{"id":102,"date":"2015-12-10T19:16:35","date_gmt":"2015-12-10T18:16:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/?p=102"},"modified":"2018-04-03T20:18:28","modified_gmt":"2018-04-03T18:18:28","slug":"verso-una-parrocchia-sinodale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/2015\/12\/10\/verso-una-parrocchia-sinodale\/","title":{"rendered":"Verso una parrocchia sinodale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span class='dropcap standard'>C<\/span>omunit\u00e0 ecclesiale pi\u00f9 vicina alla gente, capace di far riconoscere la presenza di Cristo nella storia, la parrocchia<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> \u00e8 l\u2019ambito ordinario dove si nasce e si cresce nella fede, e costituisce lo spazio comunitario, il pi\u00f9 adeguato, affinch\u00e9 il ministero della Parola realizzato sia contemporaneamente insegnamento, educazione ed esperienza vitale. In essa si vivono rapporti di prossimit\u00e0 in un determinato territorio, e al suo interno si realizzano vincoli concreti di conoscenza, di amore e di carit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parrocchia si qualifica non per se stessa ma in riferimento alla Chiesa particolare di cui costituisce un\u2019articolazione. \u00c8, infatti, la diocesi che assicura la presenza della Chiesa in un determinato territorio, nelle dimore degli uomini. \u00c8 attraverso essa, e in forza della sua necessit\u00e0 teologica, che la parrocchia esprime la propria dimensione locale, ed \u00e8 a un tempo \u00abscelta storica\u00bb, non realt\u00e0 meramente amministrativa, ma soprattutto \u00abscelta pastorale\u00bb. Forma storica privilegiata della localizzazione della Chiesa particolare, oggi soprattutto, \u00e8 chiamata a superare la tendenza alla chiusura interna, per diventare spazio dove ci si forma per uscire dal tempio verso le periferie della vita e incontrare gli uomini nei luoghi e nei tempi delle loro gioie e delle loro sofferenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa dice qualcosa dell\u2019incarnazione qui e ora e ricorda che \u00abnessuno \u00e8 escluso dalla Chiesa, e anche il pi\u00f9 isolato appartiene a una comunit\u00e0 cristiana per il solo fatto di trovarsi da qualche parte\u00bb.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 chiamata a prestare attenzione ai \u00abcristiani della soglia\u00bb, e a operare una conversione pastorale che valga a trasformare il cattolicesimo popolare in un cattolicesimo di ascolto della parola di Dio, di partecipazione liturgica e di capacit\u00e0 testimoniale, conservando il carattere di Chiesa di popolo, radicata in un diffuso senso di Dio e rivolta veramente a tutti, rifiutando ogni tentazione di perfettismo spirituale e organizzativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La popolarit\u00e0 dell\u2019annuncio evangelico non si ottiene indebolendo la proposta, o semplificando la radicalit\u00e0 evangelica, ma indebolendo un\u2019idea preconcetta e tradizionale di \u00abistituzione-parrocchia\u00bb, per creare un luogo pi\u00f9 aperto alle relazioni e flessibile, in cui tutti coloro che lo desiderano possano trovare spazio e accogliere la proposta seria e radicale del vangelo. \u00c8 pi\u00f9 di un semplice slogan poter definire la parrocchia \u00abla locanda dei racconti\u00bb!<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> \u00abSui loro cammini di Emmaus \u2013 scrive A. Borras \u2013 i nostri contemporanei raggiunti in questo, possono <em>parlare e discutere<\/em>, vedersi <em>aprire<\/em> <em>le Scritture<\/em>, attardarsi quando <em>viene la sera<\/em> e, se il cuore lo suggerisce loro, <em>spezzare il<\/em> <em>pane<\/em> della condivisione. Un giorno forse essi andranno, a loro volta, a <em>raccontare<\/em> ad altri <em>ci\u00f2 che \u00e8 accaduto sulla loro strada<\/em>?\u00bb.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una parrocchia \u00abdi popolo\u00bb \u00e8 sinodale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parrocchia non \u00e8 un gruppo di pari o di affini, cio\u00e8 di persone omogenee per et\u00e0 o per interessi o per altro; essa \u00e8 un popolo nel quale tutte le differenze umane convergono in quella straordinaria esperienza aggregativa che \u00e8 la comunit\u00e0, questa volta convocata e tenuta insieme da Dio stesso.