{"id":2934,"date":"2023-12-30T15:59:56","date_gmt":"2023-12-30T14:59:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=2934"},"modified":"2023-12-31T17:40:42","modified_gmt":"2023-12-31T16:40:42","slug":"quale-giornalismo-per-una-comunicazione-intraecclesiale-efficace-e-trasparente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2023\/12\/30\/quale-giornalismo-per-una-comunicazione-intraecclesiale-efficace-e-trasparente\/","title":{"rendered":"Quale giornalismo per una comunicazione intraecclesiale efficace e trasparente?"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000\"><em>Umberto Folena, giornalista e scrittore, gi\u00e0 inviato speciale e caporedattore di \u00abAvvenire\u00bb<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong>1.Fenomenologia di un mestieraccio<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Ci sono titoli semplici, complicati e mostruosi. Un titolo semplice \u00e8 composto da una o due parole di immediata comprensione e lascia ampia libert\u00e0 a chi scrive. Ad esempio: \u00abGiornalismo, che mestieraccio\u00bb. Un titolo complicato si allunga e propone una tesi, da confermare o smentire: \u00abGiornalismo, un mestieraccio in via di estinzione?\u00bb, con un punto di domanda pleonastico ma capace di aggiungere pathos. Un titolo mostruoso \u00e8 invece questo, composto da due sostantivi, tre aggettivi e pure un interrogativo finale. Il \u00abquale\u00bb iniziale \u00e8 poi un invito a delineare una sorta di giornalismo ideale ed \u00e8 ben diverso da un minuscolo, innocuo \u00abun\u00bb.\u00a0Per farla breve, mi sono ficcato nei guai. Ma a me certi guai piacciono.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Avviso ai naviganti. User\u00f2 a volte la prima persona, cosa che un buon giornalista non dovrebbe fare mai; ma in questo caso eccezionale, potrei essere costretto a ricordare qualche esperienza personale, di giornalista iscritto all\u2019Albo da 42 anni e professionista da 38, con una discreta esperienza di informazione ecclesiale. Chiedo venia, spero non sia interpretato per narcisismo, patologia purtroppo diffusa tra i giornalisti ma solo tra quelli che se lo possono permettere, e se possono o no dipende dal loro conto in banca e dalle apparizioni televisive. Davvero possono in pochi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Il giornalismo sta cambiando, ma attenzione a non commettere l\u2019errore di chi \u00e8 di memoria pigra, ignora tenacemente la storia e sentenzia: ah, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il giornalismo di una volta, quello di (segue un elenco abbastanza casuale di giornalisti e testate del passato). Il giornalismo \u00e8 sempre stato un mestieraccio, fatto di un\u2019\u00e9lite di baciati dal talento e dalla buona sorte, tutti bene in vista, e una grande massa di badilanti, espressione gergale (la meno inelegante tra le tante) per definire la carne da cannone della redazione, ossia chi passa in rassegna i lanci di agenzia, decide che cosa pubblicare e come e dove, sistema i pezzi altrui (corregge, accorcia e allunga), disegna pagine, scrive titoli e sommari, tutte queste cose necessarie per fare un quotidiano, un TG o un giornale radio. Pochissima gloria, visibilit\u00e0 quasi nulla, importanza decisiva.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">\u00c8 sempre stato un mestieraccio che una volta godeva di una reputazione ben peggiore di quella attuale, se Mark Twain alla fine del secolo XIX amava chiedere agli amici: \u00abNon dite a mia madre che faccio il giornalista, lei crede che io faccia il pianista in un bordello\u00bb. Erano i bei tempi di una volta. Hollywood ci ha regalato film memorabili su giornalisti eroi e giornalisti spregevoli, e giornalisti tutti da ridere.