{"id":2297,"date":"2022-12-31T13:07:17","date_gmt":"2022-12-31T12:07:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=2297"},"modified":"2022-12-31T13:07:31","modified_gmt":"2022-12-31T12:07:31","slug":"simbolo-liturgia-vita-belle-provocazioni-dai-ministeri-istituiti-senza-riserva-maschile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2022\/12\/31\/simbolo-liturgia-vita-belle-provocazioni-dai-ministeri-istituiti-senza-riserva-maschile\/","title":{"rendered":"Simbolo, liturgia, vita. Belle provocazioni dai \u00abministeri istituiti\u00bb senza riserva maschile"},"content":{"rendered":"<p><em>Andrea Grillo &#8211;\u00a0professore di teologia dei sacramenti e filosofia della religione al Pontificio Ateneo S. Anselmo<\/em><\/p>\n<p>Non si deve nascondere che la pubblicazione dei due documenti sui ministeri istituiti (<em>Spiritus Domini<\/em> e <em>Antiquum ministerium<\/em>), seguiti dalla <em>Nota CEI<\/em> di applicazione italiana della nuova disciplina, ha suscitato immediato interesse per la non piccola novit\u00e0 della rimozione della \u00abriserva maschile\u00bb: ora, si \u00e8 detto subito, anche le donne potranno accedere ufficialmente ai tre ministeri. Ma la recezione della novit\u00e0 spesso si \u00e8 accompagnata con la piccola delusione circa la destinazione prevalentemente \u00abliturgica\u00bb di questi ministeri. La \u00abriduzione\u00bb appariva cos\u00ec assicurata e l\u2019impatto ecclesiale drasticamente minimizzato. Come a dire: l\u2019effetto sulla vita sar\u00e0 quasi irrilevante. In realt\u00e0, \u00e8 proprio la nuova inclusione determinata dal tramonto della \u00abriserva maschile\u00bb a rendere possibile una rilettura simbolica complessiva della azione rituale, nella sua decisiva importanza per la identit\u00e0 ecclesiale. Non si tratta di \u00abaggiungere\u00bb il soggetto femminile alla consueta comprensione dei ministeri istituiti, ma di pensare pi\u00f9 a fondo la loro identit\u00e0 proprio a partire da quella realt\u00e0 plenaria e inclusiva, solo oggi ufficialmente autorizzata, e che li costituisce e li potr\u00e0 caratterizzare solo se lo vorremo davvero, con tutta la forza e la creativit\u00e0 di cui occorre essere capaci in questi casi. Se la differenza femminile era stata, anche nella Chiesa, elemento di emarginazione e di discriminazione, che avevamo addirittura confuso con una precisa e immodificabile volont\u00e0 di Dio, ora che il \u00absegno dei tempi\u00bb dell\u2019entrata della donna nello spazio pubblico \u00e8 stato riconosciuto, almeno a parole anche nella Chiesa da esattamente 60 anni \u2013 ossia dalla enciclica <em>Pacem in terris<\/em> di Giovanni XXIII \u2013, dobbiamo confidare che questa grande novit\u00e0, ossia l\u2019accesso formale della donna agli \u00abuffici\u00bb ecclesiali \u2013 ossia in quello che possiamo considerare lo spazio pubblico della Chiesa \u2013 comporti simbolicamente una certa discontinuit\u00e0. Di cui conosciamo per ora solo una piccola parte, visto che i simboli sono tali solo quando sono in esercizio. Di questo esercizio, per ora, sappiamo poco perch\u00e9, appunto, non lo esercitiamo, restando nella inerzia della \u00abriserva maschile\u00bb, che mentalmente \u00e8 ancora molto forte. E se si avr\u00e0 paura, ci sar\u00e0 sempre la strada aperta a un rimedio minore e infausto: una soluzione potrebbe essere infatti quella di chiudere la novit\u00e0 dei tre documenti in un bel cassetto, in attesa che non se ne parli pi\u00f9. La burocrazia, ogni burocrazia, ha sempre pronta questa diabolica via di fuga, che ovviamente non \u00e8 augurabile, ma che va riconosciuta come una possibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Per evitare soluzioni burocratiche, anzitutto dobbiamo chiederci: che cosa significa che abbiamo a che fare con \u00abministeri liturgici\u00bb? La liturgia non \u00e8 la \u00abrappresentazione esteriore\u00bb della fede. Non \u00e8 \u00abcerimonia esterna\u00bb. \u00c8 invece l\u2019accesso pi\u00f9 intimo, pi\u00f9 corporeo e pi\u00f9 relazionale alla \u00abvita in Cristo\u00bb. Perci\u00f2 affermare che si tratta di \u00abministeri liturgici\u00bb non significa alludere a qualifiche e funzioni riservate al \u00abgiochino formale del culto\u00bb, ma riconoscerle consegnate alla seriet\u00e0 di un rapporto con l\u2019originario della fede, della relazione con Cristo e della qualit\u00e0 comunitaria della Chiesa. Questo vale in modo diretto per le prime due forme di ministero (lettorato e accolitato); ma non \u00e8 troppo forzato riferirlo anche alla terza