{"id":2263,"date":"2022-11-01T15:56:31","date_gmt":"2022-11-01T14:56:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=2263"},"modified":"2022-11-01T16:06:43","modified_gmt":"2022-11-01T15:06:43","slug":"corresponsabilita-nella-sinodalita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2022\/11\/01\/corresponsabilita-nella-sinodalita\/","title":{"rendered":"Corresponsabilita\u0300 nella sinodalita\u0300"},"content":{"rendered":"<p><em>Luigi Alici<\/em><em> \u2013 gi\u00e0 Professore ordinario di Filosofia morale Universit\u00e0 di Macerata<\/em><\/p>\n<p>\u00abSo bene che molte cose, che nella sacra Scrittura da solo non sono riuscito a capire, le ho capite una volta posto di fronte ai miei fratelli [\u2026] \u00c8 evidente, infatti, che quanto mi \u00e8 dato di capire a loro vantaggio mi \u00e8 dato proprio dalla loro presenza. Cos\u00ec, per grazia di Dio, avviene che cresca il senso delle cose e diminuisca il mio orgoglio, giacch\u00e9 grazie a voi imparo ci\u00f2 che a voi insegno\u00bb. Debbo a Severino Dianich la scoperta di questo testo straordinario di san Gregorio Magno,<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> che spero di non forzare se provo ad applicarlo al tema che \u00e8 stato chiesto di sviluppare. Se intese in senso ampio, oltre il piano esegetico cui si riferiscono, queste parole possono evocare anche un autentico \u00abcircolo ermeneutico\u00bb, attraverso il quale la comprensione \u00e8 inseparabile da un processo costante e aperto di interlocuzione. San Gregorio ci ricorda una verit\u00e0 paradossale: insegnare e imparare non sono atti che appartengono a momenti separati, l\u2019uno attivo e l\u2019altro passivo.<\/p>\n<p>Questo vale a maggior ragione quando si parla di sinodalit\u00e0: camminare insieme non \u00e8 il risultato di un algoritmo pastorale testato a tavolino e automaticamente trasformato in un esercizio di discernimento comunitario; tale esercizio \u00e8 autentico \u2013 e credibile \u2013 solo se concepito e praticato come processo dinamico e perfettibile di partecipazione condivisa, che non deve mai perdere \u00abil senso delle cose\u00bb. Tale richiamo non ha solo valore di metodo, ma pu\u00f2 essere collegato al messaggio stesso della <em>Gaudium et spes<\/em>; in una Chiesa di cui si proclama la \u00abintima unione\u2026 con l\u2019intera famiglia umana\u00bb (<em>GS<\/em>, 1), dove quindi non sono immaginabili presenze passive, la qualit\u00e0 della comunione ecclesiale e il cammino di evangelizzazione debbono arricchirsi continuamente grazie a una sintesi sempre nuova di fede e storia, non riducibile a una collaborazione strumentale e occasionale fra pastori e fedeli laici. Non si tratta dunque di aggiornare un prontuario di \u00abcose da fare\u00bb, sulla base di una mera redistribuzione di compiti, aumentando lo \u00abspazio\u00bb dei laici; si tratta piuttosto di aiutare l\u2019intera comunit\u00e0 ecclesiale \u2013 nessuno escluso \u2013 ad assumere uno sguardo \u00ablaico\u00bb sulla storia, nel momento stesso in cui ci si pone in ascolto e contemplazione della \u00abbuona notizia\u00bb; una laicit\u00e0 capace di far tesoro di competenze accreditate e diversificate, nel rispetto della legittima e relativa autonomia delle realt\u00e0 terrene, \u00e8 parte integrante dell\u2019annuncio del vangelo, non un corollario ininfluente ed estrinseco.