{"id":2851,"date":"2023-09-30T18:59:19","date_gmt":"2023-09-30T16:59:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=2851"},"modified":"2023-09-30T19:56:26","modified_gmt":"2023-09-30T17:56:26","slug":"non-indignarsi-soltanto-per-lucraina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2023\/09\/30\/non-indignarsi-soltanto-per-lucraina\/","title":{"rendered":"Non indignarsi soltanto per l\u2019Ucraina"},"content":{"rendered":"<p><em>Giuseppe Savagnone &#8211; responsabile del sito della pastorale della cultura dell&#8217;arcidiocesi di Palermo, www.tuttavia.eu. Scrittore ed editorialista.<\/em><\/p>\n<p>In un momento in cui l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica \u00e8 unilateralmente concentrata sulle vicende diplomatiche e militari della guerra in Ucraina, ha ricevuto ben poca attenzione l\u2019esplodere, in questi giorni, di un\u2019altra guerra, anch\u2019essa combattuta sul territorio del nostro continente, anche se di proporzioni quantitative molto pi\u00f9 ridotte. E cos\u00ec, pochissimi, in Italia e in Occidente, si sono resi conto che la fulminea aggressione scatenata in questi giorni dall\u2019Azerbaigian, con forze soverchianti, ha posto fine in 24 ore all\u2019esistenza di una piccolo Stato, la repubblica dell\u2019Artsakh, nato il 6 gennaio 1992 sul territorio del Nagorno Karabakh.\u00a0Molto pi\u00f9 deboli militarmente, abbandonati da tutti e mal sostenuti dalla stessa Armenia \u2013 il cui primo ministro Nikol Pashinyan \u00e8 stato oggetto di aspre accuse di debolezza e di incapacit\u00e0 da parte della opinione pubblica armena \u2013 , i difensori della repubblica si sono dovuti arrendere per non essere massacrati e ormai l\u2019intera regione \u00e8 nella mani delle forze azere. Pu\u00f2 essere utile, per capire l\u2019accaduto, un po\u2019 di storia. Il contesto \u00e8 quello dello sfacelo dell\u2019Unione Sovietica, che diede luogo alla diaspora delle diverse realt\u00e0 etniche che ne facevano parte. Una di esse fu l\u2019Azerbaigian, che alla fine dell\u2019agosto 1991 decise di dar vita ad una repubblica autonoma. Subito dopo, ai primi di settembre, il soviet del Nagorno Karabakh, una enclave a maggioranza etnica armena che si trovava all\u2019interno del suo territorio, decise di non seguire l\u2019Azerbaigian e vot\u00f2 per la costituzione di una nuova entit\u00e0 statale autonoma. Il 10 dicembre 1991 un referendum conferm\u00f2 la scelta dell\u2019autonomia. Segu\u00ec, all\u2019inizio del nuovo anno, la proclamazione ufficiale della repubblica, che per\u00f2 non \u00e8 stata mai riconosciuta dalla comunit\u00e0 internazionale, pur fondandosi, indiscutibilmente, sul principio di autodeterminazione dei popoli. In ogni caso, l\u2019Azerbaigian non ha mai rinunziato a questa parte del suo territorio. Gi\u00e0 nel 1992 ha cercato di impedire con le armi la nascita del nuovo Stato, ma in quell\u2019occasione usc\u00ec sconfitto nel conflitto con l\u2019Armenia \u2013 un altro soggetto politico originato dalla diaspora dell\u2019URSS \u2013 , che sosteneva gli autonomisti.<\/p>\n<p><strong>Ma il fuoco covava sotto la cenere<\/strong><\/p>\n<p>Gi\u00e0 nell\u2019aprile del 2016 un attacco da parte degli azeri aveva dato luogo alla cosiddetta \u201cguerra dei quattro giorni\u201d. E nel novembre del 2020 l\u2019Azerbaigian \u2013 sostenuto fortemente dalla Turchia \u2013 , dopo un attacco su vasta scala, ha riconquistato una parte del territorio del Nagorno Karabakh, sottraendolo al governo dell\u2019Artsakh. Ora la guerra \u00e8 esplosa nuovamente, di nuovo per iniziativa dell\u2019Azerbaigian. Il pretesto \u2013 lo stesso