{"id":2081,"date":"2022-08-31T16:57:32","date_gmt":"2022-08-31T14:57:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=2081"},"modified":"2022-08-31T20:03:03","modified_gmt":"2022-08-31T18:03:03","slug":"verso-una-famiglia-di-single","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2022\/08\/31\/verso-una-famiglia-di-single\/","title":{"rendered":"Verso una famiglia di single?"},"content":{"rendered":"<p><em>Giuseppe Savagnone &#8211; responsabile del sito della Pastorale della Cultura dell&#8217;Arcidiocesi di Palermo, www.tuttavia.eu.\u00a0Scrittore ed editorialista.<\/em><\/p>\n<p>L\u2019ultimo rapporto annuale Istat, pubblicato alcuni giorni fa, evidenzia un fenomeno che peraltro abbiamo tutti sotto gli occhi e che forse merita qualche riflessione. Mi riferisco alla crisi sempre pi\u00f9 evidente della famiglia come \u00e8 stata concepita per secoli, crisi che da tempo riguarda tutta l\u2019Europa ma che ha ormai effetti dirompenti anche nel nostro Paese.<\/p>\n<p>Eloquente gi\u00e0 il titolo del paragrafo in cui il rapporto affronta la questione: \u00abIl crollo della nuzialit\u00e0, l\u2019aumento dell\u2019instabilit\u00e0 matrimoniale\u00bb. Gli italiani si sposano sempre pi\u00f9 tardi e quelli che lo fanno sono comunque sempre di meno. \u00abNel 2011 l\u2019et\u00e0 media al primo matrimonio era 32,6 anni per gli uomini e 30,1 per le donne mentre nel 2019, ultimo anno non toccato dalla pandemia era pari, rispettivamente, a 33,9 e 31,7 anni. L\u2019effetto della pandemia ha prodotto un\u2019ulteriore accentuazione del rinvio delle prime nozze. Nel 2020 per i primi matrimoni gli uomini hanno in media 34,1 anni e le donne 32,0\u00bb.<\/p>\n<p>Sia uomini che donne, dunque, si sposano \u2013 quando lo fanno \u2013 sempre pi\u00f9 tardi. Basta leggere un romanzo ottocentesco o del primo novecento per constatare che allora era normale sposarsi appena ventenni (le ragazze anche prima). Soprattutto, per\u00f2, si sposano sempre di meno. Al netto delle inevitabili oscillazioni prodotte dalla pandemia, nel 2021 i primi matrimoni sono diminuiti quasi del 20% rispetto al 2011. Osserva il rapporto: \u00abLa protratta permanenza dei giovani nella famiglia di origine ha, come \u00e8 noto, un effetto diretto sul rinvio delle prime nozze\u00bb. Gli italiani restano \u201cfigli di famiglia\u201d fin dopo i trentanni.<\/p>\n<p>Certo, giocano spesso anche motivi economici, legati alla difficolt\u00e0 di trovare un lavoro, almeno un lavoro non precario. Ma ci sono anche altre ragioni. Viene da pensare alla precocit\u00e0 che si riscontra ormai abitualmente nei bambini. Quelli di una volta andavano a letto presto, non sapevano nulla su come nascono i figli, non dicevano parolacce, facevano naturalmente i capricci, ma in sostanza ubbidivano ai genitori.<\/p>\n<p>Oggi molti di loro hanno tra le mani un cellulare o un tablet fin dai primi anni (o addirittura mesi) di vita, cosicch\u00e9 \u00e8 a loro che il nonno deve rivolgersi per essere aiutato nel suo difficile rapporto con questi strumenti; trascorrono molte ore posteggiati davanti alla TV, dove vedono e sentono ogni sorta di notizie; vengono coinvolti dai genitori nelle uscite serali e notturne; dicono parolacce, e a volte le dicono proprio rivolgendosi al padre e alla madre.<\/p>\n<p>In un certo senso, sono gi\u00e0 adulti da bambini. Ma si tratta di un processo a doppio taglio, perch\u00e9 accade che crescendo restino estremamente fragili e immaturi sotto un profilo pi\u00f9 ampiamente umano. Incapaci, perci\u00f2, di assumersi responsabilit\u00e0 sponsali e genitoriali. Insomma, sono rimasti un po\u2019 bambini anche da adulti.