{"id":1037,"date":"2020-06-30T09:05:14","date_gmt":"2020-06-30T07:05:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=1037"},"modified":"2020-06-30T09:30:49","modified_gmt":"2020-06-30T07:30:49","slug":"verso-una-ecclesia-ludens","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2020\/06\/30\/verso-una-ecclesia-ludens\/","title":{"rendered":"Verso una \u00abEcclesia ludens\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000\"><em>In principio era il gioco<\/em>. La sapienza di Dio giocava con il globo terrestre, come in una cosmica partita di pallone.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> Poi dal football il Signore pass\u00f2 al nascondino, come si fa con i bambini, manifestandosi e nascondendosi, ora in un roveto ora nel mormorio di un vento leggero. Mos\u00e8 ed Elia \u2013 complici dell\u2019Altissimo in queste partite di <em>cache<\/em>&#8211;<em>cache<\/em> \u2013 ne fecero l\u2019esperienza. Il <em>Deus absconditus<\/em> \u00e8 un Dio che cerca e che vuole essere cercato: un Dio vicino, eppure totalmente altro, prossimo e inafferrabile, <em>secretissime et praesentissime<\/em>, come diceva sant\u2019Agostino.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Dio gioca a nascondino gi\u00e0 con il primo uomo: \u00abAdamo, dove sei?\u00bb.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> E continua con Giona, profeta recalcitrante, e con gli altri profeti e patriarchi. Tutta l\u2019economia della salvezza pu\u00f2 essere interpretata come un grande gioco in cui si dispiega l\u2019incomparabile <em>sense of humour<\/em> del Creatore. Questo gioco del nascondino, come scrive il biblista Gebhard-Maria Behler in un suo saggio, piace appassionatamente anche al Signore glorioso: \u00abEgli si nasconde per lasciarsi trovare dalla nostra fede che lo cerca [\u2026] Il Risorto che si \u00e8 nascosto, che si \u00e8 finto pellegrino, un giardiniere o un semplice sconosciuto, usa anche con noi la stessa tattica\u00bb.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">La tradizione antica accomuna la Chiesa latina e quella greca nel riferirsi al <em>Deus ludens<\/em>, all\u2019<em>homo ludens<\/em>, e persino a una<em> Ecclesia ludens.<\/em> Consideravano la creazione come il grande gioco del Dio ludico; da un lato gioc\u00f2 con le stelle, dall\u2019altra col sole, e sotto con i pianeti e con premura lanci\u00f2 la terra, alla giusta distanza dal sole, perch\u00e9 potesse avere la vita. La creazione \u00e8 una specie di giocosa allegria di Dio, un <em>theatrum gloriae Dei<\/em>, tanto che Gregorio Nazianzeno (+390) scriver\u00e0 : \u00abIl Logos sublime scherza. adorna con le sue sacre immagini e per puro piacere e in tutti i modi, il cosmo intero\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Poi qualcosa cambi\u00f2, e fra i padri della Chiesa che hanno affrontato il tema gioco-fede, ci troviamo davanti ad affermazioni di rifiuto. Tertulliano affermava che chi avesse promesso alla fonte battesimale di rifiutare le opere del diavolo e dei suoi angeli non poteva partecipare alle manifestazioni di natura diabolica. Lo sport, secondo lo scrittore nord-africano, rende furiosi, collerici e litigiosi. Gli schiamazzi e gli scherni ingiuriosi non si conciliano con la mitezza cristiana. Dal canto suo, Clemente Alessandrino considerava l\u2019ippodromo come \u00absede di disordine e iniquit\u00e0\u00bb. Le affermazioni vanno contestualizzate e comprese a partire dalle sfide alle quali volevano rispondere. A quel tempo gli eventi sportivi non erano solo eventi ludici o culturali, erano eventi rituali e cultuali. Per questo lo sport era strettamente legato all\u2019idolatria. Cos\u00ec Giovanni Crisostomo ricorda che \u00abi giochi pubblici a Dafne erano irrimediabilmente contaminati dalle loro pompose processioni, durante le quali demoni danzavano e al diavolo venivano resi grandi onori\u00bb. Il problema, quindi, non era di incompatibilit\u00e0 tra sport e fede, ma tra quel tipo di sport e gioco, commisto visceralmente con il paganesimo e i riti idolatrici, e l\u2019attivit\u00e0 sportiva. Gli stessi padri e scrittori, infatti, affermavano la dignit\u00e0 del corpo creato da Dio, quel corpo assunto da Cristo. Celebre \u00e8 la frase di Tertulliano: <em>Cardo salutis caro<\/em> (la carne \u00e8 cardine della salvezza). Il suo <em>De resurrectione carnis<\/em> \u00e8 anche una teologia dell\u2019incarnazione e della corporeit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Dai primi secoli veniamo ai nostri tempi.