{"id":2330,"date":"2023-01-28T13:42:41","date_gmt":"2023-01-28T12:42:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=2330"},"modified":"2023-01-29T16:06:10","modified_gmt":"2023-01-29T15:06:10","slug":"tra-voi-non-e-cosi-quale-leadership-per-una-chiesa-sinodale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2023\/01\/28\/tra-voi-non-e-cosi-quale-leadership-per-una-chiesa-sinodale\/","title":{"rendered":"\u00abTra voi non \u00e8 cos\u00ec\u00bb: quale leadership per una Chiesa sinodale?"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000\"><em>Vito Mignozzi &#8211; preside della Facolt\u00e0 Teologica Pugliese e docente ordinario di ecclesiologia e teologia dei sacramenti<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Non c\u2019\u00e8 dubbio che la questione della sinodalit\u00e0, nell\u2019attuale stagione ecclesiale, abbia recuperato un posto di rilievo non solo nella riflessione teologica, ma anche nei dibattiti e nelle prassi delle comunit\u00e0 cristiane. D\u2019altro canto, \u00e8 piuttosto evidente quanto sia esposto a non pochi rischi un utilizzo del termine e dei suoi significati che non tenga conto di tutti gli elementi in gioco e delle dinamiche proprie di un esercizio effettivo della stessa. Quest\u2019ultimo configura un volto di Chiesa nella misura in cui \u00e8 in grado di mettere in atto processi che permettano al soggetto ecclesiale di esprimersi nella complessit\u00e0 delle forme e delle dinamiche relazionali che lo caratterizzano. \u00c8 proprio uno sfondo del genere che chiede un\u2019attenzione specifica al rapporto tra sinodalit\u00e0 ed esercizio della leadership.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">A ben vedere, non si tratta di una questione marginale, se si considera che il corpo ecclesiale, proprio grazie agli elementi che lo strutturano, pu\u00f2 realizzare la sua identit\u00e0 e la missione che ne motiva la presenza e l\u2019azione nella storia. Tuttavia, sul piano dei vissuti ecclesiali, ci si rende conto che questo costituisce uno degli snodi pi\u00f9 problematici in ordine allo sviluppo di autocoscienze e prassi realmente sinodali. Il rapporto tra i due elementi in gioco \u00e8 talmente originario che, se manca l\u2019uno, conseguentemente diventa un\u2019impresa ardua poter praticare anche l\u2019altro. Non \u00e8 difficile registrare in talune espressioni di Chiesa una sorta di fatica e di rallentamento nella maturazione delle dinamiche sinodali, dovuta essenzialmente a una crisi nell\u2019esercizio della leadership, interpretato in maniera concorrenziale rispetto ai processi tipici del Noi ecclesiale, quando non addirittura in termini assolutistici e autoreferenziali, capaci di invertire del tutto le logiche proprie che devono invece presiedere a una vita di Chiesa. Situazioni del genere possono ingenerare cortocircuiti che vanno dalla pi\u00f9 comune banalizzazione di tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 restituire autorit\u00e0 al corpo ecclesiale, al pi\u00f9 dannoso e patologico utilizzo dello stesso soggetto comunitario quale palcoscenico per la <em>performance<\/em> di chi esercita in esso la leadership.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> Questi casi estremi e, si spera, sporadici fanno emergere una verit\u00e0 di fondo in ordine alle responsabilit\u00e0 invocate dal cammino effettivo di una Chiesa sinodale. Mettono in luce la necessit\u00e0 di una riflessione sulla leadership ecclesiale che fugga da derive interpretative tanto spiritualistiche quanto sociologizzanti e sia in grado di rileggere la questione in rapporto alla specificit\u00e0 dell\u2019identit\u00e0 ecclesiale, all\u2019interno della transizione storico-culturale che si sta vivendo, senza sottovalutare il grande nodo relativo al rapporto tra autorit\u00e0 e potere nella Chiesa. La stagione odierna porta a fare i conti con un immaginario ecclesiale in evidente transizione, che reca in s\u00e9 