{"id":1227,"date":"2020-10-29T15:37:51","date_gmt":"2020-10-29T14:37:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=1227"},"modified":"2020-10-30T09:10:42","modified_gmt":"2020-10-30T08:10:42","slug":"morire-con-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2020\/10\/29\/morire-con-speranza\/","title":{"rendered":"Morire con speranza"},"content":{"rendered":"<p><em><span style=\"color: #000000\">Giovanni Tangorra, docente di ecclesiologia presso la Pontificia Universit\u00e0 Lateranense<\/span><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><span style=\"color: #000000\"><em>Dopo la morte di un essere umano,\u00a0<\/em><\/span><em style=\"color: #000000\">si sprigiona sempre un senso di stupore<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><span style=\"color: #000000\"><em>tanto \u00e8 difficile capacitarsi di questo sopravvenire del nulla\u00a0<\/em><\/span><em style=\"color: #000000\">e rassegnarsi a credervi <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em style=\"color: #000000\">(Gustave Flaubert)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">La lunga fila di camion militari che, carichi di bare, il 18 marzo abbandonavano Bergamo; l\u2019apatia istituzionale di fronte al numero dei suicidi (incredibilmente aumentati in questo tempo di Coronavirus); lo spettacolo mediatico di massacri trasmessi in diretta, tra un intervallo pubblicitario e l\u2019altro; l\u2019illusione di una dolce morte, la morte legale, comunicata con un\u2019immagine meno drammatica di quella stampata su un pacchetto di sigarette; un cadavere dimenticato in casa, senza che qualcuno abbia avuto il tempo per una telefonata e chiedere \u00abcome stai\u00bb; il fideismo scientifico, che alimenta il delirio di onnipotenza di una vita infinita. Tutti questi sono sintomi di un mutamento culturale di fronte al dramma umano per eccellenza: la morte. Essa non suscita pi\u00f9 il salutare \u00abstupore\u00bb di Flaubert, ma una distanza che ha alterato anche il modo di vivere il lutto. \u00a0Prima lo si vedeva (l\u2019abito nero, il bottone nero, la fascia nera sulla giacca o sulle lettere), ora \u00e8 diventato invisibile, come invisibile rischia di diventare il discorso sulla speranza, che agonizza come un fiore poco annaffiato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong>La privatizzazione della morte<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Non si pu\u00f2 negare che una certa predicazione ha fatto della morte un tema apologetico, volto a disprezzare la vita e inculcare il terrore. \u00abMira quel cadavere, che ancora sta sul letto, il capo caduto sul petto \u2026\u00bb, esordisce il celebre manualetto di sant\u2019Alfonso de Liguori, che ha comunque nutrito intere generazioni, aiutandole a riflettere sull\u2019inevitabile. \u00c8 per\u00f2 indiscutibile che oggi si stia operando una sorta di congiura del silenzio, interrotta a tratti da alcuni nuovi riti, esorcizzanti e scenografici, come il bell\u2019applauso alla fine delle esequie. Nel suo saggio sui vari modi storici di reagire alla morte, Philippe Ari\u00e8s scrive: \u00abLa morte \u00e8 divenuta tab\u00f9, una cosa innominabile [\u2026]. Una volta si raccontava ai bambini che nascevano sotto il cavolo, per\u00f2 essi assistevano alla grande scena degli addii, nella camera e al capezzale del morente [\u2026]. Oggi i bambini vengono iniziati, fin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0, alla fisiologia dell\u2019amore e della nascita, ma quando non vedono pi\u00f9 il nonno e chiedono perch\u00e9, in Francia si risponde loro che \u00e8 partito per un paese molto lontano, e in Inghilterra che riposa in un bel giardino dove cresce il caprifoglio. Non sono pi\u00f9 i bambini a nascere sotto un cavolo, ma i morti a scomparire tra i fiori\u00bb.