversi. A venire coinvolta nella riscoperta di questo livello di comunicazione dovrebbe essere innanzitutto la chiesa, ispirandosi al modello comunicativo del <em>Logos<\/em>. Al di l\u00e0 degli estremi opposti ed entrambi perversi dell\u2019unit\u00e0 monolitica del passato e della dispersione del presente, questo dovrebbe impegnare i cattolici a ritrovare una sintonia non <em>malgrado<\/em> le differenze, ma <em>grazie<\/em> a esse, come in ogni buona armonia musicale. La frammentazione oggi imperante a livello teologico e pastorale \u00e8 la negazione del Cristo che \u00e8 venuto a ricapitolare tutte le cose in unit\u00e0, e di cui la chiesa \u00e8 il corpo \u2013 immagine anch\u2019essa evocante unit\u00e0 nella diversit\u00e0. \u00c8 lo sfondo teologico del <em>Logos<\/em> che pu\u00f2 dare il suo senso ultimo anche all\u2019attuale cammino sinodale, troppo spesso concepito come un processo solo funzionale a uno scambio di esperienze e di vedute, e di cui invece la prospettiva che abbiamo cercato di indicare potrebbe rivelare il significato pi\u00f9 profondo. Questa visione esige, piuttosto, una valorizzazione della comunicazione come quel \u00abmettere in comune\u00bb che fa nascere la comunione e che non \u00e8 un mezzo, ma il fine della pastorale. \u00abCommunicatio facit domun et civitatem\u00bb, scrive Tommaso riprendendo Aristotele. \u00abLa comunicazione fa nascere la comunit\u00e0 familiare e quella politica\u00bb. E, potremmo aggiungere, anche quella ecclesiale.<\/p>\n<p>In questa prospettiva, che potremmo chiamare \u00abconviviale\u00bb,<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> anche l\u2019iniziativa pastorale di maggiore successo, avulsa da un contesto comunicativo che la coinvolga in un progetto comunitario pi\u00f9 ampio, \u00e8 in realt\u00e0 un fallimento. Mentre, al contrario, quale che ne sia il risultato immediato, uno sforzo pensato e realizzato in uno stile cooperativo rende presente il <em>Logos<\/em> nella sua chiesa.<\/p>\n<p><strong> Il Logos nella missione<\/strong><\/p>\n<p>Alla luce del <em>Logos<\/em>, anche la dimensione missionaria pu\u00f2 essere vista in una luce nuova. La sua crisi attuale deriva dalla falsa alternativa tra una concezione del passato, che la giustificava contrapponendo la verit\u00e0 del vangelo agli errori delle religioni e delle filosofie maturate al di fuori di esso, e quella che si \u00e8 sempre pi\u00f9 fatta strada \u2013 rimettendo in discussione l\u2019idea stessa di missionariet\u00e0 \u2013, secondo cui, annunciando Cristo a chi \u00e8 al di fuori della chiesa si rischia di compiere un atto di violenza. Da dove la tendenza a rinunziare non solo alla missione \u00abad gentes\u00bb, ma anche a quella, sempre pi\u00f9 urgente, nei confronti delle societ\u00e0 di antica tradizione cristiana oggi quasi interamente secolarizzate. Se si prende atto che dei \u00absemi del <em>Logos<\/em>\u00bb sono presenti in tutte le visioni religiose e filosofiche, si pu\u00f2 valorizzare l\u2019anima di verit\u00e0 che si trova in ognuna di esse e da cui anche i cristiani hanno molto da imparare, senza per questo vedere svuotato l\u2019impegno di annunziare colui che \u00e8 la pienezza di questo <em>Logos<\/em> fatto carne, non negando la prospettiva altrui, ma aprendole orizzonti nuovi, in cui trovare il proprio compimento. Pu\u00f2 trovare qui il suo fondamento il dialogo interreligioso, concepito come ascolto reciproco fondato su un comune ascolto del <em>Logos<\/em>, che a ciascuno parla attraverso le voci degli altri interlocutori. In questa logica, ogni messaggio religioso pu\u00f2 essere valorizzato senza che per questo il cristiano debba rinunziare a credere che questo <em>Logos<\/em> si \u00e8 fatto uomo, in modo unico e irripetibile, nella persona di Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n<p>In questa luce, peraltro, non solo le religioni, ma tutte le espressioni filosofiche, scientifiche, artistiche dello spirito umano, in quanto contengono i \u00absemina Verbi\u00bb, non possono essere sottoposte al rigido \u00abletto di Procuste\u00bb dell\u2019alternativa \u00abvero-falso\u00bb, ma devono essere viste come aspetti diversi di una Parola troppo ricca per essere racchiusa in un unico punto di vista e bisognosa, perci\u00f2, di essere \u00abdetta\u00bb in molti modi diversi. Ancora una volta, per\u00f2, ci\u00f2 non rende vana la consapevolezza del cristiano che questa Parola si \u00e8 rivelata pi\u00f9 pienamente nella storia biblica della salvezza e l\u2019urgenza di portarne la \u00abbuona notizia\u00bb a chi ne partecipa solo un riflesso. Nella disponibilit\u00e0, peraltro, ad accogliere il messaggio che da questo riflesso pu\u00f2 venire, in un atteggiamento dialogico di rispettoso ascolto. Anche sotto il profilo missionario, come