<\/p>\n<p>Questa crisi del matrimonio appare particolarmente acuta se si guarda a quello religioso. \u00abSono in particolare i primi matrimoni religiosi ad aver subito la contrazione pi\u00f9 forte dal 2011 al 2019 (-29,9 %), con un\u2019incidenza sui primi matrimoni che \u00e8 diminuita dal 70,1 % al 58,4 %\u00bb. Ormai solo poco pi\u00f9 di met\u00e0 dei giovani che si sposano lo fanno in chiesa. \u00abNell\u2019ultimo decennio si \u00e8 assistito, all\u2019opposto, a un incremento continuo del ricorso al solo rito civile per la celebrazione delle prime nozze: dal 29,9 % del totale dei primi matrimoni del 2011 al 43,4 % del 2021\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La precariet\u00e0 dei rapporti: convivenze e divorzi<\/strong><\/p>\n<p>Ma soprattutto crescono le convivenze: \u00abLa diminuzione dei primi matrimoni \u00e8 speculare alla progressiva diffusione delle libere unioni (convivenze more uxorio) che sono pi\u00f9 che triplicate dal 2000-2001 al 2020-2021, passando da circa 440 mila a 1 milione e 450 mila\u00bb.<\/p>\n<p>Rispetto al matrimonio la convivenza \u00e8 decisamente meno impegnativa. Si resta comunque dei single che stanno insieme finch\u00e9 stanno bene insieme, salvo a riacquistare la propria \u201clibert\u00e0\u201d in qualunque momento la relazione non li soddisfi pi\u00f9.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che ormai anche il matrimonio, almeno dal punto di vista civile, dopo l\u2019introduzione del divorzio non \u00e8 pi\u00f9 indissolubile. Ma rimane una scelta assai pi\u00f9 impegnativa che quella di \u201cstare insieme\u201d. In ogni caso, nota il rapporto, \u00abi divorzi sono stati in costante aumento dall\u2019introduzione di questa possibilit\u00e0 nell\u2019ordinamento italiano nel 1970 fino alla met\u00e0 del decennio scorso.<\/p>\n<p>Dal 2015 il numero di divorzi ha subito una forte impennata (+57,5 per cento in un solo anno), a seguito dell\u2019entrata in vigore di due leggi che hanno semplificato e velocizzato le procedure consensuali senza rivolgersi ai tribunali e ridotto l\u2019intervallo tra separazione e divorzio (a dodici mesi per le separazioni giudiziali e sei mesi per quelle consensuali\u00bb. Rispetto al 2011, le separazioni sono aumentate del 10,1 % e i divorzi del 54,3 %.<\/p>\n<p><strong>La \u00abfamiglia unipersonale\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 ha un riflesso immediato sulla composizione della famiglia. Si osserva nel rapporto che \u00abse all\u2019inizio del nuovo millennio la famiglia nucleare formata da una coppia con figli era ancora la pi\u00f9 frequente, seppure non pi\u00f9 maggioritaria, ai giorni nostri \u00e8 superata dalla famiglia unipersonale\u00bb. Per la prima volta quelle formate da una sola persona (33,2 %) sono pi\u00f9 numerose di quelle costituite da una coppia con figli (31,2 %).<\/p>\n<p>Di poco inferiore, ancora, alla media di famiglie composte di single nei paesi europei (35,9 % nel 2021) ma con una crescita progressiva (dal 24,0 % del 2000) che, tendenzialmente, sembra portare ai numeri dell\u2019Europa Centrale (Germania e Francia 41 %) e del nord Europa (Svezia al 50,1 %). Insomma, il processo \u00e8 stato, nel giro di pochi decenni,dalla famiglia patriarcale del secolo scorso a quella mononucleare dell\u2019inizio del terzo millennio a quella composta di una sola persona, di cui ancora in Italia abbiamo solo un\u2019avvisaglia (33,2 % \u00e8 gi\u00e0 una forte percentuale), ma che altrove \u00e8 ormai pienamente affermata.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 ha preciso riscontro a livello di diminuzione delle nascite. Leggiamo nel rapporto: \u00abIl saldo naturale, gi\u00e0 pari a -335 mila unit\u00e0 nel 2020, si \u00e8 sommato a un ulteriore decremento di 310 mila unit\u00e0 nel 2021, determinando un deficit di \u201csostituzione naturale\u201d di 645 mila persone\u00bb.<\/p>\n<p>Il crollo delle nascite \u00e8 particolarmente accentuato tra le donne con meno di 30 anni. A conferma di quanto si diceva prima sulla incapacit\u00e0 dei giovani di assumersi responsabilit\u00e0. Anche qui, come per il matrimonio, giocano sicuramente fattori economici. Si aggiungano ad esse le ovvie conseguenze, sul piano biologico, di avere un figlio in un\u2019et\u00e0 in cui la curva della fertilit\u00e0 della donna \u00e8 in netto calo. Ma, come per il matrimonio, questi elementi non possono nascondere una difficolt\u00e0 pi\u00f9 profonda, che rende gli italiani sempre meno capaci di generare.