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">L\u2019uomo contemporaneo tenta di mettere una distanza sempre maggiore fra s\u00e9 e l\u2019esperienza della morte, e per questo fa di tutto per non incontrarla. Uno dei meccanismi di rimozione \u00e8 ci\u00f2 che Yvan Illich ha chiamato la medicalizzazione della morte, cio\u00e8 la delega alle strutture ospedaliere.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> Chi muore oggi lo deve fare in silenzio, in modo quasi meccanico, lontano dai suoi familiari e dai rumori della citt\u00e0, tolto anche a se stesso, perch\u00e9 relegato in una stanza asettica d\u2019ospedale, dove diventa un numero e non impone la sua presenza ingombrante. I risultati sono l\u2019emarginazione del morente, e il soffocamento di desideri ancestrali come il morire a casa, nel proprio letto, per congedarsi dal proprio mondo. Chi muore non \u00e8 pi\u00f9 posto nella condizione di affrontare il suo definitivo passaggio e di beneficiare della partecipazione degli altri a un evento che in qualche modo interessa la collettivit\u00e0. Prima di interrogarci sulla morte o su cosa c\u2019\u00e8 dopo la morte dovremmo perci\u00f2 verificare se oggi siamo posti nella condizione di morire con dignit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">In un documento intitolato <em>La nostra cura per i morti e per i superstiti<\/em>, l\u2019episcopato tedesco parla del lutto, notando il venir meno di quelle forme espressive con cui il mondo della morte e della vita, in una cultura non lontana, potevano stabilire un fecondo rapporto. In particolare viene denunciato il fenomeno della privatizzazione. La morte non riguarda gli altri, ma solo colui che ne \u00e8 colpito, viene considerata un incidente, una fatalit\u00e0, persino una liberazione, non pi\u00f9 come un momento della vita, certamente il pi\u00f9 alto dove qualcosa si compie e che, soprattutto per i cristiani, \u00e8 legato alla speranza della vita eterna. Tra i segni esterni si indicano la perdita dei riti pubblici: la veglia funebre, l\u2019accompagnamento della bara, l\u2019anonimato del decesso, e i fiori che non vengono pi\u00f9 \u00abportati\u00bb ma direttamente \u00abspediti\u00bb.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> Nel passaggio della morte il mondo circostante si fermava almeno per un attimo, ora essa corre su macchine veloci.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Anche i cimiteri, simbolo della memoria di un popolo, sono diventati luoghi sterili, persino superflui, se si pensa alla prassi sempre pi\u00f9 diffusa di disperdere le ceneri o di conservarsele in casa. Essi non hanno nulla da raccontare, e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente che la morte e i morti possano dire a coloro che li hanno seguiti nella linea della vita. Lo stesso Edgar Lee Master si troverebbe oggi in difficolt\u00e0 a scrivere la caustica <em>Antologia di Spoon River<\/em> per mancanza di documentazione. Nel suo tono canzonatorio, essa rivela una citt\u00e0 dei morti che si narra, facendosi beffe della citt\u00e0 dei vivi.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Lo smembramento del tessuto sociale priva di un supporto indispensabile per l\u2019accompagnamento del morente e per l\u2019elaborazione del lutto. Tra i nuovi tab\u00f9 ci sono pure il pianto, l\u2019afflizione, la manifestazione delle emozioni. Chi \u00e8 in lutto deve nascondersi, rimuovere ogni immagine sgradevole e fare in modo che la morte diventi un episodio neutro. Il dolore si diversifica in base alla gravit\u00e0 o meno della perdita, ma per lo pi\u00f9 lo si vive da soli, con la fatica di riannodare un filo spezzato, e cercando risposte che pochi forniscono. \u00abOgnuno sta solo sul cuore della terra, trafitto da un raggio di sole. Ed \u00e8 subito sera\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong>Pensare la morte <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">L\u2019elaborazione del lutto dipende principalmente dal pensiero che si ha della