l\u2019esigenza del cambiamento e anche il bisogno di saperlo orientare e accompagnare. In ragione di ci\u00f2 l\u2019esercizio della leadership richiesto deve servire la missione del corpo ecclesiale, essendo in grado di rendere praticabile una visione di futuro, oltre ogni mera organizzazione di quella che \u00e8 la struttura consolidata della vita di Chiesa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong> Leadership e ministero ordinato: un rapporto complesso<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Per cogliere la funzione della leadership in rapporto ai processi sinodali di Chiesa, \u00e8 inevitabile chiarire i nessi rispetto a una certa idea di ministero ordinato, sottolineando come non si dia automaticamente identificazione di quest\u2019ultimo con la prima. Si ha la sensazione che persista una sorta di resistenza a interpretare l\u2019esercizio del ministero ordinato attraverso modelli specifici di leadership, ritenendo come non sia il caso di ricorrere a concettualizzazioni non immediatamente teologiche per leggere la specificit\u00e0 di una missione che riguarda coloro che guidano le comunit\u00e0 cristiane. Come conseguenza di queste resistenze, si riterrebbe sufficiente garantire le condizioni richieste per l\u2019esercizio di tale ministero, per avere la certezza di essere in grado di interpretare la funzione di leadership. Detto in altri termini, basterebbe richiamare la natura sacramentale di quel ministero per riconoscere quanto basti per poterlo esprimere in termini di leadership. Se cos\u00ec fosse, sarebbe del tutto inutile dedicare cos\u00ec tanta attenzione a interrogarsi su un tema del genere, quando la questione sarebbe risolta molto pi\u00f9 facilmente sottolineando in maniera esclusiva l\u2019origine sacramentale di tale ministero. Secondo questa logica si dovrebbe riconoscere come i ministri ordinati siano capaci di leadership semplicemente perch\u00e9 investiti per questo compito dal sacramento dell\u2019ordine ricevuto. Non sono poche, per\u00f2, le storie di comunit\u00e0 ecclesiali, che smentiscono una lettura del genere. La crisi nella quale versano gli organismi di partecipazione e, pi\u00f9 in generale, i luoghi di consultazione e di discernimento \u00e8 in parte attribuibile a una pratica piuttosto problematica del ruolo esercitato da chi presiede.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Tale presa d\u2019atto rivela un dato essenziale, vale a dire che, se il sacramento dell\u2019ordine costituisce la ragione fondamentale che abilita all\u2019ufficio della guida, \u00e8 altrettanto vero che il suo esercizio deve fare pure i conti con abilit\u00e0 che non derivano immediatamente dall\u2019origine sacramentale e che possono rendere ulteriormente efficace quel servizio ecclesiale. In particolare, se l\u2019ordinazione episcopale o presbiterale ricolloca il ministro rispetto al Noi ecclesiale, ridefinendo in maniera nuova e unica le relazioni che egli ha gi\u00e0 con quel corpo, c\u2019\u00e8 bisogno poi che quell\u2019identit\u00e0 si traduca in un esercizio ministeriale che faccia i conti con processi di coinvolgimento, di compartecipazione, di corresponsabilit\u00e0, di esercizio condiviso del potere. Questi elementi, pur avendo il loro fondamento nell\u2019identit\u00e0 del soggetto collettivo ecclesiale, hanno tuttavia bisogno di precipue abilit\u00e0 perch\u00e9 possano essere praticati. Non sar\u00e0, dunque, un particolare modello di leadership a definire la forma di esercizio del ministero e, rispetto a quest\u2019ultimo, non si pu\u00f2 fare a meno di reinterpretarlo avendo cura di fare propri una serie di elementi che permettono a quello specifico servizio ecclesiale di essere aderente alle condizioni odierne della comunit\u00e0 cristiana e della sua presenza nel mondo.