<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup><sup>[5]<\/sup><\/sup><\/a> La parrocchia non nasce elitaria, ma popolare: \u00abLa comunit\u00e0 parrocchiale \u2212 scrivono i vescovi italiani \u2212 riunisce i credenti senza chiedere nessun\u2019altra condivisione che quella della fede e dell\u2019unit\u00e0 cattolica. La sua ambizione pastorale \u00e8 quella di raccogliere nell\u2019unit\u00e0 persone le pi\u00f9 diverse tra loro per et\u00e0, estrazione sociale, mentalit\u00e0 ed esperienza spirituale\u00bb.<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup><sup>[6]<\/sup><\/sup><\/a> La parrocchia nasce popolare perch\u00e9 partecipa all\u2019essere e alla missione della Chiesa, che nasce dalla convocazione di Dio, il quale le affida consegne, le prospetta fini, le dona mezzi per realizzare i suoi divini propositi. La parrocchia, in piccolo, vive il mistero della Chiesa, della quale sa realizzare un\u2019essenziale presenza di grazia, dal momento che sa realizzare la presenza salvifica e gloriosa di Cristo: \u00abIn queste comunit\u00e0 [diocesi e parrocchie] \u2212 afferma il concilio \u2212, sebbene spesso piccole e povere e disperse, \u00e8 presente Cristo, per virt\u00f9 del quale si costituisce la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parrocchia rimane la Chiesa di tutti: impegnati o dubbiosi, buoni o cattivi, obbedienti o critici, assidui o lontani. La ragion d\u2019essere di una comunit\u00e0 parrocchiale \u00e9 quella di costituire la struttura di base per l\u2019appartenenza ecclesiale dei cristiani prima, dopo e fuori da qualsiasi appartenenza particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli stili pastorali per costruire una parrocchia sinodale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stile dell\u2019accoglienza. Lo stile accogliente chiede d\u2019esercitare l\u2019amore nel fatto di accettare l\u2019altro, di riconoscerlo per tutto quello che \u00e8; comporta di rispettarlo, accoglierlo nella nostra vita, prima che nel tempio e nella nostra casa, con ospitalit\u00e0 piena e delicata. Ci\u00f2 implica la capacit\u00e0 di ascolto, la tolleranza, il senso sacro della persona umana, la discrezione. La parrocchia, nel suo insieme, \u00e8 chiamata a praticare l\u2019accoglienza, una virt\u00f9 che si fa riconoscere per un atteggiamento di calda e fraterna intesa, di sincera e partecipe amicizia, di mutua e concreta solidariet\u00e0. Nata al fonte battesimale, la comunit\u00e0 parrocchiale trasporta all\u2019ambone e nel suo spazio vitale l\u2019insegnamento e il tirocinio educativo dell\u2019accoglienza. Essa ricorda a ogni suo figlio e a ogni sua figlia che non \u00e8 possibile dimenticare che, all\u2019inizio della loro esistenza cristiana, c\u2019e stato il gesto d\u2019accoglienza della Chiesa madre nella sua casa: quel gesto deve caratterizzare tutta l\u2019esperienza dei discepoli di Cristo e dei membri di una Chiesa che si propone di suscitare, dovunque e fra tutti, solidariet\u00e0, recupero, pace, in una parola: comunione. Questo suo stile di accoglienza trae la sua origine dall\u2019essere la comunit\u00e0 radunata dal Cristo e, precisamente, il Verbo \u00e8 la sua forma.<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio questa sua costituzione, questo suo situarsi e pro\u00adtendersi a partire dall\u2019Uomo di Nazareth, costituisce anche il suo modo d\u2019essere, lo stile del suo stare in mezzo agli uomini. In Ges\u00f9 abbiamo il tratto di un Dio ospi\u00adtale, che apre le braccia ai peccatori e ai perduti, condivide il passo e il pasto con le bassezze dell\u2019umanit\u00e0, si lascia toccare e ferire fino alla discesa nella morte di croce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva, il regno di Dio che Ges\u00f9 annuncia avvia un nuovo rapporto tra l\u2019uomo e il suo Signore Dio, e inaugura una prassi ospi\u00adtale nelle relazioni intraumane: regno di rapporti improntati alla giustizia, alla fratellanza e alla liberazione, regno di uma\u00adnit\u00e0 che supera il contrasto tra dominatori e dominati, regno che ridona speranza agli esclusi attraverso la stessa prassi di vita di Ges\u00f9 e, dunque, regno che relativizza il principio di giustizia rigorosa ed escludente in voga nella sua e nella nostra societ\u00e0.