morte. \u00abIn faccia alla morte l\u2019enigma della condizione umana raggiunge il culmine. L\u2019uomo non \u00e8 tormentato solo dalla sofferenza e dalla decadenza progressiva del corpo, ma anche, ed anzi, pi\u00f9 ancora, dal timore di una distruzione definitiva\u00bb (<em>GS<\/em> 18). I nuovi espedienti servono a rimandare l\u2019appuntamento, come fa il protagonista di Tolstoj, <em>Ivan Ill\u2019ic<\/em>, per il quale la morte esiste senz\u2019altro, c\u2019\u00e8, ma riguarda il genere umano, gli altri e non lui. Egli passa la sua esistenza ad allontanarne il pensiero, finch\u00e9 la morte non lo coinvolge in prima persona. Allora avverte una rete di menzogne, \u00abe questa menzogna lo tormentava; lo tormentava il vedere che nessuno voleva confessare ci\u00f2 che tutti sapevano, che lui stesso sapeva, e invece si mentiva, si voleva che anche lui prendesse parte a quella menzogna. Menzogna, menzogna, suprema menzogna, che abbassava il tremendo, solenne atto della sua morte\u00bb.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> Pi\u00f9 che una meditazione sulla morte, il breve romanzo dello scrittore russo \u00e8 una denuncia della falsificazione dei viventi nei suoi confronti.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Non sono comunque mancate le teorie, e ogni antica saggezza ne ha formulata qualcuna, esprimendo pure la convinzione di un destino immortale dell\u2019anima. La religione \u00e8 quella che, ovviamente, ha potuto fornire le risposte maggiori, venendo incontro al bisogno umano di vivere e superare la morte. L\u2019idea di una speranza o meno in una vita ultraterrena giunge cos\u00ec a identificarsi con la propria posizione nei confronti della proposta religiosa. Se Epicuro rifiutava di trovare nella morte un qualsiasi messaggio, e invitava gli uomini a tenersi lontano dalle sue paure, l\u2019esistenzialismo ateo l\u2019ha vista come contraddizione della vita, notte, buio, trionfo del nulla. Non c\u2019\u00e8 nulla da aspettarsi dalla morte, salvo scoprire l\u2019assurdit\u00e0 della vita. Nel romanzo <em>Le nozze<\/em> Albert Camus mitiga questa durezza sartriana, disegnando un paesaggio tra speranza e illusione, dove la vita fa molte promesse e ne mantiene poche, e tuttavia \u00e8 proprio in queste irrisorie felicit\u00e0 che occorre trovare il segreto della vita. La morte \u00e8 una promessa che d\u00e0 la gioia di vivere il presente, la grandezza dell\u2019uomo \u00e8 giungere ad amarla senza prestarsi al miraggio delle illusioni religiose.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Ben diversamente vanno le cose per un credente originale come S\u00f8ren Kierkegaard, anticipatore di molti temi caldi dello stesso esistenzialismo. La morte \u00e8 un processo interno alla vicenda esistenziale, e dunque difficilmente descrivibile, tuttavia essa non \u00e8 \u00abmortale\u00bb ma carica di speranza, \u00e8 il <em>dies natalis<\/em> per capire dove va la vita. \u00abIn senso cristiano \u2013 scrive il filosofo danese \u2013 la morte non \u00e8 affatto la fine di tutto; essa \u00e8 soltanto un piccolo avvenimento compreso nel tutto che \u00e8 la vita eterna; e, nel senso cristiano, c\u2019\u00e8 infinitamente pi\u00f9 speranza nella morte che non, parlando in modo meramente umano, dove non solo c\u2019\u00e8 la vita, ma una vita in piena salute e forza\u00bb.<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> La vera morte di cui il cristiano deve avere timore \u00e8 la disperazione, \u00abperch\u00e9 certamente la morte \u00e8 la fine della malattia, ma la morte non \u00e8 la fine. Se si volesse parlare di una malattia mortale nel senso pi\u00f9 stretto, questa dovrebbe essere una malattia in cui la fine sarebbe la morte e la morte sarebbe la fine. E questa \u00e8 precisamente la disperazione\u00bb.