<\/p>\n<p>Per questo motivo, una riflessione sul tema della corresponsabilit\u00e0 deve evitare il pericolo di una <em>riduzione pastoralista<\/em>, che si accontenti di circoscrivere la questione a livello metodologico e intraecclesiale, quasi si trattasse semplicemente di aggiornare una forma organizzativa interna. La banalizzazione organizzativa pu\u00f2 essere la scorciatoia pi\u00f9 immediata quando le sintesi sono difficili e pu\u00f2 sembrare una inutile complicazione aggiungere alla difficolt\u00e0 di un percorso sinodale ogni confronto allargato. Eppure, un ascolto attento dei segni dei tempi pu\u00f2 aiutare ad andare in profondit\u00e0 anche nell\u2019approfondimento della fede cristiana: in un\u2019epoca in cui la domanda di relazioni autentiche si scontra con un grave indebolimento dei legami sociali, una seria ricognizione storico-culturale che riconosca, in modo rigoroso e onesto, luci e ombre, conquiste importanti per l\u2019intera famiglia umana e fallimenti clamorosi, pu\u00f2 contribuire a purificare la stessa comprensione dell\u2019evento gratuito della Rivelazione da precomprensioni improprie e da tentazioni evasive.<\/p>\n<p><strong>1. Quale responsabilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Il tema della responsabilit\u00e0 segna profondamente il dibattito etico contemporaneo, grazie soprattutto al contributo di due pensatori ebraici, che si pongono come alternativi alla celebrazione individualistica dell\u2019autonomia. Secondo Emmanuel Levinas, dinanzi al volto fragile e indifeso dell\u2019altro, in cui \u00e8 come inscritto il comandamento \u00abnon uccidere\u00bb, il soggetto \u00e8 in un certo senso deposto dal suo piedistallo e \u00abmesso all\u2019accusativo\u00bb. In tale distanza non indifferente l\u2019assoluto della responsabilit\u00e0 \u00e8 anche testimonianza dell\u2019Infinito. Hans Jonas invoca invece una \u00abeuristica della paura\u00bb dinanzi allo strapotere della tecnologia, attribuendo all\u2019essere umano, l\u2019unico in grado di scegliere, il dovere di rispondere. Anche in questo caso, la responsabilit\u00e0 \u00e8 assoluta e coincide con il massimo di dovere dinanzi al massimo di fragilit\u00e0. Lo \u00abscopo di tutti gli scopi\u00bb \u00e8 il futuro della vita sulla terra; il primato dell\u2019essere umano dunque dev\u2019essere inteso non in termini di potere ma di dovere, e quindi di responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Questi due contributi ci insegnano, rispettivamente, che c\u2019\u00e8 una \u00abresponsabilit\u00e0 corta\u00bb, cio\u00e8 un dovere assoluto di farci carico dell\u2019altro proprio in quanto altro, dunque a prescindere da ogni logica opportunistica dello scambio, e nello stesso tempo anche una \u00abresponsabilit\u00e0 lunga\u00bb, nei confronti cio\u00e8 di una natura e di un\u2019umanit\u00e0 che non sono davanti a noi, come oggetto immediato di un confronto o di una trattativa. Da questo confronto \u00e8 possibile ricavare almeno un doppio contributo: anzitutto la responsabilit\u00e0, pur restando un atto personale, si declina sempre al plurale, nella forma corresponsabile del \u00abnoi\u00bb; in secondo luogo, tale corresponsabilit\u00e0 caratterizza la natura stessa dell\u2019essere insieme, e non \u00e8 la concessione paternalistica di un soggetto autocentrato.