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong>2.Esame di giornalismo<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Ecco come un genio come Ennio Flaiano, nel 1954, immagina (\u00e8 satira, esagera, ma quanto?) un esame da giornalista dei bei tempi di una volta (dal <em>Taccuino notturno<\/em>): \u00ab\u201cLei \u00e8 cronista? Mi dica della Testimone\u201d. \u201cIndossava un abito di seta viola con borsa e guanti neri e scarpe alte di camoscio\u201d. \u201cE il Presidente?\u201d. \u201cIl Presidente \u00e8 sceso dalla sua Fiat 1400, targata Roma 179553\u201d. \u201cE l\u2019Avvocato?\u201d. \u201cIndossava un vestito grigio scuro di flanella con cravatta nera ed \u00e8 sceso dalla sua Fiat 1100 grigiolatte targata Roma 182100\u201d. \u201cPassiamo allo sport. Descriva liricamente qualcosa\u201d. \u201cLa difesa \u00e8 un sol uomo, un sol cuore, annienta s\u00e9 stessa nello spasimo di un finale che brucia e travolge\u201d. \u201cSia lirico e patriottico\u201d. \u201cUndici macchie azzurre, centomila cuori che dagli spalti gridano nel solenne tramonto un sol nome: Italia!\u201d. \u201cSia lirico e pessimista\u201d. \u201cIl sole si nascose tra le nubi quasi temesse di turbare con la sua presenza la mesta cerimonia\u201d. \u201cSia lirico e ottimista\u201d. \u201cVerso la fine della mesta cerimonia un timido sole invernale squarci\u00f2 le nubi, quasi a porgere il suo estremo saluto\u201d. \u201cBene. Torniamo alla cronaca. Se avessi un amante, che cosa sarei?\u201d. \u201cUn maturo Don Giovanni\u201d. \u201cE se fossi anche povero?\u201d. \u201cUn Don Giovanni da strapazzo\u201d. \u201cChi era Don Giovanni?\u201d. \u201cUn prete, immagino\u201d\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">\u00c8 un mestieraccio al pari di tanti altri mestieracci che non prevedono orari certi, n\u00e9 sabati e domeniche e festivi liberi, e sono quindi incompatibili con una famiglia normale e necessitano di coniugi assai comprensivi\u2026 a riprova che anche quello del coniuge \u00e8 spesso un mestieraccio, da scegliere con cautela.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong>3.Mestieraccio, ma splendido<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Completato questo quadretto a tinte fosche, va subito aggiunto che il giornalismo \u00e8 il mestiere pi\u00f9 bello del mondo, per chi lo fa per vocazione e lo interpreta come una missione; ha l\u2019umilt\u00e0 di voler apprendere e migliorarsi fino all\u2019ultimo giorno della sua vita; sa di essere al servizio della comunit\u00e0 e non della propria vanagloria; servizio, non potere. E lo \u00e8 sempre stato. Perch\u00e9 le forme e gli strumenti cambiano, ma lo scopo \u00e8 sempre lo stesso: raccontare quello che gli esseri umani pensano, dicono e fanno, bello o brutto che sia; e cercare tenacemente la verit\u00e0, con la consapevolezza che, come disse una volta Norman Mailer: \u00abPretendere di dire la verit\u00e0 e tutta la verit\u00e0 con un giornale \u00e8 come pretendere di suonare la Nona di Beethoven con un\u2019ocarina: lo strumento non \u00e8 molto adatto\u00bb. I mass-media, per quanto ammantati da un\u2019aura di potenza, sono imperfetti: rendersene conto ci mette al riparo da delusioni e recriminazioni. Cercare la verit\u00e0 s\u00ec, sempre; pretendere che un giornale ce la dia tutta, subito e per intero, \u00e8 eccessivo. Tra parentesi: chi pu\u00f2 dire di conoscere tutta e per intero la verit\u00e0 su s\u00e9 stesso?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Il giornalismo \u00e8 dunque un mestieraccio, ma \u00e8 anche il pi\u00f9 bello del mondo. Non \u00e8 per tutti, anzi \u00e8 per pochissimi e un guaio, comune ad altri mestieracci pi\u00f9 belli del mondo \u2013 medico, insegnante, politico\u2026 \u2013 \u00e8 quando qualcuno, pur non essendovi tagliato, si ostina tenacemente a volerlo praticare. Quando ho incontrato qualcuno del genere, ed \u00e8 successo spesso, \u00e8 sempre stato un disastro. Ma ci torneremo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Sta cambiando? S\u00ec, ma \u00e8 sempre cambiato. In meglio o in peggio? Entrambi. Le tecnologie consentono una circolazione sempre pi\u00f9 rapida delle informazioni; la