<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo modo di essere del Cristo, testimoniatoci ampia\u00admente dai vangeli, ci indica la paternit\u00e0 amorevole di un Dio che si fa grembo, luogo e spazio dell\u2019accoglienza sen\u00adza frontiere dell\u2019umanit\u00e0; un Dio che annulla le barriere e mostra l\u2019amabilit\u00e0 di un tratto accogliente, aperto, ospitale. Questo tratto di Ges\u00f9 \u00e8 anche il fondamento dell\u2019essere e della prassi dei suoi discepoli radunati dallo Spirito nella Chiesa. Non ci potr\u00e0 essere stile sinodale senza che la parrocchia stessa lavori a far cadere alcuni luoghi comuni e pregiudizi, purtroppo spesso avallati da esperienze reali e da uscite pubbliche infelici, che la dipingono come uno spazio chiuso; a molti essa appare giovane e accogliente solo in alcune forme esterne, le quali \u2212 dai linguaggi ai sorrisi di benvenuto \u2212 sono rivestite di un abito moderno (o postmoderno), ma restano prigioniere di logiche e prassi del passato. A tale stile accogliente invita papa Francesco quando, nella Evangelii gaudium, parla di una: \u00abcasa aperta del Padre. [&#8230;]. Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti possono far parte della comunit\u00e0, e nemmeno le porte dei sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi. Questo vale soprattutto quando si tratta di quel sacramento che \u00e8 \u201cla porta\u201d, il battesimo. L\u2019eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non \u00e8 un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Queste convinzioni hanno anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia. Di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non \u00e8 una dogana, \u00e8 la casa paterna dove c\u2019\u00e8 posto per ciascuno con la sua vita faticosa\u00bb.<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lo stile della convivialit\u00e0<\/em>. II cristianesimo \u00e8 religione conviviale: pertanto, ai cristiani si addice lo stile di pensare, decidere e progettare insieme. Siamo molti per una sola missione. Questo sentire di fede dispone alla mutua accoglienza, allo spirito collaborativo, alla volont\u00e0 della condivisione: vivere nella storia con lo stile della convivialit\u00e0 eucaristica. \u00abIl luogo originario della coscienza e dello statuto sinodale \u00e8 questo frequentare insieme l\u2019eucaristia, e uso il termine non nel senso generico, ma nel senso propriamente sacramentale. Frequentando insieme il corpo del Signore l\u2019assemblea diventa il suo corpo, una con lui e una tra quanti la compongono\u00bb.<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> N\u00e9 l\u2019inconfutabile dato fenomenologico di assemblee poco consapevoli o distratte deve indurci a minimizzare la dinamica originale, sacramentale-eucaristica, dell\u2019accadimento ecclesiale. Certo bisogna ancora lavorare perch\u00e9 le nostre assemblee eucaristiche siano esperienza di quella <em>actuosa participatio<\/em> a cui chiama la <em>Sacrosantum concilium<\/em>.<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sappiamo bene quali siano le difficolt\u00e0, ma solo il ricentrare l\u2019assemblea, il viverne le molteplici forme, potr\u00e0 produrre una sinodalit\u00e0 autentica. Il diventare l\u2019unico corpo di Cristo non cancella, ma postula ed esalta, la molteplicit\u00e0 dei doni e dei ministeri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parrocchia, quale comunit\u00e0 eucaristica, nel suo piccolo, \u00e8 chiamata ad assumere questo vasto e delicato progetto di convivialit\u00e0, e soprattutto a scegliere come suo abituale modo di parlare e di decidere lo stile della convivialit\u00e0, fatto di ricerca autentica della verit\u00e0, di sincera umilt\u00e0 verso il mistero che si \u00e9 chiamati a servire, di mutua e profonda solidariet\u00e0 fraterna fra i \u00abparrocchiani\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lo stile del dialogo.<\/em> Senza dialogo la comunione non esiste, e la missione viene compromessa. II dialogo fra i cristiani \u2013 quello che si vive dentro la Chiesa \u2013 dev\u2019essere teologicamente motivato, spiritualmente vissuto, comunionalmente condotto, missionariamente finalizzato. La parrocchia \u00e8 un naturale luogo per fare scuola e tirocinio di dialogo, ossia per esercitare coralmente il giudizio sulle cose da dire e da fare, alla luce dell\u2019unico giudizio sul mondo che Dio ha pronunciato nella vicenda del Crocifisso. Questo giudizio ispira un triplice convincimento: le cose di Dio si giudicano con i criteri di Dio; il Regno viene per le vie umili e con i mezzi deboli; il solo amore pastorale convincente \u00e8 quello crocifisso. Questo stile del dialogo la parrocchia lo pu\u00f2 praticare in tanti modi, uno dei quali (umile, ma efficace) \u00e9 l\u2019attivazione paziente, teologicamente motivata, saggiamente condotta, degli organismi di partecipazione previsti dal Codice di diritto canonico<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a> e le altre modalit\u00e0 comunionali che la creativit\u00e0 pastorale sa sempre trovare. Un dialogo a cui ci si educa soprattutto attivando l\u2019esperienza del discernimento pastorale.