sotto quello pastorale, lo sfondo teologico del <em>Logos<\/em> come Parola pu\u00f2 integrarsi con quello del <em>Logos<\/em> come unione dei diversi. Il senso del dialogo di cui si \u00e8 parlato, infatti, \u00e8 il superamento della perversa alternativa fra intolleranza fanatica e relativismo. Non si tratta di annullare le differenze fra le varie tradizioni religiose e, pi\u00f9 in generale, fra le interpretazioni della realt\u00e0 e della vita, ma di valorizzarle nella loro diversit\u00e0 in rapporto a un unico comune cammino verso il Mistero, attraverso il confronto e l\u2019arricchimento reciproco. Questo in alcuni casi potr\u00e0 comportare una conversione da parte di persone che scoprano nel vangelo di Ges\u00f9 il pieno compimento dei germi di verit\u00e0 insiti nella propria religiosit\u00e0 o nelle proprie convinzioni umane. Oppure accadr\u00e0 che il dialogo confermi ciascuno nella sua prospettiva, arricchendola per\u00f2 comunque di nuovi elementi, offerti da quella altrui. Anche in questo secondo caso, evidentemente, la missionariet\u00e0 conserva, per il cristiano, la propria funzione, visto che egli sa di partire da una esperienza privilegiata del <em>Logos<\/em>, presente, ma meno compitamente, anche nelle altre concezioni. Il <em>Logos<\/em> non \u00e8 solo l\u2019ispiratore della missionariet\u00e0 del cristiano, ma anche il contenuto del messaggio che egli \u00e8 chiamato ad annunciare. Oggi pi\u00f9 che mai. Abbiamo visto che la crisi della comunicazione all\u2019interno della chiesa \u00e8 legata a una frammentazione che colpisce la societ\u00e0 e le stesse persone nella loro unit\u00e0 profonda. Oggi si registra in Occidente una fuga verso forme di spiritualit\u00e0 di matrice orientale che cercano superare l\u2019individualismo e il singolarismo attraverso l\u2019annullamento delle identit\u00e0, considerate di per s\u00e9 stesse causa di divisione e di sofferenza. Una pastorale missionaria dovrebbe evidenziare, al di l\u00e0 di uno stanco ritualismo, che le immense risorse spirituali insite nella tradizione cristiana offrono una via diversa per superare l\u2019egocentrismo e la logica della sopraffazione reciproca, una via fondata non sulla vanificazione delle differenze bens\u00ec su un modo di intendere la comunicazione che consenta la loro comunione feconda. Ma non \u00e8 questa, ovviamente, la sede per sviluppare questo tema.<\/p>\n<p>Non abbiamo certo la pretesa che queste riflessioni risolvano il problema da cui siamo partiti, quello della frammentazione nella chiesa e nella societ\u00e0. Ma il nostro intento era di mostrare come la tradizione teologica cristiana contenga elementi che possono essere preziosi nello sforzo di superarla. La rivelazione del <em>Logos<\/em> \u00e8 uno di questi.<\/p>\n<p><em>Tratto da Orientamenti Pastorali n. 12\/2023 (tutti i diritti riservati)<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>Tommaso d\u2019Aquino, <em>In Ioannis<\/em> <em>Evangelium<\/em> I, lect.4 (Marietti n.118).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Giustino, <em>Apologia secunda pro christianis<\/em>, 8,1.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a><em>Ivi<\/em>, 4, 2-4.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a><em>Ivi<\/em>, 13.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a><em>Ad Gentes<\/em>, n.11.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>Giovanni Paolo II, \u00abAi membri della Pontificia commissione biblica, 26 aprile 1979\u00bb, in <em>Insegnamenti di Giovanni Paolo II<\/em>, II (1979), p. 982.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> Cf. J. Habermas, <em>Teoria dell\u2019agire comunicativo<\/em>, traduzione di P. Rinaudo, edizione italiana a cura di G.E. Rusconi, Il Mulino, Bologna 1986.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> Cr. G. Savagnone, <em>Comunicazione oltre il mito e l\u2019utopia. Pe runa cultura conviviale,<\/em> Edizioni Paoline, Milano 1997.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Savagnone &#8211; responsabile del sito della pastorale della cultura dell\u2019arcidiocesi di Palermo, www.tuttavia.eu. Scrittore e editorialista Uno degli aspetti pi\u00f9 evidenti della crisi che &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-3034","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3034","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3034"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3034\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3036,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3034\/revisions\/3036"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3034"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3034"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3034"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}