{"id":2780,"date":"2023-07-31T16:19:36","date_gmt":"2023-07-31T14:19:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=2780"},"modified":"2023-07-31T16:19:36","modified_gmt":"2023-07-31T14:19:36","slug":"le-religiose-e-i-religiosi-si-formano-alla-sinodalita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2023\/07\/31\/le-religiose-e-i-religiosi-si-formano-alla-sinodalita\/","title":{"rendered":"Le religiose e i religiosi si formano alla sinodalit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><em>Mary Melone &#8211; professore di teologia trinitaria presso la Pontificia Universit\u00e0 Antonianum di Roma e rettore magnifico della stessa universit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Chi intende riflettere sul rapporto tra i religiosi e l\u2019idea della <em>sinodalit\u00e0, <\/em>deve a mio giudizio fare i conti anzitutto con un dato che pu\u00f2 apparentemente sembrare paradossale: <em>sinodalit\u00e0 <\/em>non \u00e8 infatti un termine usato nella vita consacrata, e nemmeno la grande attenzione che ha suscitato intorno a s\u00e9 negli ultimi tempi lo ha reso particolarmente \u00abdi moda\u00bb tra i religiosi. Anzi, si potrebbe dire che forse il termine <em>sinodalit\u00e0<\/em> \u00e8 uno dei pochi per i quali il concilio Vaticano II non ha segnato un sensibile cambiamento nella vita consacrata: non se ne parlava prima del concilio, non se ne parla molto neppure dopo.\u00a0Volendo fare una rapida indagine a conferma di queste affermazioni, si pu\u00f2 constatare ad esempio che i termini <em>sinodalit\u00e0 <\/em>o <em>collegialit\u00e0 <\/em>sono pressoch\u00e9 assenti nei testi che il magistero ha dedicato alla vita consacrata: non compaiono nel decreto conciliare <em>Perfectae caritatis, <\/em>del 1965, ma neppure nell\u2019esortazione apostolica post-sinodale <em>Vita consecrata <\/em>del 1996, n\u00e9 nel documento che la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le Societ\u00e0 di vita apostolica avevano elaborato qualche anno prima, nel 1994, sulla dimensione comunitaria e comunionale della vita consacrata, cio\u00e8 <em>La vita fraterna in comunit\u00e0, <\/em>e nemmeno nella successiva istruzione <em>Ripartire da Cristo, <\/em>del 2002.<\/p>\n<p>Come giustificare questa \u00abassenza\u00bb? Il motivo per cui non si utilizza il termine ha forse a che fare con la natura stessa della vita consacrata? Oppure si tratta solo dell\u2019assenza di una <em>parola, <\/em>ma il contenuto che essa veicola \u00e8 comunque presente in questo particolare stato di vita? Per rispondere a questi interrogativi pu\u00f2 forse risultare utile una breve riflessione articolata in tre punti: dopo aver verificato in un primo momento l\u2019effettiva estraneit\u00e0 del significato di <em>sinodalit\u00e0<\/em> alla tradizione della vita consacrata, si passa a considerare da vicino le forme di sinodalit\u00e0 che caratterizzano le strutture dei religiosi, per concludere infine, in un terzo momento, sottolineando le indicazioni operative che l\u2019esperienza concreta della vita consacrata pu\u00f2 mettere a disposizione del cammino della Chiesa intera.<\/p>\n<ol>\n<li><strong>La sinodalit\u00e0 nella tradizione della vita consacrata<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019orizzonte della sinodalit\u00e0, rilanciato da papa Francesco con particolare vigore fin dall\u2019inizio del suo pontificato, mette al centro della visione della Chiesa l\u2019idea di un popolo, anzi, del popolo di Dio che <em>cammina insieme, <\/em>che \u00e8 chiamato cio\u00e8 a percorrere insieme (<em>syn<\/em>) la propria via (<em>odos<\/em>) nella storia.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> Del resto, fu proprio l\u2019esigenza di una Chiesa sinodale, apparsa come il frutto maturo del concilio Vaticano II e la sua preziosa eredit\u00e0<em>, <\/em>a portare Paolo VI a istituire nel 1965, al termine dell\u2019assise conciliare, il <em>sinodo dei vescovi, <\/em>per una gestione collegiale della responsabilit\u00e0 pastorale.