forma, nuova, di ministero istituito, (quella del catechista), dove la iniziazione alla fede accade sempre in vista di \u00absoglie sacramentali\u00bb, che chiedono l\u2019affinarsi graduale di capacit\u00e0 simboliche. Anche il catechista, quando non sia portato a pensare a una fede diretta e senza mediazioni, sa che la \u00abprova esistenziale\u00bb del credo si forgia in lunghe e complesse simboliche di Parola ascoltata, di pane e calice condiviso, di preghiera elaborata e trasformata in linguaggio quotidiano. A differenza del lettore e dell\u2019accolito, che lavora \u00abdentro il gioco rituale\u00bb, il catechista sta, contemporaneamente, dentro e fuori, e frequenta pi\u00f9 stabilmente la soglia tra dentro e fuori. Comunque, tutti e tre i ministeri attestano che nella parola comune di supplica e di lode, come nel pasto comune di rendimento di grazie, si trova la forza di vivere non solo con fede, ma di fede.<\/p>\n<p>Questo per\u00f2 non appare affatto evidente finch\u00e9 la liturgia resta mera \u00abcerimonia esterna\u00bb di un evento invisibile che \u00e8 \u00abdono di grazia\u00bb. A questo modo di pensare (che non \u00e8 affatto di fede) abbiamo ritenuto di dover credere anche per la organizzazione stessa della cosiddetta cerimonia: cos\u00ec per molti secoli, essendo stata affidata alle cure del prete, per il singolo credente la cosa prendeva facilmente la via della \u00abesperienza passiva\u00bb di un \u00abmuto spettatore\u00bb. Questo assetto classico non solo non aveva bisogno di ministri istituiti, ma non riusciva neppure a concepirne la necessit\u00e0. Per questo, in quel modello, il lettore e l\u2019accolito non erano altro che \u00abgradi\u00bb, velocemente percorsi, per arrivare a esercitare il ruolo dell\u2019unico vero ministro: ossia del prete-sacerdote. Solo ricostruendo liturgicamente, ecclesialmente e teologicamente in modo diverso l\u2019azione liturgica possiamo oggi non solo concepire \u00abuffici ulteriori\u00bb, che chiamiamo appunto \u00abministeri istituiti\u00bb, ma chiedere loro di arricchire simbolicamente le nostre assemblee. Qui \u00e8 consigliabile non pensare le cose soltanto in un senso, ma anche in senso inverso: <em>non solo \u00e8 vero che una Chiesa riconosciuta come <\/em>\u00ab<em>popolo di Dio<\/em>\u00bb<em> richiede una ministerialit\u00e0 articolata e ricca, ma \u00e8 anche vero che solo una nuova ricchezza ministeriale, nuove simboliche di presenza, di autorit\u00e0 e di mediazione possono manifestare realmente il corpo di Cristo che \u00e8 la Chiesa nel suo momento sorgivo e culminante dell\u2019atto liturgico<\/em>. Proprio questa \u00abduplice lettura\u00bb ci porta a meglio comprendere la delicata importanza di quella che Romano Guardini chiamava \u00abconoscenza simbolica\u00bb, in vista della quale abbiamo bisogno non solo di essere \u00abformati alle\u00bb nuove ministerialit\u00e0, ma anche di essere \u00abformati dalle\u00bb nuove ministerialit\u00e0.<\/p>\n<p>Per saper interpretare la liturgia davvero in modo simbolico \u2013 e non come un \u00abatto amministrativo\u00bb che va da s\u00e9 purch\u00e9 posto da un sacerdote \u2013 possiamo ricostruirne il senso secondo questo schema illuminante: il <em>dono<\/em> della Parola vive liturgicamente di una <em>recezione<\/em>, per poi diventare <em>contro-dono<\/em> sul piano esistenziale. Il fatto che la parola di Dio si faccia vita non semplicemente per una operazione intellettualistica di comprensione, ma mediante una azione complessa, allo stesso tempo verbale e non verbale, che si struttura comunitariamente, questo \u00e8 il contesto nel quale imparare a leggere, in modo nuovo, il ruolo che questi rinnovati ministeri istituiti possono ora assumere, se liberati dalla camicia di forza di una comprensione storica, limitata, che a lungo li ha letti come \u00absemplici gradini verso l\u2019ordinazione sacerdotale.<\/p>\n<p>La differenza tra funzione e ministero rester\u00e0 grande: ma la opportunit\u00e0 di offrire forme autorevoli all\u2019annuncio della fede, che si facciano pedagogia di iniziazione, identificate in uomini e donne della comunit\u00e0, istituiti in un ministero ecclesiale, pu\u00f2 diventare realt\u00e0 dinamica e principio di nuova testimonianza del vangelo.<\/p>\n<p><em>Tratto da Orientamenti Pastorali n.11\/2022, EDB. Tutti i diritti riservati<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Grillo &#8211;\u00a0professore di teologia dei sacramenti e filosofia della religione al Pontificio Ateneo S. 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