{"id":1370,"date":"2021-01-29T17:07:37","date_gmt":"2021-01-29T16:07:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=1370"},"modified":"2021-01-30T13:24:06","modified_gmt":"2021-01-30T12:24:06","slug":"la-peste-a-torino-nel-1598","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2021\/01\/29\/la-peste-a-torino-nel-1598\/","title":{"rendered":"La peste a Torino nel 1598"},"content":{"rendered":"<p><em>Pier Giuseppe Accornero &#8211; sacerdote, giornalista, scrittore<\/em><\/p>\n<p>Alla fine del XVI secolo Torino, 20 mila abitanti, \u00e8 colpita dalla peste. I metodi di oggi per combattere le pandemie sono simili a quelli di ieri. Causata dal batterio \u00abYersinia pestis\u00bb, sconvolge il ducato e la nuova capitale, piena di vita, perfetta per la diffusione del morbo. Il duca Carlo Emanuele I si reca spesso a Chambery, l\u2019antica capitale dove si origina l\u2019epidemia. A Torino risiedono il sovrano, la corte, il centro politico e amministrativo dello Stato con notevole afflusso di persone: il via vai di mercanti e funzionari determina la rapida diffusione del morbo.<\/p>\n<p>Casi di peste in Savoia si rilevano nei primi mesi del 1598 e numerose citt\u00e0 \u2013 sulle vie di comunicazione tra Pianura padana, Svizzera e Francia \u2013 diventano \u00absospette\u00bb o \u00abinfette\u00bb. L\u2019unica opzione \u00e8 bloccare gli spostamenti. Il magistrato generale di Sanit\u00e0 sigilla le frontiere; ordina accertamenti sui rapporti con la Savoia; vieta alle comunit\u00e0 al di qua dei monti di ricevere persone e cose provenienti da fuori; mette guardie armate ai valichi per impedire l\u2019ingresso di chi arriva da luoghi infetti o sospetti e di verificare che i viandanti abbiano \u00abcertificati di buona salute\u00bb: chi ne \u00e8 privo deve fare una quarantena di 20 giorni. Il 2 maggio 1598, nel villaggio di Vervins in Piccardia, firmano la pace Filippo II di Spagna e l\u2019ex protestante Enrico IV di Navarra. Partecipa anche il Ducato di Savoia, in appoggio alla Francia. La pace riprende in larga parte i trattati di Cateau-Cambr\u00e9sis del 1559.<\/p>\n<p>Migliaia di soldati rientrano. Quelli sabaudi sono sottoposti a quarantena ai valichi alpini e sono accompagnati sotto scorta armata ai loro paesi. I risultati di queste misure sono inefficaci e a settembre compaiono i primi casi lungo le strade per Torino e altri luoghi: la capitale, \u00absospesa e bandita\u00bb dal resto dello Stato, entra nel panico. L\u2019andamento \u00e8 altalenante: la prima ondata nel 1598 registra una mortalit\u00e0 contenuta; la seconda nel 1599 richiede interventi eccezionali. Come racconta la storica Leila Piccolo in un libro e sulla rivista \u00abTorino Storia\u00bb (giugno 2020), la corte, i diplomatici, il Senato, il Consiglio di Stato se vanno dalla capitale: molti sono ospitati nel castello dei Principi d\u2019Acaja a Fossano. Carlo Emanuele I, di ritorno dalla Savoia, non entra in citt\u00e0 e si rifugia nel castello di Miraflores \u2013 che aveva costruito dal 1585 sulle rive del Sangone e che fu demolito nel XIX secolo \u2013 e si alterna tra i castelli di Moncalieri, Fossano e Miraflores. Il Consiglio comunale delibera il ricovero coatto degli infetti nel lazzaretto fuori le mura e in abitazioni in legno; prolunga la quarantena a 22 giorni; ordina di bruciare abiti ed effetti personali; assume nuovi medici e monatti; vieta le funzioni religiose e ogni manifestazione al chiuso e all\u2019aperto; proibisce ogni contatto con i malati; chiude le porte di accesso alla citt\u00e0. I monatti trasportano gli infettati e i cadaveri; bruciano o bolliscono gli oggetti prelevati dalle case, possibili fonti di contagio: le cose recuperabili \u2013 denaro e preziosi \u2013 sono conservati dalla Banca Reale in locali appositi e restituiti, a epidemia cessata, ai proprietari o agli eredi, trattenuta l\u2019imposta sulle eredit\u00e0.