sbandierato da Putin per giustificare l\u2019aggressione all\u2019Ucraina \u2013 \u00e8 una \u201coperazione antiterrorismo\u201d. Ma tutti sanno che il progetto era di completare la conquista, iniziata nel 2020, dei territori dell\u2019auto-proclamata repubblica autonoma. Intento pienamente realizzato, con l\u2019aiuto degli armamenti forniti dalla Turchia e grazie anche all\u2019inerzia della Russia \u2013 in passato sostenitrice dell\u2019Armenia e garante dell\u2019autonomia della neonata repubblica autonomista \u2013 , che invece in questa occasione, distratta dal altri problemi e bisognosa dell\u2019appoggio turco su scenari pi\u00f9 ampi, ha mantenuto un profilo bassissimo. Baku ha raggiunto tutti i suoi obiettivi: la resa di tutte le \u201cformazioni militari armene illegali\u201d, la consegna dell\u2019intero arsenale in mano ai ribelli e il parallelo scioglimento delle autorit\u00e0 separatiste. In sostanza, la resa senza condizioni dell\u2019Artsakh.<\/p>\n<p><strong>Un grande silenzio<\/strong><\/p>\n<p>In realt\u00e0 l\u2019Azerbaigian ha potuto operare indisturbato anche perch\u00e9 gode, oltre che dell\u2019appoggio della Turchia, di quello dello Stato di Israele, che punta su di esso in funzione anti-iraniana. Ma, oltre che su questi espliciti sostegni, ha anche potuto contare anche su un clima di sostanziale indifferenza per quanto stava accadendo. Della Russia si \u00e8 detto. Ma anche l\u2019Unione europea e gli Stati Uniti sono stati molto cauti nelle loro reazioni all\u2019attacco azero, non andando al di l\u00e0 di generiche raccomandazioni di \u201ccessate il fuoco\u201d, ovviamente inascoltate da parte di chi stava prevalendo. Ci si potrebbe sorprendere di questo grande silenzio, in un contesto in cui, nel mondo occidentale, si rinnovano continuamente le proteste per l\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina, in nome di princ\u00ecpi etici inderogabili, come la libert\u00e0 dei popoli.\u00a0A quanto pare, gli aggrediti non sono tutti meritevoli della stessa solidariet\u00e0. Certo, come si accennava prima, la repubblica dell\u2019Artsakh non \u00e8 mai stata riconosciuta dagli altri Stati. E le dimensioni quantitative sono diverse nei due casi. in gioco la vita di 12.000 armeni, pochi se confrontati con la popolazione ucraina.\u00a0Ma l\u2019etica non si pu\u00f2 ridurre a una questione puramente giuridica e meno che mai a un problema di numeri e se \u00e8 veramente per motivi morali che oggi la Nato \u00e8 polarizzata, con uno sforzo diplomatico e militare senza precedenti, nel sostenere la causa delle vittime dell\u2019aggressione di Putin, forse ci si sarebbe potuti aspettare che almeno un briciolo della sua sensibilit\u00e0 etica venisse investita anche nella difesa del piccolo popolo del Nagorno Karabakh. Magari intervenendo presso la Turchia, che \u00e8 uno dei suoi membri, e che in questa vicenda \u00e8 stata il principale sponsor dello Stato aggressore. Ci sono in gioco, sicuramente, degli interessi economici. Questo vale innanzitutto per il nostro paese. Non tutti sanno che l\u2019Azerbaigian \u00e8 il primo fornitore di petrolio dell\u2019Italia sin dal 2013. Secondo i dati di InfoMercati Esteri della Farnesina, in quell\u2019anno, Baku (la capitale azera) ha superato la Libia e la Federazione Russa. Quella italo-azera \u00e8 una partnership consolidata, divenuta ancora pi\u00f9 importante con lo scoppio della guerra in Ucraina, quando Roma ha dovuto tagliare i rapporti energetici con Mosca, rivolgendosi a Stati come l\u2019Algeria e, appunto, l\u2019Azerbaigian. Reciprocamente, l\u2019Italia \u00e8 uno dei partner pi\u00f9 importanti della repubblica azera per quanto riguarda la fornitura di armamenti. Le armi per invadere l\u2019Artsakh le abbiamo fornite anche noi all\u2019Azerbaijan.