carta stampata, essendo lenta, soccombe al cospetto di tanta velocit\u00e0; i giornali, dopo secoli, si fanno immateriali. Non sono cambiamenti di poco conto e la velocit\u00e0 impedisce un controllo meticoloso delle notizie e induce a errori sempre pi\u00f9 frequenti. In pi\u00f9, oggi basta che un cittadino possieda uno smartphone con cui scattare foto, filmare e scrivere testi perch\u00e9 si senta un giornalista. E questa \u00e8 una catastrofe perch\u00e9, alla lunga, potrebbe uccidere il mestiere del giornalista: tutti sono giornalisti, nessuno lo \u00e8 davvero. Non accadr\u00e0. Ma non \u00e8 del tutto scontato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong>4.Il giornalismo dell\u2019attrazione<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Ma al di l\u00e0 delle tecnologie che progrediscono cos\u00ec veloci da rendersi inafferrabili e talvolta incomprensibili, il vero punto di svolta del giornalismo moderno \u00e8 avvenuto nel momento in cui da servizio della comunit\u00e0, e strumento di democrazia, \u00e8 stato tramutato in semplice, banalissima merce. Un po\u2019 lo \u00e8 sempre stato: per sopravvivere, un\u2019azienda editoriale deve stampare e vendere giornali in edicola e per abbonamento; e un Tg deve avere telespettatori da \u00aboffrire\u00bb agli inserzionisti pubblicitari. Ma ad un certo punto \u00e8 accaduta una cosa cos\u00ec descritta da uno dei pi\u00f9 grandi cronisti del Novecento, Ryszard Kapuscinski: \u00abNella seconda met\u00e0 del XX secolo improvvisamente il grande mondo degli affari scopre che la verit\u00e0 non \u00e8 importante, ci\u00f2 che conta \u00e8 l\u2019attrazione. E, una volta che abbiamo creato l\u2019informazione-attrazione, possiamo vendere questa informazione ovunque. Pi\u00f9 l\u2019informazione \u00e8 attraente, pi\u00f9 denaro possiamo guadagnare. Mentre, un tempo, a capo dei giornali, delle emittenti televisive o radiofoniche c\u2019erano dei redattori pieni di passione che combattevano per qualcosa, oggi non ci sono che uomini d\u2019affari. Persone che non hanno, n\u00e9 vogliono avere, niente a che fare con il giornalismo. Dalle mani di persone che lottavano per la verit\u00e0, l\u2019informazione \u00e8 passata in quelle di uomini d\u2019affari preoccupati non che l\u2019informazione sia vera, importante o di valore, ma che sia attraente. Oggi, per potersi vendere bene, l\u2019informazione deve essere un prodotto in confezione di lusso. Il passaggio dal criterio della verit\u00e0 a quello dell\u2019attrattiva rappresenta la grande rivoluzione culturale di cui tutti siamo i testimoni, i partecipanti e, in parte, le vittime. Il caporedattore non chiede se una cosa sia vera, ma se sia vendibile e procuri la pubblicit\u00e0 che gli d\u00e0 da vivere\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">L\u2019attrazione al posto della verit\u00e0. E la comunit\u00e0 ecclesiale non \u00e8 immune dal virus.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong>5.Innanzitutto i destinatari<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Il secondo sostantivo del titolone \u00e8 \u00abcomunicazione\u00bb. In ogni processo comunicativo l\u2019errore pi\u00f9 banale che possiamo commettere \u00e8 decidere che cosa comunicare, mettendo in secondo piano i destinatari della comunicazione, con la loro cultura, pensieri, pregiudizi, stanchezze, desideri. In realt\u00e0 i destinatari sono al primo posto e nel nostro caso la domanda cruciale \u00e8: la comunit\u00e0 ecclesiale \u2013 presbiteri, religiosi, laici \u2013 desidera una comunicazione intraecclesiale? Ne avverte la necessit\u00e0? La sta aspettando?