<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> Idea chiave del pensiero di Kierkegaard, la disperazione \u00e8 da lui identificata col peccato di chi decide di se stesso al di fuori di Dio e che, dichiarando falsa questa relazione, non riesce nemmeno a trovare se stesso.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Anche nel pensiero non credente si \u00e8 per\u00f2 affermata una concezione meno tragica, che intreccia profondamente morte e significato della vita. \u00c8 il percorso aperto da Martin Heidegger, certamente il pi\u00f9 influente ispiratore delle rappresentazioni odierne. La sua interpretazione \u00e8 molto diversa da quella di Kierkegaard, perch\u00e9 riduce tutto alla temporalit\u00e0, ma anche da quella sartriana, perch\u00e9 non fa ricorso all\u2019assurdo. L\u2019uomo, in quanto essere nel mondo e nel tempo, \u00e8 addirittura chiamato a vivere con\/attraverso la morte. Egli \u00e8 l\u2019essere-per la-morte. Di conseguenza questa non va vissuta banalmente, eludendola alla maniera di Yvan Ill\u2019ic, ma con autenticit\u00e0, cio\u00e8 attraverso un atto libero che porta ad assumersi la propria morte. In tal modo essa acquista il valore di un progetto esistenziale, perch\u00e9 d\u00e0 a ogni istante della vita il carattere di una decisione, e non \u00e8 da intendersi come una condanna, bens\u00ec come attesa di qualcosa che contiene il segreto della vita. Il vantaggio di questa posizione sta nell\u2019aver umanizzato la morte, ma l\u2019assenza di respiro eterno, sostituito da un\u2019indecifrabile \u00abpossibilit\u00e0 come possibilit\u00e0 dell\u2019impossibilit\u00e0 dell\u2019esistenza in assoluto\u00bb,<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a> la rendono piuttosto vaga.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong>Sorella morte<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">La teologia non ha certo taciuto sulla morte, ma la sua riflessione ha ricevuto nuovi impulsi dal rinnovamento dell\u2019escatologia prodotto nel secolo scorso. All\u2019aspetto biologico, per cui la morte \u00e8 cessazione della vita corporale; a quello morale, finalizzato a risvegliare il discorso sulla caducit\u00e0 della vita e sulla gravit\u00e0 del giudizio divino; e alle convinzioni teologiche che la recepivano come castigo del peccato originale, o che la risolvevano nel dualismo corpo-anima, sono seguiti nuovi concetti. Il trattato dei novissimi ha mutato volto, passando da una impostazione statica, che si dirigeva in maniera unilaterale verso gli eventi ultraterreni, di cui forniva una specie di mappa informativa, a una pi\u00f9 dinamica che cerca di vedere in che modo gli eventi ultimi diano un senso anche alla storia dei viventi. Mi limito a segnalare due percorsi, quello antropologico e quello cristologico.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Il primo si racchiude nella categoria del compimento, chiaramente antitetica a quella del disfacimento. \u00c8 il caso di Karl Rahner, che ha assunto l\u2019essere-per-morte intravisto da Heidegger con una ermeneutica teologica.<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> Per il teologo tedesco non \u00e8 sufficiente considerare la \u00abmorte\u00bb, avvenimento universale che provoca la cessazione dell\u2019attivit\u00e0 organica, ma il \u00abmorire\u00bb, che \u00e8 tipico dell\u2019uomo perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unico essere vivente che sa di morire. Proprio per questo egli deve affrontare la morte a viso aperto, andandole incontro con la decisione definitiva che ha maturato nella vita terrena, e che il pensiero credente traduce in una opzione per Dio o contro Dio. L\u2019idea \u00e8 illuminata dalla convinzione rahneriana che la personalit\u00e0 si attua attraverso la libert\u00e0, per cui il tempo non \u00e8 solo quantit\u00e0 fisica che lentamente si lascia alle spalle, ma qualcosa di qualitativo che determina il compimento delle proprie scelte storiche. Per non procedere all\u2019infinito questo processo deve avere un termine che renda definitivo ci\u00f2 che si \u00e8 costruito nel tempo, ed \u00e8 la morte a realizzarlo, trasformando il divenire in eternit\u00e0.