<\/p>\n<p><strong>L\u2019 Assemblea generale dell\u2019Onu<\/strong><\/p>\n<p>La geopolitica, evidentemente, non si pu\u00f2 appiattire automaticamente sull\u2019etica. Non pu\u00f2 non impressionare, per\u00f2, che quest\u2019ultima venga chiamata in causa in certe occasioni e non in altre. Al di l\u00e0 della vicenda del Nagorno Karabakh, si ha a volte l\u2019impressione che essa venga strumentalizzata in base all\u2019ordine del giorno stabilito secondo ben altri criteri e che l\u2019enfasi con cui la si \u00e8 applicata alla vicenda della guerra ucraina, pur legittima in s\u00e9, serva anche da alibi per nascondere altri problemi che hanno pure una valenza morale indiscutibile.\u00a0Colpisce, per esempio, che nel recente dibattito all\u2019Assemblea generale dell\u2019ONU, di cui tanto si \u00e8 parlato sui mass media e che \u00e8 stato quasi esclusivamente centrato sul tema di questa guerra, si sia parlato molto poco e molto distrattamente di altri problemi che avevano una rilevanza sicuramente non minore e forse anche maggiore, riguardando non un singolo paese ma molti \u2013 quelli cosiddetti \u201cin via di sviluppo\u201d -, che avrebbero urgente bisogno di po\u2019 di quegli ingentissimi aiuti economici che oggi vengono investiti unilateralmente per armare l\u2019Ucraina. Si pu\u00f2 leggere sul quotidiano \u00abAvvenire\u00bb del 21 settembre scorso un resoconto di Elena Molinari che fa riflettere: \u00abAl secondo giorno del dibattito generale all\u2019ONU, sui banchi dell\u2019Assemblea generale c\u2019erano solo una manciata di leader e la galleria della stampa era quasi vuota. Sul podio della sala si stavano alternando i presidenti di Nigeria, Ecuador, Guyana, Angola, Tagikistan e Honduras\u00bb, che non parlavano dell\u2019Ucraina, ma \u00abdei diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile della Nazioni Unite\u00bb per risolvere problemi come \u00abpovert\u00e0 estrema e fame, istruzione secondaria, azioni urgenti per combattere il cambiamento climatico\u00bb. \u00abAlcuni hanno ricordato che, ai ritmi attuali, entro la data stabilita del 2030 non se ne realizzer\u00e0 neanche uno\u00bb e hanno parlato di \u00abpromesse non mantenute\u00bb da parte dei paesi ricchi. Particolarmente drammatica la situazione dell\u2019Africa. Non che all\u2019Assemblea dell\u2019ONU non se ne sia parlato. Lo ha fatto ampiamente anche il nostro presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ma non per insistere sulla necessit\u00e0 di sostenerla nel suo sviluppo, bens\u00ec per caldeggiare misure contenitive dei flussi migratori da parte della comunit\u00e0 internazionale. L\u2019etica, dell\u2019Occidente, evocata ad ogni pie\u2019 sospinto per condannare (giustamente) la politica di aggressione russa, anche in questo caso sembra stranamente latitante quando si tratta delineare gli scenari geopolitici relativi ad altre situazioni, dove pure essa, che lo si voglia o no, entra in gioco. Siamo ben lieti che l\u2019etica venga chiamata in causa dalla politica. Ma forse dovremmo chiedere ai nostri governanti \u2013 italiani e no \u2013 maggior coerenza nell\u2019appellarsi ad essa o, almeno, un po\u2019 pi\u00f9 di rispetto della nostra intelligenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Savagnone &#8211; responsabile del sito della pastorale della cultura dell&#8217;arcidiocesi di Palermo, www.tuttavia.eu. Scrittore ed editorialista. 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