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> Nel 1948 il teologo Hugo Ranher pubblic\u00f2 un libro dal titolo <em>Homo ludens,<\/em><a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> in cui, dando seguito a un lavoro simile dello storico Huizinga,<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> ci d\u00e0 un\u2019interpretazione teologica e religiosa del gioco: \u00abAttingendo agli obliati tesori degli antichi e della Chiesa dei tempi passati, vogliamo mostrare che cosa\u00a0 ha perduto l\u2019uomo di oggi che non sa pi\u00f9 giocare\u00bb<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><em>Homo ludens<\/em> \u2212 ci spiega Rahner \u2212\u00a0 \u00e8 il tentativo che hanno fatto i latini di tradurre una espressione greca praticamente intraducibile:\u00a0 \u1f00\u03bd\u03ae\u03c1 \u03c3\u03c0\u03bf\u03c5\u03b4\u03bf\u03b3\u03b5\u03bb\u03bf\u03af\u03bf\u03c2. Per i greci, \u00e8 quel tipo di sapiente che, avendo visto il limite di ogni perfezione e avendo provato il dolore, la tragedia e il disinganno, sa vivere in lieta ascesi. Seriet\u00e0, serenit\u00e0, passione, scelta volontaria di immettersi totalmente in qualcosa che \u00e8 fuori di s\u00e9 e che ha ordine, bellezza, regole, tempi, tutto sotto il segno della libert\u00e0, dell\u2019inutilit\u00e0 e del non compenso. Questo \u00e8 il gioco, un\u2019arte che libera la saggezza da ogni fariseismo, da ogni potere, da ogni non necessaria seriet\u00e0 e che vincola l\u2019uomo all\u2019unico necessario. Per gli uomini d\u2019oggi \u2212 scriveva Ranher \u2212, inviluppati nell\u2019esasperata strumentalizzazione d\u2019una seriet\u00e0 insensata o nell\u2019insensatezza di una mondanit\u00e0 assoluta, la saggezza del gioco costituisce una necessit\u00e0 redentrice. \u00abTentiamo, con i padri\u00a0 e i teologi \u2013 proseguiva Ranher \u2013 di parlare della \u201cChiesa che gioca\u201d, dello spazio fisico-spirituale, dunque nel quale il Logos fatto uomo esegue il suo \u201cgioco della grazia\u201d, e dove il cattolico che non si \u00e8 ancora perduto in un invadente intellettualismo, conciliando mirabilmente la trasfigurazione operata dalla grazia del suo permanere uomo, risponde al gioco della grazia nel gioco dei suoi sacramenti e della sua liturgia. Sicch\u00e9 Chiesa grazia e azione liturgica gli sono pre-ludio (lett.: gioco anticipato) di quella libera serenit\u00e0 che avr\u00e0 la sua evidenza nell\u2019eterno gioco della visione divina\u00bb.<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Ce\u00a0n\u2019\u00e8\u00a0a\u00a0sufficienza\u00a0per\u00a0rivalutare\u00a0la\u00a0festa\u00a0e\u00a0la\u00a0gioia\u00a0dello\u00a0stare\u00a0insieme.\u00a0Su questo filone si inserirono originalmente H. Cox con <em>La festa dei folli, <\/em><a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a> il cui sottotitolo spiega trattarsi di un \u00absaggio teologico sulla festivit\u00e0 e sulla fantasia\u00bb e J. Moltmann con il suo saggio <em>Sul gioco.<\/em><a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> Non c\u2019\u00e8 da stupirsi se d\u2019altronde lo stesso san Tommaso, che esprime una positiva valutazione del gioco e della festa, ritiene che siano in colpa e non soltanto maleducati quelli che sono a tal punto seri da non saper ridere, n\u00e9 ammettono che altri lo facciano e non sanno scherzare.<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Questa attenzione \u00e8 giunta fino a noi; alcuni anni fa sugli scaffali delle librerie \u00e8 apparso il <em>Breve teologia dello sport <\/em>di Lincoln Harvey,<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a> una ricostruzione storica, abbastanza scorrevole e sintetica, di come lo sport sia stato inteso fin dalle origini dal cristianesimo. Nello stesso si pu\u00f2 comprendere come, attraverso i secoli, il gioco sia stato sempre presente, e come il suo fascino sia stato avvertito da tutti i popoli che hanno abitato e abitano la terra. Lo sport, in fondo, non \u00e8 un fenomeno n\u00e9 locale n\u00e9 nuovo; \u00e8 un fenomeno universale. Ovviamente, i toni e i modi sono notevolmente cambiati, le motivazioni e la sacralit\u00e0 anche, ma resta il fatto che \u00abil gioco \u00e8 gioco\u00bb, ed \u00e8 bene rispettarne le caratteristiche. Vi sono realt\u00e0 per le quali il