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">In un tempo di cristianit\u00e0 diffusa a un pastore era chiesto essenzialmente di organizzare la vita della comunit\u00e0, ricorrendo a deleghe controllate di certe attivit\u00e0 o di settori pastorali con l\u2019intento di dare vita a una migliore e pi\u00f9 razionale organizzazione dell\u2019insieme, piuttosto che a una partecipazione differenziata, fondata nella ricchezza e pluriformit\u00e0 di carismi e ministeri presenti nella stessa comunit\u00e0. Oggi quello stesso ministero, in una stagione di postmodernit\u00e0 che ha dichiarato la fine di un cristianesimo sociologico, non pu\u00f2 essere ancora interpretato secondo un modello essenzialmente organizzativo. In gioco non \u00e8 pi\u00f9 solo la gestione dell\u2019esistente nella comunit\u00e0, quanto piuttosto il senso e la direzione dell\u2019azione ecclesiale attraverso processi di motivazione e di orientamento e mediante il coinvolgimento di tutti i possibili interlocutori nello sviluppo delle dinamiche partecipativo-decisionali. In tal senso a una forma di esercizio del potere secondo la logica del comando e del controllo centralizzato, volendo anche dare forma alla visione di ministero ordinato emersa a partire dal Vaticano II, oggi \u00e8 necessario che subentri un tipo di leadership condivisa, capace di essere, a sua volta, trasformativa ed efficace.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong>Un ministero tutto relazionale<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">La visione di Chiesa che, dal concilio a oggi, costituisce l\u2019orizzonte ultimo entro cui si vanno maturando consapevolezze e orientamenti in ordine alle dinamiche proprie della sinodalit\u00e0, permette di cogliere e interpretare la collocazione e la funzione dei ministri ordinati anzitutto <em>nel<\/em> e <em>per<\/em> il popolo di Dio.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> \u00c8 proprio la missione messianica di tale soggetto collettivo a costituire il contesto e la ragione teologica a partire dai quali poter individuare il <em>novum<\/em> che l\u2019ultima assise conciliare ha riconosciuto come specificit\u00e0 del ministero ordinato. Si tratta di un\u2019unica missione che coinvolge tutti i battezzati e che si realizza per vie molteplici, tante quante sono le forme di vita e di ministeri presenti e operanti nella Chiesa. In un orizzonte del genere, caratterizzato da una ministerialit\u00e0 diffusa e plurale, il ministero della guida non pu\u00f2 configurarsi solo come l\u2019esercizio di un potere da esercitare su alcuni sudditi, coinvolti esclusivamente nell\u2019esecuzione di una scelta operata da altri, ma piuttosto deve mostrarsi come l\u2019esercizio di una funzione necessaria e specifica <em>nel<\/em> e <em>per<\/em> una missione, realizzata insieme ad altri, che sono protagonisti corresponsabili nella costituzione del soggetto collettivo.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">In tal senso non \u00e8 possibile immaginare una figura di ministero ordinato interpretabile in senso assoluto, ossia svincolato da quelle relazioni che fanno emergere la specificit\u00e0 del suo servizio ecclesiale. Nella circolarit\u00e0 di tali relazioni vanno considerate anzitutto quelle dei presbiteri con il vescovo. Quest\u2019ultimo \u2013 come afferma il Vaticano II nel terzo capitolo di <em>LG<\/em> \u2013 governa una Chiesa particolare esercitando una potest\u00e0, in nome di Cristo, per edificare la comunit\u00e0, al contempo preservandone l\u2019unit\u00e0 e curando il coinvolgimento attivo di tutti. La sua funzione di leadership non lo colloca in una posizione isolata e frontale rispetto all\u2019intero corpo ecclesiale; posizionato all\u2019interno dello stesso, invece, il suo ministero coinvolge tutti in una dinamica di corresponsabilit\u00e0, nella promozione della pluralit\u00e0 dei carismi e dei percorsi di vita credente di ciascuno. In modo particolare quello con i presbiteri, suoi primi collaboratori riconosciuti \u00abquali figli e amici\u00bb (<em>LG<\/em> 28), \u00e8 un rapporto