<\/p>\n<p>Le attivit\u00e0 produttive e i commerci languiscono e poi cessano; i ricoverati devono essere curati, nutriti e vestiti; i morti seppelliti. Medici, speziali, becchini, chirurghi (barbieri), guardie, cuochi, monatti vanno pagati in denaro e natura e costano parecchio: il lavoro del personale che mette a rischio la propria vita \u00e8 generosamente retribuito. Le razioni di cibo per i monatti sono abbondanti come si legge in un documento: \u00abOgni giorno comprende tre micconi di pane, due pinte di vino, due libbre di carne; butiro (burro); nei giorni di vigilia quattro uova fresche, quattro once di formaggio\u00bb. Un paio di mesi dopo i morti iniziano a diminuire; numerosi ricoverati nel lazzaretto guariscono; viene smantellato parte dell\u2019apparato anche perch\u00e9 la crisi economica inizia a farsi sentire, le provviste scarseggiano, le entrate fiscali sono quasi nulle e la spesa pubblica \u00e8 insostenibile.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>L\u2019incredibile errore di valutazione spinge a un\u2019incauta decisione e la peste ricompare pi\u00f9 virulenta: nell\u2019estate 1599 si arriva a 150-200 morti al giorno, tra i quali consiglieri comunali e numerosi addetti alla sanit\u00e0. Torino si svuota e diventa una landa deserta. I lazzaretti, ormai incontrollabili, ospitano sia i contagiati e sia i sospetti. Il duca emana misure straordinarie. Si impone una netta divisione tra sani, malati, sospetti. Gli appestati, sempre pi\u00f9 numerosi, vanno sistemati in locali separati fuori dalle mura o nel territorio circostante. Gli addetti alla sanit\u00e0 pagano un alto prezzo alla pestilenza. Vengono reclutati medici, cirogici (barbieri); poich\u00e9 i monatti \u00abnetti\u00bb, che non hanno avuto contatti con gli appestati, sono rimasti pochi, ne vengono assunti 100 da paesi ove la peste \u00e8 debellata. I monatti sono incaricati della gigantesca disinfestazione. Strade, edifici e muri sono lavati e disinfettati con calce viva, considerata un disinfettante efficace. Quando in una casa c\u2019\u00e8 un appestato, la si svuota, la si lava con acqua e spezie, la si imbianca con calce viva. Un metodo sbrigativo ma l\u2019unico possibile.<\/p>\n<p>Intervengono \u00able prove\u00bb, singolare categoria di addetti alla sanit\u00e0. La \u00abprova\u00bb \u00e8 una persona sana, che ha fatto la quarantena chiusa in casa per i 22 giorni di incubazione della malattia: nella porta c\u2019\u00e8 una piccola fessura per passare cibo e acqua. Nel 1599 le \u00abprove\u00bb sono cos\u00ec numerose che sono necessari dei controllori. La crisi economica che accompagna sempre le epidemie spinge il Consiglio comunale a occuparsi dei poveri: i mendicanti non trovano pi\u00f9 elemosine e devono essere ricoverati in quanto possibili diffusori del contagio; si moltiplicano i \u00abpoveri vergognosi\u00bb, coloro che non osano andare in strada a mendicare ma vivono di carit\u00e0: per essi l\u2019amministrazione accresce il contributo pubblico perch\u00e9 manca quello privato. Alla fine la pandemia \u00e8 debellata, fino al 1630 quando esplode di nuovo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pier Giuseppe Accornero &#8211; sacerdote, giornalista, scrittore Alla fine del XVI secolo Torino, 20 mila abitanti, \u00e8 colpita dalla peste. 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