\u00a0Nel riallacciarsi costantemente a questa visione e a questa esigenza, Francesco ha pi\u00f9 volte sottolineato i caratteri distintivi di una Chiesa sinodale: in particolare, nel discorso commemorativo per i 50 anni dell\u2019istituzione del sinodo dei vescovi, ha messo a fuoco tre condizioni, prospettandole come necessarie per assicurare alla Chiesa una dimensione di autentica sinodalit\u00e0.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> Si tratta, anzitutto, della capacit\u00e0 di ascolto reciproco, di un ascolto cio\u00e8 attento e libero verso tutti i membri della Chiesa; poi, della consapevolezza lucida che l\u2019autorit\u00e0 nella Chiesa pu\u00f2 declinarsi solo come servizio, poich\u00e9 \u00abper i discepoli di Ges\u00f9 l\u2019unico potere \u00e8 quello della croce\u00bb;<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> infine, dell\u2019impegno a essere manifestazione del dinamismo della comunione, che esige effettiva collaborazione, condivisione e corresponsabilit\u00e0.\u00a0Anche il card. Bagnasco ha evocato queste condizioni, affermando che il frutto pi\u00f9 bello del Convegno di Firenze \u00e8 stata proprio la sinodalit\u00e0, perch\u00e9 il convegno ha consentito di fare l\u2019esperienza di una Chiesa che \u00abcammina insieme\u00bb, condividendo idee, difficolt\u00e0 e progetti.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n<p>Il rimando a questi aspetti, di per s\u00e9 molto noti, pu\u00f2 apparire forse superfluo, ma in realt\u00e0 diventa essenziale nella misura in cui fa emergere le dimensioni costitutive del concetto di <em>sinodalit\u00e0. <\/em>\u00c8 solo a partire da queste dimensioni, infatti, che si pu\u00f2 comprendere come possa configurarsi il rapporto tra religiosi e sinodalit\u00e0. Ci\u00f2 che si deve cercare nella vita consacrata e nella sua storia non \u00e8, in altri termini, esclusivamente l\u2019utilizzo della terminologia <em>sinodale<\/em>, per quanto importante sia, ma la presenza di quell\u2019orizzonte di senso di cui la terminologia <em>sinodale<\/em> si fa portatrice, un orizzonte che chiama in causa, come si \u00e8 visto, l\u2019idea di un <em>camminare insieme, <\/em>reso possibile dall\u2019ascolto, dal servizio reciproco, dalla condivisione che crea comunione. Con questo presupposto, allora, la vita consacrata si presenta come strutturalmente <em>sinodale<\/em> fin dalle sue origini.<\/p>\n<p>Una prima indicazione la si pu\u00f2 ricavare dai testi normativi e legislativi che, lungo la storia, hanno dato via via forma alla scelta di consacrazione di tanti uomini e donne. Da questi testi emerge con sufficiente chiarezza come, a fronte di cambiamenti continui e rilevanti nel concepire e vivere la forma della consacrazione \u2013 si pensi ad esempio al rapporto con il \u00abmondo\u00bb, da cui per secoli ai religiosi \u00e8 stato chiesto di \u00abfuggire\u00bb per poi riscoprire sempre pi\u00f9 lucidamente la necessit\u00e0 di andargli incontro, di \u00abuscire per evangelizzare il mondo\u00bb \u2013, a fronte di questi cambiamenti, dunque, ci\u00f2 che sembra rimanere alquanto inalterata \u00e8 proprio la presenza di una \u00abstruttura sinodale\u00bb della vita consacrata.<\/p>\n<p>Ma cosa si intende concretamente per \u00abstruttura sinodale\u00bb? La forma comunitaria della vita consacrata ha sempre concepito se stessa come costruita su due polarit\u00e0 essenziali: l\u2019obbedienza all\u2019autorit\u00e0 di un superiore, considerato interprete della volont\u00e0 di Dio, e l\u2019appartenenza a una comunit\u00e0 di fratelli o sorelle, con cui si condivide l\u2019impegno a vivere la volont\u00e0 di Dio. Ora, sebbene tra queste due polarit\u00e0 ci siano stati storicamente contrasti e persino fratture, in realt\u00e0 esse sono sempre state riconosciute come interdipendenti, nel senso che la comunit\u00e0 \u00e8 pensata non solo come destinataria delle decisioni del superiore, ma anche come chiamata a partecipare in modo essenziale al percorso di discernimento e comprensione della volont\u00e0 di Dio. Ci\u00f2 ha portato molti fondatori a esplicitare nelle loro Regole alcune attenzioni che sembrano richiamare le condizioni che papa Francesco indica come costitutive della sinodalit\u00e0, ovvero: l\u2019ascolto attento e libero verso tutti, l\u2019autorit\u00e0 concepita come servizio, la dimensione comunionale. Qualche esempio pu\u00f2 giovare a una migliore comprensione.