{"id":2941,"date":"2023-12-31T17:07:23","date_gmt":"2023-12-31T16:07:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=2941"},"modified":"2023-12-31T17:07:23","modified_gmt":"2023-12-31T16:07:23","slug":"parita-vs-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2023\/12\/31\/parita-vs-liberta\/","title":{"rendered":"Parit\u00e0 vs libert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000\"><em>Giancarlo Tettamanti &#8211; giornalista pubblicista, socio fondatore AGESC<strong>\u00a0<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">La storia della scuola italiana parte da una idea precisa: quella di forgiare l\u2019italiano nuovo. Massimo D\u2019Azeglio, nei suoi ricordi, evidenzi\u00f2 che \u00abpurtroppo si \u00e8 fatta l\u2019Italia, ma non si sono fatti gli italiani\u00bb<em>. <\/em>Da qui la storia della scuola italiana e il suo rapporto con lo Stato, divenendo strumento dello Stato nel suo compito di plasmare la nazione in un certo modo determinato: la scuola, quindi, come agenzia principale dello Stato per l\u2019integrazione sociale, culturale e territoriale delle diverse tradizioni storiche presenti nel paese, sia della civilizzazione e del processo d\u2019azione. La scuola, quindi, come apparato dello Stato, intrecciando il suo operato in maniera uniforme, corollario di tutte le sue parti perch\u00e9 espressione di un unico disegno nazionale, centrale, di natura politica, giuridica, amministrativa e organizzativa, che non ammetteva \u2013 e non ammette \u2013 pluralit\u00e0 di parti separate.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Non facciamoci illusioni, oggi, del fatto che la legge 62\/2000 ebbe riconoscere la presenza della scuola privata, cio\u00e8, costituita al di fuori del contesto statuale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Certo, la scuola, chiamata paritaria, \u00e8 stata riconosciuta come \u201cente pubblico\u201d, ma questo riconoscimento \u00e8 risultato infausto per la scuola non statale, poich\u00e9 tale riconoscimento \u2013 di fatto inutile, poich\u00e9 una istituzione (scuola) che opera al servizio della comunit\u00e0 \u00e8 di per s\u00e9 pubblica \u2013 ebbe sottoporre le scuole a orientamenti a disposizioni statuali che di fatto limitano la sua libert\u00e0. Ogni anno si parla di \u201cautonomia\u201d, ma la legge 59 del 1997 \u00e8 risultata legge ingannevole. Tant\u2019\u00e8 che ha provocato un certo rilassamento negli ideali originali della scuola cattolica \u2013 e in genere delle scuole cosiddette paritarie \u2013 appiattitasi a essere soggetta alla equiparazione con la scuola statale, venendo meno ai suoi ideali obiettivi educativi e formativi. Qual \u00e8 il sintomo che declina questa situazione? Il continuo riferirsi al concetto di \u201cparit\u00e0\u201d. Cio\u00e8, quasi un rifiuto a considerarsi una scuola veramente \u201clibera\u201d, che rieduchi davvero all\u2019umanit\u00e0, con esperienze e sfide condivise. Come se senza \u201cparit\u00e0\u201d e senza totale \u201cautonomia\u201d la scuola potesse essere una istituzione di fatto \u2013 data la sua diversa storia \u2013 fattore comunque reale di democrazia e di libert\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">A giudicare questa importazione della scuola italiana sta la convinzione della necessit\u00e0 di una istituzione \u201csopra\u201d che sia di garanzia. Ma siamo veramente convinti che lo Stato sia compiutamente garante? Guardando la scuola d\u2019oggi, e i giudizi che ci provengono anche dall\u2019estero, la scuola italiana va totalmente ristrutturata perch\u00e9 non \u00e8 in grado di garantire efficienza degli studi e della maturit\u00e0 culturale e umana di ciascun alunno a conclusione dei tredici anni di scuola; cio\u00e8, garante del percorso di fine scuola e di inizio del possibile cammino culturale ed operativo professionale e universitario.