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">La mia sensazione, discutibilissima, \u00e8 che nella larga maggioranza dei casi non sappia che cosa farsene. Precisiamo. La comunit\u00e0 ecclesiale in Italia, da tempo immemorabile, non \u00e8 davvero \u00abcattolica\u00bb, ossia non ha un senso profondo di appartenenza universale. Ogni diocesi fa da s\u00e9, e andrebbe anche bene se si dota di strumenti di comunicazione interna \u00abefficaci e trasparenti\u00bb. Ma sempre pi\u00f9 la chiesa in Italia \u00e8 un insieme assai poco comunicante di aggregazioni laicali, ossia associazioni, movimenti, realt\u00e0 spirituali ed entit\u00e0 che sfuggono a una definizione, ciascuna delle quali dotata del proprio strumento interno di comunicazione. Ciascuno conosce, forse, le proprie cose e ignora quelle altrui, per le quali prova una curiosit\u00e0 tiepida o nulla. Si chiama autoreferenzialit\u00e0 e non \u00e8 una cosa positiva. Detta brutalmente: ci ignoriamo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Esiste anche una minoranza di fedeli attenti e curiosi, presbiteri e laici; a volte cercano di contagiare i fratelli, ma sono sforzi destinati al fallimento. Negli ultimi decenni abbiamo assistito alla ritirata, talvolta alla chiusura, di storiche testate diocesane. \u00abAvvenire\u00bb per ora regge bene, ma \u00e8 tutto da dimostrare che sia letto in prevalenza dai cattolici praticanti. Andando per approssimazione, nelle 226 diocesi italiane le parrocchie attive sono circa 20mila; sarebbero di pi\u00f9, ma qui consideriamo solo quelle dotate di un consiglio pastorale funzionante. Basterebbe che dieci membri del consiglio, sentendosi investiti di una forte responsabilit\u00e0, avvertissero anche la necessit\u00e0 di tenersi informati su quanto avviene nel mondo e nella chiesa, a questo punto \u00abAvvenire\u00bb conterebbe su uno zoccolo duro di 200 mila lettori, solo per cominciare, e sarebbe probabilmente il primo quotidiano italiano. Questo \u00e8 il \u00abpotere\u00bb della chiesa che la chiesa non sa riconoscere e getta al vento.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Se non accade, \u00e8 perch\u00e9 il desiderio di \u00abcomunicazione intraecclesiale\u00bb \u00e8 debole. Di conseguenza, il primo compito del giornalista impegnato della comunit\u00e0 \u00e8 far sorgere e crescere questo desiderio. Come? Impossibile saperlo. L\u2019unica cosa che pu\u00f2 fare il giornalista di area cattolica \u00e8 lavorare bene, con passione, con \u00abefficacia e trasparenza\u00bb. Magari contando su un aiuto delle gerarchie. Sull\u2019incoraggiamento di vescovi e presbiteri. Ma giornalisti cos\u00ec non sbucano dal nulla. Sono figli di ambienti ecclesiali vivi, culturalmente aperti e curiosi, che danno fiducia e non temono le intelligenze brillanti. E qui sono costretto a ricorrere alla prima persona.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong>6.Quanto investire in formazione<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Moltissimi anni fa mi capit\u00f2 di sentire un prete importante di una diocesi importante, con un delicato incarico in curia, lamentarsi della carenza di giornalisti cattolici capaci di fare informazione in campo ecclesiale. Persone di fiducia. Io gli chiesi allora quante risorse la diocesi aveva investito per far sbocciare vocazioni al giornalismo. Mi guard\u00f2 stranito. Ma certo, ribattei io polemicamente (\u00e8 il mio guaio): ad esempio quanto investite per la formazione dei futuri preti? Lo so che non \u00e8 la stessa cosa, ma in generale quanto la chiesa investe nella formazione delle future professioni cruciali? Ad esempio \u2013 feci nome e cognome di un giovane di sicuro talento che cercava di poter fare il giornalista a tempo pieno, da professionista \u2013 perch\u00e9 con le vostre conoscenze non lo mandate per uno stage al \u00abNew York Times\u00bb? Di sicuro l\u2019arcivescovo di New York vi dar\u00e0 una mano; potrete anche fare uno scambio; finanziate al giovane sei mesi negli Usa ad allargare i suoi orizzonti, quando torner\u00e0 sar\u00e0 un campione. La mia era una provocazione che per\u00f2 racchiudeva una domanda radicale: quanto siamo disposti a investire per la formazione di giornalisti cattolici, preparati, competenti, all\u2019altezza dei migliori? Il prete importante mi dice, serio: s\u00ec, noi investiamo, poi lui torna e ci dice addio, e abbiamo buttato i soldi. A prescindere dall\u2019attitudine distruttiva al pensiero negativo \u2013 pensare subito all\u2019ipotesi peggiore, non alla migliore \u2013 avrei voluto ricordargli tutti gli studenti di teologia, sui quali investivano, e avrebbero lasciato e detto addio. Ma sarebbe stato crudele. La verit\u00e0 triste \u00e8 che quel prete, per quanto santo e stimabile, non credeva davvero nei laici. Non credeva nella loro formazione. O meglio: ci credeva, ma non fino al punto di investirvi reali risorse.