{"id":2959,"date":"2024-01-14T15:27:34","date_gmt":"2024-01-14T14:27:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=2959"},"modified":"2024-01-14T15:27:54","modified_gmt":"2024-01-14T14:27:54","slug":"introduzione-alla-72ma-settimana-di-aggiornamento-pastorale-del-cop","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2024\/01\/14\/introduzione-alla-72ma-settimana-di-aggiornamento-pastorale-del-cop\/","title":{"rendered":"Introduzione alla 72ma Settimana di aggiornamento pastorale del COP"},"content":{"rendered":"<p><em>Antonio Mastantuono &#8211; pastoralista, direttore di Orientamenti pastorali, vicepresidente del COP<\/em><\/p>\n<p>Il tema su cui in questi giorni siamo chiamati a riflettere insieme \u2013 tema gi\u00e0 oggetto di discussione da parte dell\u2019episcopato italiano \u2013<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> ha risvolti che interpellano non solo la politica e l\u2019economia, ma anche l\u2019azione pastorale della comunit\u00e0 ecclesiale.\u00a0In questa introduzione solo una sorta di scaletta dei temi che in questi giorni saranno oggetto della nostra riflessione.<\/p>\n<p><strong>1.Le zone interne e il divario civile<\/strong><\/p>\n<p>Uno dei temi che pi\u00f9 caratterizza la questione sociale in Italia \u00e8 quello del <em>divario civile<\/em>. Questa espressione viene utilizzata per segnalare il fatto che il contenuto effettivo dei diritti sociali di cittadinanza cambia a seconda dei luoghi, e tutto questo alimenta le disuguaglianze territoriali. Il progetto di autonomia differenziata,<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> sostenuto da alcune forze politiche e dalle regioni pi\u00f9 ricche, rende ancora pi\u00f9 opachi il presente e il futuro del paese. Tali problematiche hanno importanti riverberi anche sul piano pastorale. Il dibattito sul divario civile permette di andare alla radice dei processi che alimentano le disuguaglianze \u2013 particolarmente evidenti lungo l\u2019asse nord-sud \u2013 che si vanno sempre pi\u00f9 diffondendo su tutto il territorio. Altri studiosi, infatti, senza negare la necessit\u00e0 di tenere alta l\u2019attenzione sulle disuguaglianze nord-sud e sui loro effetti, mostrano come l\u2019Italia intera sia disseminata di \u00abterritori del margine\u00bb,<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> per cui propongono di allargare la portata della riflessione sui divari di cittadinanza, facendone una chiave di lettura della questione sociale di tutto il paese. Questa prospettiva di analisi propone di mettere al centro i bisogni delle persone che vivono nei luoghi, distinti in base alle opportunit\u00e0 concrete di esercitarvi i diritti di cittadinanza.\u00a0La mappa del divario civile \u00e8 un altro modo di leggere la disuguaglianza su base territoriale, un modo che integra e arricchisce la lettura verticale, ovvero quella condotta lungo l\u2019asse nord-sud, in quanto rivela che i divari di cittadinanza sono dappertutto. In questa nuova mappa, elaborata nell\u2019ambito della SNAI (Strategia nazionale per le aree interne), la dimensione fondamentale considerata non \u00e8 quella urbana (definita in base al numero di abitanti) ma quella del divario civile, per cui vengono considerati poli i comuni, singoli o aggregati, che permettono un agevole accesso ai servizi considerati essenziali (scolastici, sanitari, di trasporto), mentre i comuni restanti, quelli periferici, sono divisi in quattro fasce, a seconda della loro distanza dai poli. La mappa delle aree interne che viene costruita utilizzando tale classificazione d\u00e0 risultati sorprendenti: essa comprende il 60% del territorio e il 52% dei comuni, interessa pi\u00f9 di 13 milioni di abitanti, coinvolge soprattutto le Alpi, la fascia appenninica e le zone collinari. Se si va pi\u00f9 in profondit\u00e0 nell\u2019analisi dei dati, ci si rende conto non solo della diffusione ma anche della eterogeneit\u00e0 delle aree interne, la cui presenza viene, ad esempio, segnalata tanto nelle campagne della Pianura padana, che si vanno spopolando, quanto nelle aree costiere del centro-sud, popolate solo d\u2019estate e prive di servizi per la popolazione residente.<\/p>\n<p><strong>2.Le disuguaglianze su base territoriale e le proposte delle chiese del Mezzogiorno. Che fare oggi?