<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a> Un suo sano esercizio sviluppa la dimensione partecipativa; ricorda che nella Chiesa non esistono membri meramente passivi e recettivi; \u00e8 responsabilit\u00e0 ecclesiale, da esercitarsi insieme, secondo quel rapporto di reciprocit\u00e0 che emerge e si afferma nell\u2019ambito della comunit\u00e0: non \u00e8 privilegio di nessuno e nessuno pu\u00f2 ritenersene estraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lo stile progettuale. <\/em>La comunit\u00e0 cristiana \u2212 sempre una comunit\u00e0 chiamata a \u00abcamminare insieme\u00bb lungo i sentieri della storia, a individuare lo stile di una presenza nel proprio territorio, a delineare il suo volto \u2212 non pu\u00f2 non acquisire uno stile progettuale.<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a> Non si tratta di rispondere primariamente a esigenze di carattere organizzativo e di pianificazione, ma di discernimento dello Spirito: ha carattere profetico e, scrutando i segni dei tempi, cerca di tracciare i sentieri del cammino verso il Signore che viene. La progettazione pastorale di una parrocchia, se non \u00e8 opera di pochi (in tal caso ci troveremmo di fronte a una comunit\u00e0 di tipo <em>amministrativo\/organizzativo<\/em>), esige l\u2019esistenza di una comunit\u00e0 corresponsabile e a sua volta la costruisce, incrementa quello stile sinodale che esprime e crea comunione. Diventa luogo educativo alla comunione ecclesiale in quanto supera le debolezze della tolleranza, respinge le ambiguit\u00e0 dell\u2019indifferenza, vede l\u2019altro in relazione di prossimit\u00e0, stabilisce spazi respirati di incontro, educa all\u2019ascolto reciproco, al rispetto e all\u2019astensione da ogni giudizio affrettato. Infine, uno stile progettuale attiva la testimonianza in quanto inserisce la comunit\u00e0 nel tessuto vivo della societ\u00e0 e chiama alla solidariet\u00e0, alla collaborazione e alla costruzione della citt\u00e0 dell\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quattro principi sapienziali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Realizzare una parrocchia sinodale \u00e8 un cammino lungo, difficile, ma non impossibile. Non \u00e8 un\u2019utopia, ma un sogno realizzabile che prende corpo passo dopo passo. Alcuni principi \u00abrelazionati a tensioni bipolari proprie di ogni realt\u00e0 sociale\u00bb che il papa offre nella <em>Evangelii gaudium<\/em><a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><em><strong>[15]<\/strong><\/em><\/a> possono fare da pratico e prezioso punto di riferimento per orientarsi nel cammino del discernimento, quasi l\u2019indicazione di quattro punti cardinali per identificare dove siamo e dove vogliamo andare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Primo principio: il tempo \u00e8 superiore allo spazio<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principio invita a superare la tensione fra controllo e possesso, da una parte, e azione e produzione di processi, dall\u2019altra. Ragionando in chiave pastorale, possiamo notare come il modo di pensare la pastorale che ci contraddistingue sia molto spaziale; nel nostro caso si tratta della parrocchia, che spesso si \u00e8 portati a identificare con il solo territorio geografico. La preoccupazione di avere sotto controllo tutta la situazione spesso sfocia e degenera nella preoccupazione clericale di dominare e occupare spazi di potere. Al contrario, la parrocchia intesa privilegiando il tempo non \u00e8 visione dello spazio da controllare, ma di una storia da abitare. Il tempo \u00e8 superiore allo spazio, formula sapienziale per indicare che nella attivit\u00e0 pastorale il nostro impegno deve essere quello di iniziare percorsi, cammini, lasciare un\u2019impronta di stile, una passione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cambiamento