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Ho evidentemente ridotto all\u2019essenziale una considerazione pi\u00f9 complessa (e non sempre accessibile) che ha l\u2019effetto immediato di conferire un autentico valore a questa vita. La mia vita attuale \u00e8 unica e irripetibile perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 una seconda vita che possa relativizzare quella che sto vivendo ora, come non c\u2019\u00e8 una seconda possibilit\u00e0 che possa sminuire l\u2019importanza del progetto costruito in questa esistenza. Per queste ragioni Rahner contesta la dottrina della reincarnazione. L\u2019idea di un ciclo delle vite, infatti, non prende sul serio n\u00e9 la vita presente, n\u00e9 la libert\u00e0, perch\u00e9 riduce ogni volta lo spazio dell\u2019esistenza a un tentativo, una prova. Prendere sul serio quest\u2019unica libert\u00e0 e quest\u2019unica vita significa invece che neanche la morte ha il potere di azzerare ci\u00f2 che esse hanno compiuto insieme. L\u2019uomo rimane per sempre ci\u00f2 che ha voluto essere nel tempo. Non si tratta allora di morire rassegnandosi, ci\u00f2 che avverrebbe se si vedesse la morte solo dal lato del disfacimento, ma di convincersi che essa costituisce il momento supremo del proprio compimento.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Queste idee sono certamente interessanti e danno anche al cristiano uno spunto antropologico in grado di assorbire creativamente l\u2019impatto del morire. Consentono di stabilire una continuit\u00e0 tra il tempo e l\u2019eternit\u00e0, e di superare l\u2019approccio distruttore che vede la morte come la fine piuttosto che il fine di tutto. Resta tuttavia la percezione di un quadro ottimistico che non rende conto di una esperienza profondamente ambigua. La morte \u00e8 benedizione, ma anche maledizione. La vita insegna inoltre che le cose non vanno sempre in questa direzione e, piuttosto che \u00abvecchi e sazi di giorni\u00bb, molti muoiono senza neanche il tempo o la consapevolezza di elaborare un atto libero tanto decisivo. Si deve perci\u00f2 riconoscere che l\u2019approccio antropologico d\u00e0 un contributo nel genere dei <em>preambula fidei<\/em>, ma che la migliore espressione dell\u2019annuncio cristiano si trova nel paradigma cristologico. \u00c8 la via scelta da H. Urs von Balthasar, che innesta le sue riflessioni in una elaborata analisi del mistero pasquale.<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Ges\u00f9 muore a seguito di una scelta libera, ma da condannato, nella maledizione della croce. In questo modo egli ha penetrato gli intimi recessi della morte, dove l\u2019uomo si sente persino abbandonato da Dio. Da allora il morire \u00e8 diventato un con-morire con Cristo. Morendo per-noi, Ges\u00f9 non ha per\u00f2 solo condiviso una esperienza, ma l\u2019ha trasformata dal di dentro, guarendo la morte con la sua risurrezione. Essa \u00e8 cos\u00ec privata della negativit\u00e0 radicale ed elevata al rango di passaggio alla vita. Ci\u00f2 non crea un distacco dalla vita terrena, perch\u00e9 il con-morire con Cristo ha inizio col battesimo, fondamento dell\u2019identificazione della propria morte con la morte di Cristo. La fede pu\u00f2 cos\u00ec affermare che la morte \u00e8 il sacramento pasquale dell\u2019incontro con Cristo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Nell\u2019angelus del 2006 per la commemorazione dei defunti, Benedetto XVI ha sviluppato questa prospettiva, dicendo: \u00abGes\u00f9 ha rivoluzionato il senso della morte [\u2026]. Il Figlio di Dio ha voluto condividere sino in fondo la nostra condizione umana, per riaprirla alla speranza [\u2026]. La morte non mostra pi\u00f9 il ghigno beffardo di una nemica ma, come scrive san Francesco nel Cantico delle