{"id":1911,"date":"2022-01-31T12:12:03","date_gmt":"2022-01-31T11:12:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=1911"},"modified":"2022-01-31T12:12:03","modified_gmt":"2022-01-31T11:12:03","slug":"rischiamo-di-rendere-le-nostre-relazioni-solo-virtuali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2022\/01\/31\/rischiamo-di-rendere-le-nostre-relazioni-solo-virtuali\/","title":{"rendered":"Rischiamo di rendere le nostre relazioni solo virtuali"},"content":{"rendered":"<p><em>Giuseppe Savagnone &#8211; responsabile del sito della pastorale della cultura dell&#8217;arcidiocesi di Palermo, <a href=\"http:\/\/www.tuttavia.eu\">www.tuttavia.eu<\/a>, scrittore ed editorialista.<\/em><\/p>\n<p>In questi due anni di pandemia stiamo assistendo a un curioso paradosso. Da un lato il Covid ci ha insegnato che \u00abnessun uomo \u00e8 un\u2019isola\u00bb, perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 dirsi esclusivo proprietario del proprio corpo e padrone di farne quello che vuole, senza risponderne agli altri, come l\u2019enfasi sui diritti individuali ci aveva per lungo tempo portati a credere e come si ostinano oggi a sostenere i no-vax.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro, per\u00f2, ci fa percepire questa evidente interdipendenza pi\u00f9 nei suoi aspetti negativi \u2013 come una minaccia reciproca di contagio \u2013 che in quelli gioiosi e costruttivi. Dalla coscienza che la libert\u00e0 \u00e8 sempre anche responsabilit\u00e0 sono emerse soprattutto la percezione della nostra reciproca vulnerabilit\u00e0 e la paura del male che possiamo farci involontariamente a vicenda trasmettendo il virus. Da qui la tendenza a rinunziare ai nostri rapporti umani, o almeno a rarefarli e diluirli drasticamente, secondo la formula del \u201cdistanziamento sociale\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il nuovo ruolo del virtuale nei rapporti umani<\/strong><\/p>\n<p>Cos\u00ec, l\u2019effetto pi\u00f9 immediatamente percepibile della pandemia sulla nostra vita \u00e8 l\u2019indebolimento delle relazioni, temporaneamente sospese o trasferite su Internet. Persone legate da comuni interessi di affari preferiscono vedersi e negoziare on line. Convegni culturali, originariamente programmati \u201cin presenza\u201d, vengono trasformati in webinar. Perfino gruppi e comunit\u00e0 spirituali trasferiscono i loro incontri su Zoom o altre piattaforme dove vedersi senza pericolo. Emblematico il caso della trasmissione online dell\u2019eucaristia su Tv2000 o a cura delle singole parrocchie. Non si \u00e8 trattato solo delle assemblee liturgiche. Smartworking, DaD, sono diventati termini di uso comune.<\/p>\n<p>E sicuramente, nella misura in cui il virtuale, sotto l\u2019impulso della pandemia, tende a sostituire le relazioni umane \u201cin presenza\u201d, si hanno dei guadagni. Ma vale la pena di interrogarsi anche sui rischi. Nella consapevolezza che le modalit\u00e0 tecniche della comunicazione tra gli esseri umani \u2013 come del resto tutti mezzi della tecnologia \u2013 non sono mai puramente strumentali e non lasciano immutati i soggetti che se ne servono.<\/p>\n<p>Noi siamo animali culturali e, a differenza di tutti gli altri, siamo in grado, in una certa misura, di trasformare la nostra natura con i prodotti della nostra creativit\u00e0. In un tempo che ha visto una impressionante accelerazione di questa produzione, la trasformazione degli esseri umani diventa sempre pi\u00f9 evidente.<\/p>\n<p>\u00abLa domanda\u00bb, perci\u00f2, come osserva acutamente Umberto Galimberti, \u00abnon \u00e8 pi\u00f9: \u201cChe cosa possiamo fare noi con la tecnica?\u201d, ma: \u201cChe cosa la tecnica pu\u00f2 fare di noi?\u201d\u00bb. Riferita al virtuale e ai suoi effetti sulle relazioni umane, questa domanda \u00e8 particolarmente inquietante. Sappiamo quali effetti decisivi per la nostra identit\u00e0 abbia avuto, nel remoto passato, il passaggio dalla comunicazione orale a quella scritta.<\/p>\n<p><strong>L\u2019avvento della scrittura come rivoluzione antropologica<\/strong><\/p>\n<p>Per millenni l\u2019oralit\u00e0 aveva determinato un approccio alla realt\u00e0 che \u00e8 profondamente cambiato quando \u00e8 subentrata la nuova tecnica della scrittura. \u00abApprendimento e conoscenza in una cultura orale significano identificazione stretta, empatica, con il conosciuto. La scrittura separa chi conosce da ci\u00f2 che viene conosciuto, stabilendo cos\u00ec le condizioni per l\u2019oggettivit\u00e0, il distacco personale\u00bb (W. Ong).<\/p>\n<p>Chi vuol raccontare una storia, oppure semplicemente una barzelletta, tende a identificarsi nei personaggi della narrazione, imitarne i toni di voce, i gesti. Soggetto e oggetto non sono nettamente distinguibili. La scrittura, invece, pone una chiara distanza tra chi comunica e ci\u00f2 che sta comunicando. Nascono cos\u00ec, allo stesso tempo, l\u2019oggettivit\u00e0 e la soggettivit\u00e0. Nel momento in cui si distingue da ci\u00f2 di cui scrive, il soggetto lo coglie come diverso da s\u00e9 e dotato di una propria specifica struttura.