<\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 a stabilire \u2013 e soprattutto mantenere \u2013 un rapporto di reciprocit\u00e0 responsabile viene da lontano ed \u00e8 diventata particolarmente evidente ai nostri giorni; sperimentiamo quotidianamente quanto sia difficile <em>stare<\/em> <em>insieme<\/em>, perch\u00e9 forse non sappiamo pi\u00f9 cosa significhi <em>essere insieme<\/em>: a livello affettivo, culturale, sociale, economico, politico, persino ecclesiale\u2026 L\u2019oscillazione moderna tra libert\u00e0 e uguaglianza, dipendente da un\u2019interpretazione opposta della sfera politica, centrata sul primato dell\u2019individuo o sul primato del collettivo, ha obbligato di fatto a una scelta di campo tra liberalismo e comunismo, che ha condizionato anche alcuni orientamenti della Chiesa. Tuttavia, dopo la caduta del muro di Berlino (1989), san Giovanni Paolo II con la <em>Centesimus annus<\/em> ha messo in guardia profeticamente contro i pericoli di un capitalismo selvaggio e di una diffusa mentalit\u00e0 individualista, invitando a considerare l\u2019uomo come \u00abvia della Chiesa\u00bb.<\/p>\n<p>Nel nostro tempo, a cui a oggi non siamo riusciti a dare un nome, all\u2019infuori dell\u2019uso ormai indiscriminato dell\u2019avverbio latino <em>post<\/em>, all\u2019origine di una serie interminabile di neologismi (postmoderno, postcapitalismo, postdemocrazia, postumano\u2026), molti di questi nodi si presentano in una forma che \u00e8 nello stesso tempo banalizzata e incattivita. I processi di globalizzazione, multiculturalismo e finanziarizzazione dell\u2019economia accrescono le opportunit\u00e0 di vita ma anche gli squilibri sociali; all\u2019esplosione di una bolla comunicativa sembra corrispondere un amento dei contatti e insieme un impoverimento delle relazioni. In questo contesto si fa strada una seduzione populista che trasferisce nello spazio pubblico le visceralit\u00e0 irrazionali e chiuse del piccolo gruppo, fatte pi\u00f9 di nostalgie che di progetti, pi\u00f9 di chiusure che di aperture, pi\u00f9 di esclusione che di inclusione. Narcisismo e tribalismo sono i frutti avvelenati di questi processi, come hanno messo in guardia, tra gli altri, Sennett e Bauman.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> Nella contrapposizione di egoismi tra il gigantismo senz\u2019anima dei grandi apparati, ostaggio delle \u00e9lites burocratiche e dei poteri forti, e la retorica delle piccole patrie, incosciente cinghia di trasmissione dei nazionalismi che ci hanno regalato due guerre mondiali, si fa strada una sorta di sovranismo dell\u2019<em>ego<\/em>, fatto di slogan identitari e di solidariet\u00e0 corte, che lambisce anche strati profondi di un cattolicesimo nostalgico e identitario, che si sente messo in discussione (e addirittura in pericolo!) dal magistero di papa Francesco.<\/p>\n<p><strong>2. Dalla collaborazione alla corresponsabilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Parlare di corresponsabilit\u00e0 a livello ecclesiale senza fare i conti con queste derive significa impoverire il dibattito sulla sinodalit\u00e0, riducendolo a una esortazione moralistica. Grazie a una interlocuzione critica con il nostro tempo, invece, senza confusioni di piani, lo stesso discernimento ecclesiale potrebbe esserne rafforzato nelle sue radici conciliari e valorizzato nelle sue potenzialit\u00e0 pi\u00f9 profonde. Un importante cambiamento di paradigma a livello teologico e pastorale avviene infatti soprattutto grazie a due insegnamenti conciliari: l\u2019universale chiamata alla santit\u00e0, connessa al riconoscimento della legittima autonomia delle realt\u00e0 terrene, e l\u2019idea di Chiesa come popolo di Dio, che comporta una valorizzazione del sacerdozio comune dei fedeli. Il tema della corresponsabilit\u00e0 \u00e8 centrale in <em>Lumen gentium: <\/em>\u00abI sacri pastori riconoscano e promuovano la dignita\u0300 e la responsabilita\u0300 dei laici nella Chiesa; si servano volentieri del loro prudente consiglio, con fiducia affidino loro degli incarichi per il servizio della Chiesa e lascino loro liberta\u0300 e campo di agire, anzi li incoraggino perche\u0301 intraprendano delle opere anche di propria iniziativa\u00bb (<em>LG<\/em>, 37). Ne deriva una ministerialit\u00e0 non solo <em>ad intra<\/em>: nella edificazione del bene comune e della solidariet\u00e0 in campo nazionale e internazionale \u00absono specialmente i laici a essere ministri della sapienza cristiana\u00bb (<em>AA<\/em>, 14).