di mentalit\u00e0 necessario al superamento di una visione di Chiesa ancora clericale, la promozione della soggettualit\u00e0 dei laici, l\u2019acquisizione di una mentalit\u00e0 sinodale richiedono tempi lunghi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Secondo principio: l\u2019unit\u00e0 prevale sul conflitto<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principio rimanda alla tensione che esiste fra somiglianza e differenza. \u00c8 naturale trovare l\u2019intesa con coloro con cui si condividono le stesse idee, mentre si creano situazioni di conflitto con chi \u00e8 portatore di visioni diverse. Anche la comunit\u00e0 cristiana conosce i conflitti; anche in essa possono diventare motivo di approfondimento e di crescita, di involuzione autoritaria, o di tragica divisione, quando non siano correttamente compresi, quando non si attivino quelle strutture di partecipazione che sole sono in grado di trasformare il conflitto in un fattore di crescita. Eludere il conflitto non consente pi\u00f9 di ritrovarsi; traccia un\u2019invisibile cortina di incomunicabilit\u00e0 che falsa ogni rapporto. I conflitti sono inevitabili nella temperie degli accadimenti umani; ma la loro positivit\u00e0 non \u00e8 scontata n\u00e9 automatica: \u00abI conflitti sono inseparabili dalla vita. Non possiamo vivere senza conflitti, n\u00e9 a livello biologico, n\u00e9 nella societ\u00e0, n\u00e9 nella Chiesa. Il conflitto fa parte del nostro essere, \u00e8 inevitabile nei nostri rapporti con gli altri e necessario per dare significato alla storia. Possiamo certamente evitare, e come cristiani lo dobbiamo, che la storia diventi la somma di guerre di un popolo o dell\u2019umanit\u00e0\u00bb.<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di accettare il conflitto, di assumerlo, di guardarlo in faccia, di riconoscerlo, di affrontarlo, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo. E Ges\u00f9 \u00e8 pietra fondamentale, non si pu\u00f2 ridurlo a un sasso qualsiasi: con l\u2019irenismo compromissorio, con l\u2019unanimismo di facciata o con la valvola di sicurezza della controversia dotta e appagante. L\u2019unit\u00e0 non \u00e8 appiattimento o omologazione. La <em>fractio panis<\/em> costituisce la forma originaria dell\u2019accadimento ecclesiale. Quello \u00e8 il raccogliersi dell\u2019assemblea, la frequentazione comune del popolo cristiano. Non mancano immagini evocative di comunit\u00e0 come \u00absinfonia\u00bb gi\u00e0 presente presso i padri. Cos\u00ec, nella <em>Lettera agli Efesini<\/em>, Ignazio introduce il tema con esuberanza di terminologia musicale. Comincia col richiamare l\u2019unione del presbiterio col vescovo e lo paragona all\u2019unione delle <em>corde <\/em>alla <em>cetra<\/em>. Prosegue: \u00abPer questo dalla vostra unit\u00e0 e dal vostro amore concorde <em>si canti<\/em> a Ges\u00f9 Cristo. E ciascuno diventi <em>un coro<\/em>, affinch\u00e9 nell\u2019<em>armonia <\/em>del vostro <em>accordo<\/em>, prendendo nell\u2019unit\u00e0 <em>il tono<\/em> di Dio, <em>cantiate a una sola voce<\/em> per Ges\u00f9 Cristo al Padre, perch\u00e9 vi ascolti e vi riconosca, per le buone opere, che siete le membra di Ges\u00f9 Cristo. \u00c8 necessario per voi trovarvi nella inseparabile unit\u00e0 per essere sempre partecipi di Dio\u00bb.<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a> Subito dopo il testo continua cos\u00ec: \u00abSe in poco tempo ho avuto tanta familiarit\u00e0 con il vostro vescovo, che non \u00e8 umana, ma spirituale, quanto pi\u00f9 devo dire beati voi, che siete cos\u00ec fusi in unit\u00e0 come la Chiesa con Ges\u00f9 Cristo e Ges\u00f9 Cristo col Padre perch\u00e9 <em>tutto sia sinfonico nell\u2019unit\u00e0<\/em>\u00bb.<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Terzo principio: la realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 importante dell\u2019idea<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui il contrasto \u00e8 fra reale e ideale. L\u2019agire pastorale \u00e8 attraversato da una tensione tra il sogno di una parrocchia ideale e lo scontrarsi con una realt\u00e0 spesso restia al cambiamento. Una tensione che, se non risolta, conduce, in non poche situazioni, a frustrazioni, perdita di entusiasmo, chiusure. Siamo portatori di una promessa e di un\u2019attesa: \u00e8 l\u2019ideale del vangelo ci\u00f2 a cui tendiamo e per cui lavoriamo. Ma \u00e8 