concetto di scopo non esaurisce la loro ragion d\u2019essere. Una di queste realt\u00e0 \u00e8 lo sport. Esso \u00e8 \u2013 tecnicamente \u2013 \u00abautotelico\u00bb. Ha il suo proprio (auto) scopo (t\u00e9los). La parola \u00absport\u00bb deriva da \u00abdiporto\u00bb (disport) che, a sua volta, \u00e8 formato da \u00abportare\u00bb e \u00abfuori\u00bb (dis-). Tradotto: quando giochiamo ci portiamo al di fuori delle attivit\u00e0 necessarie alla nostra esistenza. Lo sport non pu\u00f2 essere \u00abusato\u00bb ma solo vissuto. In fondo lo sport \u00e8 una questione di gioco. Ma la particolarit\u00e0 che l\u2019autore anglicano propone \u00e8 l\u2019accomunare lo sport al culto. \u00c8 lo stesso ad affermare che: \u00abIl culto \u00e8 la celebrazione di chi \u00e8 Dio; lo sport la celebrazione di chi siamo noi\u00bb. Dalla lettura del testo emerge come riflettere sullo sport pu\u00f2 essere davvero produttivo. Inoltre, pu\u00f2 catapultare tutti in un linguaggio da sempre espresso e mai \u00abprogrammato\u00bb. La libert\u00e0 che esprime un bambino nell\u2019atto di giocare \u00e8 singolare. Una esperienza e una espressione di\/da sogno Quel sogno che alimenta la vita di chi, nel gioco, esprime il vero carattere. \u00c8 lo stesso Harvey a rilevare come lo sport parli della nostra identit\u00e0 pi\u00f9 profonda. Il gioco \u00e8 gioco. E lasciamo che sia cos\u00ec. Uno spazio \u00abaltro\u00bb con le proprie regole, dimensioni e tempi. Ecco perch\u00e9 accomuna tutti, perch\u00e9, in fondo, tutti sognano di \u00abgiocare\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">In principio, dunque, era il gioco. E anche alla fine, quando \u2013 come nei dipinti del beato Angelico \u2013 gli eletti intrecceranno le loro danze nei verdi pascoli del cielo, sar\u00e0 il gioco, un\u2019esplosione di festa, gioia senza limiti, premio di vita eterna.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Ma che cos\u2019\u00e8 il gioco e cosa vuol dire giocare, ora che il gioco sembra avere invaso ogni spazio, ora che la dimensione ludica, da parentesi o pausa qual era, si \u00e8 imposta come realt\u00e0 dominante? Se tutto \u00e8 gioco \u2013 non solo gli insulsi giochini televisivi fatti per catturare il pubblico della prima serata \u2013, allora il gioco perde di significato, si trasforma nel suo contrario, in obbligo, in occupazione noiosa e ripetitiva, opprimente come e forse pi\u00f9 del lavoro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">\u00abIl gioco, come momento di esercizio disinteressato, che giova al corpo o, come dicevano i teologi, toglie la <em>tristitia <\/em>dovuta al lavoro, e sicuramente affina le nostre capacit\u00e0 intellettive, per essere tale ha bisogno di essere parentetico\u00bb, ha ricordato recentemente Umberto Eco. Ma se siamo condannati a giocare, che gioco \u00e8? Come il sonno e il cibo, anche il gioco, nelle giuste dosi, ritempra; in eccesso, abbrutisce. Per una parte dell\u2019umanit\u00e0 \u2013 quella pi\u00f9 ricca \u2013 c\u2019\u00e8 un\u2019alienazione che non si sperimenta pi\u00f9 \u2013 o non soltanto \u2013 nel lavoro, ma che si vive nel gioco ridotto a consumo di tempo, di beni, di alcol, di droghe, a ripetizione ossessiva di gesti senza senso. E questa incapacit\u00e0 di pensare il tempo libero come tempo sottratto al dominio del denaro e del mercato \u00e8 forse una delle sconfitte pi\u00f9 gravi delle grandi ideologie nate dall\u2019illuminismo. Finora si \u00e8 sempre voluto modificare l\u2019organizzazione del lavoro, ma cosa succederebbe \u2013 si chiede il teologo J\u00fcrgen Moltmann \u2013 se la liberazione dell\u2019uomo cominciasse dal gioco? \u00abSignificherebbe sottrarre i giochi al controllo di coloro che si sono specializzati nell\u2019industria del tempo libero. Significherebbe passare da un\u2019immaginazione semplicemente riproduttiva \u2013 che ripete anche nel tempo libero gli schemi del mondo del lavoro \u2013 a un\u2019immaginazione produttiva, in vista di un mondo pi\u00f9 libero\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Quella di Moltmann \u00e8 ovviamente un\u2019utopia, forse pericolosa come tutte le utopie. Dietro la pretesa di dettar legge in questa materia, c\u2019\u00e8 spesso lo zampino del totalitarismo, la tentazione di sfruttare il gioco, la festa e lo sport per il controllo delle coscienze o come fabbrica del consenso. Ma non si pu\u00f2 dare torto