<\/p>\n<p>Nel magistero di san Giovanni Paolo II il tema della corresponsabilit\u00e0 compare soprattutto nelle encicliche <em>Redemptor hominis <\/em>(1979) e <em>Centesimus annus <\/em>(1991), mentre almeno un riferimento insistito ed esplicito si trova in un messaggio di papa Benedetto al Forum internazionale di Azione cattolica (2012), che teorizza apertamente un passaggio dalla collaborazione alla corresponsabilit\u00e0: \u00abLa corresponsabilit\u00e0 esige un cambiamento di mentalit\u00e0 riguardante, in particolare, il ruolo dei laici nella Chiesa, che vanno considerati non come \u201ccollaboratori\u201d del clero, ma come persone realmente \u201ccorresponsabili\u201d dell\u2019essere e dell\u2019agire della Chiesa\u00bb.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p>Gli appelli ripetuti e accorati di papa Francesco in tale direzione riguardano soprattutto, pi\u00f9 che un riequilibrio di compiti e carismi tra laici e ministri ordinati, una nuova postura, comunitaria e condivisa, nei confronti delle fragilit\u00e0 e delle miserie, e una costante apertura missionaria. In relazione agli organismi di partecipazione e ad altre forme di dialogo pastorale, in <em>Evangelii gaudium<\/em>, tra l\u2019altro, ci viene ricordato che \u00abl\u2019obiettivo di questi processi partecipativi non sar\u00e0 principalmente l\u2019organizzazione ecclesiale, bens\u00ec il sogno missionario di arrivare a tutti\u00bb (<em>EG<\/em>, 31); da qui il rammarico perch\u00e9 tale impegno \u00abnon si riflette nella penetrazione dei valori cristiani nel mondo sociale, politico ed economico. Si limita molte volte a compiti intraecclesiali senza un reale impegno per l\u2019applicazione del vangelo alla trasformazione della societ\u00e0\u00bb (<em>EG<\/em>, 102). In questi appelli evidentemente si tiene conto di una deriva che ha segnato la teologia del laicato in questi ultimi anni: da un lato, la corresponsabilit\u00e0 laicale si \u00e8 venuta progressivamente appiattendo in forme puramente operative di supplenza clericale; da un altro, sembra essersi spenta l\u2019attenzione intorno al senso e alle possibilit\u00e0 di una ministerialit\u00e0 <em>ad extra<\/em>, capace di reinterpretare alla luce delle sfide di oggi una modalit\u00e0 di essere cristiani nel mondo proponibile a tutti, ben oltre l\u2019ambito dei cosiddetti operatori pastorali.<\/p>\n<p>Per riconoscere la responsabilit\u00e0 che ci accomuna, a livello sociale ed ecclesiale, dobbiamo quindi chiederci come far scendere l\u2019io dal proprio piedistallo narcisistico, a partire da una semplice domanda: che cosa c\u2019\u00e8 tra noi? Solo la occasionalit\u00e0 di contatti effimeri, o una logica di reciproca convenienza, oppure i legami della terra e del sangue? Corresponsabilit\u00e0 significa precisamente riconoscere il primato del \u00abnoi\u00bb, dilatandolo in senso universalmente inclusivo: nella societ\u00e0, incoraggiando ministerialit\u00e0 laicali competenti, formate e disponibili; nella Chiesa, prendendo atto che non \u00e8 possibile ripensare i luoghi e le forme della corresponsabilit\u00e0 senza accogliere e condividere il <em>munus<\/em> della comunione \u2013 dono che ci precede e compito che ci interpella. La prima via \u00e8 