contraddistinto da familiarit\u00e0 e confidenza, presupposti essenziali per esercitare le funzioni di guida in un accordo comune e tenendo fede al bene di tutta intera la Chiesa particolare. Non \u00e8 un caso che il Vaticano II, a tal proposito, abbia riscoperto il valore del presbiterio per sottolineare la natura comunionale del ministero dei preti, indicando nella via della fraternit\u00e0 sacramentale una forma non autarchica e isolata per l\u2019esercizio dell\u2019autorit\u00e0 e del potere, ma con il vescovo e il collegio dei presbiteri appunto. Un\u2019acquisizione del genere non pu\u00f2 essere data per scontata, soprattutto per le conseguenze da essa derivanti in ordine alla messa in opera di processi e dinamiche ecclesiali che abbiano realmente un respiro sinodale. Nella vita ecclesiale lo stile di un lavoro condotto insieme non \u00e8 anzitutto il frutto di criteri di efficienza o di razionalizzazione, ma proviene da una corretta interpretazione della <em>cura animarum<\/em>. \u00c8 per il servizio al bene dei fedeli che il lavoro insieme trova la propria giustificazione. Tra l\u2019altro uno stile del genere protegge dalla tentazione di appropriarsi del proprio ministero e del potere che vi \u00e8 legato.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Di non minore importanza \u00e8 la considerazione che si deve prestare alle relazioni tra ministri ordinati e laici.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> Questi ultimi partecipano all\u2019unica missione ecclesiale interpretando la specificit\u00e0 della propria identit\u00e0 e condividendo, per la loro parte, l\u2019esercizio della leadership attraverso tutto quello che pu\u00f2 contribuire al bene della Chiesa, all\u2019edificazione della comunit\u00e0 e della sua missione. Questa rete di relazioni si alimenta attraverso i contributi specifici che i laici, in modo particolare, possono offrire a favore di percorsi di sinodalit\u00e0 ecclesiale nonch\u00e9 mediante un riconoscimento e una adeguata promozione della dignit\u00e0 e della responsabilit\u00e0 degli stessi nella Chiesa da parte dei ministri. Anche tale ambito relazionale, pur affermato ormai dai tempi del concilio, non pare ancora recepito del tutto nelle consapevolezze ecclesiali e nei processi sinodali, sia per via di forme di esercizio del ministero della guida ancora troppo ingombranti e sia anche per velate e, per certi versi, volute espressioni di assoggettamento all\u2019autorit\u00e0 e al potere dei ministri da parte di laici, abituati piuttosto a una logica di delega. Anche per queste ragioni il tema della leadership \u00e8 oggi quanto mai decisivo; \u00e8 necessario conoscerne le potenzialit\u00e0 anche per individuare le vie migliori che rendano praticabile l\u2019autorit\u00e0 e le forme di potere possibili nel Noi ecclesiale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong> Il potere della leadership<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Accade, non di rado, ragionando sul tema del potere nella Chiesa, di fare i conti con chi immancabilmente deve ricordare che l\u2019uso di quel termine pu\u00f2 risultare inopportuno in riferimento alla comunit\u00e0 cristiana, richiamando al suo posto quello di servizio, per rimanere fedeli alla lezione evangelica in materia. \u00c8 evidente che una considerazione del genere presenta una visione malata e distorta del potere, ragion per cui quel termine sarebbe il meno adatto per riferirsi a realt\u00e0 di natura ecclesiale. Oltre che pregiudizievole, tale lettura ci sembra del tutto inappropriata. E questo per diverse ragioni.