un ideale che necessita di essere incarnato in una realt\u00e0 umana fatta di volti e di storie. Sfuggire al confronto con la realt\u00e0 porta a essere sradicati, idealisti, puristi, fondamentalisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vale la pena rileggere le parole di Dietrich Bonhoeffer: \u00abInfinite volte tutta una comunit\u00e0 cristiana si \u00e8 spezzata, perch\u00e9 viveva di un ideale. [\u2026] Solo la comunit\u00e0 che \u00e8 profondamente delusa per tutte le manifestazioni spiacevoli connesse con la vita comunitaria, incomincia a essere ci\u00f2 che deve essere di fronte a Dio. [\u2026] Chi ama il suo ideale di comunit\u00e0 cristiana pi\u00f9 della comunit\u00e0 cristiana stessa, distrugger\u00e0 ogni comunione cristiana, per quanto sincere, serie, devote siano le sue intenzioni personali\u00bb.<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita parrocchiale tocca un ampio ventaglio di persone, praticanti abituali o \u00abpendolari\u00bb, o ancora laici impegnati in qualche responsabilit\u00e0, nella diversit\u00e0 delle loro situazioni di vita. Ci sono certo dei parrocchiani \u00abvisibili\u00bb, ma ci sono anche tutti gli altri; gli \u00abinvisibili\u00bb, socialmente parlando, gli esclusi di ogni tipo, chi \u00e8 dimenticato o svantaggiato dalle dinamiche sociali \u2026 e l\u2019elenco potrebbe continuare. La parrocchia \u00e8 \u00abil privilegio dei poveri\u00bb, perch\u00e9 \u00e8 proprio la sua vocazione \u2013 come per la Chiesa nel suo insieme \u2013 di essere per tutti, senza condizioni previe di adesione a una carta di intenti o a un programma, ma semplicemente perch\u00e9 ci si sente toccati, almeno un poco, da qualcosa della ricchezza del vangelo. \u00c8 questo <em>corpus permixtum<\/em> \u2013 direbbe sant\u2019Agostino \u2013 che forma la parrocchia; \u00e8 questa la realt\u00e0 di cui sono impastate le nostre comunit\u00e0. \u00c8 lo sguardo a essa, alla sua pluralit\u00e0 di esperienze che dovrebbe indurci a evitare di rifugiarci in \u00abcomunit\u00e0 d\u2019\u00e9lite\u00bb, che spesso si trasformano in quelle \u00ablobby dei pii\u00bb in cui l\u2019esperienza di \u00abrelazioni calde\u00bb trasforma il vangelo in un messaggio consolatorio che non incide nella vita. L\u2019incarnazione \u00e8 il criterio di fondo: Cristo \u00e8 venuto nella carne ed \u00e8 la carne di Cristo che noi valorizziamo, \u00e8 la carne di questo popolo che noi curiamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quarto principio: il tutto \u00e8 superiore alla parte<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo principio invita a cercare di trovare un equilibrio nella tensione fra il tutto e la parte, tra parrocchia e Chiesa locale, tra diocesi e Chiesa universale. Il principio rimanda al superamento della tentazione di costruire comunit\u00e0 autoreferenziali, incapaci di aprirsi, dimenticando che la parrocchia non offre tutto, ma l\u2019essenziale, ci\u00f2 che \u00e8 indispensabile. Ha necessit\u00e0 di pensarsi dentro la realt\u00e0 di una Chiesa locale che \u00e8 chiamata a rendersi presente in quel territorio, di cui accoglie le scelte pastorali e le traduce in quel luogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un vecchio parroco \u2013 ma non era voce isolata \u2013 amava dire, tra il serio e il faceto, \u00abio qui sono papa, re e cardinale\u00bb, a indicare una sorta di \u00abpossesso\u00bb sul proprio orticello. Aveva speso la propria vita a \u00abcoltivarlo\u00bb, lasciando per\u00f2 il suo successore dinanzi a una catechesi ripetitiva e a un accentuato ritualismo\u2026 L\u2019attenzione al tutto porta necessariamente a un\u2019apertura, al rinnovamento, al mettere in discussione prassi e tradizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accogliere l\u2019invito dei vescovi italiani a dar vita a una <em>pastorale integrata <\/em>\u2212 che non \u00e8 scelta dettata da necessit\u00e0 esterne quali la mancanza di sacerdoti, ma segno di una Chiesa che sa farsi \u00abserva\u00bb del vangelo rispondendo alle nuove domande e alle attese che vengono da un mondo in veloce cambiamento \u2212 appare strada percorribile per superare la tentazione del particolare.