<\/p>\n<p>Questo il quadro oggettivo dell\u2019andamento della famiglia , secondo il nostro Istituto di statistica. Quale valutazione darne? Dobbiamo guardare con favore a un futuro in cui il single sembra destinato a sostituire la comunit\u00e0 familiare? Personalmente dubito che la maggior parte delle persone, almeno in Italia, saluti questo come un traguardo auspicabile. Allora per\u00f2 \u00e8 necessario chiedersi quali sono le cause che lo stanno rendendo, col passare degli anni, sempre pi\u00f9 vicino. E poich\u00e9 questa cause non sono solo economiche, ma anche culturali , dobbiamo interrogarci su ci\u00f2 che dobbiamo cambiare nel nostro modo di pensare e di agire, se vogliamo davvero evitare quell\u2019esito.<\/p>\n<p><strong>Un diverso concetto di libert\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>A dominare lo scenario della crisi della famiglia, come abbiamo visto, \u00e8 l\u2019affermarsi sempre pi\u00f9 indiscusso \u2013 gi\u00e0 in Italia e ancora pi\u00f9 in altri paesi europei \u2013 della figura del single, di una persona, cio\u00e8, che \u00e8 senz\u2019altro disposta ad avere rapporti con un partner, ma tende sempre di pi\u00f9 a evitare un legame stabile e definitivo. Convivenze, divorzi, famiglie unipersonali, hanno come protagonista il single. Analogamente, si \u00e8 restii a fare figli, perch\u00e9 ad essi non si pu\u00f2 applicare la logica del \u201cstiamo insieme finch\u00e9 stiamo bene insieme\u201d. Padri e madri lo si \u00e8 per sempre.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che per il single la libert\u00e0 si identifica con l\u2019autonomia, con la possibilit\u00e0 di operare senza essere condizionati da vincoli di sorta. E se noi non rimettiamo in discussione questa idea, il futuro sar\u00e0 sempre pi\u00f9 dominato dal declino della famiglia come comunit\u00e0. Bisogna riscoprire, accanto a questo concetto di libert\u00e0, quello per cui essa non \u00e8 solo la possibilit\u00e0 di fare e di avere quello che si desidera senza incontrare ostacoli (non a caso di questa libert\u00e0 di dice che \u00abfinisce dove comincia quella dell\u2019altro\u00bb: l\u2019ostacolo invalicabile \u00e8 l\u2019altro), ma la capacit\u00e0 di scegliere qualcosa o qualcuno per il valore che vi si trova e di impegnarsi nei suoi confronti con tutto il proprio essere.<\/p>\n<p>In questa prospettiva, veramente libero \u00e8 alla fine solo chi sa scoprire il senso della propria esistenza in un ideale o in una persona a cui rimane fedele malgrado tutte le difficolt\u00e0. Questo non esclude l\u2019autonomia, ma le d\u00e0 un orientamento e una regola. Poter fare o avere senza ostacoli ci\u00f2 che si desidera non \u00e8 ancora avere compreso che cosa davvero desiderare.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza di tante persone \u2013 si pensi a molti giovani \u2013 che fanno \u201cliberamente\u201d (nell\u2019accezione dell\u2019autonomia) esperienze balorde e autodistruttive ci mette in guardia dal ridurre a questo la libert\u00e0. Se essa non include anche la responsabilit\u00e0 verso qualcosa di buono, di importante, gira a vuoto e non porta da nessuna parte. Ma la responsabilit\u00e0 \u00e8 inscindibile dalla seriet\u00e0 dell\u2019impegno: nel caso della famiglia, verso il partner e verso i figli. Se non vogliamo che la famiglia del futuro sia in maggioranza formata da single.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.tuttavia.eu\/2022\/07\/15\/verso-una-famiglia-di-single\/\">https:\/\/www.tuttavia.eu\/2022\/07\/15\/verso-una-famiglia-di-single\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Savagnone &#8211; responsabile del sito della Pastorale della Cultura dell&#8217;Arcidiocesi di Palermo, www.tuttavia.eu.\u00a0Scrittore ed editorialista. 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