<\/p>\n<p>Reciprocamente, nel fare questo, egli percepisce la propria soggettivit\u00e0, sviluppando cos\u00ec un atteggiamento di introspezione che nelle culture orali era assente. Secondo molti studiosi senza la scrittura non sarebbe mai nata la scienza moderna, e neppure quel tipo di interiorit\u00e0, complessa e problematica, che ha caratterizzato tutto lo sviluppo della civilt\u00e0 occidentale.<\/p>\n<p>Ma l\u2019avvento della scrittura ha avuto un profondo influsso anche sulle relazioni umane. Chi vuole raccontare qualcosa raduna intorno a s\u00e9 un piccolo crocchio di ascoltatori. Cos\u00ec era nel clan quando, la sera, gli anziani, seduti vicino ai fuochi, ripetevano le antiche narrazioni che avevano a loro volta ricevuto dai loro padri. Chi invece vuole scrivere \u2013 una lettera, una relazione \u2013 o desidera leggerle, chiede che per favore lo si lasci solo.<\/p>\n<p>Qualcuno si \u00e8 spinto fino ad affermare che l\u2019individuo \u00e8 nato con la scrittura. Certo \u00e8 che il diffondersi del mezzo scritto, con l\u2019invenzione della stampa, nel XV secolo, forn\u00ec uno strumento decisivo all\u2019affermarsi della dottrina luterana del libero esame e dell\u2019individualismo protestante, impensabile se non vi fosse stato una Bibbia disponibile per ogni credente.<\/p>\n<p><strong>La problematicit\u00e0 del virtuale<\/strong><\/p>\n<p>Per fortuna, la scrittura non ha mai soppiantato la comunicazione orale. Ma, ai nostri giorni, l\u2019avvento del virtuale si presenta pi\u00f9 problematico. Lo \u00e8 gi\u00e0 per il fatto che, mentre sia la comunicazione orale che quella scritta non nascondono il loro essere degli intermediari, e dunque dei semplici mezzi, per accostarsi al mondo e agli altri, quella virtuale si presenta come autoreferenziale, pretendendo di sostituire, e non di rappresentare, ci\u00f2 che comunica. Non per nulla si parla di \u201crealt\u00e0\u201d virtuale.<\/p>\n<p>Ad essere minacciata direttamente non \u00e8 tanto la corporeit\u00e0, che viene comunque rappresentata sugli schermi, ma la sua fisicit\u00e0. Su Skype o su Zoom vediamo il volto dell\u2019altro, anche se \u00e8 lontanissimo fisicamente, cos\u00ec come in televisione possiamo seguire eventi che si svolgono in altri continenti. Il guadagno innegabile \u00e8 l\u2019abbattimento di tutte le barriere spazio-temporali che, nel mondo fisico, impediscono o almeno ostacolano la comunicazione tra gli esseri umani.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, per\u00f2, questa apertura potenzialmente illimitata a persone e a situazioni, che un tempo la lontananza spaziale rendeva irraggiungibili, determina un eccesso insostenibile di stimoli. Partecipare in diretta alle vicende di tutto il pianeta ci potrebbe fare impazzire. Per questo il virtuale si avvale della mediazione dello schermo. Con questo termine si pu\u00f2 intendere sia la superficie su cui si delineano delle immagini, consentendo la comunicazione, sia un filtro, un riparo che si frappone fra i nostri organi sensoriali e qualcosa che potrebbe ferirli (come quando si dice: \u201cfarsi schermo con le mani\u201d).<\/p>\n<p>Lo schermo della tv, del tablet, del computer o dello smartphone ci fanno cogliere in modo immensamente pi\u00f9 ampio la realt\u00e0. Ma, proprio per questo, essi devono difenderci da essa, consentendoci di convivere con la sua complessit\u00e0 e la sua violenza grazie al fatto che, dietro lo schermo, ne siamo soltanto spettatori.<\/p>\n<p>Il pericolo, per\u00f2, \u00e8 una specie di anestesia che alla lunga pu\u00f2 condizionare le persone nel loro atteggiamento di fondo verso la realt\u00e0, spingendole ad affrontare tutta la vita come uno spettacolo o un gioco. Questo \u00e8 particolarmente vero quando sono in gioco i rapporti umani. Non bisogna certo dimenticare i vantaggi che, specialmente in questo tempo di pandemia, sono derivati ad essi dall\u2019uso di Internet. Ma, cos\u00ec come sui social si \u00e8 \u201camici\u201d, senza conoscersi se non per il volto che si \u00e8 deciso di assumere agli occhi degli altri, su Zoom si pu\u00f2 evitare di essere visti nascondendosi dietro una icona.<\/p>\n<p>La \u201cpersona\u201d ritorna ad avere il significato latino originario di \u201cmaschera\u201d. Il risultato pu\u00f2 essere la banalizzazione del mistero delle persone. Esposte in vetrina, esse diventano, paradossalmente, invisibili. Come ha scritto Philippe Breton, oggi \u00absi mostra tutto ci\u00f2 che \u00e8 visibile, ma al tempo stesso non si vede mai nulla, o perlomeno nulla di ci\u00f2 che \u00e8 essenziale\u00bb.<\/p>\n<p>https:\/\/www.tuttavia.eu\/2022\/01\/21\/rischiamo-di-rendere-le-nostre-relazioni-solo-virtuali\/<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Savagnone &#8211; responsabile del sito della pastorale della cultura dell&#8217;arcidiocesi di Palermo, www.tuttavia.eu, scrittore ed editorialista. 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