al teologo di Tubinga quando dice che il gioco \u00e8 senza speranza e perde il suo sale ogniqualvolta serve a farci dimenticare per un po\u2019 di tempo ci\u00f2 che non si pu\u00f2 cambiare, quando \u00e8 insomma oppio o anestetico: il gioco autentico \u2013 secondo Moltmann \u2013 \u00e8 contestazione delle ingiustizie esistenti e prefigurazione di rapporti nuovi; per mezzo del gioco, \u00absi riconosce che le cose non devono essere come sono\u00bb, \u00absi anticipa e si sperimenta un avvenire diverso, un nuovo stile di vita\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">Indispensabile come l\u2019aria che respiriamo, il gioco \u00e8 per\u00f2 qualcosa di pi\u00f9 di un bisogno. \u00c8 ci\u00f2 che la tradizione cristiana chiama <em>eutrapelia<\/em>, la virt\u00f9 del buon umore, quella forma di distacco e di eleganza spirituale che consente di cogliere e di apprezzare i lati giocosi della vita: virt\u00f9 di santi, di mistici e di tutti coloro che non esitano a lanciarsi nella danza in risposta all\u2019invito di Cristo. Allora la festa sar\u00e0 di nuovo comunione, la liturgia un mosaico di canti, di luci e di danze, e la politica sar\u00e0 restituita all\u2019immaginazione. Cinquant\u2019anni dopo, le affermazioni di Moltmann possono sembrare ingenue o eccessivamente ottimistiche. Ma una fede che non voglia farsi imprigionare nelle gabbie delle rigide formulazioni dogmatiche, che rifiuti le trappole della seriosit\u00e0, deve essere ripensata come il grande gioco. E una Chiesa che confidi nell\u2019azione dello Spirito, pi\u00f9 che nell\u2019ordine delle cerimonie o nel rigore formale e nei paramenti inamidati dei suoi ministri, non pu\u00f2 non aprirsi alla dimensione ludica. Anche perch\u00e9 il diavolo \u2013 come diceva Friedrich Nietzsche \u2013 \u00e8 lo spirito di pesantezza. Cio\u00e8 il contrario dell\u2019aerea leggerezza del gioco.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><em>Antonio Mastantuono, pastoralista, vicedirettore di Orientamenti pastorali<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Cf. Prov 8,30-31.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Gen 3,9.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> G.-M. Behler <em>Il gioco di Dio<\/em>, \u00c0ncora, Milano, 1984, 123.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Per una presentazione dell\u2019evoluzione dei rapporti tra cristianesimo e sport rimandiamo a L.Harvey, <em>Breve teologia dello sport<\/em>, Queriniana, Brescia 2015.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> H. Ranher<em>, Homo ludens<\/em>, Paideia, Brescia 2011.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Cf. J. Huizinga, <em>Homo ludens<\/em>, Il Saggiatore, Milano 1972.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> H. Ranher, <em>Homo ludens<\/em>, 11.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> <em>Ivi<\/em>, 15.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Cf. H. Cox, La festa dei folli, Bompiani, Milano 1971.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Cf. J. Moltmann, <em>Sul gioco, Saggio sulla gioia della libert\u00e0 e sul piacere del gioco<\/em>, Queriniana, Brescia 1971.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Cf. S.Th. II-II, q.168, a.4.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> L. Harvey, <em>Breve teologia dello sport<\/em>, Queriniana, Brescia 2015.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In principio era il gioco. La sapienza di Dio giocava con il globo terrestre, come in una cosmica partita di pallone.[1] Poi dal football il &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":1038,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[29],"tags":[90],"class_list":["post-1037","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli-schede","tag-sport"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1037","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1037"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1037\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1046,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1037\/revisions\/1046"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1038"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1037"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1037"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1037"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}