creature, il volto amico di una \u201csorella\u201d, per la quale si pu\u00f2 anche benedire il Signore: \u201c<em>Laudato si\u2019, mi\u2019 Signore, per sora nostra morte corporale<\/em>\u201d. Quella che invece bisogna temere, \u00e8 quella dell\u2019anima, che l\u2019Apocalisse chiama la \u201cseconda morte\u201d\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><strong>Annunciare la speranza<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Le indagini sociologiche mostrano che i cristiani hanno idee confuse riguardo ai temi escatologici. Oltre a un generale scetticismo, sono facilmente condivise la dottrina sulla reincarnazione e le diverse opinioni legate al mondo dell\u2019occulto. Le cause di tale ignoranza sono da ricercarsi nella diffusione del sincretismo religioso, nel disprezzo della piet\u00e0 popolare, ma soprattutto nel fatto che la predicazione sembra aver abbandonato questi argomenti per la mancanza di orecchie disponibili ad ascoltarli. C\u2019\u00e8 per\u00f2 da chiedersi se non abbiamo dato troppo per scontate queste convinzioni: che l\u2019uomo della modernit\u00e0 non abbia pi\u00f9 voglia di sentir parlare di risurrezione, o che il materialismo sia diventato cos\u00ec invadente da aver totalmente assorbito lo stupore di fronte alla morte. Molte indicazioni dicono il contrario, anche perch\u00e9 il respiro eterno \u00e8 innato all\u2019esperienza umana, e \u00abtutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansiet\u00e0 dell\u2019uomo: il prolungamento di vita che procura la biologia non pu\u00f2 soddisfare quel desiderio di vita ulteriore, invincibilmente ancorato nel suo cuore\u00bb (<em>GS<\/em> 18).\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">L\u2019annuncio delle realt\u00e0 ultime interroga quindi l\u2019evangelizzazione, per vedere quanta e quale cura si dedica a questi argomenti. \u00abUna Chiesa che non ha nulla da insegnare sull\u2019eternit\u00e0 futura \u2012 ha scritto Emil Brunner \u2012 non ha proprio niente da insegnare, cio\u00e8 \u00e8 fallita\u00bb.<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> La frase \u00e8 forte ma non arrischiata. L\u2019escatologia non \u00e8 solo un capitolo del credo cristiano, \u00abcredo la risurrezione dei morti\u00bb, ma un elemento identitario, che Paolo collega strettamente alla fede nella risurrezione di Cristo: \u00abOra, se si predica che Cristo \u00e8 risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo \u00e8 risuscitato! Ma se Cristo non \u00e8 risuscitato, allora \u00e8 vana la nostra predicazione ed \u00e8 vana anche la vostra fede\u00bb (1Cor 15,12-14). L\u2019idea che l\u2019ultima parola della storia non sia della morte, e che questa possa essere vinta dalla risurrezione di Cristo, \u00e8 caratteristica dell\u2019annuncio cristiano: \u00abL\u2019ultimo nemico a essere annientato sar\u00e0 la morte, perch\u00e9 ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi\u00bb (1Cor, 15,26-27).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Il documento della Commissione teologica internazionale, <em>Problemi attuali di escatologia<\/em> (1990), conferma il deficit comunicativo sui temi \u00abultimi\u00bb, aggiungendo alle cause della secolarizzazione della speranza nella societ\u00e0 odierna e dell\u2019indifferentismo religioso, l\u2019assolutizzazione intramondana dell\u2019escatologia. In tal modo \u00abla prassi cristiana viene orientata a realizzarla in modo cos\u00ec esclusivo che ne deriva una lettura riduttiva del vangelo, nella quale quello che concerne le realt\u00e0 assolutamente ultime in gran parte passa sotto silenzio [\u2026]. La speranza teologale perde la sua piena forza quando viene sostituita da un dinamismo politico\u00bb. Questo spostamento o decurtamento della speranza non rende ragione all\u2019istanza di riconciliare in Cristo \u00able cose che sono sulla terra e quelle che sono nei cieli\u00bb (Col 1,20).