{"id":1933,"date":"2022-02-28T16:33:45","date_gmt":"2022-02-28T15:33:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=1933"},"modified":"2022-02-28T16:33:45","modified_gmt":"2022-02-28T15:33:45","slug":"alla-ricerca-della-profezia-straniera-la-fenomenologia-del-perdono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2022\/02\/28\/alla-ricerca-della-profezia-straniera-la-fenomenologia-del-perdono\/","title":{"rendered":"Alla ricerca della \u00abprofezia straniera\u00bb: la fenomenologia del perdono"},"content":{"rendered":"<p><em>Antonio Mastantuono &#8211; pastoralista, vicepresidente di Orientamenti Pastorali<\/em><\/p>\n<p>Tema non solamente etico ed intrinseco alla fede cristiana, il perdono \u00e8 stato oggetto di riflessione, specie negli ultimi decenni, anche da parte di filosofi e psicologi, che ne hanno indagato, oltre alla dimensione personale, la valenza sociopolitica. In molti autori l\u2019atto del perdono assume il valore di un vero e proprio \u00abprincipio sovversivo<strong>\u00bb<\/strong> rispetto alle geometrie concettuali di gran parte della nostra tradizione teoretica. In questa, il perdono \u00e8 visto essenzialmente come una virt\u00f9 individuale, consistente nella gratuita remissione di una colpa, e come rinuncia alla punizione del colpevole da parte di chi \u00e8 stato personalmente offeso. Nella riflessione pi\u00f9 recente la realt\u00e0 del perdono si concretizza in un <em>incipit vita nova<\/em> personale almeno virtualmente relazionale, il cui darsi apre l\u2019orizzonte di una peculiare logica di interazione. Ne deriva \u00abuna definizione positiva del perdono, inteso come libero atto di amore \u2013 o comunque di rispetto attivo \u2013 di chi riammette alla relazione con s\u00e9 il proprio offensore, riconoscendogli una dignit\u00e0 che supera il male compiuto\u2026\u00bb.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> Non si perdona, allora, in ossequio ad un principio etico, come se si desse esecuzione ad un precetto, ma in forza di un atto libero ed indeducibile, esperienza non completamente intelligibile, che attinge in ultima analisi alle ragioni profonde dell\u2019amore.<\/p>\n<p>In un mondo, come il nostro, dominato dalla violenza e da forme di conflittualit\u00e0 sempre pi\u00f9 esasperate e violente, oltre che dalla funzionalizzazione e dalla massificazione dei rapporti umani, \u00e8 naturale che rinasca la nostalgia di relazioni umane vere, costruite sul dialogo e sulla comprensione reciproca. Se la riconciliazione non viene ridotta n\u00e9 a un\u2019intesa sul piano ideologico n\u00e9 a sterile compromesso, ma viene concepita come una comunione di persone che, conservando le loro specificit\u00e0, si accolgono senza alcun calcolo, sembra di poter dire che essa si fondi, in ultima analisi, sul perdono. L\u2019atto del perdono riveste una grande funzione sociale e religiosa: rompe la logica del male, frantuma il cerchio del diritto nel quale rischiano di chiudersi la giustizia e la riconciliazione, introduce un principio nuovo e creatore. Perdonare diventa allora una virt\u00f9 stimolante, tanto difficile quanto confortante, tanto encomiabile quanto necessaria. Perdonare non \u00e8 un gesto di routine diffusa, non \u00e8 costume di tutti i giorni: \u00e8 pi\u00f9 che altro un fiore nascosto, originale, che fiorisce ogni volta sul terreno del dolore e del superamento di s\u00e9; perdonare \u00e8 il gesto che ci colloca nel meglio del nostro essere.<\/p>\n<p><strong>Dinamica del perdono<\/strong><\/p>\n<p>Un approccio al tema del perdono non pu\u00f2 prescindere da una disamina delle sue componenti antropologiche e psicologiche. Se da un lato il perdonare si condensa nel gesto unico di un momento, dall\u2019altro esso \u00e8 sempre il frutto di un itinerario, complesso e articolato, che coinvolge la persona umana nell\u2019insieme delle sue dinamiche. Se perdonare significa una vittoria sulle proprie paure, una strada per riappacificarsi con il passato e rendersi disponibili e aperti al presente, una via verso la libert\u00e0, \u00e8 evidente che non pu\u00f2 essere pensato che come un processo dinamico. Perdonare gli altri, ma anche se stessi, significa crescere, avere coraggio, amare. Riconoscere che il male ha un\u2019origine, un volto, anche se spesso ci\u00f2 comporta fatica, \u00e8 condizione essenziale per avviare il processo del perdono. Quando si perdona non si dimentica il male ricevuto, come se dimenticare fosse parte integrante del perdono allo stesso modo in cui le corde fanno parte di un violino. Se si dimentica, non si perdona affatto. Non si pu\u00f2 perdonare qualcosa che si \u00e8 dimenticato. Abbiamo invece bisogno di perdonare proprio perch\u00e9 non abbiamo dimenticato il male subito. Perdonare significa ricordare il passato per assimilarlo e farne parte della propria storia. Significa anche concretizzare una forma d\u2019amore, un amore che accetta l\u2019altro cos\u00ec com\u2019\u00e8. Il perdono, cos\u00ec, include spesso anche il recupero di un rapporto sociale con l\u2019offensore. L\u2019accettazione mutua rende possibile la riconciliazione. Questa accettazione \u00e8 basata sulla capacit\u00e0 di entrambe le parti di accogliere se stessi e il fatto del rapporto infranto. Esse hanno bisogno di riconoscere la seriet\u00e0 del distacco mentre, allo stesso tempo, rinunciano al desiderio di punizione e di autogiustificazione.