{"id":2770,"date":"2023-07-31T16:13:50","date_gmt":"2023-07-31T14:13:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=2770"},"modified":"2023-07-31T16:56:18","modified_gmt":"2023-07-31T14:56:18","slug":"ricordo-di-mons-luigi-bettazzi-ministro-del-dialogo-vescovo-del-concilio-amante-della-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2023\/07\/31\/ricordo-di-mons-luigi-bettazzi-ministro-del-dialogo-vescovo-del-concilio-amante-della-pace\/","title":{"rendered":"Ricordo di mons. Luigi Bettazzi. Ministro del dialogo, vescovo del Concilio, amante della pace"},"content":{"rendered":"<p><em>Pier Giuseppe Accornero &#8211; sacerdote, giornalista, scrittore<\/em><\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo incontro con il Pontefice a Santa Marta in Vaticano, mons. Luigi Bettazzi si presenta: \u00abSono un superstite del Concilio\u00bb. E Papa Francesco: \u00abUn testimone\u00bb. Nel messaggio per la morte il 16 luglio 2023 ad Albiano presso Ivrea (Torino), Bergoglio lo definisce \u00abpresule tanto amato e apprezzato da coloro che ha incontrato nel suo lungo e fecondo ministero; grande appassionato del Vangelo che si \u00e8 distinto per la vicinanza ai poveri diventando segno profetico di giustizia e pace in tempi particolari della storia della Chiesa, uomo di dialogo e punto di riferimento per numerosi esponenti della vita pubblica e politica italiana; intrepido testimone del Concilio, servo fedele\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abEro arrivato al Concilio un po\u2019 sperso e titubante. Solo i pi\u00f9 coinvolti ne avevano seguito il cammino informati dai padri conciliari o dai resoconti molto generici de \u201cL\u2019Osservatore Romano\u201d. Ero persuaso che dovesse solo confermare quanto era gi\u00e0 stato predisposto\u00bb. Il 29 settembre 1963 un giovane vescovo si presenta nella basilica di San Pietro: lo fanno accomodare sulle impalcature negli ultimi posti vicino ai portoni. Deve attraversare tutta la basilica per parlare con il suo \u00abprincipale\u00bb, il prestigioso cardinale arcivescovo di Bologna Giacomo Lercaro, uno dei quattro moderatori del Vaticano II, uno degli artefici della nuova liturgia. Nato a Treviso il 26 novembre 1923 (il 26 novembre 2023 avrebbe compiuto cento anni), sacerdote a Bologna il 4 agosto 1946, dal 10 agosto 1963 ausiliare di Lercaro. Il cardinale lo presenta a fr\u00e8re Roger Schutz, evangelico, fondatore della Comunit\u00e0 ecumenica di Taiz\u00e9: \u00abQuesto \u00e8 il mio vescovo ausiliare; lo consacrer\u00f2 venerd\u00ec a Bologna\u00bb. \u00abOh! dev\u2019essere un grande momento l\u2019ordinazione di un v\u00eccevescovo!\u00bb. Lo invita: \u00abVenga\u00bb. \u00abE cos\u00ec alla mia ordinazione era presente anche lui\u00bb che non smette di esclamare \u00abQu\u2019il est beau. Qu\u2019il est Beau\u00bb. Due anni dopo, il 16 ottobre 1965, Schutz presenzia nella Cattedrale di Fossano all\u2019ordinazione episcopale di Michele Pellegrino, dal 18 settembre arcivescovo di Torino. Bettazzi ha parlato e scritto moltissimo, e in modo sempre originale, sul Concilio come nel recente \u00abIl mio Concilio Vaticano II. Prima, durante, dopo\u00bb.<\/p>\n<p><em>L\u2019elezione papale di Angelo Giuseppe Roncalli fu una sorpresa<\/em><\/p>\n<p>\u00abTutti pensavano che fosse un Papa \u201cdi transizione\u201d, gi\u00e0 anziano per creare cardinale Giovanni Battista Montini, mandato da Pio XII arcivescovo a Milano ma senza farlo cardinale, che tutti consideravano il pi\u00f9 adatto a diventare papa. I suoi interessi giovanili, le sue esperienze a Sofia, Istanbul, Parigi e Venezia lo avevano maturato nella convinzione dell\u2019opportunit\u00e0 di un Concilio. I cardinali e Curia vaticana non condivisero; i giornali la ritennero una notizia curiosa. A parte i circoli teologici ed episcopali, non vi era grande attesa nel mondo, neppure ecclesiale. Di fatto il Concilio era in mano alla segreteria (mons. Pericle Felici) espressione della Curia meno favorevole al Concilio: \u201cCi siamo gi\u00e0 noi ad aiutare il Papa nella sua missione di maestro assoluto della fede e guida unica della Chiesa!\u201d. La partecipazione da padre conciliare me ne rivel\u00f2 l\u2019ecumenicit\u00e0 geografica e l\u2019universalit\u00e0 antropologica. Mi colp\u00ec la libert\u00e0 con cui si discuteva, come aveva colpito gli osservatori delle altre Chiese\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNotai la sorpresa e la perplessit\u00e0 dei vescovi sull\u2019enciclica \u201cPacem in terris\u201d\u00bb \u2013 il documento di Giovanni XXIII (11 aprile 1963) \u2013 \u00abera risuonato nel mondo come prolungamento dell\u2019intervento nell\u2019autunno 1962 sui missili a Cuba. Roncalli era stato strumento di pace e aveva deciso di scrivere l\u2019enciclica, singolare per il tema non strettamente religioso e perch\u00e9 rivolta non solo ai cattolici ma \u201ca tutti gli uomini di buona volont\u00e0\u201d. Anche i padri decisero di raggruppare alcuni argomenti in un unico documento rivolto \u201cnon ai soli figli della Chiesa ma a tutti gli uomini\u201d. Con lunghe discussioni e contrasti la costituzione pastorale \u201cGaudium et spes\u201d \u00e8 un documento singolare e nuovo che descrive la base della discussione comune: l\u2019uomo, la sua attivit\u00e0, la famiglia, la cultura, l\u2019economia, la politica, la promozione della pace e la comunit\u00e0 dei popoli\u00bb.