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> Se, infatti, fosse impegnativo accedere alla miniera di studi sul tema, potrebbe anche essere sufficiente limitarsi a leggere gli sviluppi nella riflessione cristiana relativi al rapporto tra autorit\u00e0 e potere e alle loro modulazioni e reinterpretazioni lungo la storia della Chiesa e della stessa ecclesiologia. Non sarebbe difficile riconoscere come tale questione non solo non sia assente dalla tradizione cristiana, ma che addirittura offra elementi interessanti per la riflessione odierna. La considerazione che da quelle fonti emerge si orienta piuttosto sul riconoscimento di forme plurali di autorit\u00e0, originate dalla partecipazione della <em>exousia<\/em> di Cristo alla Chiesa e a ciascun battezzato in vista della comprensione e dell\u2019annuncio del vangelo. Nessuna autorit\u00e0 nella Chiesa pu\u00f2 assorbire e contenere da sola l\u2019<em>exousia<\/em> del Risorto.<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Tra queste una forma singolare \u00e8 quella propria dei ministri ordinati, finalizzata all\u2019edificazione della comunit\u00e0, alla promozione delle relazioni ecclesiali, al mantenimento del corpo della Chiesa nella sua radice apostolica. Essa esplicita tutte le sue peculiarit\u00e0, suscitando una cooperazione con le altre espressioni di esercizio della <em>potestas<\/em> derivanti dall\u2019apporto di molti altri soggetti e di diverse altre funzioni ecclesiali. In questo modo si coglie bene come la sinodalit\u00e0 necessiti, nel suo farsi, di una costruzione costante di tale cooperazione, per generare processi nella cura pastorale che mettano in relazione la funzione dell\u2019<em>uno<\/em>, con quella di <em>alcuni<\/em> a favore di <em>tutti<\/em>.<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> Perch\u00e9 l\u2019intero popolo di Dio partecipi alla missione profetica e regale di Cristo, esprimendo cos\u00ec un potere di parola nella comunicazione dell\u2019esperienza credente, \u00e8 necessario il ministero di alcuni \u2013 i presbiteri, appunto \u2013 che, attraverso una forma di autorit\u00e0 delegata e condivisa, rendano presente e attiva la <em>potestas<\/em> dell\u2019uno \u2013 il vescovo \u2013, partecipata a loro per il servizio alla medesima Chiesa locale.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Tale visione sinfonica e sintattica della leadership, ben lungi dal riproporre modelli piramidali o gerarcologici, mentre evidenzia il valore di rappresentanza simbolica dell\u2019<em>uno<\/em> rispetto al Noi ecclesiale, mostra pure come non si dia una lettura assolutistica del potere dell\u2019uno, bens\u00ec una correlazione grazie alla quale il ministero della presidenza \u00e8 generatore e promotore di azioni sinodali e di custodia della fede dell\u2019intero soggetto ecclesiale. Tutto questo chiede il superamento di una idea di leadership centrata essenzialmente sull\u2019organizzazione della vita della comunit\u00e0 attraverso una pluralit\u00e0 di livelli di mediazione e in una direttrice che segue in maniera esclusiva la linea del comando e del controllo. Al suo posto occorre far avanzare una visione che riconosca come peculiarit\u00e0 del vescovo e dei presbiteri quella di definire il senso e la direzione dell\u2019azione ecclesiale, facendo maturare l\u2019adesione e le motivazioni nella comunit\u00e0 dei credenti e ponendo cos\u00ec le condizioni necessarie perch\u00e9 il corpo ecclesiale possa raggiungere gli obiettivi individuati attraverso l\u2019impegno comune.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Va in questa linea l\u2019esigenza di una conversione pastorale che, per rendere praticabili i percorsi di sinodalit\u00e0, domanda \u00abche alcuni paradigmi spesso ancora presenti nella cultura ecclesiastica siano superati, perch\u00e9 esprimono una comprensione della Chiesa non rinnovata dalla ecclesiologia di comunione. Tra essi: la concentrazione della responsabilit\u00e0 della missione nel ministero dei pastori; l\u2019insufficiente apprezzamento della vita consacrata e dei doni carismatici; la scarsa valorizzazione dell\u2019apporto specifico e qualificato, nel loro ambito di competenza, dei fedeli laici e tra essi delle donne\u00bb.<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a><strong> Che tipo di leadership?