<\/strong><\/p>\n<p>Le disuguaglianze territoriali hanno sollecitato l\u2019attenzione della chiesa italiana gi\u00e0 a partire dall\u2019immediato secondo dopoguerra. Uno studio di Matteo Prodi<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> presenta il contenuto di tre lettere dei vescovi italiani sul Mezzogiorno, pubblicate rispettivamente nel 1948, nel 1989 e nel 2010, ricostruendo per ognuna le vicende sociali e politiche che fanno da sfondo. Per il fatto di essere stati realizzati in momenti diversi, lungo un arco temporale di circa sessant\u2019anni, i testi considerati presentano inevitabili differenze di stile e di contenuti, ma anche elementi comuni e, in alcuni casi, analisi e proposte ancora attuali. In tutti e tre i documenti, ad esempio, traspare la convinzione che il vangelo spinga a misurarsi con la vita concreta delle persone, con le tensioni e le contraddizioni della storia, per cui le situazioni di ingiustizia debbano essere rilevate e denunciate. Si afferma perci\u00f2 la necessit\u00e0 di un impegno personale e comunitario orientato a riconoscere e a contenere o rimuovere le disuguaglianze che segnano il paese.\u00a0Un altro elemento ricorrente \u00e8 la denuncia del mancato sviluppo del sud e dei mali che colpiscono le regioni meridionali, come la disoccupazione e la criminalit\u00e0 organizzata. Particolarmente rilevanti, e in parte ancora attuali, le analisi contenute nella lettera del 1989. Pubblicata alla fine del periodo di massimo sviluppo dell\u2019economia e delle politiche di welfare, essa pone in evidenza i caratteri dello sviluppo del paese, definendolo incompleto e distorto. Incompleto perch\u00e9 ha lasciato indietro le regioni meridionali. Distorto perch\u00e9 \u00abnon solo non si \u00e8 consentito al Mezzogiorno di svilupparsi come altre regioni, creando disuguaglianze interne ed esterne, ma addirittura lo si \u00e8 incanalato verso strade che ne hanno peggiorato la situazione\u00bb<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> attraverso l\u2019importazione di modelli di organizzazione industriale che non hanno tenuto conto delle realt\u00e0 locali e la penetrazione \u2013 facilitata dai media \u2013 di modelli culturali che hanno avuto effetti disgreganti sul piano sociale ed economico. Successivamente, la lettera del 2010 parler\u00e0 di sviluppo bloccato, a proposito del fatto che i cambiamenti avvenuti nel corso dei due decenni precedenti avevano reso ancora pi\u00f9 stagnante la situazione del Mezzogiorno. Nei tre documenti si propone una idea di sviluppo che non considera solo gli indicatori economici, ma che mette al centro le persone, le risorse e le vocazioni dei territori. Sono particolarmente densi i passaggi in cui si esplicitano le condizioni affinch\u00e9 la chiesa possa essere un soggetto in grado di contribuire a promuovere questo tipo di sviluppo. Si tratta di condizioni che esigono la scelta della strada stretta ma liberante, del radicamento personale e comunitario nella profezia dell\u2019ascolto del vangelo, in una condizione di povert\u00e0 e di non potere. In continuit\u00e0 con queste indicazioni magisteriali, occorre raccogliere la sfida del divario civile e delle aree interne anche dal punto di vista pastorale, interrogandosi su quale tipo di presenza la chiesa \u00e8 oggi chiamata a garantire in tali contesti periferici.<\/p>\n<p><strong>3. La restanza<\/strong><\/p>\n<p>La relazione, affidata al prof. Giorgio De Rita, ci aiuter\u00e0 a comprendere la necessit\u00e0, sul piano politico e sociale, di invertire lo sguardo e guardare il nostro paese dalle sue aree interne, e da l\u00ec provare a pensare come riabitarlo, come sostengono i promotori del <em>Manifesto per riabitare l\u2019Italia<\/em>,<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> mettendo al centro le persone che vivono nei luoghi, dando loro voce, promuovendone la capacit\u00e0 di attivazione. A un movimento analogo di conversione dello sguardo \u00e8 chiamata anche la chiesa, che nelle aree interne potrebbe trovare le condizioni favorevoli per una rigenerazione delle comunit\u00e0, riscoprendo la centralit\u00e0 di ci\u00f2 che conta e che non passa: la parola di Dio e l\u2019eucarestia, la tessitura