\u00a0Il capitolo III della <em>Regola<\/em> di Benedetto da Norcia, dal significativo titolo \u00abLa consultazione della comunit\u00e0\u00bb, stabilisce che \u00abOgni volta che in monastero bisogna trattare qualche questione importante, l\u2019abate convochi tutta la comunit\u00e0 ed esponga personalmente l\u2019affare in oggetto. Poi, dopo aver ascoltato il parere dei monaci, ci rifletta per proprio conto e faccia quel che gli sembra pi\u00f9 opportuno. Ma abbiamo detto di consultare tutta la comunit\u00e0, perch\u00e9 spesso \u00e8 proprio al pi\u00f9 giovane che il Signore rivela la soluzione migliore. I monaci poi esprimano il loro parere con tutta umilt\u00e0 e sottomissione, senza pretendere di imporre a ogni costo le loro vedute; comunque la decisione spetta all\u2019abate e, una volta che questi avr\u00e0 stabilito ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 conveniente, tutti dovranno obbedirgli\u00bb. \u00c8 evidente che l\u2019invito all\u2019ascolto attento e libero della comunit\u00e0, prima condizione per un\u2019effettiva sinodalit\u00e0, appare qui come un momento imprescindibile del delicato processo decisionale che l\u2019abate \u00e8 chiamato a compiere insieme alla comunit\u00e0 monastica.<\/p>\n<p>Un altro esempio lo si pu\u00f2 ricavare dalla <em>Regola <\/em>di Francesco d\u2019Assisi, che esprime una visione molto diversa rispetto a quella benedettina, in cui la vita del monastero \u00e8 strutturata a partire dalla figura dell\u2019abate. Per Francesco, infatti, le comunit\u00e0 devono essere <em>fraternit\u00e0, <\/em>cio\u00e8 comunit\u00e0 formate da <em>fratelli, <\/em>frati minori appunto, tra i quali viene scelto un <em>servo, <\/em>un <em>ministro<\/em> nel linguaggio della Regola<em>, <\/em>a cui affidare il servizio dell\u2019autorit\u00e0: \u00abE nessuno sia chiamato priore, ma tutti siano chiamati semplicemente frati minori. E l\u2019uno lavi i piedi all\u2019altro\u00bb.<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a><\/p>\n<p>A questa visione fortemente comunionale delle fraternit\u00e0 francescane corrisponde una doppia struttura sinodale definita dalla Regola: in un primo livello, Francesco esorta i ministri a riunirsi con i frati loro affidati nelle singole fraternit\u00e0, almeno una volta l\u2019anno; nel secondo livello, egli stabilisce come dovere per tutti i ministri di incontrarsi tra loro e con il ministro generale nel capitolo di Pentecoste, annualmente o ogni tre anni, per i ministri pi\u00f9 lontani. \u00c8 evidente che si tratta di garantire, attraverso una riunione generale di tutti i ministri, un momento sinodale necessario al governo dell\u2019Ordine. \u00abCiascun ministro possa riunirsi con i suoi frati, ogni anno, ovunque piaccia a loro, nella festa di san Michele arcangelo, per trattare delle cose che riguardano Dio. Ma tutti i ministri, quelli che sono nelle regioni d\u2019oltremare e oltralpe una volta ogni tre anni, e gli altri una volta all\u2019anno, vengano al capitolo generale nella festa di Pentecoste, presso la chiesa di Santa Maria della Porziuncola a meno che dal ministro e servo di tutta la fraternit\u00e0 non sia stato ordinato diversamente\u00bb.<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0Francesco d\u2019Assisi vede nella periodica riunione collegiale di tutti coloro che hanno la responsabilit\u00e0 di guidare le fraternit\u00e0 la possibilit\u00e0 concreta di compiere le scelte necessarie alla vita dell\u2019Ordine. In tal modo, nell\u2019incontro e nel confronto reciproco, i ministri sono richiamati a considerare la loro autorit\u00e0 come servizio di carit\u00e0 verso tutti i fratelli.