credibile se l\u2019appello alla partecipazione e alla solidariet\u00e0 si fa carico di rigenerare il tessuto della convivenza affrontando concretamente il tema del rapporto tra giustizia sociale e bene comune; una giustizia non ridotta a sentinella degli egoismi privati, ma aperta all\u2019eccedenza dell\u2019amore e della misericordia. La seconda via \u00e8 chiamata in un certo senso a percorrere un itinerario inverso, mostrando la rivelazione dell\u2019amore e della misericordia non come una fuga dalla giustizia ma come il suo compimento pi\u00f9 alto, che precede la giustizia in senso generativo e la riscatta, senza sconfessarla, in senso riparativo.<\/p>\n<p>Il primato del \u00abnoi\u00bb per un cristiano pu\u00f2 essere un punto di arrivo solo perch\u00e9 \u00e8, prima di tutto, un punto di partenza, che si fonda nel mistero della comunione trinitaria, dove lo Spirito \u00e8 amore che accomuna la prima e la seconda persona, fino al punto da essere persona egli stesso! Nel mistero dello Spirito \u00e8 custodita la verit\u00e0 ultima di ogni relazione. Lo Spirito che \u00e8 in mezzo a noi \u00e8 il fondamento del \u00abnoi\u00bb, \u00e8 il dono del \u00abnoi\u00bb che include senza escludere, che abbraccia senza soffocare, che trascende senza dissolvere. \u00abL\u2019unit\u00e0 dello Spirito \u2013 ci ricorda papa Francesco \u2013 armonizza tutte le diversit\u00e0\u00bb (<em>EG<\/em>, 230). Solo un legame che accomuna dall\u2019alto pu\u00f2 far incontrare, dialogare e crescere insieme i diversi. Pu\u00f2 fare di tanti popoli un solo popolo: un poliedro, pi\u00f9 che una sfera (<em>EG<\/em>, 236). Si pu\u00f2 collocare in quest\u2019orizzonte anche l\u2019invito di papa Francesco alla \u00abcura della casa comune\u00bb, affidato all\u2019enciclica <em>Laudato si\u2019<\/em>, che sfugge al falso dilemma tra natura e persona, tenendo insieme questione ambientale e questione sociale, raccomandando uno \u00absguardo diverso\u00bb sull\u2019ordine della creazione, capace di cogliere la radice trinitaria di ogni interconnessione tra fenomeni apparentemente eterogenei: \u00abTutto \u00e8 collegato, e questo ci invita a maturare una spiritualit\u00e0 della solidariet\u00e0 globale che sgorga dal mistero della Trinit\u00e0\u00bb (<em>LS<\/em>, 240).<\/p>\n<p>Questo radicamento trinitario della comunione pu\u00f2 entrare in dialogo con l\u2019orizzonte culturale odierno, aiutandoci a riconoscere i costi di un paradigma binario, centrato sulla distanza fra soggetto e oggetto, in cui anche l\u2019altro soggetto rischia di essere per l\u2019io come un oggetto; un dualismo che si \u00e8 ormai trasformato in un paradigma atomistico, in cui l\u2019ego non riesce a uscire da se stesso e superare la paura dell\u2019altro. Il mistero trinitario invita invece a riscoprire il paradigma di \u00abterza persona\u00bb: c\u2019\u00e8 sempre un terzo tra l\u2019io e l\u2019altro, che istituisce l\u2019infinito della relazione, garantendo un\u2019autentica reciprocit\u00e0 e rendendola universalmente inclusiva, in nome di un bene che accomuna. In questa prospettiva \u00abla relazione conta\u00bb, nel senso che lo spazio pubblico non \u00e8 abitato solo da individui tenuti insieme dall\u2019opportunismo degli egoismi o da un fragile collante contrattualistico; nel senso proprio, il bene comune non \u00e8 qualcosa di estrinseco o strumentale, ma esprime la qualit\u00e0 delle relazioni tra le persone, a un livello che appartiene alla loro identit\u00e0 pi\u00f9 profonda.<\/p>\n<p><strong><i>3.