<\/p>\n<p>Perdonare non \u00e8 facile: \u00e8 un lavoro difficile, che richiede tutte le energie e il tempo di chi perdona. La non disponibilit\u00e0 a perdonare deriva da un egoismo umano fondamentale che impedisce la generosit\u00e0 del perdono, ma anche da ostacoli connessi alla forza di volont\u00e0 della persona offesa, in attesa di perdono. La richiesta di perdono \u00e8 un atto necessario nella dinamica del perdono, ma a volte non pu\u00f2 realizzarsi per una serie di difficolt\u00e0 riconducibili a due ordini: uno emotivo e psicologico, l\u2019altro che oseremo chiamare metafisico. L\u2019offensore non riesce a staccarsi da ci\u00f2 che \u00e8 stato commesso, perch\u00e9 lo mantiene in una falsa attualit\u00e0: l\u2019offesa ritorna nel presente sotto forma di un ricordo doloroso o disonorevole. La seconda difficolt\u00e0 nasce dall\u2019intuizione, giusta, del carattere irreversibile del male commesso: rimarr\u00e0 sempre il fatto che questo male \u00e8 stato commesso. L\u2019offensore sembra scoprire che il suo errore ha colpito pi\u00f9 ampiamente del bersaglio mirato, che la sua offesa ha ferito, al di l\u00e0 della vittima, qualcosa della ricchezza dell\u2019essere. Egli comincia a interpretare il suo errore come responsabilit\u00e0 di un impoverimento dell\u2019esistente; che lo formuli chiaramente o che si trovi allo stadio della percezione confusa, il male commesso gli viene rivelato da questo perdono incompiuto nei suoi effetti: ferendo la sua vittima, egli ha toccato e ferito la dimensione assoluta, la posta assoluta inscritta in essa.<\/p>\n<p><strong>Perdono tra oblio e scusa<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 il perdono possa essere colto nella sua vera realt\u00e0, occorre affrontare due questioni preliminari che possono aiutare a \u00abpurificarne<strong>\u00bb<\/strong> la nozione: non \u00e8 perdono autentico, infatti, n\u00e9 l\u2019oblio, il sem\u00adplice dimenticare, n\u00e9 la scusa, il ritenere l\u2019altro non con\u00adsapevole dell\u2019offesa compiuta. Entrare nella profondit\u00e0 del perdono implica accettare il prevalere della logica della sovrabbondanza che soggiace all\u2019amore e al dono, rispetto alla logica dell\u2019equivalenza che ispira la giustizia. Al perdono, infatti, appartengono sia il ricordare che il di\u00admenticare; per quanto apparentemente inconciliabili, re\u00adstano due figure necessarie per fare e disfare il mondo. Ma a quale memoria e a quale oblio deve far riferimen\u00adto l\u2019esperienza del perdono? Il vero perdono implica la memoria e questa in un du\u00adplice significato. Innanzitutto, nel senso che esso \u00e8 un at\u00adto positivo grazie al quale la vittima ricorda il male ri\u00adcevuto e decide di non tenerne conto nelle sue relazio\u00adni con il colpevole. \u00c8 necessario ricordare la colpa per perdonarla e trascenderla. Chi non ricorda, infatti, non potr\u00e0 porre il gesto autentico del perdono. Spesso il tempo viene invocato come <em>medicina doloris<\/em>, agendo come sedativo e analgesico. Ma esso non pu\u00f2 essere invocato come forma del perdono, anzi ne diventa una caricatura, presentan\u00addosi sotto forme diverse e non sempre facilmente indi\u00adviduabili.<\/p>\n<p>Ma possono l\u2019oblio, l\u2019usura del tempo equivalere al per\u00addono? Possono prenderne il posto? L\u2019usura temporale non pu\u00f2 giustificare il perdono. Es\u00adsa, infatti, impedisce l\u2019atto stesso del perdono, la sua realizzazione, riducendolo a un\u2019amnesia. L\u2019usura compie la sua opera interminabilmente, a mano a mano che il ri\u00adcordo si allontana nella nebbia del passato, a mano a ma\u00adno che la vecchia infrazione sfuma all\u2019orizzonte, passando attraverso tutte le gradazioni di una attenuazione scala\u00adre. La continuit\u00e0 temporale rosicchia e consuma giorno per giorno la sostanza del ricordo.