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">A questo punto occorre fare ancora un passo in avanti, interrogandosi su quale tipo di leadership sia adeguata al contesto e ai vissuti ecclesiali odierni. Non si tratta, sia ben chiaro, di individuare semplicemente una soluzione strategica per la migliore gestione della vita di una comunit\u00e0, quanto di riconoscere i tratti e le attenzioni essenziali che permettano ai ministri ordinati di non tradire la tipicit\u00e0 della <em>potestas<\/em> che riguarda il loro ufficio. Si ha l\u2019impressione che alcune situazioni critiche rispetto all\u2019esercizio della ministerialit\u00e0 ordinata, e quindi del servizio della leadership, derivino in fondo da una sorta di cortocircuito generato tra le rappresentazioni dei soggetti coinvolti, l\u2019insieme dei compiti che riguardano l\u2019ufficio specifico assunto e, nondimeno, le aspettative delle comunit\u00e0. Una mancata sana interazione tra queste e altre componenti espone non di rado il ministro in questione ad atteggiamenti, scelte, stili relazionali in evidente contraddizione rispetto alla postura ministeriale richiesta dalla sua collocazione ecclesiale. La stessa grave piaga degli abusi potrebbe annoverare, tra le sue possibili cause, anche una certa rappresentazione del proprio ruolo di <em>leader<\/em>, collocato al di sopra di tutti e generatore di relazioni di dipendenza e di comando assolutamente malate. L\u2019elenco dei nodi critici potrebbe continuare ancora a lungo, non certo per portare sul banco degli imputati qualcuno, quanto piuttosto per evidenziare come, oggi pi\u00f9 che mai, la funzione della leadership abbia bisogno di un\u2019attenzione tutta particolare.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">In fondo nella comunit\u00e0 ecclesiale il ministro esplicita la presidenza di <em>uno<\/em> davanti a <em>tutti<\/em>. Una tale posizione, in un tempo e una cultura delle societ\u00e0 odierne connotati da non irrilevanti spinte democratiche molto spesso critiche verso le espressioni gerarchiche dell\u2019autorit\u00e0, non pu\u00f2 essere pensata come al vertice di una piramide, in una solitudine indiscussa e inoppugnabile, e con un\u2019aura sacrale che ne consacra qualsiasi parola proferita e qualsiasi gesto compiuto. Al contrario, \u00e8 quanto mai necessario che, se la collocazione dell\u2019<em>uno<\/em> non deve essere pensata in una direzione verticistica, lo sia piuttosto secondo una prospettiva comunitaria, come al centro di una rete relazionale nella quale le dinamiche comunicative, necessarie per il darsi del soggetto ecclesiale, restino sempre multidirezionali. Questo \u00e8 un elemento decisivo per lo sviluppo dei processi sinodali che hanno bisogno di visioni, di interazioni, di promozione del potere di parola dei soggetti coinvolti, il tutto attraverso una conduzione di tali dinamiche capace di creare condivisione, maturazione di consensi, sana gestione dei conflitti, in vista di una decisione da assumere o di un passo di vita ecclesiale da compiere.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Una leadership esercitata secondo questo orizzonte di fondo \u00e8 al contempo capace di custodire e promuovere il corpo sociale dell\u2019istituzione e di essere essa stessa custodita da quello. Pu\u00f2 sembrare strano, infatti, ma in realt\u00e0 costituisce un effetto di promozione e di custodia della leadership anche tutto ci\u00f2 che contribuisce a definire i confini dell\u2019esercizio del potere del singolo ministro, per permettere a quest\u2019ultimo di mantenere salda la peculiarit\u00e0 del proprio ufficio e consentire cos\u00ec l\u2019attivazione del dinamismo dell\u2019intero corpo ecclesiale. Di questa particolarit\u00e0 la presidenza eucaristica dovrebbe essere esempio emblematico. Il ministro, vescovo o presbitero che sia, in quanto guida della comunit\u00e0 ecclesiale presiede la celebrazione eucaristica, animando la preghiera comune nella quale entra in gioco una pluralit\u00e0 di ministeri e tutta intera l\u2019assemblea celebrante. Proprio tale interazione, mentre consente al corpo ecclesiale di dare forma alla sinassi eucaristica, permette allo stesso Noi celebrante di custodire la singolarit\u00e0 dell\u2019<em>uno<\/em> che presiede la preghiera.