intenzionale di legami fraterni, l\u2019assunzione comunitaria dei bisogni dei pi\u00f9 fragili. Prima che nell\u2019attivismo frenetico, o nella gestione di progetti di intervento complessi \u2013 che hanno bisogno di molte risorse finanziarie e di competenze specifiche sul piano gestionale, ma che non sempre riescono a promuovere un reale coinvolgimento dal basso \u2013 le comunit\u00e0 cristiane delle aree interne potrebbero coltivare la prospettiva della \u00abrestanza\u00bb,<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a> da intendersi come assunzione consapevole della responsabilit\u00e0 dei luoghi in cui si abita: \u00abl\u00e0 dove si \u00e8 rimasti bisogna cercare di costruire e di immaginare una nuova vita. non possiamo limitarci solo a contare i morti, non possiamo farci inghiottire dalle ombre e dai fantasmi del passato [\u2026]. Il nostro compito \u00e8 anche accogliere la vita che arriva, ricevere quelli che tornano, provare a sostenere quanti non vorrebbero partire [\u2026], sperando che anche questo possa servire a costruire nuova comunit\u00e0\u00bb.<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> La cura della natura e delle relazioni, la resistenza ai fenomeni di devastazione dei luoghi e di desertificazione sociale, rappresentano atti politici e, al tempo stesso, pastorali. Per dirla ancora con Teti, \u00abriabitare i paesi interni, riabitare la montagna, guardare al centro dalla prospettiva inedita e umanissima della periferia, mi sembra possa essere una delle vie di salvezza per l\u2019intero sistema-paese. [\u2026] Il mio non \u00e8 un elogio del restare come forma inerziale di nostalgia regressiva, non \u00e8 un invito all\u2019immobilismo, ma \u00e8 solo il tentativo di problematizzare e storicizzare le immagini-pensiero del rimanere come nucleo fondativo di nuovi progetti, di nuove aspirazioni, di nuove rivendicazioni\u00bb.<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><\/a><a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a><\/p>\n<p><strong>4.<\/strong> <strong>Interrogativi e prospettive pastorali<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019invito alla restanza interpella anche la comunit\u00e0 ecclesiale: come essere e fare chiesa in questi territori al margine? Quali iniziative pastorali mettere in atto? Mons. Crociata, nel suo intervento al convegno sulle aree interne (Benevento, 30 agosto 2022). suggerisce di porre la riflessione su tre livelli:<\/p>\n<ul>\n<li>un primo che, in termini di visione d\u2019insieme, cerca di <em>comporre tradizione e innovazione<\/em>, e tocca la questione dell\u2019evangelizzazione;<\/li>\n<li>un secondo, che tocca <em>l\u2019organizzazione interna della dinamica ecclesiale<\/em> e delle collaborazioni, e interessa soprattutto l\u2019ambito ministeriale;<\/li>\n<li>un terzo, che apre alle <em>istanze delle condizioni sociali e materiali<\/em> di vita proprie di quei territori pi\u00f9 fragili.<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>4.1. Fra tradizione e innovazione<\/em><\/p>\n<p>La questione pi\u00f9 delicata e complessa riguarda l\u2019intreccio fra tradizione e innovazione. Con tradizione ci riferiamo alle espressioni e alle manifestazioni della piet\u00e0 popolare, ma anche a tutto quel sistema di pratiche religiose sacramentali e devozionali che formano il tessuto ordinario della vita di una comunit\u00e0 ecclesiale. Attivit\u00e0 che, se da un lato costituiscono il tessuto religioso della comunit\u00e0, dall\u2019altro diventano esperienze che assorbono gran parte delle energie pastorali. L\u2019accompagnamento a scomparire, o anche solo il mantenimento dell\u2019esistente, non pu\u00f2 mai essere il proprio dell\u2019azione pastorale della chiesa; essa deve generare piuttosto nuovi fermenti e nuovi inizi di vita credente e di speranza.