{"id":1937,"date":"2022-02-28T16:42:14","date_gmt":"2022-02-28T15:42:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=1937"},"modified":"2022-02-28T16:42:14","modified_gmt":"2022-02-28T15:42:14","slug":"la-crisi-ucraina-leuropa-senzanima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2022\/02\/28\/la-crisi-ucraina-leuropa-senzanima\/","title":{"rendered":"La crisi ucraina: l\u2019Europa senz\u2019anima?"},"content":{"rendered":"<p><em>Giuseppe Savagnone &#8211; responsabile del sito della pastorale della cultura dell&#8217;arcidiocesi di Palermo, www.tuttavia.eu, scrittore ed editorialista.<\/em><\/p>\n<p>A pi\u00f9 di vent\u2019anni dai conflitti che avevano lacerato il territorio della ex Jugoslavia, la guerra \u00e8 tornata a divampare sul continente europeo. \u00c8 difficile in questo momento fare previsioni, ma, quali che siano gli sviluppi dei prossimi giorni, \u00e8 ormai chiaro che l\u2019azione della Russia nei confronti dell\u2019Ucraina si configura come un\u2019invasione militare di ampia portata. Da settimane il presidente americano Biden l\u2019aveva preannunciata, insistendo sulla sua imminenza, malgrado le solenni smentite e i sarcasmi con cui da parte russa le sue previsioni venivano accolte sistematicamente. Anche molti osservatori occidentali pensavano che l\u2019imponente assembramento di truppe e di mezzi alle frontiere dell\u2019Ucraina, pur non potendosi certamente catalogare nei termini di una semplice esercitazione, avesse soprattutto la funzione di esercitare una pressione psicologica per ottenere garanzie che l\u2019ex repubblica sovietica rimanesse fuori dalla NATO. Perfino il presidente ucraino Zelens\u2019kyj aveva mostrato un certo disagio per il clima di allarme che i reiterati avvertimenti dell\u2019amministrazione statunitense stavano creando nel suo Paese, lasciando intendere che li riteneva esagerati. Anche le ultime notizie di un ripiegamento dei militari russi sembravano confermare che i segnali provenienti da Washington altro non fossero che un isterico \u201cal lupo al lupo\u201d privo di consistenza.<\/p>\n<p><strong>Inquietanti analogie<\/strong><\/p>\n<p>E, invece, i fatti hanno dimostrato che Biden aveva ragione. Ed ora ci troviamo qui a parlare di una situazione di emergenza che ricorda tristemente un passato che ci sembrava di esserci lasciati per sempre alle spalle. La politica di Putin nei confronti della repubblica ucraina assomiglia in modo impressionante a quella di Hitler quando, nel 1938, dopo aver annesso l\u2019Austria alla Germania, pretese di fare la stessa operazione con una vasta regione della Cecoslovacchia, i Sudeti, facendo leva sul fatto che in essi viveva una forte percentuale di tedeschi. Gi\u00e0 nel 2014 la Russia aveva annesso la Crimea. Anche in questo caso la giustificazione era la presenza in questa regione dello Stato ucraino di una forte percentuale di filorussi. Ora lo stesso copione \u00e8 stato riprodotto nei confronti della regione del Donbass, che presenta caratteristiche simili, ma questa volta estendendo l\u2019offensiva all\u2019intera Ucraina. Ad allarmare, per\u00f2, non sono solo le scelte militari: forse ancora pi\u00f9 inquietanti sono le motivazioni, deliranti, avanzate da Putin per giustificarle. A cominciare da quella, iniziale, secondo cui ad attaccare era stata la Repubblica ucraina. Un\u2019argomentazione che fa venire in mente quella del lupo della favola di Fedro che, trovandosi a bere dal ruscello a monte dello sfortunato agnello, lo accus\u00f2 di intorbidargli l\u2019acqua\u2026<\/p>\n<p>Sulla stessa linea le altre accuse, rivolte dal Cremlino al governo ucraino, di essere nazista e di aver praticato nei confronti dell\u2019etnia russa del Donbass un vero e proprio genocidio. Quando tutti sanno che il vero problema della Russia \u00e8 la svolta che ha portato ultimamente l\u2019Ucraina \u2013 a lungo rimasta nell\u2019orbita russa anche dopo la proclamazione della sua autonomia \u2013 su posizioni vicine al mondo occidentale, lasciano intravedere addirittura un possibile ingresso nella NATO. Insomma, siamo davanti a una politica che, come al tempo di Hitler, non teme di invocare argomenti palesemente irrazionali per compiere gli atti pi\u00f9 estremi. Questo rende impossibile il dialogo, che infatti \u00e8 stato a pi\u00f9 riprese iniziato \u2013 prima con il premier francese Macron, poi con il cancelliere tedesco Scholz, poi con lo stesso Biden \u2013 e poi sempre si \u00e8 interrotto.