\u00a0<\/i>Esercizi di corresponsabilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>In questa prospettiva discernimento culturale e pastorale vanno di pari passo; non si tratta di sovraccaricare l\u2019esercizio della sinodalit\u00e0 con una inutile complicazione intellettualistica, ma di aprirlo a una partecipazione responsabile che coinvolga il fedele laico raggiungendolo nel suo vissuto pi\u00f9 profondo, laddove la fede senza la storia si ridurrebbe a una serie di compiti e di adempimenti assolti nel segno di una fatica per far fronte a un\u2019emergenza. Si tratta per questo di un cammino che suppone un coinvolgimento di tutta la vita; un cammino fatto di piccoli passi, che riuscir\u00e0 tanto pi\u00f9 lieve e appassionante quanto pi\u00f9 potr\u00e0 essere percorso senza un cuore diviso, senza lasciare a casa competenze e affetti, relazioni e mondi vitali.<\/p>\n<p>Su questa strada avremo bisogno tutti \u2013 nessuno escluso \u2013 di maturare alcuni atteggiamenti fondamentali attraverso concreti esercizi di corresponsabilit\u00e0. Mi limito a segnalarne alcuni.<\/p>\n<p><em>3.1. Esercizi di ascolto fiducioso<\/em><\/p>\n<p>L\u2019ascolto esige un decentramento del soggetto, un esercizio quasi ascetico di spoliazione interiore, come condizione indispensabile per attuare un\u2019autentica apertura di credito, capace di sostituire alla logica del sospetto un atteggiamento di fiducia, critica e insieme generosa. Solo attraverso questo esercizio \u00e8 possibile sfuggire alla tentazione della \u00abricetta pronta\u00bb, come ci viene ricordato in un testo di padre Bergoglio, del 1982, rivolto ai confratelli gesuiti: \u00abCome ci viene facile \u201cusare la ricetta pronta\u201d, quella che forse ho letto sull\u2019ultima rivista olandese, o francese, o integrista, per catechizzare il mio popolo. E com\u2019\u00e8 difficile, e che solitudine si prova nel cuore quando mi rendo conto che devo imparare da loro il linguaggio, le linee di riferimento, le valutazioni\u2026 E non come una riverniciata per la mia teologia, ma come forma nuova che mi riordina di nuovo\u00bb.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n<p><em>3.2. Esercizi di r<\/em><em>iconoscimento<\/em><\/p>\n<p>Il riconoscimento dell\u2019altro nella sua differenza rispetto a noi, e non come un \u00abalter ego\u00bb, specchio dei nostri egoismi o proiezione delle nostre convenienze, impegna a un atteggiamento di accoglienza, criticamente vigile ma sempre generosamente aperta: \u00abDobbiamo toglierci le scarpe \u2013 ci raccomanda papa Francesco \u2013 dinanzi al terreno sacro dell\u2019altro\u00bb (<em>EG<\/em>, 36). Solo cos\u00ec conoscenza di s\u00e9 e conoscenza dell\u2019altro potranno andare di pari passo. L\u2019altro mi aiuta a riconoscermi in profondit\u00e0, pi\u00f9 di quanto io possa immaginare: \u00abLa distanza che ci separa dallo straniero \u2013 ha scritto Jab\u00e8s \u2013 \u00e8 quella stessa che ci separa da noi. La nostra responsabilit\u00e0 di fronte a lui \u00e8 dunque solo quella che abbiamo verso noi stessi\u00bb; in questo senso, \u00ablo straniero ti permette di essere te stesso, facendo di te uno straniero\u00bb.