\u00a0 La sfida sta nell\u2019innervare attivit\u00e0 e pratiche religiose e di piet\u00e0 di stimoli che abbiano per contenuto il vangelo e coltivino la coscienza di fede in rapporto alla condizione di vita, alla storia personale e comune, alle responsabilit\u00e0 di fronte alla collettivit\u00e0. Una strada possibile consiste nel ricuperare due dimensioni essenziali non solo nell\u2019ambito ecclesiale: la <em>narrazione<\/em>, cio\u00e8 racconti di vita cristiana, e il <em>dialogo<\/em>. Si evangelizza di pi\u00f9 e meglio cos\u00ec che attraverso tante prediche e discorsi. Nel costruire una pastorale improntata a uno stile relazionale, di incontro e di accoglienza, non si pu\u00f2 trascurare un aspetto che pure caratterizza questo genere specifico di ambienti. Bisogna fare i conti non solo con i pregi ma anche con i limiti delle aree interne; vivere nei piccoli paesi e nei tanto decantati borghi non \u00e8 un idillio.<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0Come in tutti i piccoli ambienti, \u00e8 facile scontrarsi con la grettezza di mentalit\u00e0, con la chiusura e la diffidenza delle persone, con l\u2019attaccamento alle consuetudini e la resistenza al cambiamento. Su questi aspetti la fede \u00e8 chiamata a mostrare di essere capace di introdurre un soffio di novit\u00e0 e di trasformare (convertire) le persone e la loro vita.<\/p>\n<p><em>4.2 La questione ministeriale<\/em><\/p>\n<p>Un campanile, una comunit\u00e0, un prete \u2026 \u00e8 ormai l\u2019immagine di una cartolina, in bianco e nero, ormai sbiadita. Il calo numerico dei presbiteri pone con forza non solo una riconsiderazione del ministero ordinato, ma anche la riscoperta della soggettivit\u00e0 di ogni comunit\u00e0 ecclesiale. Piccole comunit\u00e0 sparse in un territorio spesso molto vasto o impervio hanno bisogno di maturare ed esprimere una propria soggettivit\u00e0, e di non stare in attesa che giunga un prete trafelato a celebrare in fretta e furia qualche sacramento per poi scappare per un\u2019altra destinazione.<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a> Una soggettivit\u00e0 maggiore significa spazio ordinario per la preghiera e l\u2019ascolto, e capacit\u00e0 di attendere e preparare un momento assembleare liturgico con la presidenza del presbitero vissuto con la dovuta appropriatezza, serenit\u00e0 e viva partecipazione. Questo aspetto rimanda a due problemi: la formazione del prete e \u00abla creazione di una nuova culturale ministeriale nella Chiesa\u00bb.<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a> Per il teologo francese Christoph Theobald si tratta \u2013 da un lato \u2013 di abbandonare l\u2019idea del \u00abprete-pivot\u00bb, capace solo di \u00abcircondarsi\u00bb di fedeli, per la formazione di un \u00abprete-traghettatore\u00bb che aiuti le comunit\u00e0 a diventare soggetti missionari nei propri territori e \u2013 dall\u2019altro \u2013 impegnarsi alla promozione di \u00ab\u201cministeri\u201d situati nel \u201cvacuum\u201d lasciato dai preti\u00a0 diventati \u201citineranti\u201d\u00bb.<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]\u00a0<\/a>La valorizzazione dei ministeri dell\u2019accolitato, del lettorato, e del catechista avviata da papa Francesco con i due motu proprio <em>Spiritus Domini<\/em> (10 gennaio 2021) e <em>Antiquum ministerium<\/em> (10 maggio 2021) e la nota <em>I ministeri istituiti del lettore, dell\u2019accolito e del catechista per le chiese che sono in Italia<\/em>, pubblicata dalla CEI il 5 giugno 2022 ad experimentum per tre anni, rappresentano una importante opportunit\u00e0 per le nostre comunit\u00e0 da un duplice punto di vista: potrebbe essere l\u2019occasione per rinnovare la <em>forma ecclesiae<\/em>, dando vita, allo stesso tempo, a proficui percorsi di formazione cristiana. La nota della CEI propone la figura di un \u00abreferente di comunit\u00e0\u00bb per quelle parrocchie in cui manca la stabile presenza del parroco e gli affida (in mancanza di diaconi) la guida delle celebrazioni domenicali della parola, quando non sia possibile celebrare l\u2019eucarestia. Il volto missionario della parrocchia chiedeva un \u00abripensamento dell\u2019esercizio del ministero presbiterale e di quello del parroco\u00bb<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a> nella direzione di una promozione di \u00abvocazioni, ministeri e carismi\u00bb<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a> e dell\u2019apertura a \u00abnuove figure ministeriali\u00bb;<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a> ma non puntualizzava queste nuove figure quali referenti di parrocchie n\u00e9 citava espressamente la guida della preghiera liturgica. In questi decenni, alcune conferenze episcopali regionali hanno emanato indicazioni (normative e rituali) per le celebrazioni domenicali in assenza di presbitero, ma senza un collegamento diretto con una figura ministeriale di referente parrocchiale.