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">In contesti culturali come quelli odierni, nei quali alle persone che detengono un potere si chiede di dare ragione delle decisioni che pensano di prendere, anche per l\u2019autorit\u00e0 pastorale ricorre l\u2019obbligo di \u00abrendere conto\u00bb alle persone affidate delle soluzioni individuate. Stiamo parlando di quella che nel mondo anglosassone \u00e8 definita <em>accountability<\/em> e che si riferisce proprio a una capacit\u00e0 o attitudine a dare ragione del proprio lavoro. Questa responsabilit\u00e0 si colloca al cuore della cura pastorale che \u00e8 cura delle persone e, tra l\u2019altro, attenua i rischi di un potere autocratico evitando l\u2019esercizio isolato dell\u2019autorit\u00e0. Beninteso, non \u00e8 qui in gioco una rinuncia al potere di servire. Si tratta piuttosto di interrogarsi rispetto al modo di esercitarlo e di essere all\u2019altezza di renderne conto. In fondo, un ministro nella Chiesa non \u00e8 un <em>freelance<\/em>, n\u00e9 lavora per il suo proprio <em>business<\/em>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong> La leadership non si inventa: il nodo della formazione<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Da quanto abbozzato, emerge con una certa evidenza come il servizio della leadership non possa essere improvvisato. Esso richiede di maturare attraverso un serio e necessario percorso formativo, che tenga conto della natura pastorale di tale potere e della sua origine al contempo cristica ed ecclesiale. Si \u00e8, infatti, ministri in nome di Cristo e per servire la Chiesa. Questi elementi, decisivi per identificare le specificit\u00e0 del ministero della guida, esplicitano ulteriormente un dato che emerge gi\u00e0 dalle connotazioni antropologiche che contraddistinguono ogni leadership. L\u2019azione pastorale compiuta <em>in nome di Cristo<\/em> chiede che la logica di donazione e di decentramento, propria dell\u2019intera esistenza del Maestro, informi pure l\u2019esistenza del ministro, perch\u00e9 la natura sacramentale del suo servizio sia in grado di rimandare all\u2019origine da cui esso scaturisce. Una tale configurazione domanda, in fondo, che la leadership debba essere esercitata in condizioni di vita adulta, le uniche che permettono di mettere in gioco la propria umanit\u00e0 nella dinamica del dono e della cura <em>alterum<\/em>.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Oggi questa non \u00e8 pi\u00f9 un\u2019acquisizione garantita. Vivendo in contesti sociali e culturali segnati da un narcisismo pervasivo e imperante e nei quali si \u00e8 come incoraggiati a entrare nel vortice di giovanilismi senza fine, la vocazione a dimenticarsi di s\u00e9 per prendersi cura degli altri trova non pochi sentieri interrotti. Ne aveva parlato il documento preparatorio al Sinodo dei vescovi sui giovani quando aveva avvertito che \u00abservono credenti autorevoli, con una chiara identit\u00e0 umana, una solida appartenenza ecclesiale, una visibile qualit\u00e0 spirituale, una vigorosa passione educativa e una profonda capacit\u00e0 di discernimento. A volte, invece, adulti impreparati e immaturi tendono ad agire in modo possessivo e manipolatorio, creando dipendenze negative, forti disagi e gravi controtestimonianze, che possono arrivare fino all\u2019abuso\u00bb (III,2). Se questo \u00e8 detto di tutte le figure di riferimento per l\u2019accompagnamento pastorale dei giovani, molto pi\u00f9 deve essere affermato per chi guida una comunit\u00e0 nel suo ruolo di pastore.