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Suscit\u00f2 un certo scalpore, al tempo della sua pubblicazione, un libro in cui il noto vaticanista Luigi Accattoli denunciava la perdita del messaggio escatologico nella fede della coscienza ecclesiale, dovuto, a dire dell\u2019autore, alla tentazione della Chiesa di essersi adattata a questo mondo, trasformandosi in un organizzazione socio-umanitaria.<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a> Sarebbe un errore cedere al dualismo, \u00abcerto, siamo avvertiti che niente giova all\u2019uomo se guadagna il mondo intero ma perde se stesso. Tuttavia l\u2019attesa di una terra nuova non deve indebolire, bens\u00ec piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo della umanit\u00e0 nuova che gi\u00e0 riesce a offrire una certa prefigurazione, che adombra il mondo nuovo\u00bb (<em>GS<\/em> 39). Il concilio preferisce l\u2019idea di una salvezza integrale che porta a farsi carico della speranza umana per intero, dentro e oltre il mondo. L\u2019importante \u00e8 non tacere su nessuno dei due aspetti, ritrovando il loro equilibrio. La missione \u00e8 contemporaneamente speranza e carit\u00e0, del resto saremo giudicati sull\u2019amore, e dunque anche la carit\u00e0 ha una dimensione escatologica. Tuttavia, il rischio di mondanizzare la Chiesa, di arrendersi al solo progresso immanente, \u00e8 reale. Dobbiamo migliorare il mondo portando l\u2019uomo all\u2019incontro col Signore che viene!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Risintonizzare l\u2019evangelizzazione significa pure verificare il linguaggio, la sfida pi\u00f9 cruciale del passaggio dalla vecchia alla nuova escatologia e per chiunque accetti di confrontarsi coi temi ultimi. Il disagio \u00e8 inevitabile in un tempo in cui sono venute meno le convinzioni condivise. In parole semplici: \u00abcome\u00bb parlare all\u2019uomo di oggi di giudizio, di purgatorio o di risurrezione dei morti? Ci\u00f2 impone un superamento dei vecchi modi ma senza venir meno ai principi della fede. Il disorientamento \u00e8 inevitabile, e forse \u00e8 per questo che alla fine si preferisce tacere. \u00abConfesso \u2012 scrive Karl Rahner \u2012 che mi sembra essere per il teologo di oggi compito tormentoso e mai del tutto assolvibile scoprire un modo migliore di presentare la vita eterna, il quale escluda in partenza le ingenuit\u00e0. Ma come?\u00bb.<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a> A volte si d\u00e0 la sensazione di saperne troppo e a volte troppo poco. Occorre conoscere bene il dogma e imparare a dirlo.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">La questione del linguaggio si fa delicata anche per l\u2019azione pastorale di accompagnamento dei morenti e di quelli che restano. Occorrono intuito, sensibilit\u00e0, discrezione e, soprattutto talento dialogico. Nella sua celebre ricerca, Elisabeth K\u00fcbler Ross riporta la testimonianza di molti malati in fin di vita, segnalando i vari meccanismi di difesa, ma evidenziando il loro bisogno del dialogo e di una compagnia sincera.<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">La speranza prende forma negli interrogativi ineludibili: esiste qualcosa al di l\u00e0 della morte? Perch\u00e9 questo mio cuore \u00e8 inquieto? C\u2019\u00e8 qualcosa o il nulla ad attenderci? La Chiesa ha il dovere di rispondere a queste domande, altrimenti viene meno a un aspetto specifico della sua missione.<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a> La nostra speranza ha un volto e un nome: Cristo, fondamento della \u00abbeata speranza\u00bb (Tt 2,13), che ci rende popolo messianico, cio\u00e8 popolo della speranza che comprende anche i fratelli defunti. Tutto ci\u00f2 dovrebbe avere conseguenze sul modo di vivere il lutto, unendo<em> theologia crucis<\/em> e <em>theologiae gloriae<\/em>. Pu\u00f2 essere una speranza piccola, debole, fragile, che porta a lottare \u00abcontro ogni speranza\u00bb (Rom 4,18), ma \u00e8 \u00abnella speranza che siamo stati salvati\u00bb (Rom 8,24).