<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a> Inserire la proposta del \u00abreferente parrocchiale\u00bb in un documento che accoglie il rilancio dei ministeri istituiti voluti dal pontefice in direzione missionaria e sinodale, offre l\u2019occasione alle chiese locali di pensare ai referenti delle piccole comunit\u00e0 come \u00abevangelizzatori\u00bb, piuttosto che \u00absupplenti\u00bb di un parroco non pi\u00f9 presente stabilmente.<\/p>\n<p><em>4.3. Servizio ai territori <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Una terza pista di lavoro va individuata nel compito di testimonianza pubblica e di animazione sociale che la comunit\u00e0 cristiana ha sempre il compito di rendere, innanzitutto per essere se stessa e rispondere alla sua chiamata e alla sua missione, ma poi perch\u00e9 ha a cuore la comunit\u00e0 umana in mezzo alla quale rende la sua testimonianza e svolge la sua missione. La situazione di disagio che segna le aree interne non pu\u00f2 non diventare occasione di presa di coscienza della responsabilit\u00e0 che la comunit\u00e0 ecclesiale ha nei confronti del territorio in cui vive. In questo senso, l\u2019animazione che i laici possono condividere con i ministri ordinati deve abbracciare le questioni poste dal territorio e le esigenze della gente che vi \u00e8 insediata con tutti i disagi e le difficolt\u00e0 che ci\u00f2 comporta. Non \u00e8 troppo ardito affermare che la presenza cattolica si risveglier\u00e0 a una pi\u00f9 viva e numerosa partecipazione quando avr\u00e0 maturato anche la coscienza della propria responsabilit\u00e0 non solo ecclesiale, ma anche sociale e civile. La chiesa non \u00e8 estranea o indifferente di fronte ai problemi del lavoro, della salute, della solitudine, della carenza di mezzi essenziali alla sussistenza, e altro ancora. Contrastare una mentalit\u00e0 di attesa passiva di qualcuno o di qualcosa che arrivi da fuori, far sorgere volont\u00e0 di iniziativa e di collaborazione: questo \u00e8 il compito che una comunit\u00e0 ecclesiale si deve comunque dare, soprattutto di fronte a temi che sono in modo peculiare connessi a quei territori. Pensiamo ai flussi migratori non solo in uscita, ma anche degli immigrati che spesso penetrano perfino in angoli remoti del paese,<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a> o anche alla cura dei beni comuni come l\u2019acqua e l\u2019aria, o ancora pi\u00f9 in generale della terra e la sua coltivazione, e non per ultimo dell\u2019ambiente sempre pi\u00f9 minacciato anche nei territori pi\u00f9 remoti. La comunit\u00e0 ecclesiale \u2013 anche se esigua numericamente \u2013 pu\u00f2 essere il lievito per sostenere la restanza l\u00ec \u00abdove la vita non vuole morire\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Cf. F. Accrocca (a cura di), <em>Dove la vita non vuole morire<\/em>. Per una pastorale delle aree interne, San Paolo, Cinisello Balsamo 2022.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Cf. G. VIESTI, <em>Verso la secessione dei ricchi<\/em>? Laterza, Bari-Roma 2019.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Cf. A. De Rossi (a cura di), <em>Riabitare l\u2019Italia<\/em>. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste, Donzelli, Roma 2018.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>M. Prodi, \u00abTre lettere dei vescovi sul Mezzogiorno italiano\u00bb, in <em>Rassegna di teologia<\/em> (2020)2, pp. 259-283.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a><em>Ivi<\/em>, p. 270.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>Cf. D.Cersosimo \u2013 C. Donzelli, <em>Manifesto per riabitare l\u2019Italia<\/em>, Donzelli, Roma 2018.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>Cf. V. Teti, <em>La restanza<\/em>, Einaudi, Torino, 2022.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a><em>Ivi<\/em>, p. 138<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a><em>Ivi<\/em>, p. 6.