\u00a0La soluzione \u00e8 sotto gli occhi di tutti. Ogni giornalista che si senta di appartenere alla comunit\u00e0 ecclesiale e accetti di fare anche informazione religiosa deve arrangiarsi. Talvolta, come portavoce e corrispondenti locali, vengono scelti non i pi\u00f9 preparati ma i devoti. Ne ho conosciuti tanti. Sante donne e santi uomini, con una fede sicuramente pi\u00f9 profonda e solida della mia fragilissima; purtroppo bisognava riscrivergli il pezzo da cima a fondo perch\u00e9 non avevano le basi minime per fare il giornalista. E non inviavano notizie davvero interessanti; non erano capaci di raccontare la loro realt\u00e0 ecclesiale; mandavano le notizie della curia, come se la curia esaurisse la comunit\u00e0 diocesana. Non era tutta colpa loro: nessuno gli aveva insegnato niente, nessuno aveva ritenuto di investire alcunch\u00e9 nella loro formazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Senza competenza non ci pu\u00f2 essere efficacia. Ma senza formazione non c\u2019\u00e8 competenza. E senza una comunit\u00e0 che aneli a una comunicazione intraecclesiale, continueremo a parlare nel vuoto, fino a tacere scoraggiati; magari incolpando chi non ci ascolta, anzich\u00e9 noi che non sappiamo comunicare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong>7.Distinguere il bene dal male<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">A un giornalista che aspiri a farsi paladino di una \u00abcomunicazione efficace e trasparente\u00bb non mancano certo ottimi consigli e autorevoli esortazioni. Ricorderemo qui le parole di papa Francesco ai soci dell\u2019UCSI (Unione cattolica stampa italiana) ricevuti in udienza il 23 settembre 2019: \u00abPer rinnovare la vostra sintonia con il magistero della chiesa, vi esorto a essere voce della coscienza di un giornalismo capace di distinguere il bene dal male, le scelte umane da quelle disumane. Perch\u00e9 oggi c\u2019\u00e8 una mescolanza che non si distingue, e voi dovete aiutare in questo. Il giornalista \u2013 che \u00e8 il cronista della storia \u2013 \u00e8 chiamato a ricostruire la memoria dei fatti, a lavorare per la coesione sociale, a dire la verit\u00e0 a ogni costo: c\u2019\u00e8 anche una p<em>arresia<\/em> \u2013 cio\u00e8 un coraggio \u2013 del giornalista, sempre rispettosa, mai arrogante\u00bb. L\u2019espressione \u00abcronisti della storia\u00bb \u00e8 bella e impegnativa. I giornalisti \u00abcapaci di distinguere il bene dal male\u00bb sono di un\u2019altra razza da quelli impegnati a distinguere ci\u00f2 che \u00e8 attraente da ci\u00f2 che non lo \u00e8. Decisamente diversi dai giornalisti ironicamente descritti da un direttore del secolo scorso: \u00abIl compito del giornalista \u00e8 impegnativo. Passa tutto il giorno a dividere il grano dalla zizzania. E alla fine pubblica la zizzania\u00bb. Il papa prosegue: \u00abQuesto significa anche essere liberi di fronte all\u2019<em>audience<\/em>: parlare con lo stile evangelico: \u201cs\u00ec, s\u00ec\u201d, \u201cno, no\u201d, perch\u00e9 il di pi\u00f9 viene dal maligno (cf. Mt 5,37). La comunicazione ha bisogno di <em>parole vere<\/em> in mezzo a tante <em>parole vuote<\/em>. E in questo avete una grande responsabilit\u00e0: le vostre parole raccontano il mondo e lo modellano, i vostri racconti possono generare spazi di libert\u00e0 o di schiavit\u00f9, di responsabilit\u00e0 o di dipendenza dal potere. Quante volte il