<\/span><\/p>\n<p><em>(Tratto da Orientamenti Pastorali, EDB. Tutti i diritti riservati)<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> P. Ari\u00e8s, <em>Storia della<\/em> <em>morte in occidente: dal medioevo ai giorni nostri<\/em>, Rizzoli, Milano 1985, 213-314.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Cf. Y. Illich, <em>Nemesi medica, l\u2019espropriazione della salute<\/em>, Mondadori, Milano 1978.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> In Il <em>Regno-documenti<\/em> 5 (1995) 135-154.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> L. Tolstoj, <em>La morte di Yvan Ill\u2019ic<\/em>, Rea, L\u2019Aquila 2012, 34.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> S. Kierkegaard, <em>La malattia mortale<\/em>, SE, Milano 2008, 13.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> <em>Ivi<\/em>, 21.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> M. Heidegger, <em>Essere e tempo<\/em>, Mondadori, Milano 2008, 370.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Il suo testo fondamentale \u00e8 <em>Sulla teologia della morte<\/em>, Morcelliana, Brescia 1965. Rahner ha trattato della morte anche in molti altri scritti, per una ricostruzione del suo pensiero su questo argomento si veda S. Zucal, <em>La teologia della morte in Karl Rahner<\/em>, EDB, Bologna 1982. Ho inserito una riflessione pi\u00f9 estesa della posizione in Rahner in G. Tangorra, \u00abMorte e compimento\u00bb, in C. Zuccaro (a cura di), <em>Sperare nel nostro tempo<\/em>, Istituto teologico, Anagni 1996, 89-108.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> H. Urs Von Balthasar, \u00abMysterium Paschale\u00bb, in J. Feiner &#8211; M. L\u00f6hrer (a cura di), <em>Mysterium salutis 6: L\u2019evento Cristo<\/em>, Queriniana, Brescia <sup>2<\/sup>1973, 171-412.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> E. Brunner, <em>L\u2019eternit\u00e0 come futuro e tempo presente<\/em>, EDB, Bologna 1973.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> L. Accattoli, <em>La speranza di non morire<\/em>, Paoline, Milano 1992.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Citato da A. Marranzini, \u00abL\u2019ultima esperienza di un teologo: Karl Rahner in attesa dell\u2019incontro definitivo con \u201cColui che viene\u201d\u00bb, in G. Lorizio (a cura di), <em>Morte e sopravvivenza<\/em>, AVE, Roma 1995, 356.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> E. K\u00fcbler Ross, <em>La morte e il morire<\/em>, Cittadella, Assisi 1982.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Sul bisogno di riprendere questo specifico si veda G. Canobbio &#8211; M. Fini (a cura di), <em>L\u2019escatologia contemporanea. Problemi e prospettive<\/em>, EMP, Padova 1995.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Tangorra, docente di ecclesiologia presso la Pontificia Universit\u00e0 Lateranense &nbsp; Dopo la morte di un essere umano,\u00a0si sprigiona sempre un senso di stupore tanto &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":1228,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[29],"tags":[118],"class_list":["post-1227","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli-schede","tag-morte"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1227","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1227"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1227\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1245,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1227\/revisions\/1245"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1228"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1227"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1227"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1227"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}