<\/p>\n<p><strong>La logica del machiavellismo<\/strong><\/p>\n<p>Qualcuno legge in questi estremi il segno di una disperazione di Putin, destinata a sfociare nella crisi finale del suo regime. Francamente, sono pi\u00f9 propenso a vedervi una lucida applicazione dei dettami del machiavellismo. Non \u00e8 una novit\u00e0. Mentre nel mondo greco la politica veniva pensata in continuit\u00e0 con la morale \u2013 per Aristotele ne \u00e8 il culmine \u2013, nell\u2019et\u00e0 moderna, da Machiavelli in poi, la politica \u00e8 stata considerata come qualcosa di estraneo alla coscienza e alla morale. Reciprocamente, queste ultime sono state sempre pi\u00f9 interpretate da tutto il pensiero moderno in termini esclusivamente intimistici e soggettivistici, che ne rendevano impossibile la trasposizione sul piano della vita pubblica. Da qui una concezione della politica come insieme dei mezzi idonei a raggiungere un qualsiasi fine e quindi come arte puramente strumentale, mero esercizio del potere, sganciato dal problema del valore dei fini in se stessi. Da qui, simmetricamente, una concezione della coscienza che stabilisce i suoi fini \u2013 si tratti della felicit\u00e0 che caratterizza una vita buona, o della virt\u00f9 che accompagna quella giusta \u2013 in chiave rigorosamente privatistica.<\/p>\n<p>Per Machiavelli i principi etici sono importanti, ma non valgono per la sfera pubblica. La famosa espressione secondo cui \u00abil fine giustifica i mezzi\u00bb non \u00e8 un principio della morale privata \u2013 sarebbe la sua distruzione \u2013, ma vale l\u00e0 dove la morale non ha pi\u00f9 giurisdizione, vale a dire in politica, dove sia fine che mezzi sono destituiti di ogni significato valoriale. \u00c8 quanto si pensa anche nelle nostre democrazie liberali. L\u2019incubo dello Stato etico hegeliano, con le sue ricadute totalitarie, ha fatto guardare con sospetto ogni richiamo al bene e al male nella vita politico-istituzionale, rendendo improbabile un ritorno all\u2019idea di \u201cbene comune\u201d. Si preferisce usare la formula molto pi\u00f9 asettica di \u201cinteresse generale\u201d, che non riguarda la sfera etica, ma quella utilitaristica, sia pure concepita come equilibrio e bilanciamento dei diversi interessi particolari. L\u2019equivoco \u00e8 estremamente diffuso. \u00abOggi, sembra che solo una democrazia formale sia \u201cfunzionalmente\u201d possibile, mentre ogni via o soluzione \u201csostantiva\u201d sarebbe da collocare tra le forme arcaiche e dogmatiche della organizzazione politica della societ\u00e0. Parimenti, la cittadinanza non consisterebbe pi\u00f9 in fini comuni (in un comune \u201cdestino\u201d), ma solo in regole (strumenti, procedimenti) concordate insieme\u00bb (Donati). Ma \u00able regole, pur necessarie, non possono rappresentare da sole [\u2026] quel punto di unificazione, di cui ogni societ\u00e0 (anche, e per certi aspetti a maggior ragione, la \u201csociet\u00e0 complessa\u201d della post-modernit\u00e0) ha bisogno per dare un senso alla convivenza fra gli uomini. Si impone pertanto, necessariamente, una rinnovata ricerca di valori comuni e condivisi, grazie ai quali possa essere raccolta e superata la sfida della complessit\u00e0\u00bb (Campanini).<\/p>\n<p><strong>L\u2019Europa alla ricerca di un\u2019anima<\/strong><\/p>\n<p>Si capisce cos\u00ec perch\u00e9 l\u2019Occidente si trovi in difficolt\u00e0 a resistere all\u2019offensiva di Putin. In particolare, l\u2019Europa, che la mancanza di un vero orizzonte di fini comuni valoriali rende incapace di passare dal mero coordinamento funzionale a una effettiva unit\u00e0 politica, condizione indispensabile per quella militare. Mancando i fini, rimangono le regole procedurali. E gli interessi economici, che per\u00f2, come tutti gli interessi, sono particolari e, piuttosto che unire, dividono. Non sono in grado di fornire un\u2019anima che unifichi le varie membra e ne faccia un unico corpo. Non c\u2019\u00e8 perci\u00f2 da stupirsi se l\u2019Europa, al di l\u00e0 dei proclami, si trova spiazzata davanti alla minaccia del colosso ed \u00e8 costretta a puntare su sanzioni economiche tanto problematiche quanto pi\u00f9 dannose anche per l\u2019economia di chi le adotta\u2026 Basti pensare che la sua dipendenza dal gas russo rende in parte velleitarie le sue bellicose dichiarazioni di embargo commerciale e bancario. Cos\u00ec, gli europei sono costretti ad affidarsi agli americani per essere tutelati dall\u2019espansionismo russo e a cercare, con sortite diplomatiche estemporanee di questo o quel leader, di avere un peso politico che di fatto viene loro negato. Se l\u2019Europa non trover\u00e0 un\u2019anima sar\u00e0 molto difficile che il futuro dei suoi rapporti con la Russia possa essere quello di un dialogo da pari a pari. La politica non \u00e8 solo tecnica e un\u2019unit\u00e0 su questo terreno sar\u00e0 possibile solo quando, al di l\u00e0 dei divergenti interessi, i Paesi del continente saranno capaci di incontrarsi in una unica prospettiva valoriale.<\/p>\n<p>https:\/\/www.tuttavia.eu\/2022\/02\/25\/la-crisi-ucraina-europa-senza-anima\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Savagnone &#8211; responsabile del sito della pastorale della cultura dell&#8217;arcidiocesi di Palermo, www.tuttavia.eu, scrittore ed editorialista. 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