<\/p>\n<p><em>\u00abEbbi modo di inserirmi pi\u00f9 profondamente nel Concilio\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Passa un pomeriggio a preparare l\u2019intervento in latino sulla collegialit\u00e0 episcopale. L\u201911 ottobre 1963 \u00abil moderatore di turno mi diede la parola per ultimo. Cos\u00ec all\u2019ultimo posto, vicino ai portoni d\u2019ingresso, ebbi anche la \u201cclaque\u201d dei vescovi che, a mezzogiorno, affollavano le uscite per partire rapidamente. Lessi animatamente &#8211; bisognava restare nei dieci minuti perch\u00e9 non bloccassero il microfono &#8211; chiedendo scusa se intervenivo io, \u201cgiovane e italiano\u201d. Dimostrai che lo spirito collegiale era sempre stato presente nella Chiesa: il Pontefice consultava abitualmente i vescovi suburbicari e i cardinali. Dissi: \u201cI vescovi possiedono collegialmente la suprema potest\u00e0 sulla Chiesa universale non separatamente dal Papa che \u00e8 il capo del collegio, e questa propriet\u00e0 ce l\u2019hanno per diritto divino dalla consacrazione\u201d. Richiamai la liturgia di San Mattia: \u201cO Dio, che hai voluto aggregare san Mattia al collegio degli apostoli\u2026\u201d. Mi applaudirono\u00bb. Commenta lo storico Giuseppe Alberigo nella monumentale \u00abStoria del Concilio Vaticano II\u00bb: \u00abQuando il giovane ausiliare di Bologna legge il suo intervento contro quei \u201cnovatores\u201d che rifiutano la collegialit\u00e0 e cita contro di loro gli autori romani del XVIII-XIX secolo, suscita la compiaciuta ilarit\u00e0 di Marie-Dominique Chenu, persuade pochi ma importanti padri\u00bb. Quarantanove anni dopo, l\u201911 ottobre 2012 Benedetto XVI commemora il 50\u00b0 del Concilio, saluta i padri superstiti. \u00abGli dissi: \u201cSono Bettazzi, allora vescovo ausiliare di Bologna\u201d. Mi fiss\u00f2 e ricord\u00f2: \u201cLei cit\u00f2 san Mattia\u201d\u00bb. Una memoria di ferro Papa Ratzinger.<\/p>\n<p><em>Gli oppositori, agguerrita minoranza, prevalgono nella Curia romana<\/em><\/p>\n<p>Il vescovo emerito di Ivrea nomina i principali: Marcel Lefebvre, gi\u00e0 arcivescovo di Dakar in Senegal; l\u2019italiano Luigi Carli, vescovo di Segni; lo spagnolo Jos\u00e8 Guerra Campo, ausiliare di Madrid; il brasiliano Gerald\u00f2 de Proena Sigaud. \u00abAvevano costituito il \u201cCoetus internationalis patrum\u201d che si ergeva difensore della tradizione. A ogni nuovo argomento invitavano teologi tradizionalisti a presentare un orientamento su cui indirizzarsi nelle discussioni e nelle votazioni: c\u2019erano molti nordamericani, italiani, spagnoli e polacchi. Sarei andato per curiosit\u00e0 ma, essendo ausiliare di uno dei moderatori, avrei potuto essere considerato una spia! Quando ripenso alle aperture del Concilio, mi rendo conto anche delle resistenze, psicologiche e sociologiche\u00bb. Poi una notizia sorprendente: \u00abPare che il cardinale Lercaro avesse insistito con Paolo VI perch\u00e9 nominasse don Giuseppe Dossetti suo successore a Bologna. Ma che il Papa, \u00abin qualche conversazione confidenziale, dicesse di aver gi\u00e0 fatto abbastanza a nominare mons. Pellegrino arcivescovo di Torino!\u00bb.<\/p>\n<p>Nel libro del 1977 \u00abFarsi uomo. Confessioni di un vescovo\u00bb conferma: \u00abDue cose mi colpirono. La prima fu la scoperta dei vescovi, uomini diversi tra loro per provenienza, mentalit\u00e0, cultura. Ebbi l\u2019impressione che ci trovassimo non al ventunesimo Concilio, ma al primo Concilio ecumenico, se per ecumenico si intende la convergenza della totalit\u00e0 dei popoli. Nei primi Concili si trattava dei popoli mediterranei, nei successivi si trattava di alcune nazioni dell\u2019Europa. Al Concilio Vaticano I (1869-70), cui parteciparono uomini di tutti i continenti, i vescovi europei rappresentavano le loro patrie o le diocesi missionarie che governavano. Nel Vaticano II, per la prima volta, tutti i popoli e le mentalit\u00e0 si trovano rappresentate. Si sperimentava che la ricchezza della Chiesa non deriva dall\u2019uniformit\u00e0 che livella i popoli e le nazioni\u00bb. Questo il Concilio, iniziato 61 anni fa, testimoniato da Luigi Bettazzi, 99 anni, 77 di Messa, 60 di episcopato: 3 ausiliare di Bologna, 33 vescovo di Ivrea, 24 da emerito. Ha tenuta accesa la fiaccola della fede.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pier Giuseppe Accornero &#8211; sacerdote, giornalista, scrittore Nell\u2019ultimo incontro con il Pontefice a Santa Marta in Vaticano, mons. 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