<\/p>\n<p><strong>Integrazione<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019usura, che \u00e8 un annichilimento ritardato, pu\u00f2 pren\u00addere anche un\u2019altra forma: raramente il passato scom\u00adpare senza lasciare tracce. La colpa commessa, l\u2019offesa subita pos\u00adsono diventare, una volta assimilate, invisibili ingredienti della nostra esperienza di vita. Il figlio prodigo, penti\u00adto, avendo concluso il circuito delle avventure e delle tri\u00adbolazioni, rientrato in casa, non ha apparentemente nes\u00adsun elemento di differenziazione con il figlio rimasto in casa e, tuttavia, lo distingue per sempre un non so che d\u2019invisibile. Quello che \u00e8 tornato e quello che non \u00e8 mai partito non sono al medesimo punto, bens\u00ec vengono se\u00adparati da un indelebile passato. L\u2019uomo dimentico, sul quale l\u2019of\u00adfesa scivola senza lasciar traccia, non sa nemmeno che cosa deve perdonare; colui che porta rancore, che conserva astio\u00adsamente il ricordo del male, sa cosa deve perdonare e a chi, ma non vuole farlo.<\/p>\n<p><strong>Scusa<\/strong><\/p>\n<p>Se l\u2019oblio, l\u2019usura e l\u2019integrazione invitano a riconci\u00adliarsi con la storia affidando al lento fluire del tempo il compito di lenire le offese, la scusa fonda il suo esiste\u00adre sulla negazione stessa del peccato. Il perdono in tal caso si ri\u00adduce alla semplice constatazione che non c\u2019\u00e8 mai stata offesa e che l\u2019idea di una malvagit\u00e0 radicale \u00e8 un miraggio completamente illusorio. Questo tentativo di vanificare l\u2019esistenza del pecca\u00adto e, pi\u00f9 in generale, del male \u00e8 antico quanto la ri\u00adflessione filosofica. Socrate lo pensava quando affer\u00admava che \u00abnulla \u00e8 malvagio volontariamente\u00bb, ridu\u00adcendo, cos\u00ec, anche l\u2019errore dell\u2019atto a un difetto di ra\u00adgionamento. Egli non credeva alla malvagit\u00e0, ma a uno stordimento del colpevole, dovuto al suo carat\u00adtere superficiale. In tale visione il peccatore, in realt\u00e0, \u00e8 soltanto un sog\u00adgetto che opera una sorta di confusione, ritenendo, per ignoranza, bene ci\u00f2 che in realt\u00e0 \u00e8 male, rendendosi in tal modo responsabile di un\u2019azione irreparabile. Malva\u00adgio \u00e8, invece, colui che, pur conoscendo il male in quan\u00adto tale, opera per esso una scelta consapevole. Solo una persona malata potrebbe fare una scelta di questo tipo. L\u2019essere umano ama il be\u00adne e vuole il bene. Solo l\u2019ignoranza pu\u00f2 fornire la soluzione di questo dilemma. La scusa, dunque, non \u00e8 equiparabile al perdono vero; es\u00adsa non riunisce in se stessa i caratteri distintivi del per\u00addono. La scusa, infatti, non \u00e8 n\u00e9 un avvenimento, n\u00e9 un rapporto personale con l\u2019altro, n\u00e9 tanto meno un dono gratuito. Essa non conosce l\u2019istante improvvi\u00adso del perdono, \u00e8 frutto di uno sforzo dell\u2019intelletto, di un processo, forse laborioso, che l\u2019istante del perdono, invece, esclude. La scusa \u00e8 ben pi\u00f9 facile, meno dolorosa, meno co\u00adstosa del sacrificio straziante chiamato perdono.<\/p>\n<p>Infine, la scusa intellettiva, non essendo n\u00e9 un avve\u00adnimento n\u00e9 un rapporto con l\u2019altro, non \u00e8 nemmeno un gesto gratuito. Riconoscere il niente del peccato non vuol dire fare un dono n\u00e9 fare un\u2019elemosina a un peccatore, in quanto non esistono peccatori.<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p>Messi in guardia contro ogni forma spuria di perdono, resta solo da guardare a esso come a un rapporto interpersonale, segnato dall\u2019incertezza e dal rischio, capace di inaugurare l\u2019era della riconciliazione, un <em>incipit vita nova,<\/em> un accogliere l\u2019altro nella consapevolezza che chi ci \u00e8 dinanzi \u00e8 e resta un colpevole. Senza dimenticare o anestetizzare il male, il perdono diventa impegno per permettere all\u2019irreversibilit\u00e0 e alla morte di fare spazio alla nascita e alla possibilit\u00e0 che tutto riesca a ricominciare&#8230;<em>perch\u00e9 non si \u00e8 ancora fatta sera sul mondo!<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> R.Mancini, <em>Esistenza e gratuit\u00e0. Antropologia della condivisione<\/em>, Cittadella, Assisi 1996, 146.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antonio Mastantuono &#8211; pastoralista, vicepresidente di Orientamenti Pastorali Tema non solamente etico ed intrinseco alla fede cristiana, il perdono \u00e8 stato oggetto di riflessione, specie &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":1929,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[29],"tags":[180],"class_list":["post-1933","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli-schede","tag-perdono"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1933","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1933"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1933\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1934,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1933\/revisions\/1934"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1929"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1933"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1933"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1933"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}