<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Antonio Mastantuono,<em> docente di teologia pastorale Pontificia Universit\u00e0 Lateranense<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Per una trattazione pi\u00f9 esaustiva sulla parrocchia rimandiamo a S. Lanza, <em>La parrocchia in un mondo che cambia<\/em>, Edizioni OCD, Roma Morena 2003; F.G. Brambilla, <em>La parrocchia oggi e domani<\/em>, Cittadella, Assisi, 2003; L. Bressan, <em>La parrocchia oggi. Identit\u00e0, trasformazioni, sfide<\/em>, EDB, Bologna 2004; L. Bressan-L. Diotallevi, <em>Tra le case degli uomini. Presente e possibilit\u00e0 della parrocchia italiana<\/em>, Cittadella, Assisi 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> F. Moog, \u00abLa conversion missionnaire des communaut\u00e9s paroissiales. Un d\u00e9fis pour la nouvelle \u00e9vang\u00e9lisation\u00bb, in <em>Lumen Vitae<\/em>, 67(2012), 206, cit. in A.Borras, \u00abLa parrocchia, casa di tutti\u00bb, in <em>Rivista del clero italiano<\/em>, 94(2013), 186.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Cf. E. Andreucci, <em>La locanda dei racconti<\/em>, EDB, Bologna 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> A. Borras, <em>La parrocchia, casa di tut<\/em>ti, cit., 190-191.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup><sup>[5]<\/sup><\/sup><\/a> Cf. Apostolicam actuositatem, n. 10, in EV\/1, 950<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup><sup>[6]<\/sup><\/sup><\/a> CEI, Comunione e comunit\u00e0 n. 43, in ECEI\/3, 674.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Cf. Y. Congar, Credo nello Spirito Santo, II, Queriniana, Brescia 1982, 45. Crediamo che non sfugge ormai a nessuno l\u2019insistenza sul concetto di \u00abpopolo di Dio\u00bb presente nel magistero di papa Francesco. Nella intervista rilasciata a p. Spadaro e pubblicata dalla Civilt\u00e0 Cattolica, cos\u00ec si esprimeva: \u00abL\u2019immagine della Chiesa che mi piace \u00e8 quella del santo popolo fedele di Dio. \u00c8 la definizione che uso spesso, ed \u00e8 poi quella della<em> Lumen gentium <\/em>al numero 12. L\u2019appartenenza a un popolo ha un forte valore teologico: Dio nella storia della salvezza ha salvato un popolo. Non c\u2019\u00e8 identit\u00e0 piena senza appartenenza a un popolo. Nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae considerando la complessa trama di relazioni interpersonali che si realizzano nella comunit\u00e0 umana. Dio entra in questa dinamica popolare\u00bb (cf. <em>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/em> 2013, III, 459); nella Evangelii gaudium cos\u00ec scrive: \u00abCiascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, \u00e8 un soggetto attivo di evangelizzazione, e sarebbe inadeguato pensare a uno schema di evangelizzazione portato avanti da attori qualificati in cui il resto del popolo fedele fosse solamente recettivo delle loro azioni. La nuova evangelizzazione deve implicare un nuovo protagonismo di ciascuno dei battezzati. Questa convinzione si trasforma in un appello diretto a ogni cristiano, perch\u00e9 nessuno rinunci al proprio impegno di evangelizzazione, dal momento che, se uno ha realmente fatto esperienza dell\u2019amore di Dio che lo salva, non ha bisogno di molto tempo di preparazione per andare ad annunciarlo, non pu\u00f2 attendere che gli vengano impartite molte lezioni o lunghe istruzioni. Ogni cristiano \u00e8 missionario nella misura in cui si \u00e8 incontrato con l\u2019amore di Dio in Cristo Ges\u00f9; non diciamo pi\u00f9 che siamo \u201cdiscepoli\u201d e \u201cmissionari\u201d, ma che siamo sempre \u201cdiscepoli-missionari\u201d\u00bb (n.120).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>Si vedano le eloquenti riflessioni di E. Schillebeeckx, Umanit\u00e0, La storia di Dio, Queriniana, Brescia 1985, 152-159.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Francesco, <em>Evangelii gaudium<\/em>, n. 47<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> C. Militello, \u00abSintesi e prospettive \u2013 III\u00bb, in ATI, <em>Chiesa e sinodalit\u00e0. Coscienza, forme, processi<\/em>, Glossa, Milano 2007, 339.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Cf. <em>Sacrosantum concilium<\/em>, n. 14, in <em>EV<\/em>\/1, 23-25.