<\/p>\n<p>Riguardo, infine, alla terza dimensione segnalata da papa Francesco, quella cio\u00e8 comunionale, si potrebbe dire che essa \u00e8 ricorrente soprattutto nei testi normativi e legislativi post-conciliari; questi testi, tuttavia, non sono slegati dalla tradizione precedente, perch\u00e9 nascono proprio dall\u2019invito del concilio Vaticano II a tornare alle sorgenti della propria storia e della propria spiritualit\u00e0. Un esempio significativo lo si pu\u00f2 ritrovare nella Regola di Bose che, radicandosi nel secolare vissuto monastico del cristianesimo, esplicita con chiarezza l\u2019esigenza e i termini della comunionalit\u00e0 tra i fratelli: \u00abAccanto all\u2019autorit\u00e0 del priore, la Regola di Bose ha previsto fin dall\u2019inizio strumenti e strutture volti a favorire un\u00a0cammino sinodale\u00a0della comunit\u00e0. Se con il mutare delle situazioni, in particolare con la crescita numerica e spirituale della comunit\u00e0, sono cambiati anche gli strumenti atti a esercitare una corresponsabilit\u00e0 nell\u2019orientamento e nella compaginazione della vita comunitaria, \u00e8 tuttavia convinzione costante dei fratelli e delle sorelle di Bose che soltanto con il concorso di tutti e di ciascuno sia possibile una risposta piena e matura alle esigenze che l\u2019Evangelo propone giorno dopo giorno alla comunit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong> La sinodalit\u00e0 come struttura costitutiva della vita delle religiose e dei religiosi<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La rapida considerazione di alcune tra le Regole che hanno segnato in profondit\u00e0 la storia della vita consacrata, per quanto fortemente lacunosa, ha richiamato l\u2019attenzione sul nesso sostanziale a cui va portato il discorso sulla sinodalit\u00e0, vale a dire sul rapporto tra autorit\u00e0 e comunit\u00e0.\u00a0Si tratta di un rapporto fondamentale ma complesso, che pu\u00f2 essere compreso solo alla luce di una chiara motivazione teologica, mentre appare spesso esposto a interpretazioni di carattere sociologico. Nel gi\u00e0 citato documento \u00abLa vita fraterna in comunit\u00e0\u00bb, ad esempio, attraverso un\u2019analisi sintetica ma puntuale sui cambiamenti indotti nella vita consacrata dal rinnovamento post-conciliare, si sottolinea come questi cambiamenti abbiano riguardato da vicino il modo di concepire l\u2019autorit\u00e0. Infatti, a fronte della graduale deriva verso forme di autoritarismo a cui si era arrivati nei secoli in alcune comunit\u00e0 religiose, tenute insieme pi\u00f9 dal rigido dovere dell\u2019osservanza che dalla consapevolezza di un progetto comune da vivere e realizzare insieme, negli anni del post-concilio si \u00e8 riaffermata gradualmente la necessit\u00e0 di una interpretazione diversa del ruolo dell\u2019autorit\u00e0, considerata sempre pi\u00f9 a servizio dell\u2019edificazione della comunit\u00e0 e della realizzazione della missione che a questa comunit\u00e0 \u00e8 stata affidata. Ci si aspetterebbe dunque, da parte del documento, un ridimensionamento per cos\u00ec dire \u00abdemocratico\u00bb del ruolo dell\u2019autorit\u00e0, a favore dell\u2019autonomia e della responsabilit\u00e0 dei singoli membri della comunit\u00e0. In realt\u00e0, il documento non opera alcun ridimensionamento \u00abdemocratico\u00bb perch\u00e9, pur ridisegnando il profilo dell\u2019autorit\u00e0 con un\u2019accentuazione del suo carattere spirituale e del suo compito di garante dell\u2019unit\u00e0, non esita ad affermare che solo a essa spetta il dovere di prendere la decisione finale e di assicurarne l\u2019attuazione (<em>VFC<\/em>, 50c).<\/p>\n<p>Con l\u2019Istruzione \u00abIl servizio dell\u2019autorit\u00e0 e l\u2019obbedienza\u00bb del 2008, la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le Societ\u00e0 di vita apostolica hanno poi ripreso e sottolineato maggiormente le motivazioni teologiche di questa posizione, riconducendole al fondamento cristologico che lega tra loro l\u2019autorit\u00e0 e l\u2019obbedienza: \u00abI superiori e le superiore, in unione con le persone loro affidate, sono chiamati a edificare in Cristo una comunit\u00e0 fraterna, nella quale si ricerchi Dio e lo si ami sopra ogni cosa, per realizzare il suo progetto redentivo. L\u2019autorit\u00e0 \u00e8, dunque, al servizio della comunit\u00e0, come il Signore Ges\u00f9 che lav\u00f2 i piedi ai suoi discepoli, perch\u00e9, a sua volta, la comunit\u00e0 sia a servizio del Regno (cf.