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">In virt\u00f9 di ci\u00f2 i percorsi di formazione, nelle loro molteplici tappe e nei tempi diversi entro i quali sono scanditi, costituiscono, oggi pi\u00f9 che mai, le uniche vie necessarie per accompagnare processi di maturazione che non trascurino alcuna delle dimensioni proprie dell\u2019esistenza e del ministero pastorale. \u00c8 evidente, a questo punto, che la domanda su quale tipo di formazione possa offrire una <em>chance <\/em>del genere compare in tutta la sua provocatoriet\u00e0 e complessit\u00e0. Occorre senza dubbio non smettere di parlarne.<\/span><\/p>\n<p><em>Tratto da Orientamenti Pastorali 4\/2020. EDB. Tutti i diritti riservati.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Si veda a tal riguardo M.F.R. Kets De Vries, <em>Figure di leader. Le sfide della leadership nei cambiamenti della vita organizzativa<\/em>, Raffaello Cortina Editore, Milano 2010, 7-26. \u00abAlla leadership dovremmo chiedere anzitutto non solo di saper preparare il futuro dell\u2019organizzazione ma di essere capace di costruire il futuro degli uomini e delle donne che nell\u2019organizzazione lavorano. Ci\u00f2 \u00e8 possibile solo contenendo le derive degenerative della dinamica del potere, conoscendone le trappole, essendo consapevoli che l\u2019esercizio positivo della leadership \u00e8 vincolato fortemente dall\u2019affermazione del potere \u201cper gli altri\u201d contro l\u2019invasione del potere \u201cper s\u00e9\u201d\u00bb. G.P. Quaglino (a cura di), <em>Leadership<\/em>, Raffello Cortina Editore, Milano 1999, 10.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Si vedano gli interessanti contributi raccolti in E. Brancozzi (a cura di), <em>Chiamati da chi? Chiamati a che cosa? Teologia della vocazione al ministero ordinato<\/em>, Cittadella Editrice, Assisi 2017.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Mi permetto di rimandare al mio contributo su \u00abL\u2019autorit\u00e0 dei fedeli nella Chiesa\u00bb, in ATI, <em>Autorit\u00e0 e forme di potere nella Chiesa<\/em>, a cura di M. Epis, Glossa, Milano 2019, 191-219.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Cf. A. Borras, \u00abPer un potere sanato. Una prospettiva canonistica\u00bb, in ATI, <em>Autorit\u00e0 e forme di potere nella Chiesa<\/em>, 221-231.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Come afferma M. de Certeau, il singolare di Dio \u00e8 rappresentato \u00abda una pluralit\u00e0 di autorit\u00e0 che ridicono in termini e atti differenti colui che l\u2019ha reso possibile: Ges\u00f9 Cristo\u00bb. M. de Certeau, <em>La faiblesse de croire<\/em>, Seuil, Paris 1987, 128.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> CTI, <em>La sinodalit\u00e0 nella vita e nella missione della Chiesa<\/em>, 106.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> <em>Idem<\/em>, 105.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vito Mignozzi &#8211; preside della Facolt\u00e0 Teologica Pugliese e docente ordinario di ecclesiologia e teologia dei sacramenti Non c\u2019\u00e8 dubbio che la questione della sinodalit\u00e0, &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":2340,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[29],"tags":[225],"class_list":["post-2330","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli-schede","tag-leadership"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2330","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2330"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2330\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2334,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2330\/revisions\/2334"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2340"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2330"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2330"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2330"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}