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Il riferimento \u00e8 al <em>Consiglio pastorale parrocchiale<\/em> e al <em>Consiglio per gli affari economici<\/em>. Tali organismi \u00abnon sono stati istituiti dal concilio Vaticano II per venire incontro a un\u2019esigenza di rappresentativit\u00e0 sociologica, tanto meno per rispondere a una strategia di maggiore efficienza organizzativa. Essi sono stati la deduzione pratica dell\u2019aver individuato nella dimensione comunionale una componente costitutiva della Chiesa stessa. [\u2026] La sinodalit\u00e0 della Chiesa [\u2026] va intesa come espressione operativa della comunione ecclesiale nella sua organicit\u00e0\u00bb (G. Ghirlanda, \u00abPresentazione\u00bb, in M. Rivella [a cura di], <em>Partecipazione e corresponsabilit\u00e0 nella Chiesa. I Consigli diocesani e parrocchiali<\/em>, Ancora, Milano 2000, 5-6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Cos\u00ec i vescovi italiani definiscono il discernimento pastorale: \u00abCome espressione dinamica della comunione ecclesiale e metodo di formazione spirituale, di lettura della storia e di progettazione pastorale, \u00e8 stato fortemente raccomandato il discernimento comunitario. Perch\u00e9 sia autentico, deve comprendere i seguenti elementi: docilit\u00e0 allo Spirito e umile ricerca della volont\u00e0 di Dio; ascolto fedele della Parola; interpretazione dei segni dei tempi alla luce del vangelo; valorizzazione dei carismi nel dialogo fraterno; creativit\u00e0 spirituale, missionaria, culturale e sociale; obbedienza ai pastori, cui spetta disciplinare la ricerca e dare l\u2019approvazione definitiva. Cos\u00ec inteso, il discernimento comunitario diventa una scuola di vita cristiana, una via per sviluppare l\u2019amore reciproco, la corresponsabilit\u00e0, l\u2019inserimento nel mondo a cominciare dal proprio territorio. Edifica la Chiesa come comunit\u00e0 di fratelli e di sorelle, di pari dignit\u00e0, ma con doni e compiti diversi, plasmandone una figura, che senza deviare in impropri democraticismi e sociologismi, risulta credibile nell\u2019odierna societ\u00e0 democratica\u00bb (CEI, <em>Con il dono della carit\u00e0 dentro la storia<\/em>. <em>La Chiesa in Italia dopo il convegno di Palermo<\/em>, n. 21, in <em>ECEI<\/em>\/6, 146).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Cf. S. Lanza, \u00abProgetto, discernimento, verifica pastorale\u00bb, in COP (a cura di), <em>Creativit\u00e0 dello spirito e programmazione pastorale,<\/em> Ed. Dehoniane, Roma 1998, 71-113.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> Cf. Francesco, <em>Evangelii gaudium<\/em>, nn. 222-237.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> J. Lopez De Lama, \u00abAssumere i conflitti\u00bb, in <em>Concilium<\/em> 11(1975), 1553.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> Ignazio d\u2019Antiochia, \u00abLettera agli Efesini IV\u00bb, in <em>PG<\/em> 5, 648.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> <em>Ibidem<\/em>, V,1, in <em>PG<\/em> 5, 648-649. Cf. F. Bergamneli, \u00ab\u201cSinfonia\u201d della Chiesa nelle lettere di Ignazio di Antiochia\u00bb, in S. Felici (a cura di), <em>Ecclesiologia e catechesi patristica. \u00abSentirsi Chiesa\u00bb,<\/em> LAS, Roma 1982, 30-31.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> D.Bonheffer, <em>La vita comune<\/em>, Queriniana, Brescia <sup>5<\/sup>1973, 46-47.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> Cf. CEI, <em>Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia<\/em>, n.11, in <em>ECEI<\/em>\/7, 1483-1490.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>omunit\u00e0 ecclesiale pi\u00f9 vicina alla gente, capace di far riconoscere la presenza di Cristo nella storia, la parrocchia[1] \u00e8 l\u2019ambito ordinario dove si nasce e &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":91,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[29],"tags":[12,14],"class_list":["post-102","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli-schede","tag-sinodalita","tag-sinodalita-verso-66a-snap"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/102","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=102"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/102\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":126,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/102\/revisions\/126"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/91"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=102"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=102"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centroorientamentopastorale.it\/organismo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=102"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}