\u00a0Gv\u00a013,1-17). Esercitare l\u2019autorit\u00e0 in mezzo ai fratelli significa servirli sull\u2019esempio di colui che \u00abha dato la sua vita in riscatto per molti\u201d (Mc\u00a010,45), perch\u00e9 anch\u2019essi diano la vita\u00bb.<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]\u00a0<\/a><\/p>\n<p>Queste sottolineature, che sembrano esaltare in modo quasi univoco il ruolo dell\u2019autorit\u00e0, in realt\u00e0 non vanno fraintese. L\u2019insistenza sulla decisione affidata al superiore, infatti, appare come la conclusione di un processo decisionale che coinvolge l\u2019intera comunit\u00e0. In altre parole, se si ricorda continuamente che \u00e8 il superiore a dover prendere la decisione finale, \u00e8 perch\u00e9 si suppone che prima tutti i membri della comunit\u00e0 abbiano partecipato attivamente al discernimento e alla discussione sulle scelte da compiere. Questo rapporto tra l\u2019autorit\u00e0 e la comunit\u00e0 risalta ancora di pi\u00f9 se si tiene presente che l\u2019autorit\u00e0 suprema, nella vita consacrata, non \u00e8 individuale ma <em>sinodale<\/em>: \u00abNon va infine dimenticato che la tradizione della vita consacrata vede comunemente nella figura \u201csinodale\u201d del capitolo generale (o di riunioni analoghe) la suprema autorit\u00e0 dell\u2019istituto,\u00a0alla quale tutti i membri, a cominciare dai superiori, devono fare riferimento\u00bb.<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> L\u2019individuazione dell\u2019autorit\u00e0 suprema nel capitolo generale, ovviamente supportata dal codice di diritto canonico,<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a> getta una luce del tutto nuova sul rapporto religiosi-sinodalit\u00e0, in quanto fa apparire quest\u2019ultima come costitutiva del vissuto quotidiano dei consacrati.\u00a0I capitoli generali, infatti, non hanno esclusivamente come finalit\u00e0 quella di eleggere le superiore o i superiori generali, ma, proprio in quanto suprema autorit\u00e0 di un istituto, hanno soprattutto il compito di discernere le scelte necessarie alla vita dell\u2019istituto stesso, in rapporto al suo progetto carismatico. \u00c8 quanto sintetizza ad esempio l\u2019esortazione <em>Vita consacrata<\/em>: \u00abIn questa prospettiva, particolare importanza rivestono i \u201ccapitoli\u201d (o riunioni analoghe), sia particolari che generali, nelle quali ogni istituto \u00e8 chiamato ad eleggere i superiori o le superiore secondo le norme stabilite dalle proprie costituzioni, e a discernere, alla luce dello Spirito, le modalit\u00e0 adeguate per custodire e rendere attuale, nelle diverse situazioni storiche e culturali, il proprio carisma e il proprio patrimonio spirituale\u00bb (<em>VC<\/em>, 42). Il riferimento alle <em>riunioni analoghe <\/em>o capitoli particolari, che appare in questo testo magisteriale, \u00e8 particolarmente importante, in quanto fa comprendere che l\u2019esercizio della sinodalit\u00e0 non risiede solo nei capitoli generali, celebrati normalmente alla scadenza di un sessennio, e dunque dopo un arco di tempo comunque significativo; vi sono infatti altre <em>riunioni <\/em>in cui tale esercizio \u00e8 possibile ordinariamente, riunioni cio\u00e8 che avvengono nelle singole comunit\u00e0 e che solitamente prendono il nome di <em>capitoli locali<\/em>. Si tratta di strutture comunitarie di grande importanza per il vissuto quotidiano dei religiosi che danno ragione dell\u2019affermazione secondo cui la sinodalit\u00e0 \u00e8 costitutiva della vita consacrata, perch\u00e9 sono i luoghi in cui vengono affidate al discernimento e alla verifica di tutti i membri della comunit\u00e0 le decisioni che riguardano lo stile di vita della comunit\u00e0 stessa, le scelte operative per la concretizzazione della sua missione, l\u2019andamento comunionale della vita fraterna, il ritmo della preghiera e della liturgia.