giornalista vuole andare su questa strada, ma ha dietro di s\u00e9 un editore che gli dice: \u201cno, questo non si pubblica, questo s\u00ec, questo no\u201d, e si passa tutta quella verit\u00e0 nell\u2019alambicco delle convenienze finanziarie dell\u2019editore, e finisce per comunicare quello che non \u00e8 vero, che non \u00e8 bello e che non \u00e8 buono. Da molti vostri predecessori avete imparato che solo con l\u2019uso di parole di pace, di giustizia e di solidariet\u00e0, rese credibili da una testimonianza coerente, si possono costruire societ\u00e0 pi\u00f9 giuste e solidali. Purtroppo per\u00f2 vale anche il contrario. Possiate dare il vostro contributo per smascherare le parole false e distruttive\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong>8.La chiesa pu\u00f2 permettersi la trasparenza?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">E in ambito intraecclesiale? Siamo giunti al tema fatale della trasparenza. Alla \u00abverit\u00e0 a ogni costo\u00bb ricordata dal papa all\u2019UCSI. Dichiararla e proclamarla, invitando gli operatori della comunicazione a esserle fedeli, \u00e8 facile e strappa l\u2019applauso. Poi per\u00f2 bisogna fare i conti con la realt\u00e0. E la realt\u00e0 \u00e8 fatta di avvenimenti interni alla chiesa che risultano scomodi, perch\u00e9 hanno per protagonisti negativi membri della comunit\u00e0, perlopi\u00f9 presbiteri e religiosi, infedeli. Compiono atti assai poco nobili. Commettono perfino dei reati. In questi casi, non infrequenti, in che cosa consiste la trasparenza? Bisogna essere trasparenti sempre e comunque? Oppure, per non danneggiare la Chiesa, \u00e8 opportuna un po\u2019 di opacit\u00e0? La verit\u00e0 va detta sempre tutta e per intero, oppure qualche omissione si rende necessaria per \u00absalvare\u00bb l\u2019istituzione, il suo buon nome, la sua buona immagine, la sua buona reputazione? Per dirla in modo diretto, perfino brutale: la chiesa pu\u00f2 permettersi di esercitare la trasparenza, sempre e comunque? Pu\u00f2 permettersi la \u00abverit\u00e0 a ogni costo\u00bb? Ci sono infiniti modi per aggirare la trasparenza tacitando la coscienza. Il pi\u00f9 comune \u00e8 appellarsi alla \u00abverit\u00e0 s\u00ec, ma nella carit\u00e0\u00bb. In nome della carit\u00e0 particolari scabrosi, dettagli irregolari, perfino piccoli e (ahinoi) grandi reati che danneggerebbero persone o istituzioni, possono e addirittura devono essere taciuti? La verit\u00e0 va sempre detta oppure a volte, quando conviene, \u00e8 opportuno tacerla? Verit\u00e0 s\u00ec, ma non a ogni costo? Nella vita quotidiana dei giornalisti interni all\u2019istituzione ecclesiastica questi casi possono costituire autentici drammi di coscienza: se io non sono del tutto trasparente, sono un fedele devoto o un banale complice? Spesso, poi, l\u2019addetto stampa o portavoce che sia viene spedito in pasto ai media senza che gli siano stati raccontati tutti i fatti per intero, esponendolo quindi al disastro. \u00c8 capitato anche a me per una vicenda di Imu. Di fronte al solito affondo dei radicali, un\u2019importante diocesi mi disse che era tutto in ordine e mi diede pure le ricevute dei pagamenti, che pubblicai sul mio quotidiano convinto di sbugiardare i radicali. Il direttore e io ci beccammo una querela (poi rientrata, per fortuna) perch\u00e9 le ricevute si riferivano solo al piano terra dell\u2019edificio, affittato a dei negozi; un piano che ospitava preti e laici di passaggio non aveva pagato e non era chiaro se dovesse farlo, un caso abbastanza irrisorio di opacit\u00e0 in cui i radicali si infilarono giulivi. I responsabili della Curia non mi avevano detto tutto. Perch\u00e9 non si fidavano del giornalista cattolico, ma pur sempre non presbitero ed esterno all\u2019istituzione? Per un esagerato senso di riservatezza? Mistero. Ma questa piccola vicenda \u00e8 la prova provata che la trasparenza \u00e8 un valore tanto nobile quando difficile da praticare. La sensazione \u2013 non una