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">La legge 59 del 1997, nel regolamento attuativo entrato in vigore nel 2000, ebbe a delineare gli scopi dell\u2019autonomia: \u00abL\u2019autonomia delle scuole \u00e8 una garanzia della libert\u00e0 educativa e del pluralismo culturale, e sostiene la pianificazione e la realizzazione degli sforzi educativi che tendono allo sviluppo della persona umana, in risposta ai diversi contesti, ai bisogni delle famiglie e alle caratteristiche \u2018specifiche della persona coinvolta, al fine di garantire ad essa il successo formativo, che consiste nel raggiungimento delle finalit\u00e0 e degli obiettivi educativi e di apprendimento. In tal senso a ciascuna scuola chiede di sviluppare un \u201cpiano dell\u2019offerta formativa\u201d, quel piano sottoposto all\u2019attenzione delle famiglie e dei genitori responsabili della scelta della scuola per i loro figli\u00bb.\u00a0Cos\u00ec come scritto, sembrerebbe essere chiarito il fatto di una completa \u201cautonomia\u201d. In realt\u00e0 non \u00e8 stato cos\u00ec: nel 2001 questo percorso \u00e8 stato completato e inficiato dalla cosiddetta \u201criforma del titolo V\u201d della Costituzione, con un decentramento alle regioni che non negava, ma confermava la dipendenza dallo Stato della scuola italiana. Venne sancito e confermato un cammino della scuola italiana \u2013 statale e non statale cosiddetta paritaria \u2013 mediante l\u2019art. 117 che cos\u00ec ebbe a riproporre vincoli statuali: \u00abLa potest\u00e0 legislativa \u00e8 esercitata dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione, nonch\u00e9 dei vincoli derivanti dall\u2019ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle norme generali dell\u2019istruzione\u00bb. Come dire che il padrone non \u00e8 cambiato: venne riconfermato l\u2019addio alla vera \u201cautonomia\u201d delle scuole tutte, e la regimentazione delle scuole ai dettati nazionali. E quando qualcuno ebbe a credere che forse l\u2019autonomia potesse avere attuazione concreta, tacitamente venne impedito lo sviluppo dell\u2019idea.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">E cos\u00ec \u00e8 il discorso della \u201cparit\u00e0\u201d, che a ogni momento di analisi della situazione scolastica ritorna a galla, come se la parit\u00e0 \u2013 particolarmente economica \u2013 non fosse altro che l\u2019incentivo capace di migliorare la scuola. La scuola, il sistema scolastico, migliora solo attraverso il riconoscimento della libert\u00e0 di istruzione e di educazione di ciascuna scuola, cos\u00ec come determinato al primo comma dell\u2019art. 33 della Costituzione: \u00abL\u2019arte e la scienza sono libere e libero ne \u00e8 l\u2019insegnamento\u00bb. Da qui il concetto di <em>scuola libera<\/em>, che rappresenta l\u2019unica soluzione al superamento della lunga deriva della scuola italiana, deriva che sembra essere ben lontana dall\u2019esaurirsi. Al di l\u00e0 di ogni connotato pessimistico, appare ormai chiaro che la malattia che l\u2019attanaglia consiste nella sua autoreferenzialit\u00e0 o, meglio, ai mondi che la circondano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Questo stato di cose impedisce quindi alla famiglia di condividere con la scuola una corresponsabilit\u00e0 educativa, cos\u00ec come ai soggetti sociali del mondo del lavoro di condividere con essa un\u2019azione comune. Da qui, di fatto, viene ancora condizionata la libert\u00e0 di scelta scolastica dei cittadini.\u00a0Il tergiversare oltre, rende incerto e dunque precario il futuro non soltanto della scuola ma della stessa comunit\u00e0, se \u00e8 vero, come \u00e8 vero, che si educa soltanto nella libert\u00e0 e che \u00e8 a partire dall\u2019educazione che si costruisce la societ\u00e0.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giancarlo Tettamanti &#8211; giornalista pubblicista, socio fondatore AGESC\u00a0 La storia della scuola italiana parte da una idea precisa: quella di forgiare l\u2019italiano nuovo. 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