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> Alcune dimensioni operative della sinodalit\u00e0 nella vita consacrata<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La presenza di strumenti a disposizione dei religiosi per una conduzione sinodale della loro vita, come sono appunto i capitoli locali e quelli generali, potrebbe rivelarsi una scatola vuota se non fossero assicurate le condizioni necessarie per il loro funzionamento. Tali condizioni sono essenzialmente la partecipazione e la corresponsabilit\u00e0. Il valore della celebrazione di un capitolo risiede, in altri termini, nella sua capacit\u00e0 di coinvolgere tutti i membri della comunit\u00e0 nel processo decisionale, la cui conclusione, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, spetta al superiore, il quale tuttavia non pu\u00f2 esercitare la sua autorit\u00e0 se non in comunione con l\u2019intera comunit\u00e0.\u00a0Ci\u00f2 comporta, concretamente, una serie di attenzioni operative che sono importanti, anzi fondamentali non tanto perch\u00e9 permettono la riuscita dei capitoli, ma soprattutto perch\u00e9 garantiscono l\u2019acquisizione da parte delle comunit\u00e0 di un vero e proprio stile <em>sinodale<\/em>.\u00a0<em>In primo luogo<\/em>, tra queste attenzioni operative rientra l\u2019identificazione dell\u2019<em>oggetto<\/em> da sottoporre all\u2019attenzione dei capitoli: non tutto ci\u00f2 che ha a che fare con la comunit\u00e0, infatti, richiede il discernimento comunitario, ma solo ci\u00f2 che \u00e8 essenziale per la sua vita, cio\u00e8 da cui dipende, in altri termini, il tempo e la qualit\u00e0 della preghiera e della vita liturgica della comunit\u00e0; la qualit\u00e0 e la verit\u00e0 delle relazioni fraterne; il servizio ai fratelli che i membri della comunit\u00e0 sono chiamati a compiere, il senso ecclesiale e carismatico della vita e della presenza della comunit\u00e0 in un determinato territorio.<\/p>\n<p><em>In secondo luogo<\/em>, la partecipazione dei membri della comunit\u00e0 al processo di discernimento e la possibilit\u00e0 da parte loro di un autentico esercizio di corresponsabilit\u00e0 dipende dalla conoscenza che essi hanno delle questioni da trattare, il che significa, concretamente, che il superiore \u00e8 tenuto a dare tutte le <em>informazioni necessarie<\/em> per consentire la riflessione e le proposte da parte dei confratelli.<\/p>\n<p><em>In terzo luogo<\/em>, viene richiesta al superiore la capacit\u00e0, che ovviamente non si improvvisa nei capitoli, di creare tra i membri della comunit\u00e0 un <em>clima di libert\u00e0<\/em>, che renda possibile e fecondo il dialogo e l\u2019ascolto reciproco, che sappia tener lontana ogni forma di giudizio o pregiudizio per non impedire a nessuno di esprimere la propria visione; un clima che, in definitiva, incoraggi a vivere forme di vera condivisione, di apertura e di accoglienza verso la diversit\u00e0 dell\u2019altro.<\/p>\n<p>Queste indicazioni sarebbero per\u00f2 parziali se facessero ricadere tutta la responsabilit\u00e0 dello stile sinodale solo dalla parte del superiore. In realt\u00e0, per quanto spetti a lui assicurare le condizioni suddette, l\u2019esercizio della corresponsabilit\u00e0 richiede allo stesso tempo che tutti i membri si formino a essa. E tale formazione si pone su due livelli: se, infatti, la preparazione prossima alla celebrazione dei capitoli richiede che ciascun membro si informi e sia consapevole di ci\u00f2 su cui gli verr\u00e0 richiesto un parere, la preparazione remota impegna ancora pi\u00f9 profondamente il singolo consacrato, perch\u00e9 lo chiama ad assumere responsabilmente la prospettiva dell\u2019edificazione della comunit\u00e0, liberando il suo cuore da tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 contenere desiderio di imporre la propria opinione, rivalse, timore o paura verso tutto ci\u00f2 che appare come novit\u00e0. In definitiva, la prassi della vita consacrata dimostra concretamente che la sinodalit\u00e0 non pu\u00f2 essere solo questione di strategie, che pure sono importanti nella misura in cui riescono a garantire la partecipazione di tutti alla vita di un organismo; ci\u00f2 che \u00e8 altrettanto necessario \u00e8 un serio processo di formazione, attraverso cui vengono acquisite personalmente, e in maniera convinta, le condizioni che rendono possibile la condivisione, e tra queste anzitutto la libert\u00e0 del cuore e l\u2019accettazione della diversit\u00e0.