{"id":1890,"date":"2021-12-31T15:44:23","date_gmt":"2021-12-31T14:44:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=1890"},"modified":"2021-12-31T15:58:26","modified_gmt":"2021-12-31T14:58:26","slug":"la-pandemia-ci-ricorda-che-nessun-uomo-e-unisola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2021\/12\/31\/la-pandemia-ci-ricorda-che-nessun-uomo-e-unisola\/","title":{"rendered":"La pandemia ci ricorda che nessun uomo \u00e8 un\u2019isola"},"content":{"rendered":"<p><em>Giuseppe Savagnone &#8211; responsabile del sito della Pastorale della cultura dell\u2019Arcidiocesi di Palermo, www.tuttavia.eu. Scrittore ed editorialista.<\/em><\/p>\n<p>A Capodanno il Covid compie due anni. La sua presenza fu segnalata in Cina per la prima volta il 31 dicembre 2019 e da allora il virus ha dilagato, con le sue varianti, in tutto il mondo, raggiungendo proprio in questi giorni, in Europa e negli Stati uniti, picchi impressionanti di contagi.<\/p>\n<p>Non possiamo certo festeggiare questo compleanno. Esso, tuttavia, merita \u2013 come dovrebbe essere per tutti i compleanni \u2013 che ci fermiamo a riflettere su ci\u00f2 che il tempo trascorso ha portato di nuovo e di diverso, nonch\u00e9 sulla direzione che si profila per quello futuro. Una riflessione resa pi\u00f9 urgente e significativa dal fatto che questa pandemia si \u00e8 ormai imposta come un evento epocale, capace di coinvolgere l\u2019intera umanit\u00e0 non solo per quanto riguarda la salute fisica, ma anche nei suoi stati d\u2019animo, nei suoi atteggiamenti esistenziali, nei suoi stili di vita.<\/p>\n<p>Come la grande epidemia di peste nera, nel XIV secolo, caratterizz\u00f2 il passaggio dal medioevo all\u2019et\u00e0 moderna, cos\u00ec anche questa del coronavirus sembra destinata a segnare una svolta di civilt\u00e0, di cui ancora non siamo in grado di misurare tutta la portata (come non lo furono sicuramente i nostri antenati medievali), ma che, nel bene e nel male, incider\u00e0 profondamente sulla nostra cultura e sul nostro modo di vivere.<\/p>\n<p><strong>Dalla libert\u00e0 modellata sulla propriet\u00e0\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Un esempio eclatante di questa \u201crivoluzione culturale\u201d \u00e8 il cambiamento dell\u2019idea di libert\u00e0. Nel corso della modernit\u00e0 essa \u00e8 stata sempre pi\u00f9 chiaramente definita sul modello della propriet\u00e0 privata. Fu in Inghilterra \u2013 a partire dal XIV secolo, con un processo sempre pi\u00f9 accelerato \u2013, che quest\u2019ultimo concetto, estremamente marginale al tempo del feudalesimo, acquist\u00f2 importanza.<\/p>\n<p>Prima di allora le terre erano comuni (<em>oper fields<\/em>) e venivano lavorate dai contadini in una logica cooperativa, ispirata pi\u00f9 ai bisogni della popolazione contadina che non a produrre merci per il mercato. Le crescenti esigenze economiche della monarchia \u2013 di quella inglese prima, seguita per\u00f2 poi dalle altre dell\u2019Europa occidentale \u2013 spinsero i sovrani ad avviare il fenomeno delle recinzioni (enclosures), cio\u00e8 della vendita a privati di parti di questo territorio demaniale, che veniva di conseguenza recintato e utilizzato in modo esclusivo dal nuovo proprietario.<\/p>\n<p>Da qui una utilizzazione molto pi\u00f9 redditizia di queste terre, che ebbe come risvolto doloroso la cacciata di parte della popolazione contadina che prima viveva su di esse e che permise, per\u00f2, lo sviluppo della nuova economica capitalista.<\/p>\n<p>\u00c8 significativo che proprio in Inghilterra si sia sviluppata, nel corso del Seicento, quella filosofia liberale che ridefiniva l\u2019idea di libert\u00e0. Quest\u2019ultima non veniva pi\u00f9 identificata con il \u201clibero arbitrio\u201d, bens\u00ec come la possibilit\u00e0 di agire senza impedimenti da parte di altri. In questa visione, destinata ad affermarsi nella cultura occidentale successiva, si \u00e8 liberi nella misura in cui si pu\u00f2 fare o avere quello che si vuole.<\/p>\n<p>Ovviamente una libert\u00e0 cos\u00ec concepita pu\u00f2 essere ammessa solo nella sfera ristretta in cui l\u2019individuo dispone di s\u00e9 senza invadere l\u2019analoga libert\u00e0 degli altri. Essa ha dunque dei limiti precisi, espressi nella famosa formula secondo cui \u00abla libert\u00e0 di ciascuno finisce dove comincia quella dell\u2019altro\u00bb. Formula che suppone che vi sia una sfera entro cui si pu\u00f2 disporre di s\u00e9 e della propria vita come si vuole, senza dover accettare interferenze altrui, salvo a doversi fermare al confine in cui comincia la libert\u00e0 dell\u2019altro. Come nella propriet\u00e0 privata.<\/p>\n<p>E non a caso il modello della propriet\u00e0 veniva adottato in queste filosofie per definire la persona, concepita non pi\u00f9 in termini di \u201cessere\u201d, ma di \u201cavere\u201d: si \u00e8 se stessi in quanto proprietari delle proprie facolt\u00e0 mentali e fisiche. Una visione che si \u00e8 ampiamente consolidata nella societ\u00e0 contemporanea.