<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a><\/p>\n<p><em>3.3. Esercizi di progettazione generativa<\/em><\/p>\n<p>\u00abInsieme\u00bb \u00e8 un avverbio che non descrive uno \u00abstato in luogo\u00bb, ma postula un vero e proprio \u00abmoto a luogo\u00bb; dunque un processo, un cammino, una pratica cooperativa, che dev\u2019essere tale in tutte le sue fasi, dall\u2019inizio alla fine. L\u2019appello alla corresponsabilit\u00e0 non \u00e8 credibile se arriva troppo tardi, alla fine del processo, quando si tratta di mettere sulle spalle di altri idee e propositi concepiti in autonomia. \u00abInsieme\u00bb \u00e8 prima di tutto l\u2019avverbio del concepimento, da cui dipende la gestazione e il dare alla luce un progetto. Progettare insieme \u00e8 un\u2019arte molto difficile: suppone la possibilit\u00e0 di imparare a pensare insieme, a condividere grandi sogni, a commisurare metodi differenti, a fare i conti con timori, esitazioni, scoraggiamenti; ad attivare processi aperti e perfettibili, che solo cos\u00ec potranno tenere insieme la concretezza della situazione e la lungimiranza del progetto. Ancora Bergoglio: \u00abGuardare la nostra storia vuol dire percorrere cortili scorgendo praterie, guardare frammenti ma contemplare forme\u00bb.<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n<p><em>3.4. Esercizi di tessitura cooperativa<\/em><\/p>\n<p>Il passo ulteriore chiama in causa un tirocinio paziente e tenace, in cui ci\u00f2 che conta \u00e8 \u00abdare priorita\u0300 al tempo\u00bb, che \u00absignifica occuparsi <em>di iniziare processi pi\u00f9 che di possedere spazi<\/em>\u00bb\u00a0(<em>EG<\/em>, 223). Anche in questo laborioso \u00abartigianato dei piccoli passi\u00bb si misura la forma di Chiesa come comunit\u00e0 alternativa: in una societ\u00e0 scucita, in cui dominano i \u00absolventi\u00bb della competizione, dell\u2019arroganza e della violenza, la possibilit\u00e0 di tornare a tessere la trama dei beni relazionali dipende da una rinnovata cura per i \u00abcollanti\u00bb della partecipazione, della dedizione, della gratuit\u00e0, che aiutino a ricucire insieme, dal basso, con ago e filo, le ferite della fraternit\u00e0. C\u2019\u00e8 una voglia diabolica di rottura dei legami che domina il nostro tempo, in cui si scambia il narcisismo con la maturit\u00e0 personale; una tentazione strisciante che serpeggia anche nella comunit\u00e0 cristiana, portando a sognare perimetri chiusi, cittadelle blindate, vessilli rituali dietro ai quali nascondersi. Imparare a usare ago e filo \u00e8 un\u2019urgenza per tutti.<\/p>\n<p><em>3.5. Esercizi di <\/em>\u00ab<em>restituzione lunga<\/em>\u00bb<\/p>\n<p>La responsabilit\u00e0 \u00e8 una forma di restituzione asimmetrica: non un \u00ab<em>do ut des<\/em>\u00bb, ma un \u00ab<em>do ut sis<\/em>\u00bb. Io do perch\u00e9 tu sia, non perch\u00e9 io abbia. La vera restituzione non sopporta i calcoli della convenienza n\u00e9 la logica contabile dello scambio. Il circolo della restituzione \u00e8 generativo se ispirato al primato dell\u2019eccedenza sull\u2019equivalenza. Nel senso migliore, la restituzione \u00e8 una risposta assoluta, incondizionata: gratuit\u00e0 senza alcun tornaconto. La vera restituzione \u00e8 quella che non ci verr\u00e0 restituita. Questa \u00e8 la motivazione pi\u00f9 profonda, che radicalizza e insieme alleggerisce il peso della responsabilit\u00e0: la vera urgenza del servizio ecclesiale non dipende dalla carenza di operatori, non \u00e8 una forma di supplenza transitoria in attesa di tempi migliori; nasce piuttosto dal riconoscimento di un debito che viene da lontano e guarda lontano: viene da una storia di <em>traditio fidei<\/em>, guarda al mistero inaudito della comunione dei santi, che ci dona un respiro infinito, oltre lo spazio e il tempo, persino oltre il male e la morte.