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong> Conclusione<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>In questo contributo abbiamo avanzato provocatoriamente la tesi secondo la quale alla quasi totale mancanza di un linguaggio <em>sinodale <\/em>nei testi magisteriali e legislativi riguardanti la vita consacrata, si contrappone la presenza della sinodalit\u00e0 come sua dimensione <em>strutturale<\/em>. A dimostrarlo \u00e8 soprattutto il presente della vita consacrata che, recuperando con consapevolezza e lucidit\u00e0 l\u2019eredit\u00e0 della propria tradizione secolare, nel periodo post-conciliare si \u00e8 dotata di luoghi comunitari, come i capitoli generali o locali, in cui il coinvolgimento di tutti i membri nei processi decisionali riguardanti la vita della comunit\u00e0 \u00e8 una realt\u00e0 possibile e feconda. La forma <em>sinodale<\/em> appare in definitiva ci\u00f2 che dovrebbe caratterizzare le comunit\u00e0 religiose: l\u00ec dove la sinodalit\u00e0 \u00e8 divenuta realmente uno stile di vita, infatti, la comunit\u00e0 diventa il luogo dove l\u2019incontro tra fratelli e sorelle \u00e8 possibile, dove la comunione si costruisce quotidianamente e il <em>camminare insieme<\/em> diventa l\u2019esperienza identitaria che i consacrati mettono a disposizione della Chiesa intera.<\/p>\n<p><em>(Tratto da Orientamenti Pastorali 3\/2016. Tutti i diritti riservati)<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Francesco, <em>Discorso per la commemorazione del 50\u00b0 anniversario dell\u2019istituzione del sinodo dei vescovi<\/em>, 17 ottobre 2015: \u00abQuello che il Signore ci chiede, in un certo senso, \u00e8 gi\u00e0 tutto contenuto nella parola \u201csinodo\u201d. <em>Camminare insieme<\/em> \u2212 laici, pastori, vescovo di Roma \u2212 \u00e8 un concetto facile da esprimere a parole, ma non cos\u00ec facile da mettere in pratica\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Cf. Francesco, <em>Discorso per la commemorazione del 50\u00b0 anniversario dell\u2019istituzione del sinodo dei vescovi<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> <em>Idem.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Cf. A. Bagnasco, <em>Le prospettive finali <\/em>del 5\u00b0 Convegno ecclesiale nazionale, Firenze, 13 novembre 2015.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Francesco d\u2019Assisi, <em>Regola non bollata, <\/em>cap.VI, 3-4.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Francesco d\u2019Assisi, <em>Regola non bollata, <\/em>cap. XVIII.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le Societ\u00e0 di vita apostolica (CIVCSVA), <em>Il servizio dell\u2019autorit\u00e0 e l\u2019obbedienza, <\/em>2008, n. 17.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> CIVCSVA, <em>Il servizio dell\u2019autorit\u00e0 e l\u2019obbedienza, <\/em>n. 3.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Codice di diritto canonico, canone 631.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mary Melone &#8211; professore di teologia trinitaria presso la Pontificia Universit\u00e0 Antonianum di Roma e rettore magnifico della stessa universit\u00e0. Chi intende riflettere sul rapporto &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":2773,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[29],"tags":[12,158],"class_list":["post-2780","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli-schede","tag-sinodalita","tag-vita-consacrata"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2780","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2780"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2780\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2781,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2780\/revisions\/2781"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2773"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2780"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2780"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2780"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}