<\/p>\n<p>Basta ricordare lo slogan dei cortei femministi in occasione del referendum sull\u2019aborto: \u00abL\u2019utero \u00e8 mio e ne faccio quello che voglio\u00bb. Una visione analoga fa da sfondo alla recente proposta popolare di referendum sul suicidio assistito, secondo cui, anche in assenza di insopportabili sofferenze fisiche dovrebbe essere consentito il porre fine alla propria vita senza risponderne a nessuno.<\/p>\n<p>\u00c8 a questa prospettiva che, gi\u00e0 durante il dibattito sul testamento biologico, si ispirava una intelligente esponente della cultura \u201claica\u201d, Michela Marzano, quando scriveva: \u00abSono anni che il fronte del \u201cno\u201d invoca il concetto di \u201csacralit\u00e0 della vita\u201d, facendo finta di non sapere che la dignit\u00e0 di ognuno di noi si fonda sulla nostra autonomia, e che nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di giudicare le nostre scelte e i nostri desideri\u00bb (\u00abLa Repubblica\u00bb, 27 febbraio 2017).<\/p>\n<p>Neppure la scienza. \u00c8 ancora Michela Marzano che lo scrive, con perfetta coerenza, polemizzando contro il ruolo assegnato ai medici nella legge sul testamento biologico: \u00abDovevo essere io a decidere. Io paziente, io che soffro e chiedo solo di andarmene via, io che ho diritto di restare fino alla fine soggetto della mia vita. E invece niente. Alla fine, l\u2019ultima parola spetter\u00e0 ancora ai medici\u00bb (\u00abLa Repubblica\u00bb del 20 marzo 2017).<\/p>\n<p><strong>\u2026 Alla libert\u00e0 come responsabilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Ebbene, il Covid ci sta costringendo a ripensare questa convinzione. Anche se essa \u00e8 tanto tenacemente radicata da resistere di fronte all\u2019evidenza, come dimostrano le perduranti opposizioni dei novax e no pass ad ogni misura restrittiva della loro \u201clibert\u00e0\u201d. Ed effettivamente, nella logica di una libert\u00e0 intesa come propriet\u00e0 assoluta del proprio corpo e come scelta insindacabile del soggetto, in una sfera individuale che nessuno ha il diritto di violare, sono perfettamente comprensibili il rifiuto di vaccinarsi e la protesta indignata contro ogni misura direttamente o indirettamente repressiva di questa scelta individuale.<\/p>\n<p>Per una volta, per\u00f2, la realt\u00e0 si impone sulle ideologie e ci costringe a superarle. La pandemia ci ha fatto toccare con mano l\u2019infondatezza della visione \u201cinsulare\u201d di un individuo che, nella sua sfera personale, pu\u00f2 disporre di s\u00e9 come vuole e che un netto confine divide dalla sfera della libert\u00e0 altrui. Questa sfera non esiste.<\/p>\n<p>Ognuno, anche quando decide del suo destino, influisce inevitabilmente su quello degli altri. Non \u00e8 vero che siamo liberi fino al confine che ci separa dall\u2019altro, perch\u00e9 questo confine \u00e8 un\u2019illusione otica: l\u2019altro \u00e8 sempre con noi, dentro di noi, per un\u2019appartenenza reciproca che possiamo cercare di misconoscere, ma che non per questo viene cancellata.<\/p>\n<p>Il Covid ce lo ha ricordato: quello che io faccio di me stesso, del mio corpo, non riguarda mai soltanto me, ma tutti gli altri, che soffriranno le conseguenze delle mie scelte (e questo vale anche per l\u2019aborto e per il suicido assistito!). La logica di quello che uno storico ha definito \u00abindividualismo possessivo\u00bb non \u00e8 conforme alla realt\u00e0. La libert\u00e0 \u00e8 sempre anche responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>E oggi, sotto l\u2019incalzare della pandemia, gli stessi Paesi neocapitalisti, dove questa cultura continua per altri versi a dominare, sono costretti a contraddirsi, adottando misure in cui si prende atto che esiste un bene comune che non \u00e8 la somma e l\u2019equilibrio degli interessi individuali interpretati dai singoli, ma un bene oggettivo di tutti (anche dei contestatori), a cui tutti devono concorrere e che lo Stato deve garantire.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l\u2019individuo \u2013 come soggetto assolutamente autonomo, indipendente dagli altri e legittimato a comportarsi come tale, all\u2019interno della sua sfera privata \u2013 non esiste. Noi siano sempre indissolubilmente legati a tutti gli altri uomini e donne della terra.<\/p>\n<p>Lo ha scritto, tanto tempo fa, un poeta inglese del Seicento, John Donne, in un testo che avrebbe dato il titolo a un famoso romanzo di Hemingway, \u00abPer chi suona la campana\u00bb: \u00abNessun uomo \u00e8 un\u2019isola, intero in se stesso. Ogni uomo \u00e8 un pezzo del continente, una parte della terra. Se una zolla viene portata via dall\u2019onda del mare, l\u2019Europa ne \u00e8 diminuita, come se un promontorio fosse stato al suo posto, o una magione amica, o la tua stessa casa. Ogni morte d\u2019uomo mi diminuisce, perch\u00e9 io partecipo dell\u2019umanit\u00e0. E cos\u00ec non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.tuttavia.eu\/2021\/12\/30\/la-pandemia-ci-ricorda-che-nessun-uomo-e-isola\/\">https:\/\/www.tuttavia.eu\/2021\/12\/30\/la-pandemia-ci-ricorda-che-nessun-uomo-e-isola\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Savagnone &#8211; responsabile del sito della Pastorale della cultura dell\u2019Arcidiocesi di Palermo, www.tuttavia.eu. Scrittore ed editorialista. A Capodanno il Covid compie due anni. 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