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Per questa parte sono debitore in maniera particolare alla relazione tenuta da mons. Mariano Crociata al convegno sulle aree interne (Benevento, 30 agosto2022) cf. https:\/\/bit.ly\/47LPlPI.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Cf. <em>Contro i borghi. Il belpaese che dimentica i paesi<\/em>, a cura di F. Barbera \u2013 D. Cersosimo \u2013A. De Rossi, Donzelli, Roma 2022.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Sul tema dell\u2019itineranza dei presbiteri ha riflettuto l\u2019esperienza francese [cf. Cf. \u00c9. Abbal, <em>Paroisse et territorialit\u00e0 dans le contexte fran\u00e7ais<\/em>, Cerf, Paris 2016; V. Herbinet, <em>Les espaces du catholicism fran\u00e7ais contemporain (1980-2016). <\/em><em>Territoires et identities communautaires en tension<\/em>, Presses Universitaires de Rennes, Rennes 2021]. Nei testi citati emerge la problematicit\u00e0 di una concezione dell\u2019itineranza dei presbiteri vista come una sorta di nomadismo presbiterale esclusivamente legato al culto. Essa, invece, deve prendere un altro senso e, soprattutto, richiede un diverso approccio e, diciamo pure, un\u2019altra formazione. <em>Itineranza<\/em> dovrebbe voler dire, nel senso evangelico o anche paolino, non essere definiti dalla titolarit\u00e0 di una sede, di una chiesa, ma essere al servizio di una comunit\u00e0 dispersa in un territorio e bisognosa di accompagnamento nel suo pellegrinaggio esistenziale credente. Cogliamo subito il sapore antico, originario, di una tale prospettiva. Non \u00e8 l\u2019organizzazione territoriale il criterio decisivo, per quanto il rapporto con il territorio non possa essere mai trascurato, ma la presenza nella vita dei credenti che si raccolgono in piccoli gruppi o che, talvolta, possono e devono essere convocati in un\u2019unica grande assemblea.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Cf. C. Theobald, <em>Urgenze pastorali<\/em>. <em>Per una pedagogia della riforma<\/em>, EDB, Bologna 2019, pp. 246-253.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a><em>Ivi,<\/em> p. 250.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> CEI, <em>Il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia<\/em> (30 maggio 2004), n.12.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a><em> Ibidem.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a><em> Ibidem.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> Cf. Conferenza episcopale piemontese, <em>Liturgia della festiva della parola di Dio in assenza di celebrazione eucaristica.\u00a0 Documento di riflessione e sussidio liturgico<\/em>, LDC, Torino 2014.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> \u00abUgualmente complessa da affrontare \u00e8 la possibilit\u00e0 di vedere nei flussi migratori, sempre pi\u00f9 frequenti, un sostegno per i molti paesi oggi soggetti a un decremento progressivo della popolazione, dato che una simile evenienza pone il problema di pensare una pastorale attenta alle relazioni ecumeniche e interreligiose che, allo stato attuale, \u00e8 in gran parte ancora sulla carta\u00bb (Accrocca, <em>Dove la vita non vuole morire<\/em>, op. cit., pp. 9-18, qui p. 16).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antonio Mastantuono &#8211; pastoralista, direttore di Orientamenti pastorali, vicepresidente del COP Il tema su cui in questi giorni siamo chiamati a riflettere insieme \u2013 tema &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":2418,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[241,29],"tags":[271,272],"class_list":["post-2959","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-72a-snap","category-articoli-schede","tag-72-ma-settimana-del-cop","tag-pastorale-delle-aree-interne"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2959","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2959"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2959\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2960,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2959\/revisions\/2960"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2418"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2959"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2959"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2959"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}