<\/p>\n<p>Questi \u00abesercizi di corresponsabilit\u00e0\u00bb chiamano dunque in causa una capacit\u00e0 di risposta comunitaria rivolta contemporaneamente al Signore della vita e della storia, ai fratelli nella fede, all\u2019intera famiglia umana, al creato nella sua globalit\u00e0. Forse l\u2019ingrediente pi\u00f9 semplice e prezioso, indispensabile per esercitare bene la nostra responsabilit\u00e0 comunitaria \u00e8 proprio quella santit\u00e0 feriale, che papa Francesco in <em>Gaudete et exsultate <\/em>ci invita a riscoprire come un cammino comunitario, fatto di preghiera costante, di pazienza e mitezza, di audacia e fervore, di gioia e persino di senso dell\u2019umorismo. Una santit\u00e0 popolare, della \u00abporta accanto\u00bb, resta la condizione fondamentale per non snaturare l\u2019appello alla corresponsabilit\u00e0 in senso burocratico o strumentale, riconoscendola come cura di una fede testimoniata da un affidamento reciproco: \u00abLa comunit\u00e0 che custodisce i piccoli particolari dell\u2019amore, dove i membri si prendono cura gli uni degli altri e costituiscono uno spazio aperto ed evangelizzatore, \u00e8 luogo della presenza del Risorto che la va santificando secondo il progetto del Padre\u00bb (<em>GE<\/em>, 145).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> <em>Homiliarum in Ezechielem prophetam libri duo<\/em>, 2,2,1: PL 76,948 s. Il testo \u00e8 ricordato per sottolineare l\u2019influsso della predicazione \u00absulla vitalit\u00e0 del magistero e sulla stessa formulazione dei suoi contenuti\u00bb (S. Dianich, <em>Magistero in movimento. Il caso papa Francesco<\/em>, EDB, Bologna 2016, 59).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Cf. R. Sennett, <em>Il declino dell\u2019uomo pubblico<\/em>, Bruno Mondadori, Milano 2006; Id., <em>Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione<\/em>, Feltrinelli, Milano 2012; Z. Bauman, <em>Retrotopia<\/em>, Laterza, Bari \u2013 Roma 2017.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Messaggio del santo padre Benedetto XVI in occasione della VI assemblea ordinaria del<br \/>\nForum internazionale di Azione cattolica, 10 agosto 2012 (https:\/\/w2.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it\/messages\/pont-messages\/2012\/documents\/hf_ben-xvi_mes_20120810_fiac.html).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> J.M. Bergoglio, <em>Nel cuore di ogni padre. Alle radici della mia spiritualit\u00e0<\/em>, Rizzoli, Milano 2014, 258.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> E. Jabe\u0300s, <em>Uno straniero con, sotto il braccio, un libro di piccolo formato<\/em>, SE, Milano 1991, 61, 11.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Bergoglio, <em>Nel cuore di ogni padre<\/em>, 7.<\/p>\n<p><em>Tratto da Orientamenti Pastorali 4(2020). EDB, tutti i diritti riservati<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luigi Alici \u2013 gi\u00e0 Professore ordinario di Filosofia morale Universit\u00e0 di Macerata \u00abSo bene che molte cose, che nella sacra Scrittura da solo non sono &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":2264,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[29],"tags":[212,12],"class_list":["post-2263","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli-schede","tag-corresponsabilita","tag-sinodalita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2263","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2263"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2263\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2271,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2263\/revisions\/2271"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2264"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2263"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2263"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2263"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}