certezza \u2013 \u00e8 che probabilmente nessuna istituzione umana, nemmeno la chiesa che pure \u00e8 sacra, pu\u00f2 permettersi la trasparenza assoluta. E se lo facesse non riceverebbe elogi, da sorrisi di compatimento. Nessuno pu\u00f2 rinunciare a un minimo di riservatezza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">E il giornalista? Deve sempre e comunque scrivere tutte le informazioni di cui \u00e8 venuto in possesso? Anche se danneggiano lui, il suo editore, la realt\u00e0 civile, politica o ecclesiale a cui appartiene? A volte \u00e8 meglio lasciare la domanda sospesa, affidandola al giudizio e alla coscienza del lettore, piuttosto che azzardare risposte parziali e insoddisfacenti. La trasparenza \u00e8 sicuramente una nobilissima aspirazione, ma talvolta collide con l\u2019efficacia. Se per essere efficaci \u00e8 opportuno non dire proprio tutto, a essere sacrificata sar\u00e0 la trasparenza, non l\u2019efficacia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong>9.La dura arte del possibile<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Alla fine, \u00e8 necessario ammettere che questo meraviglioso mestieraccio consiste nell\u2019esercizio continuo dell\u2019arte del possibile. Non ci sono assoluti n\u00e9 eroi alla conquista della Verit\u00e0 con la maiuscola. Ci sono soltanto professionisti ai quali dobbiamo chiedere di essere colti, preparati, esigenti con s\u00e9 stessi. Mai approssimativi n\u00e9 improvvisati. Che amino la verit\u00e0, intesa come le tante verit\u00e0 con la minuscola di cui la cronaca di tutti i giorni, la vita quotidiana dei nostri contemporanei, \u00e8 impastata insieme a piccole e grandi menzogne, insieme, come il grano con la gramigna\u2026 ma, alla fine, pretendere che sia pubblicato il grano. Tuttavia, un giornalista, anche il migliore, non \u00e8 nulla senza i lettori. I lettori devono essere \u00abprofessionisti\u00bb della lettura tanto quanto i giornalisti sono professionisti della scrittura. E qui si torna alla domanda iniziale: quanta fame c\u2019\u00e8, nella comunit\u00e0 ecclesiale, di conoscere i fatti? Quanta passione per ci\u00f2 che donne e uomini del nostro tempo pensano, dicono e fanno? E infine, \u00e8 possibile essere apostoli, annunciare il vangelo, ignorando a chi lo si annuncia?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">C\u2019\u00e8 un passaggio mai abbastanza citato del decreto conciliare <em>Apostolicam actuositatem<\/em> (29b) decisamente esplicito: \u00abLa formazione all\u2019apostolato suppone che i laici siano integralmente formati dal punto di vista umano, secondo il genio e le condizioni di ciascuno. Il laico, infatti, conoscendo bene il mondo contemporaneo dev\u2019essere membro della propria societ\u00e0 e al livello della cultura di essa\u00bb. I fedeli laici \u00abconoscono bene il mondo contemporaneo\u00bb? E come potrebbero ignorando l\u2019informazione, a cominciare da quella cristianamente ispirata? E quanto questo invito del concilio, gentile ma stringente, \u00e8 preso sul serio non solo e neppure tanto dagli uffici di curia, ma dalle singole comunit\u00e0 parrocchiali? Fedeli laici a livello della cultura della societ\u00e0\u2026 Davvero, purtroppo, non pare un\u2019urgenza cos\u00ec presente nelle nostre comunit\u00e0. E quindi non sar\u00e0 urgente guardare ai giornalisti, che hanno la fortuna di poter dedicare tutto il proprio tempo a indagare e raccontare la societ\u00e0. Compreso il mondo cattolico nelle sue tante diramazioni e sensibilit\u00e0, che della societ\u00e0 sono parte.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><em>Tratto da Orientamenti Pastorali 1-2\/2024, EDB. Tutti i diritti riservati.<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Umberto Folena, giornalista e scrittore, gi\u00e0 inviato speciale e caporedattore di \u00abAvvenire\u00bb 1.Fenomenologia di un mestieraccio Ci sono titoli semplici, complicati e mostruosi. 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